Categoria: Reportage

Diario di viaggio a Valencia

Incontri ravvicinati al Museo Oceanografico e al Bioparco di Valencia
Rinoceronti al Bioparco di Valencia, il Museo Oceanografico e incontri ravvicinati tra mani e pinne

Il mio conto alla rovescia è finalmente arrivato!

Dopo 4 anni, 3 mesi, 2 figlie e 1 pandemia è il momento di riprendere a fare una cosa che mi è sempre riuscita bene nella vita: viaggiare!
Per rimettere piede fuori casa e iniziare la nuova esperienza di viaggiatori-genitori, abbiamo pensato a Valencia: un luogo con cultura e gastronomia molto simili alle nostre. Non troppo grande, servita bene, con tanti parchi, piste ciclabili e un museo oceanografico meraviglioso.

15/04 Roma-Valencia

Come sempre abbiamo giocato d’anticipo e a gennaio, all’apice dell’espansione dei virus scolastici, abbiamo incrociato le dita e scommesso su aprile per sperare in un viaggio in piena salute. Abbiamo acquistato i biglietti su Ryanair con una spesa complessiva di 500 Euro; le bimbe hanno pagato una tariffa normale e abbiamo scelto di imbarcare un paio di bagagli da stiva (10 chili) visto che porteremo con noi anche il passeggino (gratis). La cifra finale include anche una novità assoluta per noi: un’assicurazione in caso di mancata partenza. E per poco non la sfrutteremo!
Proprio così, dopo una settimana in perfetta salute, D. si sveglia e pronuncia la parole più temute: “Ho freddo”. Misuriamo la febbre e il 38.8 del termometro ci atterrisce. Con i preparativi abbondantemente conclusi e le valigie pronte, facciamo un tentativo estremo: un passaggio dal nostro pediatra che proprio questo giorno è di turno vicino a noi.
Per fortuna ci rassicura sul fatto che molto probabilmente è una reazione allergica e ci dà una terapia da iniziare subito. Allora decidiamo di forzare un po’ e partiamo decisi verso Roma, anche se con un’ora di ritardo rispetto al previsto.
Complice il lungo tragitto da percorrere, all’arrivo otteniamo la prima soddisfazione: già al parcheggio Alta Quota (4 giorni, 22 Euro) la piccola D. sembra nuova di zecca. I bambini hanno una capacità di recupero incredibile, io con 38.8 avrei iniziato a dettare le ultime volontà…
La navetta ci porta verso i terminal e per le bimbe inizia qualcosa di completamente nuovo e diverso, per noi è una sorta di ritorno alla “normalità” ma capiamo subito che in questi 4 anni il mondo è andato avanti e sono cambiate molte cose. E sinceramente non rimpiango questo lungo stop causato (anche) dalla pandemia: viaggiare tra restrizioni, regole, quarantene, non sarebbe stato affatto facile e non mi sarebbe piaciuto.
Le differenze più importanti rispetto al mio ultimo volo? A Fiumicino ci dicono che posso portare a bordo fino a tre litri di liquidi e, soprattutto, non devo più tirare fuori dallo zaino i dispositivi digitali. I nuovi scanner controllano tutto in meno tempo e con disagi minori per i passeggeri.
Alle bimbe piace l’atmosfera caotica dell’aeroporto: hanno le loro belle valigie cavalcabili, vedono tante persone, negozi e ogni tanto si lanciano in qualche playground strategico.
Quando arriva il momento dell’imbarco, però, si sfiora un altro psicodramma: non troviamo più Simpa, un piccolo dinosauro di gomma che ci segue ovunque. Siamo praticamente sul finger che ci porta dentro l’aereo quando chiedo alle hostess di poter uscire per una ricerca disperata. Ricerca inutile perché alla fine il buon Simpa si era “distrattamente” rifugiato nello zaino di Fede e aspettava solo di essere ritrovato!
Tutto è andato per il meglio, esattamente come il battesimo del volo per le bimbe: sono state attente e curiose in tutte le fasi. E dopo la perplessità causata dal rumore crescente del rullaggio, quando l’aereo si è staccato da terra ho visto dei sorrisi convincenti. Anche se poi il primo sguardo dal finestrino ha dato una spolverata di panico agli occhi. Dopo le rassicurazioni e la tranquillità trasmessa, va tutto alla grande fino a Valencia.
Le operazioni di sbarco vanno via veloci, ritiriamo le nostre comodissime valigie e seguiamo le indicazioni per la metro. Compriamo il biglietto che ci porterà verso il centro, direzione Marìtim, e a Guimerà facciamo l’unico cambio previsto per raggiungere Tùria, la nostra fermata di riferimento. In totale impieghiamo 30 minuti per arrivare dall’aeroporto all’hotel.
Per il nostro soggiorno abbiamo scelto l’Hotel Tùria, molto grande e ben posizionato: di fronte la fermata della metro, adiacente a due grandi centri commerciali, a 800 metri dal centro storico e soprattutto a ridosso del vecchio letto del fiume omonimo che attraversa e caratterizza Valencia. In seguito alle alluvioni, il fiume Tùria è stato deviato per proteggere la città e i vecchi argini oggi ospitano un parco enorme, verde e percorribile in bici per oltre 10 chilometri.
Abbiamo prenotato una junior suite per stare comodi e all’ottavo piano godiamo anche di una bella vista panoramica sulla città.
La giornata è stata piuttosto intensa e inizialmente burrascosa, adesso che siamo arrivati tranquilli ci possiamo rilassare e fare un giro al Corte Inglés vicino per poi fermarci a cena. La scelta ricade sul menu senza glutine di Burger King che in Italia non è ancora disponibile, spendiamo in totale 31,50 Euro per tutti e quattro e nonostante la giornata intensa le piccole alle 23:30 sono ancora belle arzille, mentre noi siamo stravolti dalla stanchezza.
Dai, per oggi basta così: tutti a nanna!

