Categoria: Francia

Idee per le vacanze: diari di viaggio pronti!

Diari di viaggio da Granada, Bruges, Mont Saint Michel, Tokyo, Nara e il Kumano Kodo
Diari di viaggio: un po’ di Belgio, un po’ di Spagna, un po’ di Francia, un po’ di Giappone, un po’ di me e Federica ūüėČ

Da qualche anno non aggiornavo la lista dei luoghi visitati¬†con i rispettivi diari di viaggio, con questo post ho recuperato un po’ di tempo perduto.
I Paesi del mondo in cui ho viaggiato sono aumentati e le localit√† attraversate in nave, aereo, treno, bus, macchina sono anche di pi√Ļ. Come i diari di viaggio che ho scritto!
La pubblicazione dei diari di viaggio su questo blog è ormai un rito, un appuntamento fisso con i miei ricordi e con altri viaggiatori che vogliono fare esperienze simili.
I miei viaggi divisi per anno sono direttamente collegati al rispettivo diario: pronti a partire? ūüėČ

2018: Normandia in macchina: Rouen, Mont Sant-Michel, Omaha Beach, Bayeux, Arromanches, Honfleur, Etretat, Giverny (Francia); Amsterdam (8) e Volendam (3)
2017: Bruges e Bruxelles (Belgio); Tokyo, Watarase Onsen, Hongu (Kumano Kodo), Shirahama, Nachi, Koyasan, Kyoto e Nara (Giappone); Sofia (Bulgaria)
2016: Vilnius e Trakai (Lituania); Amsterdam (6), Volendam (2), Monnickendam (2), Marken (2) e Edam
(Paesi Bassi); Andalusia (2) in macchina: Granada (2), Cordoba, Ronda, Nerja e Malaga (Spagna); Amsterdam (7); Cracovia e Auschwitz (Polonia)
2015: Varanasi, Sarnath, Agra, Fatehpur Sikri, Jaipur, Delhi (India); Miami, Key West (2), Orlando (3), Savannah, New Orleans, New York (3); Bratislava e Devin (Slovacchia), Vienna (Austria);
2014: Atene (Grecia); Mosca e San Pietroburgo (Russia); San Francisco, Las Vegas e i grandi parchi americani (USA); Porto (Portogallo)
2013: Phnom Pen, Siem Reap, Koh Kong (Cambogia); Bristol (2), Salisbury (2), Stonehenge (2) e Bath (UK); Andalusia in macchina: Siviglia (2), Gibilterra (UK), Cadice (Spagna); Parigi (7)
2012: Parigi e Disneyland (6)
2010: Bristol , Salisbury, Stonehenge (UK), Amsterdam (5), Volendam, Monnickendam, Marken (Paesi Bassi), Madrid (Spagna)
2009: Amsterdam (3); Budapest (Ungheria); Edimburgo e Cramond (Scozia), Brema (Germania), Amsterdam (4), Lisbona (Portogallo)
2008: Berlino (Germania); Istanbul (Turchia)
2007: Siviglia e Granada (Spagna)
2006: Route 66 in macchina: Chicago, St. Louis, Springfield, Oklahoma City, Amarillo, Tucumcari, Santa Fe, Los Alamos, Albuquerque, Holbrook, Grand Canyon, Flagstaff, Las Vegas, Los Angeles (USA)
2005: Key West, Orlando (2), New York (2) (USA), Cozumel, Playa del Carmen e Tulum (Messico), Haltun Ha (Belize); Valencia (Spagna)
2004: Mumbai e Calcutta (India); Barcellona (Spagna); Parigi (5); Mauritius girata in macchina; Londra (2)
2001: Parigi (4)
1999: Il Cairo, Menfi, Saqquara e Giza (Egitto)
1998: Parigi (3); New York, Schenektady, Albany e Orlando (USA)
1997: Guadalupa e Martinica girate in auto
1996: Interrail: Parigi (2), Londra (UK) e Amsterdam (2)
1995: Montecarlo (Principato di Monaco); Praga (Repubblica Ceca); Interrail: Parigi (Francia), Bruxelles (Belgio), Amsterdam (Paesi Bassi), Dachau e Monaco di Baviera (Germania).

Le recensioni di ristoranti e hotel le pubblico sul mio profilo Tripadvisor ūüėČ

Diario di viaggio in Normandia e Mont Saint-Michel

Viaggio in Normandia
Giverny, Honfleur, Etretat, Omaha Beach, Bayeux e Mont Sant-Michel: meraviglie di Normandia

 

Ci abbiamo provato l’anno scorso, a Giugno, ma non ci siamo riusciti: andare in Normandia durante i giorni di rievocazione dello sbarco (6 Giugno) √® stato impossibile! Quindi abbiamo rimandato a un periodo pi√Ļ calmo, ed eccoci qua!
Il programma di viaggio prevede l’attraversamento del Nord della Francia: prima tappa la mistica rocca di Mont Saint-Michel, poi le martoriate spiagge che durante la II Guerra Mondiale furono determinanti per la riconquista dell’Europa da parte degli Alleati e infine un’escursione a Honfleur, Etretat e Giverny, lungo strade molto amate dai pittori impressionisti di fine ‘800. Partiamo? ūüėČ

 

28/03 Roma – Parigi – Rouen – Mont Saint-Michel (346 km)

 

