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Diari di viaggio di Luigi De Luca. Travelblogger dal 2006

Diario di viaggio: Istanbul

by Luigi De Luca on 11 ottobre 2008

Aya Sofya

07/10 Roma – Istanbul

 

Il giorno della partenza è finalmente arrivato! Abbiamo prenotato un volo diretto Alitalia, e vista la prossimità del fallimento del vettore nazionale per qualche giorno abbiamo anche temuto di aver buttato dei soldi (408 Eu. p.p.), ma per fortuna così non è stato. Lasciamo l’auto in un comodissimo parcheggio nei pressi dell’aeroporto, paghiamo 30 Euro per 4 giorni e una navetta ci porta fino al terminal d’imbarco. Il volo è parte alle 10.05 e dopo 2 ore e 30 di volo atterra in Turchia.
Ci viene a prendere l’autista dell’hotel Sapphire che dopo 20 km di guida spericolata ci scarica al banco del check-in.
L’hotel è in una posizione magnifica per visitare la città, si trova nel cuore di Sultanhamet e tutte le principali attrazioni della città si trovano al massimo a 700 metri! La camera doppia è costata 100 eu a notte incluse le prime colazioni, il trasferimento dall’aeroporto  e un cocktail di benvenuto. Non male per un 4 stelle dotato anche di piscina termale, hamam e sauna.
Posati i bagagli siamo subito fuori e iniziamo a prendere confidenza con gli intricati vicoli del nostro quartiere. Armati di mini Lonely Planet andiamo diretti al museo di Aya Sofya (20 Lire, ca. 14 eu.) e restiamo affascinati da questa struttura imponente, con una storia unica al mondo. E questa storia è ancora visibile tra le sue mura perché il tempio prima sacro ai cristiani, e dopo la caduta di Costantinopoli ai musulmani, ha conservato i simboli delle due grandi religioni monoteiste. I mosaici che raffigurano Cristo e la Vergine non sono stati coperti, anzi, convivono con i principali simboli musulmani: il mimber, cioè il pulpito in legno per le funzioni, e il mihrab, la nicchia che indica la direzione della Mecca verso cui rivolgere le preghiere. Anche la vista dal piano alto della galleria è suggestiva e impressionano gli enormi lampadari, posizionati praticamente ad altezza d’uomo ma appesi con cavi lunghi decine di metri direttamente alla cupola (purtroppo in restauro).
Da piccole finestre ammiriamo la sagoma della Moschea Blu, la nostra prossima tappa. Questo edificio è consacrato al culto per cui è possibile visitarlo solo quando non sono in corso le preghiere, e osservando le regole per l’ingresso: velo per le donne e divieto di indossare le scarpe per tutti. Anche qui gli interni sono magnifici ma siamo molto limitati nei movimenti perché in quanto non musulmani non possiamo accedere alle zone riservate a chi prega.
Anche le donne islamiche sono invitate a recarsi negli spazi loro destinati, praticamente nascoste dietro una separé di paglia intrecciata che le nasconde alla vista degli uomini. I controlli sono rigidi e quando si avvicina l’ora della preghiera collettiva veniamo invitati fermamente ad uscire. Siamo fuori proprio mentre il richiamo del muezzin invita i fedeli alla funzione e si unisce a quello proveniente da centinaia di minareti in tutta la città.
Per cena cerchiamo un locale in zona Sultanahmet e ci affidiamo alle indicazioni della Lonely, andiamo a da Buhara dove ci servono un magnifico piatto di kebab misto e assaggiamo per la prima volta il raki, un’acquavite all’anice considerata la bibita alcolica più amata dai turchi. Paghiamo 25 euro a testa ma il solo bicchierino di liquore costa la bellezza di 7 euro: siamo in un paese per il 95% islamico, quindi gli alcolici bisogna considerarli come una sorta di “preziosa” eccezione. Torniamo in hotel stanchi ma carichi per la nuova giornata che ci aspetta.

 

08/10 Istanbul

 