Quanto abbiamo camminato oggi? 4,4 km

16/04 Valencia (Museo Oceanografico)

Eccoci pronti per il primo giorno completo a Valencia! Il programma di oggi ha ispirato questo viaggio e siamo tutti eccitati, forse noi adulti anche più delle bimbe che vivono ogni cosa con naturalezza e fiducia cieca.
D. e I. non sono mai state delle dormiglione. Consideriamo questa caratteristica un difetto enorme, che ci toglie energie, ma certe volte torna decisamente utile. Per esempio quando abbiamo molte cose da fare e vogliamo iniziare presto: alle 9:00 siamo già tutti pronti e riuniti attorno al tavolo per la colazione.
Facciamo un bel pieno di energie, proviamo cose nuove e le bimbe si divertono molto a scegliere dal buffet e assaggiare il latte con il Nesquik. Tutto in sicurezza e con un angolo dedicato alle proposte senza glutine.
Siamo pronti per ritirare le bici prenotate dall’Italia sul sito Valencia Bikes, dobbiamo solo attraversare il ponte e raggiungere la rimessa.
Abbiamo scelto il noleggio per una giornata intera (due bici, 40 Euro), la consegna è veloce e bastano pochi minuti per inforcare il nostro nuovo mezzo di trasporto, assicurare le bimbe sui seggiolini, indossare i caschi e prendere la rampa che ci porta nel vecchio letto del fiume Tùria.
Da qui prendiamo la direzione del mare, ci separano quasi sei chilometri dalle grandi strutture di Calatrava che caratterizzano lo skyline di Valencia: Museo Oceanografico stiamo arrivando!
Prima però abbiamo da meravigliarci lungo la pista ciclabile ricca di vegetazione e costellata da punti di ritrovo, sculture, fontane, playground, campi da calcio, rugby, attrezzi ginnici e tanti prati dove le persone si riuniscono per mangiare, ballare, prendere il sole e fare esercizi. Un’idea bellissima nel cuore della città, molto apprezzata visto il numero considerevole di persone che troviamo a fare attività all’aperto.
Completiamo il nostro percorso con un passo lento, per goderci la bellissima giornata di sole e qualcuno alle nostre spalle si rilassa così tanto che ci scappa pure il pisolino in bici!
Non dobbiamo mai uscire dalla pista, perché l’intero complesso di Calatrava risiede nel letto del fiume. Quindi a un tratto si presentano davanti a noi i primi edifici di questa “città nella città” e passiamo in rassegna Il Palazzo della Arti Reina Sofia, l’Hemisferic e il Museo delle Scienze fino ad arrivare all’Oceanografico. In questi passaggi finali la cura degli spazi circostanti è ancora maggiore e i prati si alternano a grandi specchi d’acqua su cui affacciano le strutture, enormi e bianche. Ci fermiamo più volte a contemplare il sapiente gioco di riflessi e la veduta d’insieme che stupisce e incanta.
Siamo puntuali rispetto all’ora che abbiamo scelto per l’ingresso (dalle 12:00) e siamo già muniti di biglietti comprati online sul sito ufficiale (101,50 Eu), quindi lasciamo le bici, ritiriamo la mappa e ci prepariamo a iniziare la nostra visita dalle vasche dedicate all’Oceano.