Questa fuga di Pasqua in Normandia non √® stata pianificata con larghissimo anticipo, i biglietti li abbiamo prenotati l’11/02 e gli hotel il 25/02: praticamente un solo mese prima di partire.
Eppure abbiamo strappato ottime tariffe: per il volo a/r Ryanair – complice l’orario di partenza da fornaio – spendiamo 103 Euro a testa, partenza da Roma alle 06:30 e arrivo a Parigi (Beauvais) alle 08:50. Ormai siamo di casa a Beauvais, √® il nostro terzo atterraggio, e stavolta abbiamo deciso addirittura di spenderci l’ultima notte. Ma per questo c’√® tempo, siamo appena all’inizio ūüėČ
Ryanair non manca mai di sorprendere i suoi clienti con modifiche sulla politica dei bagagli, quindi √® bene essere sempre aggiornati. Le ultime novit√† sul bagaglio a mano sono del 15/01/2018 e si possono sintetizzare cos√¨: con il biglietto ordinario non √® pi√Ļ possibile portare in cabina il trolley ma solo uno zainetto o una borsa di piccole dimensioni che entrano sotto il sedile. Hanno diritto al bagaglio a mano in cabina (fino a esaurimento dei posti nelle cappelliere) e all’imbarco prioritario solo i possessori di biglietto Premium (5 Euro in pi√Ļ durante l’acquisto, 6 Euro dopo). Tutti gli altri passeggeri possono portare il proprio trolley (mi raccomando alle dimensioni e al peso!) fino al gate di imbarco ma al momento di salire a bordo sar√† etichettato e messo in stiva (gratis, ovviamente). Se poi volete star tranquilli, consiglio di dare sempre un’occhiata alla pagina che risponde a tutte le domande sul bagaglio a mano di RyanAir.
Visto che abbiamo imbarcato anche una valigia grande, all’arrivo non ci costa molto aspettare sul nastro anche quello che fu il “bagaglio a mano”. L’aeroporto √® piccolo, le indicazioni sono facili da seguire ma questa volta non cerchiamo lo shuttle che porta a Parigi (un’ora abbondante, 14.50 Euro, capolinea Port Maillot dove c’√® la metro). Stavolta raggiungiamo l’edificio di fronte al terminal dove sono raccolti i banchi degli autonoleggi e puntiamo quello dell‚ÄôAvis, dove sbrighiamo le pratiche per ritirare l‚Äôauto prenotata per 6 giorni a 157 Euro su Rentalcars (sito del gruppo Booking).
Ci assegnano una Ford Fiesta Diesel nuova di zecca, nella tariffa sono inclusi 1500 km. Al momento del ritiro bisogna presentare patente, carta d‚Äôidentit√† e una carta di credito (non di debito!) per le cauzioni, anche se avete gi√† pagato in anticipo. Tutto come previsto, quello che non ti spiegano durante la prenotazione online √® l‚Äôammontare di queste cauzioni: 900 euro! Non proprio un dettaglio. 800 Euro sono per eventuali danni e 100 se arriveranno multe, la cifra viene congelata e restituita alla riconsegna dell‚Äôauto.
La nostra Fiesta √® ben accessoriata: cruise control, avviso e correzione automatica di cambio corsia, segnalatore di sosta durante la guida, lettore dei segnali stradali, sensori di posteggio, ecc… c‚Äô√® tutto per un viaggio sicuro, quello che non dovrebbe esserci √® un odore acido che persiste anche dopo i primi chilometri con i finestrini aperti. Qualcuno ha trasportato formaggi francesi oppure non osiamo immaginare altro, l’olezzo ci basta per battezzare la nostra nuova compagna di viaggio: Puzzarella ūüôā
Sono le 10:15 quando azzeriamo il contachilometri e iniziamo il viaggio on the road in Normandia, la prima tappa sar√† Rouen e ci arriveremo guidati dal nostro nuovo navigatore TomTom Start 42 che abbiamo comprato per 89.90 Euro completo di tutte le mappe d’Europa, una cifra inferiore rispetto a quanto sarebbe costato noleggiarlo con l’auto.
Arriviamo a destinazione alle 12:00 dopo aver guidato per soli 87 chilometri sotto una pioggia incessante che, purtroppo, sar√† spesso una costante dell’intero viaggio: s√¨, √® vero, il meteo in Normandia √® particolarmente instabile. Preparate la valigia con k-way e portate un ombrellino, perch√© anche nella giornata pi√Ļ soleggiata probabilmente torner√† utile. I cambiamenti sono cos√¨ repentini che √® meglio non farsi cogliere impreparati, difatti l’ombrello comprato durante il bagnatissimo viaggio di Natale a Sofia si rivela subito utile.
Lasciamo la macchina in un (costosissimo) parcheggio multipiano in pieno centro (2 ore, 6 Euro) e facciamo un giro intorno al Palazzo di Giustizia nel cuore del centro storico medievale, circondati da abitazioni in stile normanno con le facciate a graticcio. Arriviamo fino a una delle antiche porte cittadine, quella pi√Ļ conosciuta che ospita il grande orologio astronomico che dal 1389 scandisce le ore di Rouen. Da qui ci spostiamo verso la cattedrale di Notre-Dame, capolavoro di gotico fiammeggiante che mostra con orgoglio un enorme rosone decorato. Peccato non poterlo ammirare dall’interno visto che l’edificio √® chiuso tra le 12:00 e le 14:00!
Non ci resta che appostarci fuori a scattare foto cercando gli stessi angoli che Monet immortal√≤ in ben 31 tele dedicate alla cattedrale alla fine del 1800. Durante il nostro servizio fotografico improvvisato notiamo che le torri laterali sono diverse, proprio come la Manquita di Malaga vista durante l’ultimo viaggio in Andalusia. Le due torri sono diverse per forma e anche per colore: una √® di colore giallo paglierino, quella detta Torre del Burro, perch√© venne finanziata dall’omonima Confraternita di commercianti. Ecco, si comincia a parlare di cibo e quindi perch√© non fare la prima pausa gastronomica francese? Giusto un assaggio: fougasse aux lardons, una focaccia tempestata di cubetti di pancetta (2.40 Euro).
Visto che per riprendere la macchina e proseguire il viaggio dobbiamo attraversare un centro commerciale, ne approfittiamo per fare subito una piccola spesuccia per le colazioni dei prossimi giorni e qualche spuntino: nel nostro carrello finiscono una tanica di acqua da 5 litri e due bottigliette da rifornire, patatine, succhi di frutta, mandorle sgusciate, cubetti di zenzero e limone canditi, mandarini e una confezione da sei di simil-Girella (12.40 Euro)
Riprendiamo la strada verso la tappa-regina di questo viaggio e ce la prendiamo comoda, un po’ per ambientarci sulle strade francesi, un po’ perch√© la pioggia non ci molla. Percorriamo altri 259 chilometri fino a destinazione, dove arriviamo alle 18:00. Non ci sono volute 4 ore di guida, eh! Abbiamo rallentato molto perch√© in prossimit√† dell’arrivo ci siamo fermati pi√Ļ volte per fotografare da lontano l’isola con la fortezza e l’abbazia pi√Ļ conosciute di Francia: Mont Saint-Michel.
Che dire: l’impatto prospettico √® notevole, davanti a noi ci sono chilometri di campi verdi dove i montoni locali brucano beatamente. Un paesaggio gi√† visto in cartolina e sui libri di scuola ce lo ritroviamo finalmente davanti, in attesa di ritrovarlo anche a tavola! ūüėõ
Ora √® il momento di alcune informazioni utili per prenotare un hotel a Mont Saint-Michel. Allora, negli ultimi anni l’area √® molto cambiata e l’accesso alla citt√†-fortezza √® limitato perch√©, mentre in tutto il mondo si calcolano i rischi causati dall’innalzamento del livello dei mari, qui – a causa di una diga – stava accadendo il contrario: la terra e la vegetazione avanzavano e guadagnavano nuovi spazi a discapito del mare. Mont Saint-Michel rischiava di perdere per sempre la sua origine naturale di isola inespugnabile protetta dalle maree. Solo grazie a una profonda riprogettazione del sistema di chiuse e di accessi al sito, l’ingegneria ha restituito alla marea la sua piena espressione e ha conservato Mont Saint-Michel come √® sempre stata.
Questi cambiamenti hanno ridotto gli accessi al ponte-passarella che collega l’isola con la terraferma, solo i clienti dei pochi hotel all’interno della ZTL – la Caserne – possono entrare in macchina e da qui, in ogni caso, possono andare verso la rocca solo con le navette di servizio. Tutti gli altri visitatori arrivano da fuori con i bus locali oppure devono lasciare l’auto nel grande parcheggio all’ingresso del villaggio e proseguire esclusivamente a piedi o con la navetta interna (Le Passeur). Questo √® decisamente da considerare prima di prenotare: noi abbiamo scelto di soggiornare nell’area protetta e una volta sul posto ci siamo resi conto che √® stata un’ottima scelta. Arrivare da fuori, con la pioggia, e dipendere esclusivamente dai bus locali avrebbe complicato il soggiorno. Questa mappa interattiva spiega chiaramente quanto appena descritto.
Noi abbiamo prenotato l’Hotel Vert che in occasione dell’arrivo ci ha dato un codice numerico da inserire alla sbarra per gli accessi riservati. Abbiamo parcheggiato e alla reception ci hanno dato subito una buona notizia e una meno buona: la prima era che la navetta gratuita passava proprio di fronte al nostro  hotel, la seconda invece era l’orario della marea prevista alle 18:10. Con soli 10 minuti a disposizione abbiamo lanciato le valigie in camera e ci siamo fiondati al volo sulla navetta.
Siccome la marea di oggi ha coefficiente 66, quindi piuttosto bassa rispetto all‚Äôeffetto che ci si aspetta di vedere, mentre quella di domani – ben 81 cm! – sar√† notevole (coefficiente 100 √® considerata una super-marea), decidiamo di fare solo un po’ di foto e un rapido sopralluogo esplorativo lungo le mura di ronda. L’ingresso √® unico, dalla porta principale dell’Avanc√©e, e una volta dentro prendiamo subito le prime scale sulla destra che salgono su un torrione che affaccia verso la terraferma. Da qui proseguiamo lungo il perimetro alto della rocca e ammiriamo l’intersecarsi di giardini, abitazioni, edifici governativi ed ecclesiastici. Una passeggiata che, notiamo, non ci porter√† verso l’altra met√† dell’isola, quella che affaccia sul mare aperto. Questa vista √® possibile solo dai punti panoramici dell’abbazia. Concludiamo quindi la nostra escursione rientrando attraverso il torrione Nord, quello maggiormente consigliato per vedere le maree, e da qui torniamo verso l’uscita.
Tira un gran vento, iniziamo a sentire la stanchezza e decidiamo di rientrare in hotel ancora con la navetta. Su questo shuttle ci sono delle caratteristiche che vale la pena menzionare: ha solo tre fermate, il capolinea dista 350 metri dall’ingresso, √® elettrica, gratuita e non fa inversioni ma marcia avanti e indietro semplicemente cambiando la postazione di guida; √® attiva sette giorni su sette (tranne il 25/12 e l’1/01) dalle 07:30 fino all’1:00 e passa ogni 15/20 minuti in base al numero di turisti presenti. 
La giornata sta per finire, prima per√≤ c’√® uno dei momenti che preferiamo in viaggio: scegliere il ristorante e mangiare. Accettiamo la disponibilit√† limitata perch√© non intendiamo riprendere la macchina, uscire, cercare strade e acquistare un nuovo codice per l’ingresso (4 Euro), quindi valutiamo solo locali raggiungibili a piedi e alla fine optiamo per Ferm Sant Michel, una vecchia stazione di posta subito fuori la Caserne.
All’ingresso ci sono vecchie carrozze e l‚Äôinterno √® molto curato, con un soffitto altissimo in muratura e legno e un grande camino scoppiettante. Fuori ci sono 4 gradi e trovare un’ambiente cos√¨ caldo e accogliente stuzzica ancora di pi√Ļ l’appetito, √® il momento perfetto per prendere confidenza con una costante del viaggio in Normandia: il men√Ļ fisso. Lo propongono praticamente tutti i ristoranti e basta il desiderio di assaggiare un paio di portate per rendere conveniente la formula del men√Ļ, che di solito √® composto da tre elementi: antipasto, piatto principale e dessert. Siccome i costi delle singole portate sono mediamente alti vale la pena ammortizzarli con il “pacchetto”. Ci sono diversi menu fissi con diversi prezzi, la differenza sta nel tipo di portate che si possono scegliere per comporre il proprio pasto.
Noi scegliamo il Menu du visiteur e dalle varie opzioni ordiniamo un duo di terrine, una con legumi e una con una base di agnello pr√©-sal√© al foie gras; come primo piatto agnello, ancora pr√© sal√©, sfilacciato con purea di patate, e per dolce una creme br√Ľl√©. Ci abbiamo aggiunto anche un petto di pollo alla griglia marinato nel miele e mezzo litro di Chardonnay. Nell’attesa ci hanno offerto anche una piccola zuppa di frutti di mare frullati, bollente e servita in bicchierini: un intruglio n√© mangiabile n√© bevibile. Tutto il resto era buono ma senz’anima, diciamo che l’atmosfera ha fatto meglio dello chef (49 Euro).
Ricordate che qualche rigo fa l’avevo giurata a quei montoni? Detto-fatto! L’agnello pr√©-sal√© descritto nel men√Ļ √® un tipo di carne che si pu√≤ mangiare solo qui, difatti √® protetto da un marchio AOP. “Pr√©-sal√©” d√† l’idea di qualcosa di “pre-salato” e in un certo senso √® proprio cos√¨: pr√© in francese vuol dire prato e questi benedetti agnelli brucano ogni giorno erbe ricche di sali minerali perch√© bagnate dalle maree, quindi le loro carni hanno un gusto particolare.
Questa notte sogneremo prati salati.