La giornata inizia con una ricca colazione dal buffet e poi siamo subito pronti per andare a visitare il palazzo Topkapi.
La visita, incluso l’harem, richiede almeno 3 ore ed è consigliabile richiedere l’audioguida (3 eu) per evitare di passeggiare per le varie corti senza capire nulla. L’ingresso costa circa 14 Euro e non comprende l’accesso all’harem, per il quale sarà necessario un secondo biglietto da acquistare all’interno del palazzo (circa 10 eu).
Il viaggio indietro nel tempo inizia dalle enormi cucine, in grado di sfamare anche 15.000 persone nelle grandi occasioni, e prosegue con l’accesso all’interno attraverso la Porta della Felicità. Tutte le stanze del palazzo affacciano su magnifici cortili ricchi di vegetazione e finemente curati. I sultani ospitavano alleati e ambasciatori provenienti da ogni parte del mondo e amavano sfoggiare la loro ricchezza e potenza mostrando sale e spazi comuni decorati con uno sfarzo destinato a impressionare gli ospiti. Si passeggia tra troni, baldacchini e divani costruiti con materie prime di eccezionale qualità e opulenza. Sfilano davanti a noi ori, broccati, ebani e gemme, che nella sala del tesoro raggiungono livelli inimmaginabili. Anche in Europa abbiamo visto molti gioielli appartenenti a varie teste coronate ma il paragone con quelli dei sultani turchi è impensabile: qui i rubini, gli smeraldi, i diamanti sono ovunque, anche nelle staffe usate per le cavalcature! Proseguiamo di corte in corte fino al belvedere che affaccia sul Corno d’Oro, e restiamo incantati a osservare il tratto di mare attraversato da moltissime imbarcazioni che collegano la sponda occidentale della città a quella orientale. Sullo sfondo c’è il grande ponte Bogazici, che incornicia una fotografia perfetta di questo panorama unico.
Dopo aver visto le sale dedicate alle reliquie religiose (ci sono i denti e il calco dell’impronta di un piede di Maometto, il bastone di Mosè, la spada di Re Davide) entriamo nell’harem, assolutamente da non perdere!
Anche qui le sale dei vari appartamenti sfoggiano tutte le loro ricchezza: ci sono spazi riservati agli eunuchi, alle preghiere, al sultano, al principe, alla regina madre e ovviamente alle favorite del sovrano che potevano arrivare a essere anche… 300! Cifre assurde che però non stupiscono se pensiamo al contesto di esagerazione in cui ci troviamo. Le incisioni, gli intarsi, le ceramiche decorate rivestono tutti gli ambienti, creando giochi di colori, simmetrie perfette, figure geometriche di una precisione maniacale, che lascia storditi.
All’uscita incrociamo la strada con il mitico Carl Lewis che sta per iniziare la sua visita accompagnata da una guida, chissà se resterà affascinato come noi, in fondo lui è uno che di ori… se ne intende! 🙂
La tappa successiva è la Basilica Cisterna, un’imponente costruzione sotterranea che in passato serviva per la raccolta delle acque. L’ingresso costa 10 Lire e l’esperienza sotterranea è di quelle che non si dimenticano: si scendono una cinquantina di scale e ci si trova di fronte a 12 file di colonne perfettamente decorate che hanno la funzione di sostenere il peso del soffitto, distribuito su  centinaia di piccole volte. Le oltre 330 colonne sono state illuminate con sapienza e un impianto audio diffonde nell’aria musiche classiche creando un suggestivo mix di sensazioni visive e uditive, che pare pensato per suscitare emozioni indimenticabili.
Si attraversa tutta l’area su una passerella in legno seguendo un percorso obbligato che porta alle due colonne-regine della struttura, quelle che poggiano su teste di Medusa, considerate uno dei massimi esempi di scultura romana.
Oggi la cisterna contiene un metro d’acqua ma nei periodi di pieno carico arrivava a raccoglierne fino a 9. L’uso turistico della cisterna non ha impedito a una ricca colonie di carpe di stabilirsi in questo ambiente, per la gioia dei turisti in cerca di fotografie insolite. Tornati in superficie ci dirigiamo presso il Gran Bazar di Kapali Carsi, fatto costruire da Mehmet il Conquistatore. I banchi dei mercanti sono ospitati in una struttura al coperto che affascina per la quantità di merci esposte e per le trattative continue tra chi compre e chi vende. Il bazar con gli anni ha coinvolto anche una parte degli han limitrofi, che si trovano all’esterno, e per rientrare in hotel passeggiamo proprio per queste strade, certamente fuori dalle rotte classiche per i turisti. Ci perdiamo per i vicoli di Mahmutpasa finché troviamo, non senza penare, un negozio dove comprare un costume da bagno.
Sì, è il momento di rientrare in hotel per rilassarsi prima della cena e quindi fare una bella sauna, con doccia fredda e Jacuzzi. A cena mangiamo un kebab nei pressi della Moschea Blu e concludiamo la serata sdraiati sugli enormi cuscini colorati posati sui tappeti di un locale in Ibni Kemal Caddesi (ce ne sono tanti). Ci distendiamo fumando un enorme narghilè carico di speciali aromi fruttati, accompagnandolo con the turco e pasticcini baklava (pasta sfoglia con miele e granella di pistacchi) (tot. 14 euro). Si avvicina la giornata dedicata alle compere, andiamo a riposare…

 

09/10 Istanbul

 