Prima, però, una pausa-pranzo da Océanos (un self-service ibrido dove a ritirare i vassoi vuoti ci pensano dei robot) per mangiare (senza infamia e senza lode) nella veranda del ristorante, seduti davanti a un gruppo di pellicani e fenicotteri, una paella e un pollo arrosto con patate (31,60 Eu).
Con la pancia piena ci immergiamo letteralmente nell’atmosfera oceanica e circondati da grandi vetrate attraversiamo i tunnel che collegano le vasche piene di pesci enormi e squali. Poi ci spostiamo verso le acque più fredde per vedere i beluga inseguirsi e giocare con una boa, poi passiamo all’habitat Mediterraneo e infine, dopo aver salutato i simpatici pinnipedi, ci spostiamo verso i colori sgargianti dei mari tropicali.
Tutte queste “immersioni” mettono fame e così facciamo una pausa vicino ai leoni marini che si godono il sole davanti la gelateria Rompehielos dove le bimbe provano un orrendo gusto chicle (ufficialmente marshmellow) di Carte d’Or che fortunatamente in Italia non sembra ancora arrivato!
Alle 17:30 concludiamo la nostra visita e riprendiamo le bici per raggiungere la prossima, tanto attesa destinazione: il Parco Gulliver.
Inaugurato nel 1990 è un’idea formidabile: una gigantesca statua del Gulliver di Jonathan Swift, disteso a terra come nella scena iconica dei suoi viaggi avventurosi. E chi sono i lillipuziani che l’hanno catturato? Ma noi! Adulti e bambini che salgono sul gigante lungo 70 metri e tornano a terra utilizzando scivoli grandi e piccoli, larghi e stretti, alti e bassi che si trovano lungo tutta la superficie, dai capelli alle scarpe. Un divertimento… gigantesco!
Intorno alle 19:00 torniamo in hotel, lasciamo le bici in garage e decidiamo di restare a cena qui visto che le bimbe dicono di essere molto stanche. Anche se a quanto pare, però, hanno ancora le energie necessarie per scatenarsi in una ludoteca del vicino centro commerciale e saltare sugli elastici, arrampicarsi in un percorso a ostacoli, lanciarsi in uno scivolo che termina in una piscina di palline! Pensiamo di dover faticare di più per strapparle al divertimento ma si vede che anche loro hanno fame e non si lasciano pregare.
Oggi è l’ultimo giorno di una promozione infrasettimanale in hotel e ne abbiamo approfittato: bimbi gratis e buffet adulti a 18,90 Euro. Dopo aver ricevuto istruzioni sui cibi senza glutine, assaggiamo un po’ di cose e alcune sono molte buone: in particolare il filetto di salmone e la frittata di patate. La piccola I. è quella che osa di più e durante un sopralluogo sul buffet, una volta riconosciuta la forma non riesce a resistere: chiede un improbabile piatto di fusilli tricolore e così sfatiamo un tabù. Per la prima volta in famiglia abbiamo qualcuno che mangia pasta all’estero. Eresia!
La giornata è stata lunga e divertente, siamo tutti stanchi ma prima di dormire ci facciamo un bel bagnetto nella nostra maxi vasca.