Quanto abbiamo camminato oggi? 6,9 km

 

29/03 Mont Sant-Michel

 

Dopo quasi 24 ore svegli ci siamo regalati una bella dormita, sveglia con calma, colazione in camera e poi di nuovo in strada per raggiungere la vicina diga sul fiume Couesnon.
Qui c’√® un osservatorio, a pochi passi dal lungo ponte-passerella, dove una serie di pannelli spiega gli interventi che sono stati fatti per scongiurare la catastrofe ambientale e paesaggistica che Mont Sant-Michel ha rischiato.
Anche oggi c’√® vento e pioggia, la temperatura massima arriva a 6 gradi e la percepita √® solo 2: questo conferma quanto instabile sia il meteo della Normandia e ci d√† una spiegazione sul perch√© ci siano cos√¨ pochi turisti. Ci aspettavamo il delirio pre-pasquale, con un’altissima concentrazione di viaggiatori e invece non c’√® quasi nessuno. Sui depliant dei servizi locali preso in hotel (stampato anche in italiano) √® spiegato che l’alta stagione inizia dal giorno di Pasqua e finisce l’1/10, quindi siamo in bassa stagione e si nota: non sembra affatto un sito Patrimonio dell’UNESCO che supera i 3 milioni di visitatori all’anno!
Ci spostiamo verso il centro informazioni e il bookshop per fare qualche acquisto prima di tornare sull’isolotto, ci scaldiamo un po’ mentre nel carrello finiscono i primi souvenir: ormai immancabili ospiti per le collezioni nostre e di amici, acquistiamo calamite, sportine, t-shirt e shottini (40 Euro). Visto che ci troviamo, allunghiamo la pausa e facciamo uno spuntino con una baguette prosciutto e formaggio, accompagnata da una birra La Croix des Gr√®ves Blonde prodotta dai monaci dell‚Äôabbazia.
Ok, le batterie sono cariche e le calorie sono pronte per essere dissipate. Il Passeur non si fa attendere, saliamo e man mano che ci avviciniamo all’isola la pioggia concede una tregua benevola che ci permette di arrivare senza ombrello dalle pendici della rocca di granito fino in cima all’abbazia. Ci godiamo una bella passeggiata lungo la stradina principale, la Grand Rue, che ieri avevamo evitato in favore del giro di ronda e ci immergiamo in un’atmosfera medievale perfettamente credibile. S√¨, ci sono molti negozietti di souvenir, B&B e ristoranti, ma sono discreti e con insegne in linea con il decoro storico, niente di pacchiano o fuori posto. Tutte le attivit√† sono integrate perfettamente in strutture che risalgono al XV-XVI secolo.
La salita ci porta fino all‚Äôingresso dell‚Äôabbazia, il biglietto costa 10 Euro e ritirata la mappa-guida (in italiano) ci addentriamo nella Meraviglia d’Occidente che segna il confine tra la Bretagna e la Normandia. Un timido sole si affaccia tra le nuvole e proietta le ombre delle guglie gotiche sulle scale che portano alla terrazza Saut-Gautier. Sembra di essere entrati in una trama fantasy, un genere che non amo ma che rende l’idea. Tutto √® enorme: sembra incredibile che dal XII secolo siano riusciti a costruire in un fazzoletto di terra questo capolavoro imponente di architettura civile, militare e religiosa.
L’intera struttura ha assunto nel tempo una forma piramidale perch√© √® stata realmente costruita a strati, quindi una base ampia per il popolo e il commercio, protetta da mura perimetrali, e in cima a tutto l’abbazia con la rocca militare. Ovviamente la componente religiosa √® stata prevalente nei secoli, dal semplice oratorio fino alla creazione di una meraviglia che a un certo punto della sua storia √® diventata anche strategica sul piano militare: nessuno ha mai espugnato Mont Sant-Michel.
Man mano che si esplorano le sale si comprende pienamente il gioco di incastri che, come una scatola cinese, configura un equilibrio perfetto tra la leggerezza delle guglie e l’imponenza delle mura. Il complesso non √® costruito solo dal basso verso l’alto ma anche dall’interno verso l’esterno, creando un gioco sapiente di labirinti che si intersecano e di spazi che si sovrappongono senza disturbarsi nelle loro funzioni, dall’ampio refettorio al chiostro. Quest’ultimo meraviglia nella meraviglia, perch√© non ti aspetti possa trovare spazio anche un cortile verde e ben curato in spazi apparentemente angusti.
Gli interni sono profondi e megalitici, i contrafforti, i pilastri, i camini, tutto √® enorme e contrasta con gli stretti corridoi, le scale e i passaggi chiusi al pubblico che sembrano collegare segretamente altri locali ancora. Insomma, dietro ogni angolo c’√® qualcosa che sorprende ma quello che accade quando arriviamo sul belvedere non ha eguali. Stavolta non √® l’uomo a meravigliare ma la natura: finalmente vediamo l’altra faccia della rocca e davanti a noi l’intera baia.
Il complesso chiude alle 17:00, dietro di noi non c’√® pi√Ļ nessuno e per questo gi√† alle 17:15 siamo praticamente da soli a scattare foto panoramiche quando a un tratto si distingue nettamente un rumore di fondo, come uno scroscio d’acqua. Allora torniamo alla balaustra e davanti a noi vediamo finalmente il pi√Ļ grande spettacolo di Mont Sant-Michel: l’arrivo della marea!
Per conoscere gli orari consiglio di visitare il sito ufficiale dove √® possibile scaricare ogni anno il calendario delle maree, sono informazioni che danno anche gli hotel ma per noi saperlo in anticipo √® stato determinante gi√† in Italia, per le prenotazioni e l’organizzazione della visita. Tutto √® stato perfetto, siamo riusciti a vedere la marea che arriva veloce “come un cavallo al galoppo” e copre tutto il territorio sabbioso: ci siamo trovati al posto giusto nel momento giusto (due ore prima del picco massimo). A interrompere la visione arrivano due addetti del museo che ci invitano a riprendere la visita perch√© chiuderanno tutte le porte alle nostre spalle, va bene: missione compiuta per noi! ūüėČ
All’uscita prendiamo la strada di ieri e ci spostiamo sulla torre Nord, la pioggia ricomincia a cadere lentamente e sotto un sole che resiste crea due arcobaleni sull’orizzonte interno della baia. La luce √® magica, ci becchiamo addirittura uno scoppio improvviso di grandine e notiamo che anche da questo lato l’onda lunga di marea avanza verso l’interno, pi√Ļ lentamente ma sempre visibile a occhio nudo, per abbracciare l’intera isola lasciando asciutto solo il ponte-passerella (che in casi eccezionali pu√≤ anche essere sommerso).
Mentre aspettiamo la navetta facciamo nuove foto perché lo scenario è completamente diverso da ieri e ci regala lo scatto perfetto per il nostro profilo Instagram Handmade_Travel.
Per cena gi√† sappiamo dove andare, la Caserne non offre grandissima scelta e il Relais du Roy ci √® sembrato quello con le recensioni pi√Ļ equilibrate. Diciamo pure che sembra essere quello meno trappola per turisti ma soprattutto √® vicino sia al nostro hotel sia alla navetta, visto che intendiamo tornare anche dopo cena sull’isola.
Ormai sappiamo come funziona, quindi andiamo decisi con l’ordine di due Pel√®rin Menu: antipasti con filetti di sgombro marinato nel lime e spolverato di kumbawa (un agrume giapponese che assaggiamo qui per la prima volta, alla faccia del recente viaggio in Giappone!); un filetto di salmone ripieno di ricotta ed erbette aromatiche e il duo di formaggi normanni (puzzolentissimi Camembert e Pont l‚ÄôEveque); come piatti principali ancora agnello pr√©-sal√© in torta e crosta di pan di zenzero e una Relais Style Montoise Omelet, in pratica una mega frittata che riproduce la famosa ricetta – e le dimensioni! – della pi√Ļ nota M√®re Poulard (il ristorante omonimo √® proprio all’interno di Mont Saint-Michel), considerato un piatto tradizionale consigliato sulla guida Michelin (esagerati! Ripeto: √® ‘na frittatona). Per dolce una crema br√Ľl√© con burro salato al caramello, acqua e una 0,5 Heineken (57.30 Euro). Cena tutto sommato migliore di ieri ma anche qui niente di memorabile, c’√® sempre quel qualcosa che manca!
Alle 22:30 siamo pronti per riprendere l’ormai famigliare navetta ma dopo una giornata di meraviglie arriva una prima e decisiva delusione: Mont Sant-Michel √® spenta. Non √® illuminata come invece l‚Äôabbiamo vista in foto e, complice il freddo e l’immancabile pioggia, dopo 30 minuti di attesa decidiamo di non proseguire visto che √® tutto buio e le navette in servizio sono di meno.
Dobbiamo recuperare energie, domani si riprende la strada per entrare nel cuore della Normandia.