L’ultima, intera giornata da trascorrere a Istanbul sarà dedicata allo shopping. Lasciamo l’hotel e per la prima volta ci dirigiamo non verso Sultanahmet ma verso il quartiere dei bazar. Seguiamo Hamidye Caddesi fino alla Moschea Nuova (Yeni Camii) che si trova nel cuore di Eminonu, l’enorme area in prossimità degli imbarchi per la sponda orientale, adiacente al famoso ponte di Galata. Dopo un breve passaggio all’interno del tempio procediamo dritti al Bazar delle Spezie, molto più bello e caratteristico del gran bazar, e più “raccolto”. Assaggiamo e acquistiamo diversi tipi di lokum (tipico dolce di Instanbul, molto simile ai marshmellows), spezie, tè e tisane. L’atmosfera di questo mercato è davvero unica, a farla da padrone sono i colori e gli odori delle merci esposte, specie per noi che provenivamo dal bazar degli animali dove la merce maggiormente offerta al pubblico erano le sanguisughe! Parliamo con tanti commercianti, concludiamo estenuanti trattative e dopo aver comprato delle pashmine procediamo per i vicoli alla ricerca della moschea di Solimano.
Raggiunto il curatissimo quartiere universitario siamo a due passi dalla nostra prossima destinazione e dopo un boccone al volo (indovina? Kebab!) attendiamo il termine della funzione per entrare. Purtroppo l’interno della moschea è in restauro ma non rimpiangiamo di essere arrivati fin lì: il cimitero adiacente alla moschea con le tombe di Solimano il Magnifico e i suoi cari, e le meticolose abluzioni dei fedeli che si lavano prima di cominciare a pregare, valgono la lunga scarpinata fatta. Riscendiamo dalla collina (Istanbul sorge su un territorio che include sette colli, come a Roma) e riprendiamo la strada per l’hotel cercando però, nel dedalo di vicoli che caratterizzano la zona, il Valid Han, l’ultima tappa del nostro giro dei bazar. Il motivo che ci spinge a questa ricerca lo troviamo nella guida, che cito testualmente: “Costruito nel 1651 è l’han più grande della città (l’han è un edificio di due-tre piani con un porticato al pianterreno, fungevano da alberghi e magazzini per i mercanti). E’ sporco ma in grado di evocare i tempi che furono…”
Dopo questa lunga avventura bissiamo la pausa rilassante nella zona benessere del nostro hotel e poi siamo di nuovo in strada per l’ultima cena turca. Abbiamo scelto di visitare il ristorante di Erol Tas, una star turca del cinema. Raggiungiamo il locale attraverso una strada pedonale che separa i giardini di Topkapi da Aya Sofya, la passeggiata è piacevole e i fortunati abitanti di quella stradina sono davvero dei privilegiati: la zona è silenziosa e, soprattutto, ha delle magnifiche visuale del monumento simbolo della città. Al ristorante mangiamo shish kebab (carne d’agnello tagliata a cubetti) e beviamo Efes, la leggera birra turca. Parliamo con Boahb, il cameriere di origine uzbeka, che ci dà delle dritte interessanti su una città da inserire nella lista dei viaggi futuri: Samarcanda. Ed è con questa voglia di oriente ancora più estremo che concludiamo la nostra breve vacanza a Istanbul, ormai siamo pronti alla partenza ma prima ci andremo a godere un’ultima notte da gran visir, con dolci, bevande e narghilè sotto il cielo stellato.

 

10/10 Istanbul – Roma

 

Il giorno della partenza è dedicato alle ultime spese e, soprattutto, a un bilancio sulle sensazioni che ci ha regalato Istanbul.
Oltre alle cose che abbiamo acquistato al mercato delle spezie abbiamo portato in Italia anche dei puff in pelle, scarpine, magliette, souvenir classici tipo calamite da frigo, posaceneri, segnalibri, ecc… per questo genere di cose si spende davvero molto bene e spesso pagare in euro conviene più che usare la moneta turca (dipende dagli oggetti e dal venditore).
Per quanto riguarda invece i pasti e gli ingressi alle principali attrazioni della città, i prezzi sono ormai in linea con gli standard europei, almeno nel centro storico.
Istanbul mi ha molto meravigliato, l’avevo sempre immaginata come una città arretrata, polverosa, non troppo pulita eppure abbastanza affascinante da meritare una visita. Sono contento di essere andato a vedere con i miei occhi e di poter ora modificare quei vecchi pregiudizi: Istanbul è bella, molto bella, e riesce a trasmettere sicurezza nonostante sia in un’area considerabile “a rischio” (l’ultimo attentato con morti risale a luglio 2008). La città si presente curata, pulita e ben servita dai mezzi pubblici, specie all’interno del centro storico.
Certamente la scelta dell’hotel si rivela fondamentale, in particolar modo per escursioni brevi come la nostra. Noi abbiamo soggiornato al Sapphire e una volta sul posto ci siamo resi conto di aver fatto una scelta perfetta: in tre giorni non è stato mai necessario prendere un solo mezzo di trasporto, tutto era raggiungibile a piedi immergendosi pienamente nei ritmi quotidiani della vita cittadina.
Nel quartiere dei bazar i venditori non sono particolarmente insistenti, basta rifiutare in maniera ferma e gentile e magari evitare di incrociare a lungo gli sguardi se non si ha intenzione di comprare o visitare un negozio. In fondo queste persone devono vendere e cercheranno di convincervi con tutti i mezzi della bontà delle loro merci. Una volta dentro… è difficile dire di no! 
Quindi, per concludere, Istanbul la consiglio a tutti. E’ un posto dove prima o poi tornerò perché per quanto abbia visto molto, sono sicuro di aver visto poco.

Omaggi ottomani, G.

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