Quanto abbiamo camminato oggi? 9,1 km

17/04 Valencia (Bioparco)

Se le bimbe sapevano sin dalla partenza dell’acquario che avremmo visto a Valencia, per oggi avranno una bella sorpresa perché la visita in programma è una novità anche per noi e si rivelerà una scelta molto adatta per passare una giornata all’aperto e intrattenere i più piccoli. Anticipo fin d’ora che per le nostre bimbe il ricordo migliore di Valencia, la “cosa più bella” vista qui, anche più dell’Oceanografico, sarà proprio questa: il Bioparc di Valencia.
Alle 8:00 facciamo colazione e poi scendiamo subito a prendere le bici per raggiungere un forno individuato in Italia dove fare una bella spesa per la pausa-pranzo: Panadería Baking Free – Artesana Sin Gluten è proprio dietro il nostro hotel e prepara pietanze belle e buone, dolci e salate. Oggi mangiamo tutti senza glutine!
Compriamo pizza, empanadas (vari gusti: tonno e cipolla, carne, formaggio) e qualche donuts molto invitante. Poi torniamo a restituire le bici, recuperiamo il passeggino in hotel e ci spostiamo di pochi metri verso una pensilina per aspettare il bus 95. Compriamo i biglietti a bordo (1,50 Eu) e ci facciamo dare un passaggio fino all’ingresso del bioparco. Il tragitto è breve e normalmente l’avremmo fatto a piedi ma con le bimbe è tutto diverso ed è meglio che conservino le forze per l’escursione e non per il collegamento.
All’ingresso paghiamo 80,40 Eu (a partire da quattro anni pagano un prezzo ridotto di 6 Euro rispetto al biglietto intero, gratis sotto i 4 anni) e dopo aver attraversato il ponte che passa sul bel Parco di Cabècera (siamo praticamente alla “sorgente” del fiume-parco Tùria) entriamo nella grande zona in cui sono riprodotti habitat africani.
Il percorso della visita è pensato molto bene ed è decisamente coinvolgente: tutto ruota intorno a un enorme spazio centrale che rappresenta la savana. Qui condividono gli spazi tanti animali (giraffe, struzzi, rinoceronti, zebre, gazzelle…) e il pubblico cammina intorno a questo grande ambiente seguendo i sentieri che si diramano lungo il percorso del perimetro, dove sul versante esterno ci sono altre piccole deviazioni per vedere altri animali in altri ambienti perfettamente ricostruiti.
Scegliamo il verso della nostra visita e seguiamo la mappa fino a una piccola zona pic-nic dove alle 14:30 ci fermiamo per mangiare. Il cibo che abbiamo comprato è ottimo, le bimbe gradiscono molto e dopo una banana mangiata in modalità giungla, riprendiamo la visita e ci dirigiamo verso la selva equatoriale per incontrare coccodrilli e gorilla.
Restiamo praticamente fino all’ora di chiusura e prima di andar via non può mancare l’acquisto di un souvenir nel fornitissimo bookshop. Ovviamente anche in questa occasione abbiamo la conferma che le nostre bellissime bimbe hanno gusti non propriamente mainstream: per loro non esistono leoncini, zebre e altri animaletti carucci. No, loro puntano subito i peluche di coccodrillo e gorilla! (38 Eu).
Torniamo a prendere il bus 95 per fare un pit-stop in hotel e uscire subito, alle 18:30, per un giro nel centro storico.
Per questi spostamenti più rapidi e dell’ultimo minuto scegliamo di muoverci in taxi, dalla stazione situata proprio davanti al ristorante dell’hotel. Bastano 8 Euro e 10 minuti per arrivare in Plaça de l’Ajuntamento, il cuore del centro di Valencia, e da qui percorriamo tutta Calle de Sant Vincent Màrtir, la strada principale che attraversa la città vecchia. Costellata di negozi e locali molto frequentati, attraversa Plaça de la Reina su un lato della quale sorge l’ingresso della Cattedrale di Valencia.
Dopo aver visto un paio di esibizioni di artisti di strada entriamo nella chiesa per ammirare gli interni e una cappella in cui è custodito, qui come in altre decine di luoghi sparsi in tutto il mondo, il Santo Graal ovviamente più autentico che ci sia.
Dopo la visita proseguiamo la passeggiata lungo i vicoli del centro storico fino a raggiungere Plaça de la Virgen (oggi denominata Plaça de la Mare de Déu) che ospita la grande fontana che rappresenta il fiume Tùria.
Ci piace camminare, quindi cambiamo marciapiede e rifacciamo il percorso nel senso inverso, fino alla piazza del municipio e proprio qui compriamo i souvenir. Dopo aver fatto un po’ di confronti, scegliamo El Salero per portarci a casa i nostri grandi classici: magneti, sportina e due t-shirt (23,30 Eu)per una nuova collezione tutta da iniziare.
Proprio vicino al negozio mangiamo da Hamburguesa Nostra una paninoteca buonissima dove anche le salse sono artigianali, trovata grazie all’app Gluto. Le bimbe restano sul classico cheeseburger ma noi ci concediamo uno Smash (enorme doppio cheeseburger, bacon, cipolla croccante, salsa cheddar affumicata) con un paio di pinte e dopo aver pagato il conto (59,50 Eu) prendiamo subito un taxi in piazza per tornare in hotel (7.75 Eu). Sono le 23:00 e siamo tutti distrutti!
Anche l’ultimo giorno a Valencia è andato, domani si torna a “Casa Bella” (come la chiama D.).
Ma prima…