Quanto abbiamo camminato oggi? 4,8 km

 

30/03 Mont Sant-Michel – Omaha Beach – Bayeux (221 km)

 

Finora abbiamo fatto il pieno di meraviglie, abbiamo visto cosa pu√≤ fare l’uomo quando impiega l’ingegno per avvicinarsi al cielo e comunicare con il divino. Abbiamo visto come ha piegato la natura mettendola a rischio e come ha rimediato ai suoi errori.
Oggi andremo a vedere altre forme dell’ingegno dell’uomo, pi√Ļ drammatiche e violente, che quando sono state impiegate per rimediare a errori commessi da altri uomini, hanno causato morte e distruzione prima di ricostruire. Oggi vedremo le martoriate coste della Normandia che il 6 Giugno 1944 hanno visto arrivare gli Alleati in Francia per aprire un fronte occidentale contro le armate di Hitler e riconquistare l’Europa. Non sar√† stato affatto facile per quegli uomini coraggiosi e i luoghi che visiteremo: a distanza di 74 anni, si vedono ancora i segni di tante battaglie e sofferenze.
Alle 11:00 partiamo per Sainte M√®re √Čglise dove arriviamo dopo un’ora e mezza e 134 chilometri, tutti sotto la pioggia e con 5 gradi di temperatura: ancora una giornata invernale!
Parcheggiamo nella piazza centrale proprio di fronte la chiesa di Notre Dame de la Paix che rappresenta simbolicamente il luogo dove ebbe inizio la grande operazione Overlord, passata alla storia come lo sbarco in Normandia.
La notte prima del D-Day, qui furono paracadutati i militari americani della 82¬į Divisione Aviotrasportata, un po‚Äô allo sbaraglio visto che moltissimi non arrivarono sull‚Äôobiettivo stabilito. Il pi√Ļ celebre di questi errori, citato nel film Il giorno pi√Ļ lungo e – per gli amanti dei videogame – in Call of Duty, √® quello del par√† John Steele che rimase appeso alla torre campanaria di questa chiesa per due ore fingendosi morto. Riusc√¨ a sopravvivere nonostante le ferite e divent√≤ sordo perch√© per tutto il tempo le campane suonavano l’allarme durante i bombardamenti. Per ricordare questo episodio, sul campanile c’√® in pianta stabile un manichino appeso con il suo paracadute e probabilmente √® il manichino pi√Ļ fotografato del mondo!
La chiesa √® molto bella, piccolina e davvero ben conservata nonostante sia stata al centro di scontri feroci. All’interno ci sono diversi punti dove si ricordano i protagonisti del conflitto, con foto di reduci e messaggi di ringraziamento. Molto insolita la vetrata a colori del 1960 che commemora i 25 anni dello sbarco: invece di scene ecumeniche sono rappresentati i paracadusti, le date, i nomi dei reggimenti che hanno combattuto su quel territorio. Ai piedi della vetrata, scritto in francese e inglese, l’omaggio eterno ai veterani che hanno partecipato alle celebrazioni: Loro sono tornati.
Ci separano solo 15 chilometri dalla prossima tappa: Utah Beach. Qui i combattimenti furono pochi grazie a un’imprecisione: gli americani sbarcarono nel posto sbagliato e invece di fronteggiare le mitragliatrici tedesche si ritrovarono ad aggirarle. Persero solo 12 uomini e lo sbarco poteva sembrare in discesa, peccato che la presa delle spiagge successive dimostrer√† il contrario. Scattiamo le foto ai monumenti e alla pietra miliare che indica il KM 00 sulla Strada della Libert√† e ripartiamo verso la localit√† successiva: Pointe du Hoc.
Ora una nota sui musei: tutte le localit√† dello sbarco in Normandia hanno i propri musei pieni di documenti, foto, ricostruzioni, memorabilia e residuati bellici. Non si pu√≤ dire quale sia il migliore perch√© sono tanti e ognuno con delle peculiarit√†, ci sono carrarmati, interi aerei custoditi in hangar, spesso sono usati anche come attrattiva all’esterno. Noi per oggi abbiamo scelto di non scegliere un museo e dedicarci solo alla visita dei luoghi.
Nello spostamento da Utah Beach a Pointe du Hoc si lascia il dipartimento della Manica e si entra nel Calvados. A Pointe du Hoc si avverte il crescendo dell’impatto: il sacrificio dei Ranger americani incaricati di conquistare la postazione √® narrato con enfasi e il campo di battaglia √® stato conservato come allora perch√© le gesta dei militari furono eroiche e decisive. Gli americani riuscirono a snidare i tedeschi dalle casematte e difesero strenuamente l’avamposto fino all’arrivo dei rinforzi, contando solo 86 superstiti dei 225 uomini inviati sul posto. Il percorso della visita si snoda lungo sentieri che fanno lo slalom tra gli enormi crateri lasciati dalle bombe e dai mortai, si pu√≤ entrare nei bunker e nelle trincee, e vedere ancora i resti carbonizzati delle strutture in legno che vennero conquistate a colpi di granate e lanciafiamme. Il sacrificio di questi uomini √® stato talmente importante che nel 1979 la Francia ha ceduto l’intero sito in uso perpetuo al governo americano.
La pioggia battente e il vento hanno fatto due vittime illustri anche nella nostra missione: l’ombrellino bulgaro si √® scoperchiato definitivamente e Federica √® caduta sul campo di battaglia, scivolata sul fango e l’erba. Per non proseguire la giornata in una mimetica improvvisata, facciamo una pausa per rinnovare il look e poi scappiamo di corsa a Colleville-sur-Mer.
Arriviamo 20 minuti prima della chiusura (17:00) ma il tempo a disposizione ci basta per vedere il grande memoriale, il cimitero americano e la spiaggia pi√Ļ nota dello sbarco in Normandia: Omaha Beach.
Qui la battaglia fu cruenta e vide in campo migliaia di soldati, alla fine della giornata gli americani contarono un migliaio di morti. La spiaggia venne ribattezzata Bloody Omaha e i minuti iniziali del film Salvate il soldato Ryan di Spielberg ci spiegano il motivo di questo soprannome. Nel cimitero monumentale ci sono file ordinate di croci e stelle di David di quasi 10.000 soldati americani caduti durante la campagna di Francia, in buona parte giovanissimi (m)andati dall’altra parte del mondo a combattere per la nostra libert√† e per i quali da sempre nutro rispetto e gratitudine. Dopo la chiusura del cimitero percorriamo l’adiacente sentiero che porta alla magnifica spiaggia: quasi 8 chilometri di sabbia e maree, una spiaggia larghissima che termina a ridosso di falesie e dune. In pratica una scatola di sabbia facile da proteggere, logisticamente era evidente che sarebbe stato un massacro eppure la realpolitik di guerra non ha avuto scrupoli e ha chiesto il sacrificio estremo a migliaia di ragazzi. Per oggi pu√≤ bastare.
Dopo una carrellata di storia, guerra, libertà ed emozioni è il momento di distrarsi e tornare al viaggio, precisamente ci dirigiamo verso Bayeux dove abbiamo prenotato una stanza presso il Grand Hotel de Luxembourg.
Restiamo in albergo giusto il tempo di ripulirci un po’ dal fango e siamo subito in strada diretti verso la cattedrale di Notre Dame (che fantasia, eh!), del 1077, ancora un capolavoro gotico. Per raggiungerla seguiamo le indicazioni di un simpatico vecchietto che ci fa strada fino all’ingresso. All’interno troviamo la messa cantata del venerd√¨ santo (proprio come accadde durante il viaggio a Vilnius) che rende la visita ancora pi√Ļ suggestiva: le dimensioni sono imponenti, le navate ampie, altissime, si distingue anche il precedente impianto romanico. Gli esterni sono altrettanto belli e curati, la cattedrale √® immersa nel centro storico e nelle vicinanze scattiamo foto a un piccolo sistema di chiuse e mulini.
Ce la prendiamo comoda perch√© stasera non abbiamo l’ansia di decidere dove cenare: √® tutto gi√† pronto! Abbiamo organizzato un incontro con amici che vivono qui, un po’ come facemmo con i Di Nittos durante il viaggio in Florida, e quindi ci hanno pensato Alessia e Jacopo a prenotare un tavolo Au ptit Bistrot, vicinissimo alla cattedrale.
Alle 20:45 ci incontriamo tutti e dopo i saluti siamo pronti a tuffarci in una nuova esperienza gastronomica francese. Anche i nostri ospiti ci confermano che la formula del men√Ļ √® molto in uso e non √® necessariamente da intendersi come “turistica”, pertanto scegliamo due menu fissi per coppia con diverse combinazioni di piatti per assaggiare di tutto un po’. Prima di aprire le danze ci portano un aperitivo con piccole focaccine di ceci servite con crema di aneto, poi scattano i piatti forti. Antipasti: mousse di merluzzo, peperone, cavolo e aglio; e pane tostato con parmigiano e formaggio fresco di capra, verdure primaverili e vinagrette all’andouille (un salume di origine medievale composto da trippa di maiale, dal gusto molto forte). Primi: mandrino di vitello arrosto con burro, funghi, frittelle di patate e scalogno candito; e merluzzo giallo al vapore con asparagi bianchi, fragole e salsa di mandorle. Dolci: millefoglie di mousse all’arancia con praline di caramello alla cannella; e croccante al cioccolato, ananas e latte cagliato con sambuco. Da bere una bottiglia di Ch√Ęteau Landreau per una spesa finale di 36 Euro a persona.
Un’altra cena in crescendo rispetto alle precedenti, come il conto del resto, con una particolare nota di merito per gli abbinamenti e la presentazione dei piatti, eppure manca ancora quel “qualcosa”… ūüėČ