Quanto abbiamo camminato oggi? 9,2 km

18/4 Valencia – Roma

Oggi è il giorno del ritorno in Italia ma siccome abbiamo combinato degli orari comodi per volare, abbiamo ancora un po’ di tempo per le ultime escursioni. Ci svegliamo un po’ prima per preparare le valigie e dopo l’ormai consueta, ricca colazione salutiamo e lasciamo i bagagli nella reception. Ci resterà un buon ricordo dell’hotel, non solo per la logistica ma soprattutto per le persone che si sono sempre impegnate per assistere le bimbe e farle sentire a casa.
Abbiamo poco tempo e idee chiare, quindi prendiamo un taxi e ci facciamo lasciare in centro, all’ingresso dello spettacolare Mercado Central di Valencia.
Ci sono oltre 400 commercianti in questa affascinante struttura in stile liberty e noi vaghiamo per i banchi in cerca di qualcosa da portare via per pranzo. Passiamo in rassegna praticamente tutto: carne, pesce, verdure, spezie e ritroviamo la conferma dei tanti viaggi fatti in passato. Un mercato è l’ideale per conoscere meglio un luogo: ci sono le persone, le tradizioni, i colori, i profumi e i sapori.
Da qui passeggiamo ancora nei vicoli della città vecchia fino a raggiungere lo storico palazzo del 1700 che ospita il Museo della Ceramica. Siamo venuti qui appositamente per scattare una foto del sontuoso portale d’ingresso, sfarzosamente decorato con un sapiente mix di stili: barocco, rococò, neoclassico e un pizzico di oriente.
Dopo una breve tappa in un vicino Carrefour per comprare pane, prosciutto e succhi di frutta, alle 12:40 riprendiamo un taxi per tornare in hotel, ritirare i bagagli e dirigerci verso l’aeroporto.
Il ritorno è facile, conosciamo l’itinerario e arriviamo in perfetto orario per fare con calma tutte le procedure per l’imbarco. A Valencia è diverso rispetto a Fiumicino e per certi versi ci sembra che il tempo non sia passato: i liquidi sono ammessi solo in presenza di bambini e dopo scansione molecolare. Mentre i dispositivi elettronici vanno messi fuori dagli zaini, e per un attimo torniamo all’ultimo viaggio a Vienna nel 2019. Sembra passata una vita per noi che eravamo abituati a partire almeno 4 volte all’anno!
L’importante è aver ricominciato, aver capito nuove dinamiche, ritmi ed equilibri diversi rispetto al passato. Interrompere la routine delle bimbe e catapultarle in luoghi dove tutto è diverso, può disorientare (questa è la spiegazione che ci siamo dati per alcuni capricci iniziali) e abbiamo dovuto “rallentare” e diversificare le nostre abitudini in viaggio. Bisogna alternare il loro passo al nostro e dobbiamo imparare ad apprezzare anche questo modo di viaggiare, sicuramente più slow.
Il ritorno fila liscio, le bimbe sembrano già aver preso confidenza con l’aereo e ronfano per quasi tutto il volo. Poi una volta a Roma sentiamo tutto il loro entusiasmo per il ritorno a casa sempre più vicino.
Dopo aver ritirato i bagagli e la macchina ci fermiamo a mangiare un’ottima pizza da Buongiorno Napoli (unico punto ristoro senza glutine, nel centro commerciale Aprilia2) e arriviamo a Gaeta alle 23:00 con le bimbe che già dormono e che faranno una tirata fino alle 8:30 del giorno dopo! Roba mai vista dalle nostri parti.
A quanto pare viaggiare stanca quelle due Caterpillar, quindi vuol dire che dobbiamo farlo più spesso! E lo faremo.
Ci vediamo a Skiathos tra un paio di mesi! Prossima tappa Skiathos! 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 28,2 km

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Lonely Planet Valencia disponibile su Amazon
Libri letti su Kindle: Perfect day di Romy Hausmann

Diario di viaggio: Castelli Romani, Castelgandolfo e LunEur Park

Castelli Romani: natura, arte, diverimento
In foto: il lago di Nemi, i Giardini Vaticani di Castelgandolfo e le attrazioni del LunEur Park e MagicLand

Questo è il breve diario di viaggio attraverso i suggestivi Castelli Romani. Abbiamo visitato Genzano, Nemi, Marino, Frascati, l’affascinante Castel Gandolfo con le residenze papali e non ci siamo fatti mancare il divertimento con il Luna Park dell’EUR a Roma.
Per noi è stato un viaggio ricco di scoperte, esperienze indimenticabili e tante risate in formato famigliare.

05/09: Gaeta – Genzano – Nemi – Marino (120 km)

Partenza da Gaeta fissata alle 11:00 e dopo quasi due ore arriviamo a Genzano di Roma, pittoresca cittadina nota per il suo caratteristico centro storico e il celebre festival dei fiori. Da qui inizia il nostro viaggio alla scoperta dei Castelli Romani.
Prima di iniziare qualsiasi esplorazione, dobbiamo trovare del cibo per il nostro pranzo al sacco. Sul viale principale troviamo una gastronomia che ci ispira e ci lasciamo tentare dai deliziosi panini con porchetta e le focacce cotte a legna farcite con mortadella. Spendiamo 6,50 Euro e ci spostiamo in un vicino parco giochi dove le bimbe mangiano e sgranchiscono le gambette su scivoli e altalene. Dopo la pausa ci immergiamo nella bellezza del centro storico di Genzano, passeggiando tra le sue stradine lastricate e ammirando gli antichi palazzi. Ma questa è solo una tappa, per noi è tempo di partire per la prossima destinazione: il borgo di Nemi.
Il tragitto da percorrere è breve e alle 16:00 siamo pronti a gustare un bel gelato davanti al panorama dell’incantevole laghetto vulcanico, una vista mozzafiato sullo specchio d’acqua e i dintorni che riempiono gli occhi della bellezza della natura. Dal belvedere centrale facciamo ancora una passeggiata e ci gustiamo l’aria fresca, le fontane, i particolari dei negozi di artigianato e sembra che tutti vogliano socializzare con le bimbe. Quindi si meritano un altro giro di scivoli nella micro villetta comunale prima di riprendere la strada per Marino, la nostra destinazione finale dove arriveremo alle 18:00.
Il tempo di fare conoscenza con Laura, la host che abbiamo scelto su Airbnb, lasciare i bagagli in quella che per qualche giorno sarà la nostra casa (bella, grande, con un giardino pieno di giocattoli!) e siamo di nuovo in marcia per il centro. Raggiungiamo la zona della biblioteca comunale e – indovina un po’? – restiamo nel parco a giocare fino all’ora di cena, quando ci spostiamo verso Frascati per il primo e vero pasto del giorno. Finalmente!
Frascati è famosa per i suoi vini e la sua gastronomia tradizionale, arriviamo alle 20:30 e prima di sederci a tavola dobbiamo superare la difficoltà di trovare parcheggio: il ristorante che abbiamo scelto è l’Hostaria Santa Maria che è nel centro storico inaccessibile alle auto. Quindi dopo diversi giri a vuoto, capiamo che bisogna parcheggiare nei pressi del comune e raggiungere a piedi il locale. Per fortuna la pazienza e la perseveranza vengono ripagate da quella che sarà la miglior cena del viaggio.
Ordiniamo per le bimbe un classico ragù e pollo arrosto con patate al forno, mentre noi grandi scegliamo qualcosa di più elaborato: fettuccine con ragù bianco di agnello e arancia, accompagnate da irresistibili involtini di manzo ripieni di mortadella su crema di zucchine. Ovviamente abbiamo bevuto vino Frascati per una spesa finale di 58 Euro, una cifra che al termine di una costosissima estate a Gaeta troviamo decisamente bassa (quest’anno da noi non si sono proprio regolati con i prezzi!).
Alle 22:30 siamo in macchina per la prima notte fuori che filerà liscia come non succede praticamente mai a casa: la giornata e il cambio d’aria le ha distrutte! 🙂