Quanto abbiamo camminato oggi? 6,8 km

 

31/03 Bayeux – Arromanches – Honfleur (130 km)

 

Alle 11:00 dopo la consueta colazione in stanza lasciamo i bagagli in reception e continuiamo la nostra perlustrazione per le strade di Bayeux.
Seguiamo tutto il corso principale, una bella strada piena di negozi e abitazioni a graticcio. Ci fermiamo a fotografare altri scorci del fiume Aure e troviamo il secondo dei tre mulini che sono in città, poi ci fermiamo ad acquistare qualche souvenir ed entriamo in un piccolo Carrefour per ricaricare i viveri dei prossimi giorni: pain au chocolat e succhi di frutta, visto che ci siamo prendiamo anche una baguette per lo spuntino di oggi e un salame locale da portare in Italia.
Ci sarebbe un’altra cosa importante da vedere a Bayeux: il museo della tappezzeria. Qui √® custodito un arazzo da record: un’opera completata in 16 anni, lungo 70 metri, che narra la storia di Guglielmo il Conquistatore e le vittorie riportate in Inghilterra. Tutte le guide consigliano una visita ma per noi il problema non si pone: l’arazzo non c’√®. Per adeguare le sale che lo ospitano con nuove tecnologie in grado di preservarlo meglio, il capolavoro tessile √® andato in prestito… in Inghilterra, dove rester√† per due anni. Sar√† contento Guglielmo ūüėČ
Bayeux √® veramente bellina, merita un giro e per noi la passeggiata termina nella piazza dove ogni sabato si tiene il mercato. C’√® ogni bendiddio: formaggi, formaggi, formaggi, salumi, cucine etniche (spagnola, marocchina, messicana), frutta fresca e tante bancarelle che arrostiscono qualsiasi cosa. La sera prima Jacopo e Alessia ci avevano dato la dritta e difatti li ritroviamo proprio qui a fare spese, ancora una conferma di quanto Bayeux sia a misura d’uomo. Ne approfittiamo per altri saluti e poi prima di ripartire, complici i recettori della fame ormai ultrastimolati, compriamo un paio di salsicce calde per le nostre baguette.
Alle 13:00 siamo di nuovo in auto diretti ad Arromanches, a soli 30 minuti. Qui concludiamo il nostro viaggio nei luoghi dello sbarco in Normandia, quella che per noi √® la tappa finale per tanti altri fu l’inizio. Per altri ancora fu l’inizio della fine.
Ad Arromanches-les-Bains sbarcarono gli inglesi, su quella che in codice venne nominata Gold Beach. Dall’alto della collina possiamo ammirare un vasto panorama del tratto di mare da cui ancora emergono i resti del grande porto artificiale intitolato a Winston Churchill. Il porto serviva a semplificare le operazioni di sbarco dei rifornimenti e dei mezzi necessari per penetrare le linee nemiche e avanzare il fronte. A questi enormi cassoni rimasti in acqua venivano ormeggiate le navi alla fonda e dai moli galleggianti partivano tanti carroponti di acciaio e legno percorsi dai mezzi militari per raggiungere la terraferma. Un’opera enorme di cui ci rendiamo conto soltanto quando entriamo nel museo che siamo venuti a visitare.
Pi√Ļ che un museo √® un cinema a 360¬į dove su 9 schermi viene proiettato un film-documentario, Il prezzo della libert√†, che in 20 minuti ripercorre attraverso immagini e suoni originali i momenti salienti della Seconda Guerra Mondiale: dall’invasione della Francia fino alla Liberazione, ovviamente la parte centrale √® focalizzata sullo sbarco. Un’esperienza immersiva che consigliamo (6 Euro). Al termine della proiezione visitiamo il fornitissimo bookshop e con 40 Euro portiamo a termine l’ultima missione-souvenir dedicati al D-Day: foulard, bracciali, t-shirt, portabibite e il richiamo del grillo che serviva ai paracadutisti per riconoscersi quando atterravano oltre le linee nemiche. Chi ha visto Il giorno pi√Ļ lungo ha gi√† capito cos’√®, per tutti gli altri c’√® questo video.
Sono le 15:45 quando ripartiamo e ci lasciamo definitivamente alle spalle i luoghi dello sbarco: √® stata un’esperienza impegnativa ma utile. Era da tempo che mi sarebbe piaciuto visitare questa costa e finalmente ce l’ho fatta, adesso per bilanciare un po’ le brutture della guerra c’√® bisogno di arte e cultura. Per questo abbiamo aggiunto al nostro itinerario Honfleur che raggiungeremo dopo una rapida puntata a Deauville, un po’ di novelle vague non guasta prima di perderci lungo la Costa d’Alabastro alla scoperta dei luoghi pi√Ļ amati dagli impressionisti che cambiarono la pittura tra l‘800 e il ‘900.
Deauville dista solo 95 chilometri, è un piccolo centro balneare molto ben frequentato: qui hanno vissuto Coco Chanel e il regista Lelouch, si tiene un importante festival cinematografico ed è nota per i casinò, la spiaggia con gli ombrelloni colorati e gli ippodromi. Facciamo giusto un giro per vedere i bei palazzi del centro e i grandi alberghi sul lungomare, non si direbbe proprio un paesino di soli 4.000 abitanti!
Ci mancano ancora pochi chilometri per arrivare a Honfleur, quindi riprendiamo la marcia e dopo neanche mezz’ora arriviamo al Motel Les Bluets. Da notare: Honfleur √® molto visitata dai parigini, abbiamo avuto difficolt√† a trovare posto e difatti il nostro hotel si trova esattamente a La Rivi√®re St Sauveur (1,5 km da Honfleur). Questo ci ha permesso di non avere difficolt√† con i parcheggi e abbiamo spuntato prezzi migliori (nonostante tutto qui √® stato il soggiorno pi√Ļ costoso del viaggio ma, va detto, anche la stanza pi√Ļ grande e con la SPA a disposizione).
Prima di lasciare la valigia raccogliamo alcune informazioni in reception ma non siamo affatto convinti dei locali suggeriti; ci hanno assicurato che non sono per turisti ma erano proprio tutti l√¨, nella bolgia del centro. Quindi abbiamo fatto di testa nostra e con lo stesso principio usato nella scelta dell’hotel abbiamo trovato un ristorantino lontano dal centro di Honfleur. Torniamo a bordo di Puzzarella e ci dirigiamo a Vasouy per cenare a Le Petit Vasouyard, ovviamente fuori fa freddo e piove ed entrare senza prenotazione nel week end di Pasqua e trovare un sorriso accogliente e un tavolo vicino al camino √® una vera benedizione.
Il locale √® arredato in stile marinaro, con un bel giardino curato e grandi vetrate che affacciano sul mare. Ha personalit√† e le proposte sono decisamente interessanti, noi ordiniamo una galette al salmone e un menu Capitaine Cook composto con una tartelletta ripiena di Andouille e formaggio Livarot; un filetto di maiale glassato con timo, cipollotto e granella di mele essiccate; per del dolce crumble di mele e caramello. Da bere mezzo litro di Petit Chablis superiore per una spesa di 55.40 Euro.
Al termine della cena non ci pensiamo due volte: prenotiamo subito per domani. Gusto, atmosfera… abbiamo trovato quel qualcosa che mancava!

Quanto abbiamo camminato oggi? 3 km

 

01/04 Honfleur – Etretat – Honfleur (109 km)

 