06/09 Marino – Roma Luna Park EUR (50 km)

Il nostro programma di viaggio per oggi prevede una piccola fuga dai Castelli Romani perché trascorreremo l’intera giornata al Luna Park dell’EUR, a Roma. Era molti anni che non andavo e l’ho trovato in condizioni splendide, finalmente! Forse un po’ troppo complessa la biglietteria con la scelta dei ticket per tutte le attrazioni oppure i crediti “LunaLire” da consumare solo su alcune.
Noi decidiamo di comprare un ingresso illimitato e ci danno un bracciale da indossare per accedere alle singole attrazioni in qualità di accompagnatori, infatti abbiamo trovato il parco davvero a misura per le nostre bambine (e anche qualcosa in più, diciamo che fino ai 10 anni qui si divertono, poi ci sarà bisogno di un po’ più di adrenalina). Le attrazioni sono numerose e tutto è molto curato, in più siamo al termine dell’estate con le scuole che hanno riaperto e in piena settimana, quindi non incontriamo file né affollamento.
Il parco è tutto per noi e ci divertiamo molto su attrazioni classiche come le montagne russe e l’otto volante, e poi sperimentiamo qualcosa di nuovo: percorsi avventura, navi volanti, fattorie impazzite e giochi d’acqua. D. resta affascinata dalle moto a forma di animali e praticamente fa un giro con tutte le figure, una specie di scuola guida: inizia accompagnata e finisce i giri di pista da sola. Poi all’uscita incontra una riproduzione di scheletro di T-Rex e per lei la giornata potrebbe finire anche lì!
Dopo la pausa-gelato, rientriamo verso Marino e puntiamo dritti un luogo insolito che abbiamo notato ieri notte, mentre tornavamo da Frascati: in via Cave di Peperino c’è un giardino comunale con tante piccole biciclette, monopattini e skate apparentemente “abbandonati”. La nostra immaginazione è stata confermata sul posto alla luce del sole: in pratica le famiglie lasciano lì i giochi dei bambini che crescono, mettendoli a disposizione di altri bambini che magari non possono averne a casa. Un’idea molto intelligente di riciclo, di comunità, di condivisione e rispetto. Tutto è in ottime condizioni e le nostre bimbe, come tutti gli altri, sono euforiche: sembra incredibile che possano salire e scendere a loro piacimento da qualsiasi trabiccolo a due, tre e quattro ruote!
Dopo i consueti scivoletti finali, partiamo per una per un’altra cena rilassante a Grottaferrata, ancora un piccolo borgo ai piedi dei Castelli Romani. Non possiamo proprio rinunciare al premio finale (almeno per noi grandi!) di una giornata decisamente intensa.
La nostra scelta ricade su Fatto in casa una trattoria locale molto curata negli arredi e nelle proposte. Assaggiamo il grande classico della cucina romana, l’amatriciana, e poi qualcosa di più insolito, come i pansotti ripieni di burrata con pomodorini secchi e pistacchi. Siccome abbiamo bruciato molte energie, ordiniamo anche un coniglio porchettato su purè di patate e zafferano. Da bere l’immancabile Frascati fresco e per le bimbe ancora una pennetta con ragù bianco. Lasciamo sul tavolo 62 Euro e stavolta le bimbe non si addormentano durante il tragitto di sei chilometri che ci separa da Marino, così alle 22:00 ne approfittiamo per fare un bel bagno nella grande vasca angolare. Fresche, pulite e profumate si addormentano subito e dopo un po’ crolliamo anche noi.
La prima volta in un Luna Park non si scorda mai! 😉

07/09 Marino-Castel Gandolfo (Giardini Vaticani) (40 km)