Per oggi abbiamo programmato un’escursione a Etretat, andiamo a vedere da vicino questo gioiello della Costa d’Alabastro e per arrivarci attraversiamo il ponte di Normandia (pedaggio 5.40 Euro), un’imponente opera strallata lunga 2 chilometri, alta 219 metri che passa 60 metri sopra la Senna.
Dobbiamo percorrere solo 40 chilometri ma ci fermiamo dopo due ore perché gran parte del tempo lo passiamo a cercare parcheggio! Oggi è Pasqua, per la prima volta vediamo il sole e una marea di persone sono uscite di casa come le lumache dopo la pioggia. Tutti a vedere le falesie!
Etretat ha diversi motivi per essere nota, quelli che mi hanno incuriosito di pi√Ļ sono tre: 1) Qui sono ambientate le avventure del ladro-gentiluomo Arsenio Lupin (la casa-museo dell’autore, Leblanc, √® visitabile e gestita dalla nipote dello scrittore); 2) Qui ha vissuto Guy de Maupassant che ha definito perfettamente il nome onomatopeico della citt√†, associandolo al rumore prodotto dai ciottoli delle sue spiagge quando vengono calpestati; 3) Qui si trovano grandi falesie bianche a picco sul mare, amate e dipinte dagli impressionisti.
Il piccolo centro √® congestionato di persone ma sembra che tutti siano pi√Ļ interessati ai negozi e ai bar, perch√© la folla si dirada man mano che ci avviciniamo al mare. Si sta cos√¨ bene sui ciottoli e il panorama √® cos√¨ rilassante che ne approfittiamo per sonnecchiare un po’ sdraiati al sole. Dopo le rituali foto, torniamo indietro e ci fermiamo a La Maison du Calvado per comprare magneti e caramello al burro salato (23.50 Euro).
Intorno alle 16:00 torniamo a Honfleur e prima di arrivare facciamo per la prima volta carburante (Diesel costo 1,345/L, spesa 51 Euro) e lasciamo la macchina nel grande parcheggio antistante il vecchio porto, dove con 4 Euro puoi sostare tutto il giorno.
A Honfleur comprendiamo meglio le meraviglie della Normandia: le ragioni per cui tanti artisti hanno amato e vissuto questi luoghi si ritrovano nella luce spettacolare che volge verso il tramonto. L’iconografia del vecchio porto √® costituita dalle antiche case a graticcio che si riflettono sul mare in modo netto, e sembra di stare in un sogno nel momento in cui non ti rendi pi√Ļ conto di cosa sia reale e cosa no. Qui √® nato Boudin, qui hanno dipinto Monet e Courbet, qui ha scritto e vissuto Charles Baudelaire. Qui c’√® qualcosa di speciale, in un piccolo centro di 8000 anime a 200 chilometri dalla capitale. E questa sensazione di pace, di estasi ispiratrice si conferma anche estendendo il ragionamento all’intera Normandia: Prevert, Flaubert, Proust, Barthes, Queneau, Duras, Duchamp… oltre ai nomi gi√† citati, tutti sono nati in Normandia oppure qui hanno vissuto o ambientato le loro opere: c’√® una concentrazione tale di bellezza e cultura che si respira. E non √® un caso che nel cuore di Honfleur, tra un creperie e una boulangerie che anche qui hanno cannibalizzato il centro, si possano trovare curatissime gallerie d’arte aperte e visitabili dove √® possibile comprare una tela originale di Boudin.
Passeggiamo a lungo e ci perdiamo nel dedalo di viuzze del centro storico, fino ad arrivare al campanile-simbolo della citt√† insolitamente distaccato dalla spettacolare chiesa di Santa Caterina. Costruita tutta in legno, resiste da oltre 500 anni e la navata principale riproduce un drakkar capovolto, l’antica nave da guerra vichinga.
Il nostro giro tra queste incredibili abitazioni del XVI secolo continua tra una degustazione di Calvados e un Poir√© (un sidro molto leggero, a base di pera). Questa bevanda si trova solo in Normandia e quindi l’abbiamo comprato insieme a dei fantastici cioccolatini assortiti da Maison Georges Larnicol (15 Euro).
L’intenzione era quella di rientrare in hotel prima di cena, fare una pausa, andare nella SPA a rilassarsi un po’ dopo tanti spostamenti ma Honfleur ci ha rapito e trattenuto tra le sue strade fino a ora di cena. Sappiamo dove andare e al Petit Vasouyard ci aspettano: entriamo puntuali, prendiamo posto e ordiniamo da un menu che ormai conosciamo bene: filetto di manzo in salsa bernese con patatine fritte e un hamburger di salmone affumicato con uova, verdure e formaggio spalmabile. Per bere abbiamo bissato il vino di ieri e tutto √® stato ancora buono, consigliato! (47 Euro).

Quanto abbiamo camminato oggi? 4,3 km

 

02/04 Honfleur – Giverny – Beauvais (225 km)

 

Questo √® l’ultimo giorno on the road sulle strade della Normandia. Dopo quasi una settimana in giro √® ora di riportare Puzzarella a casa, ci √® stata molto utile ma il suo aroma non ci mancher√†. A chi fosse interessato ai dati feticisti su consumi e costi per valutare un viaggio simile, dico che oltre il costo del noleggio di 157 Euro abbiamo speso 67 Euro di carburante per macinare 1031 chilometri (23 KM/L) e 33.80 Euro di pedaggi.
Lasciamo Honfleur con calma, dobbiamo raggiungere Giverny ma poco prima di arrivare ci infiliamo in un gigantesco Carrefour alle porte di Vernon: entriamo e ci trascorriamo un’ora. Signori, c’√® poco da fare: andare in un supermercato per comprare alimenti locali, conviene. E qui in particolare visto che ci sono scaffali consacrati ai prodotti tipici di Normandia. Considerato che abbiamo spazio in valigia, decidiamo di prendere le ultime cose per la cena francese del ritorno e cos√¨ nel nostro carrello finiscono: un Camembert di latte crudo, Pont l’Eveque (questi due, insieme al Livarot e al Neufchetel sono i formaggi per eccellenza della Normandia), un panetto di foie gras, un salame con noci, una bottiglia di Calvados, un barattolo di caramello al burro salato e un paio di baguette da farcire con formaggi spalmabili aromatizzati al miele e all’aglio e salame pave poivre gi√† affettato (sul dorso di ogni fetta c’√® del pepe). Ci aggiungiamo l’ultima scorta di acqua e andiamo alla cassa (40 Euro).
Le indicazioni che portano a Giverny sono chiare e le seguiamo per arrivare ai due grandi parcheggi gratuiti dove è obbligatorio lasciare la macchina per accedere in centro. Ma perché siamo finiti a Giverny, un villaggetto di 400 abitanti?
Facile, ne ho parlato tanto nei giorni scorsi e questo viaggio non poteva che finire qui: a casa di Claude Oscar Monet!
Il grande pittore ha vissuto qui dal 1883 fino alla sua morte, nel 1926, e noi abbiamo ripercorso le sue tracce in Normandia fin dentro il suo famoso giardino. Monet era (anche) un botanico e le famose ninfee da lui riprodotte in maniera quasi ossessiva, le curava personalmente nel suo giardino giapponese che ora è possibile visitare insieme alla casa.
Arriviamo in un buon momento: c’√® il sole e il giardino √® in fiore. L’ingresso ha di solito una lunga fila, che becchiamo anche noi, e costa 9.50 euro. Dopo aver visto gli interni, con il salone pieno di opere d’arte sue e di altri impressionisti, la stanza da letto, la cucina maiolicata e i corridoi valorizzati da quadri di pittori giapponesi che tanto lo affascinavano, usciamo per camminare tra glicini e azalee e dirigerci verso il famoso stagno.
Siamo dentro un suo quadro, ci sono i salici piangenti, i piccoli ponti curvi, il barchino nelle acque ferme… manca solo Monet con i suoi cavalletti fissati in serie per continuare a dipingere durante il giorno seguendo la luce del sole. Il vantaggio in pi√Ļ che ho avuto nel fare questa escursione me l’ha dato il libro che sto leggendo, ambientato proprio qui! (titolo nelle note finali).
La visita termina nel bookshop dove prendiamo gli ultimissimi souvenir: una tazza, un tagliere e ancora qualche sportina e magneti (28.30 Euro). Inutile specificare il tema di questi ultimi acquisti ūüėČ
Bene, il viaggio in Normandia √® praticamente finito. Quello che resta √® solo cronaca, neanche esaltante: la riconsegna della macchina senza sblocco della caparra perch√© la ragazza di turno non sapeva farlo, un bus che non √® passato senza che nessuno venisse a informare i poveri viaggiatori in attesa sotto la pioggia della soppressione della corsa. Siamo stati costretti al taxi (7 Euro) per raggiungere l’anonimo Inter Hotel City Beauvais per l’ultima notte. Quel genere di hotel che serve solo per dormire prima di un volo, pi√Ļ o meno la stessa funzione che ha Buffalo Grill, il ristorante dove consumiamo l’ultima cena non propriamente francese: bacon cheeseburger e panino con pollo fritto, con birra e coca. Be’, almeno stavolta il conto √® da fast food! (27 Euro).
Che dire, questo itinerario in Normandia √® stato appagante. Abbiamo fatto delle buone scelte, forse ci poteva stare una notte in pi√Ļ a Bayeux. Per tutto il resto √® stato un gran bel viaggio, siamo sicuri che non dimenticheremo i colori, le luci, la pioggia della Normandia ūüėČ

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 29,3 km

 

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Itinerari imperdibili in Bretagna e Normandia di Annalisa Porporato, completa di belle foto e disponibile su Amazon; Meridiani Normandia (N. 208 Ago/Sett 2012) disponibile su Amazon
Libro letto su Kindle: La settimana bianca di Emmanuel Carr√®re e Ninfee nere di Michel Bussi
In chiusura un ringraziamento speciale va alla mia migliore amica francese Sophie D. e ai suoi splendidi genitori che mi hanno dato consigli determinanti per organizzare questo viaggio in Normandia

Diario di viaggio: Parigi e Disneyland

 

Torre Eiffel di notte
Torre Eiffel – “La felicit√† √® conoscere e meravigliarsi” – [J. Cousteau]

Sono sincero: non so se questo diario può tornare utile a chi intende visitare Parigi per la prima volta.
Il motivo √® semplice: io ci sono stato sette volte e ho visto sempre cose diverse e fatto qualche bis obbligato, quindi questo diario contiene informazioni su alcune attrazioni e musei, ma non su tutto!¬†In particolare, non ci saranno riferimenti al Louvre, a Notre Dame, al Sacr√© Coeur e Place du Tertre, Pont Neuf, Pigalle e Il Moulin Rouge, oppure l’Opera Garnier, Les Invalides, il cimitero di P√®re Lachaise, l’Ile St. Louis, Le Marais e altri monumenti, musei, palazzi e quartieri per i quali non basterebbe un week end per vederli tutti, ce ne vorrebbero almeno sette! ūüėČ
Ma allora cosa c’√® di utile? Qualcosa c’√® sempre. Leggete… ūüėČ

 

07/12 Roma – Parigi

 

Ancora Ryanair per una puntata fuori dall’Italia: biglietto a/r¬†comprato su un sito finalmente migliorato, e pagato soltanto 29.40 Euro. Prezzo incredibile,¬†specie perch√© √® stato acquistato solo 40 giorni prima di partire.
Un’altra novit√† positiva in casa Ryan: quest’anno la concorrenza di easyJet si √® fatta sentire, i¬†fatturati sono calati almeno quanto sono cresciute le lamentele sulle ristrettezze imposte sul bagaglio a¬†mano, cos√¨ hanno pensato a qualche correzione: ora permettono di portare in cabina un¬†secondo piccolo bagaglio (borsetta, beauty, zainetto, sportina, monospalla, una cosa¬†decente… non andateci con la tenda da campeggio!).
L’aereo decolla da Ciampino puntuale alle 15:10 e atterra a Beauvais con 15 minuti di anticipo:¬†meglio cos√¨, perch√© i biglietti per la navetta che ci porter√† a Parigi sono gi√† pronti e quindi¬†guadagniamo del tempo. Da notare che il trasferimento a/r in pullman costa 32 Euro, pi√Ļ¬†dell’aereo! Per fare l’acquisto online basta andare sul sito ufficiale della navetta.¬†Dopo circa un’ora e mezza arriviamo al capolinea¬†Port Maillot da cui √® possibile prendere la¬†metropolitana per raggiungere la propria destinazione.
Stavolta ho scelto l’hotel in funzione della zona, volevo stare in un luogo diverso dai¬†precedenti e ho trovato utile il sito¬†Accor¬†per questa ricerca localizzata, anche per caricare i punti della mia tessera A-Club ūüėČ
Alla fine la scelta √® ricaduta sul Mercure Paris Place d’Italie, vicino¬†l’omonima piazza, scelta che si riveler√† ottima per tre motivi: l’hotel dista 15 minuti dal centro¬†nevralgico della citt√† e neanche 100 metri dalla fermata della metro; si trova in un quartiere¬†vivibile, senza ritmi frenetici; la stanza √® ben arredata, accogliente e piuttosto spaziosa per gli¬†standard parigini.¬†Giusto il tempo di lasciare i bagagli e siamo di nuovo in strada diretti verso il primo obiettivo di¬†questo viaggio: Parigi in versione natalizia.
Siamo gi√† proiettati verso i mercatini, le luminarie e le decorazioni degli Champs Elis√©es, quando¬†arriva un brusco stop: la fermata della metro verso cui ci stavamo dirigendo era chiusa¬†per motivi di sicurezza, per una manifestazione in superficie. Ah! Ma allora ‘ste cose succedono in tutto il mondo, non solo da noi! ūüėČ
Anzi, questa è stata una sciocchezza rispetto allo sciopero dei mezzi pubblici che beccai addirittura nella stakanovista Berlino.
Poco male, scendiamo alla successiva, Roosevelt, e appena emergiamo veniamo subito catturati¬†– in quest’ordine – da un freddo di morte e da un’atmosfera magica: Le Village de No√ęl des¬†Champs-Elys√©es supera ogni aspettativa!
Una breve parentesi: di mercatini natalizi ce ne sono tanti, ma sul sito turistico di Parigi¬†avevamo messo gli occhi su due in particolare: quello della Defense,¬†dedicato ad artigianato, design, accessori, arredo, ecc… e quello che abbiamo scelto di¬†visitare, dedicato prevalentemente alla gastronomia. Ora la domanda: secondo voi quanti¬†secondi abbiamo impiegato a capire dove avremmo mangiato? ūüėČ
Passeggiamo sui viali stracolmi di persone che si fermano davanti a centinaia di piccoli chalet¬†bianchi che espongono ogni bendiddio; prendiamo un maxi pretzel (3 Euro) e proseguiamo verso¬†Place de la Concorde dove hanno installato una favolosa ruota panoramica. Strada facendo¬†ricordiamo l’ultima volta che abbiamo percorso questa strada: era Agosto 2012 e¬†faceva cos√¨ caldo che arrivati ai giardini Des Tuileries volevo buttarmi nella fontana.
Scattiamo qualche foto, attraversiamo e torniamo indietro risalendo verso l’Arco di Trionfo: le¬†luminarie iniziano a cambiare colori, il vino caldo scorre a fiumi, c’√® musica, piste per pattinare sul ghiaccio,¬†imbonitori che presentano i loro prodotti come in una fiera, e profumi che non si possono¬†descrivere. Come non si possono descrivere i sapori delle nostre scelte: un bel panino con un¬†filetto di salmone arrostito su corteccia (6 Euro) e poi un salsiccione tedesco con cipolle,¬†mostarda e ketchup (6 Euro).
A un certo punto i mercatini finiscono e inizia la parte di viale pi√Ļ celebre, quella delle grandi¬†firme e degli show room: diamo un’occhiata allo stand Samsung dove provo il Galaxy Gear (quel¬†genere di cosa che √® bella da vedere ma non si capisce perch√© uno la dovrebbe comprare) e¬†apprezziamo il fatto che siano tutti aperti fino a mezzanotte: √® sabato sera, √® tempo di¬†shopping, siamo a Parigi ed √® pieno di gente. Perch√© restare chiusi? ūüėČ
Con queste domande marzulliane scattiamo nuove foto all’Arco di Trionfo e prendiamo la metro¬†che ci riporter√† in hotel: √® stata una lunga giornata, √® sempre un piacere ritrovare Parigi.

 

08/12 Parigi

 

Al risveglio scendiamo al bar vicino l’hotel per fare colazione, √® tardi e per accompagnare i¬†succhi d’arancia ci rifilano un paio di cornetti abbastanza anonimi.¬†Ma da dove sono seduto intravedo il¬†profilo di una pasticceria, cos√¨ paghiamo (9.60 Euro) e andiamo a fare colazione sul serio: pain¬†suisse al cioccolato e una gran girella con crema e pistacchi (3 Euro).
Portiamo la nostra colazione-bis a spasso per il mercato antistante il nostro albergo, un¬†mercato rionale molto curato e pieno di cose buone per la spesa di ogni giorno: salumi,¬†formaggi, pesce e anche piatti cotti da portare via. Lo attraversiamo tutto fino a sbucare in¬†Place d’Italie dove c’√® il centro commerciale Italie2, entriamo per raggiungere Carrefour e fare¬†scorta di acqua, succhi, baguette, affettati e formaggio.
Rientriamo in hotel a preparare i panini e mi collego al sito per comprare online i biglietti del¬†museo d’Orsay ¬†ma c’√® bisogno di una registrazione che non ho¬†intenzione di fare, quindi decidiamo di uscire e procedere direttamente verso il museo. Per¬†fortuna non c’√® una grande fila all’ingresso (in passato ne ho beccata una che quasi faceva il¬†giro dell’isolato!), i controlli sono rapidi e dopo il passaggio alla cassa (9 Euro) lasciamo zaini e¬†giacche al guardaroba, una mossa da non trascurare mai per fare una visita confortevole senza¬†pesi n√© ingombri.
Il museo √® un’antica stazione di Parigi che √® stata abbandonata e poi ristrutturata – con la¬†partecipazione fondamentale della nostra Gae Aulenti – per ospitare alcuni capolavori¬†dell’impressionismo. Il padiglione in stile art nouveau √® magnifico, l’orologio che lo sovrasta √® il¬†simbolo del museo stesso e i colori sono tenui e riposanti.
Le sale sono piccole e tutte le opere illuminate cos√¨ bene che alcune sembrano proprio degli¬†schermi accesi, tanto i colori sono vivi. Non sono un esperto d’arte ma una buona illuminazione d√†¬†valore a un’opera. Il d’Orsay √® progettato anche in questo senso: i piani alti che espongono i¬†pittori maggiori sono ambienti pi√Ļ grandi che accolgono una cascata di luce naturale, uno spettacolo nello spettacolo.
Ora, a tutte le persone che visitano Parigi per pochi giorni, consiglio sempre di andare al Louvre ma¬†se dovessi scegliere il mio preferito tra questi due grandi musei, non avrei dubbi: al primo posto¬†ci sarebbe il d’Orsay.
Passeggiamo per ore tra Cezanne, Renoir, Degas e Van Gogh, ammiriamo Le dejeuner sur l’herbe¬†di Manet e di Monet, le donne di Tahiti di Gauguin, L’origine del mondo di Courbet, L’uomo che¬†marcia – scultura di Rodin – e tante altre opere magnifiche.
Usciamo appagati dalla visita, una scorpacciata d’arte ti restituisce speranze, ti fa ammirare la¬†grandezza del talento e dell’ispirazione umana. E poi visitare una mostra fa bene all’arte pi√Ļ di¬†qualsiasi giochino su Facebook ūüėČ
Sono le 17:30, facciamo uno spuntino e poi ci dirigiamo verso Galeries Lafayette per ammirare, anche qui, la versione natalizia della grande cupola interna.
Visitiamo rapidamente il complesso con articoli di lusso, ci fermiamo di fronte a¬†orologi da 200.000 Euro che restituiscono un senso al Samsung di ieri: misurano entrambi l’ora¬†ma quello con pi√Ļ funzioni costa un millesimo dell’altro ūüėČ
Ah! Il lusso in tempi di crisi ha un non so che di ridicolo, come alcuni turisti italiani al piano¬†Gourmet che davanti ai banchi con prodotti freschi provenienti da ogni parte del mondo – cosa¬†facevano? – mettevano nel cestino il prosciutto cotto imbustato Citterio! Mi viene difficile¬†trovare una spiegazione logica, davvero ūüôā
Una volta all’esterno prendiamo ancora la metro per andare verso il Trocadero, dove arriviamo 5¬†minuti prima delle 20, giusto in tempo per lo spettacolo di luci previsto ogni ora fino alle 23.
Il belvedere √® buio e silenzioso, la Torre Eiffel √® davanti a noi con la sua aria famigliare anche¬†per chi non l’ha mai vista. Poi d’un tratto “scoppia”, tempestata di luci e anche il pubblico rivela¬†la sua presenza, il mormorio diventa stupore collettivo ed eccitazione. Lo spettacolo √®¬†magnifico: il simbolo di Parigi brilla in ogni punto della struttura, da cima a fondo, come un¬†diamante sotto la luce. Immagino che i turisti in quel momento in cima alla torre abbiano goduto uno spettacolo¬†simile al nostro, perch√© le luci dei flash che partivano dal Trocadero erano migliaia.
Dopo le foto di rito torniamo verso l’hotel per cercare un posto dove cenare e puntiamo¬†dritti la vicinissima Rue de la butte aux cailles, un piccolo quartiere con tanti locali interessanti e¬†non affollato di turisti.
Ci sono ristoranti e brasserie, tutte invitanti, e mentre l’istinto ci guida¬†passiamo davanti a Le Temps Des Cerises, chiuso. Ora, certamente ci saranno molti ristoranti¬†con questo nome, ma si d√† il caso che abbiamo in valigia Gli ingredienti segreti dell’amore, un libro di¬†Nicolas Barreau la cui storia ruota proprio attorno a un locale con questo nome!
Coincidenza? Non so, per√≤ peccato non poter provare il men√Ļ.
La scelta alla fine cade sul bistrot Caf√© du Commerce¬†e si riveler√† un’ottima scelta. L’ambiente √® composto da una sola piccola sala, calda e accogliente, con una grande vetrata sulla strada; l’illuminazione √® tenue e i tavoli sono rivestiti con bei lavori di decoupage, e poi si mangia¬†benissimo… mica poco! ūüėČ
Abbiamo ordinato insalata d’anatra, pav√© de rumsteak e assiette nordique. Il primo era un bel¬†bisteccone di groppa, al sangue, alto e morbido, con contorno di patate. E il secondo un piatto¬†di pesci affumicati: salmone, fl√©tan e tonno. Per dolce un crumble fatto in casa con mela,¬†cannella, panna e caramello: una bomba. Se passate da quelle parti, fateci un salto (38 Euro).
Giornata finita, domani c’√® in programma un’escursione fuori citt√† ūüėČ

 

09/12 Parigi – Disneyland – Parigi

 

Sveglia presto, alle 8:30. Esco un attimo per andare nella pasticceria vicina a comprare pan suisse e bombe (4.45 Euro). Mi fermo in reception per una connessione rapida, è lunedì e devo condividere sui social il post del blog di Ehiweb.
Facciamo colazione, ci prepariamo e alle 11 siamo pronti verso la prossima destinazione: Disneyland Paris.
Ora, un paio di dritte sui biglietti. Per muoverci in città abbiamo comprato un carnet da 10 biglietti (13.30 Euro, il singolo costa 1.70) e ci siamo trovati bene. Parigi ha un ottimo servizio pubblico, la metro si usa moltissimo ma bisogna valutare se conviene fare i mini abbonamenti per 1/2/3/5 giorni, molto dipende dal programma che si intende affrontare. Stesso discorso per la carta musei.
Da tenere in conto anche la divisione per Zone. Per esempio i biglietti standard, quelli del carnet per intenderci, coprono fino alla Zona 3 (in linea di massima tutto il centro, il circuito turistico principale) mentre per raggiungere la Zona 5 (per esempio destinazioni come aeroporti o, appunto, Disneyland) bisogna fare un supplemento.
Per andare a casa di Topolino il biglietto a/r costa 14.60 Euro e non consiglio di fare i furbi,¬†perch√© ci sono i controlli e se partite da una zona 1-3 e arrivate in una zona 5, troverete dei¬†varchi prima dell’uscita e se il biglietto non √® quello giusto, non riuscirete a passare ūüėČ
Per arrivare a Disneyland bisogna prendere la RER A, in direzione Marne la Vall√©e e una volta¬†sulla piattaforma state ben attenti a prendere il treno giusto perch√© ne passano diversi con la¬†stessa direzione ma che poi prenderanno diverse diramazioni. Consiglio: guardate sugli schermi¬†la destinazione finale, l’orario di arrivo e il nome del treno: non prendete il primo che capita solo¬†perch√© “tanto va da quella parte”! ūüôā
Ora il biglietto Disney: compratelo online e cercate la formula 1Giorno/1Parco, con 39 Euro √® quella pi√Ļ¬†conveniente di tutte.
C’√® da dire che le tariffe variano per periodi promozionali, per calendario,¬†prenotazione e combinazioni, ma per il giro che avevamo in mente noi un parco era pi√Ļ che¬†sufficiente quindi non aveva senso prendere il pacchetto di base che provano a vendere, cio√®¬†quello dei due parchi in un giorno (l’altro √® Disney Studios).
Entriamo nel parco giusto in tempo per assistere a una parata natalizia con carri, musica e¬†personaggi Disney che percorrono Main Street. L’ideale per lasciar assiepare le persone sul¬†marciapiede e puntare solitari verso le prime attrazioni ūüėČ
La giornata √® fredda ma bella, abbiamo la mappa del parco e cominciamo a spuntare tutte le¬†cose che vogliamo fare/vedere. Sono stato in questo parco la prima volta nel 1995, e tranne¬†qualche novit√† √® rimasto lo stesso di allora: sempre divertente, sempre ben organizzato e¬†sempre con la stessa bella sensazione che avverti quando guardi i bambini che si¬†trovano davvero in un mondo da sogno. La realt√† – per un giorno – possiamo metterla da parte anche noi, il¬†punto di vista dei bambini √® meglio ūüėČ
Cos√¨ ci godiamo Space Mountain, Indiana Jones e il Tempio Maledetto e Big Thunder Mountain,¬†per citare le tre attrazioni pi√Ļ adrenaliniche. Per√≤ non ci siamo fatti mancare neppure quelle pi√Ļ¬†“tranquille”, da Star Tour al Volo di Peter Pan, fino alle scenografiche Pirates of Caribbean,¬†Phantom Manor e It’s a Small World. Pochissime file, dai 5 ai 25 minuti massimo, e anche un¬†paio di bis sulle nostre preferite.
Abbiamo fatto uno spuntino nel parco, da Cowboy Cookout, dove abbiamo preso ali di pollo fritte e un Angus burger, tutto accompagnato da porzioni di patate che potevano bastare per almeno 5 persone. Esagerati!
Come esagerato, ma in senso positivo, √® stato il nuovo show di chiusura, in programma ogni giorno nel¬†periodo natalizio: proiezioni olografiche sul Castello della Bella Addormentata, musiche, cartoni,¬†spettacoli d’acqua e luce, fuochi d’artificio (solo il bello dei colori, niente scoppi ch√© ai bambini¬†fanno paura), tutto perfettamente sincronizzato con versioni di Jingle Bells cantate in¬†lingue diverse. Uao!
Disneyland √® da vedere. Non so se la prima volta che si va a Parigi, o la successiva, o in un¬†soggiorno di tre giorni o un mese, non so, dipende dalle persone. Per√≤ un giro prima o poi √® da¬†fare ūüėČ
Il nostro giro, però, è sicuramente finito. Intorno alle 20 (il parco chiude alle 19) compro il regalo per il compleanno della mia nipotina fescion e torniamo sugli Champs Elisée. Abbiamo puntato qualcosa nei mercatini, e prima di partire ci torniamo per mettere a segno gli ultimi acquisti e poi cenare.
Tra i dolciumi vanno forte churro, goffre e crepe ma c’√® una cosa che mi ha attirato sin dal primo giorno: un pasticcino del tutto simile al vecchio Negrettino Bulgari¬†che compravo con gli amici quando avevo 12/13 anni. A quanto pare √® ancora in commercio, sopravvissuto agli eccessi del salutismo e del politically correct ūüėČ
Preso da una botta di nostalgia anni ’80 ne compro un paio (2 Euro): cupola di sottile cioccolato, ripieno di panna (?) e wafer alla base, sono proprio loro! Come facevo a mangiare ‘sta roba?! ūüôā
Sulla strada del ritorno in hotel ragioniamo un po’ sulla partenza dell’indomani, l’aereo decolla alle 15:50 ma la navetta da Port Maillot va presa 3 ore prima del volo, quindi decidiamo di non mettere nulla in programma e fare tutto con calma, colazione e valigie.
Tanto questo non √® un addio, semmai un nuovo arrivederci. S√¨, perch√© a Parigi torner√≤ ancora, au revoir! ūüėČ

 

Note
Per soggiorni brevi consiglio la guida Lonely Planet, Parigi – collana Incontri
Come applicazioni da usare offline possono bastare queste tre:
MetrO, per tutte le fermate e i percorsi della metropolitana
TripAdvisor Offline City Guides
Parigi una guida utile