Anche oggi ci aspetta un’altra giornata molto intensa, programmata e organizzata con un po’ di attenzione anche per noi adulti. Dopo i preparativi da record, usciamo alle 9:45 per una visita ai famosi Giardini Vaticani di Castelgandolfo, residenza estiva dei Papi e località prestigiosa dei Castelli Romani. I biglietti costano 12 Euro e li abbiamo acquistati online, dove è possibile scegliere la fascia oraria dell’ingresso. Prima di entrare bisogna passare per la biglietteria (puntuali!) per convertire il tagliando digitale con quello stampato.
La guida ci invita a seguirla lungo i sentieri che mostrano la bellezza dei giardini, passeggiando tra le aiuole fiorite e gli antichi alberi secolari. Ammiriamo le meraviglie architettoniche e paesaggistiche del luogo e le bimbe ci seguono. Una menzione d’onore va a D. che fa tutto il percorso senza passeggino e, soprattutto, senza lamentarsi e senza chiedere di stare in braccio!
La visita dura un’ora e mezza e al termine torniamo in macchina per raggiungere la campagna di Velletri, dove incontreremo Enrico ed Erika presso l’Agriturismo Armando Iacchelli. Una scelta che si rivelerà perfetta per incontrare amici, mangiare insieme e distrarre le bimbe con tanti animali da fattoria.
A tavola, però, non ammettiamo distrazioni e quindi ordiniamo: lasagne, fettuccine ai funghi porcini, due mezze maniche all’amatriciana, spiedini misti e salsiccia alla brace con patate. Da bere tre quarti di vino bianco e rosso, tutto era molto buono e incredibilmente economico: solo 22 Euro a persona!
Dopo i commoventi saluti con Enrico ed Erika, che le nostre bimbe adorano anche se non li vedono spesso, facciamo rientro verso i Castelli Romani. Ci dirigiamo prima a casa per una pausa in giardino e un po’ di relax, poi prendiamo un gelato da Pasqualotto, gelateria storica di Marino considerata la migliore dalla nostra host e poi andiamo alla ricerca di un’altra villetta comunale. Questa volta finiamo in quello che chiamano il “giardinaccio”, meno curato degli altri, più affollato e con scivoli in condizioni non proprio buonissime. Diciamo che l’unico vantaggio qui è che le bimbe non fanno storie quando è il momento di andare via! 🙂
Per l’ultima cena abbiamo scelto di tornare a Frascati, all’Hostaria Santa Maria. Stavolta sappiamo già cosa fare per il parcheggio e quindi andiamo dritti al tavolo prenotato: ci era piaciuta molto la gentilezza, la pazienza e l’attenzione per le bimbe, quindi il bis era d’obbligo. Peccato solo che in questa occasione hanno problemi di personale in sala e vanno lunghi con i tempi, molto lunghi. Scegliamo dal menù del giorno lo stesso ragù bianco della volta scorsa, questa volta per le bimbe, mentre noi ordiniamo uno spaghetto limone, burro, menta romana e pepe. Lasciamo sul tavolo 40 Euro un po’ delusi per il finale agrodolce che ci lascerà l’esperienza qui, ma faremo di tutto per far prevalere il ricordo della prima serata!

08/09 Marino – Rainbow MagicLand – Gaeta (160 km)

Il giorno della partenza salutiamo Laura, promettendoci di rivederci a Gaeta dove lei viene periodicamente per giocare a bridge (promessa mantenuta qualche settimana dopo!) e alle 10:45 iniziamo ad allontanarci dalla mitica zona dei Castelli Romani, diretti a Valmontone. Prima del ritorno a casa abbiamo un’ultima sorpresa per le bimbe: il parco a tema MagicLand, il più grande centro-sud!
Parcheggiamo all’ombra (7 Euro) e grazie a dei flyer trovati in una gelateria nei giorni scorsi, all’ingresso acquistiamo due biglietti al prezzo di uno (19 Eu). Le bimbe entrano gratis ma saranno poche le attrazioni per loro, sono ancora piccoline! Però si divertono molto a vedere le aree tematiche, le ricostruzioni e poi qualche attrazione per loro c’è: un trenino, un otto volante, un playground e un viaggio nel tempo virtuale in 4D con tanto di dinosauri che per D. sembra un sogno.
All’interno del parco mangiamo una focaccia e dopo l’immancabile gelato pomeridiano, ci avviamo lentamente avviamo verso l’uscita che rappresenta la fine del viaggio.
Siamo accaldati, siamo felici, siamo uniti e dopo l’acquisto di qualche souvenir siamo pronti per scattare l’ultima foto del viaggio: sorridere di fronte alla loro gioia e alle loro risate contagiose è la cosa più facile del mondo. Il nostro viaggio alla scoperta dei Castelli Romani finisce qui.
Da domani si ricomincia a lavorare e si torna a scuola, però abbiamo capito che possiamo continuare a organizzare altre uscite, sempre più lunghe e sempre più lontane. Siamo fiduciosi: ci saranno altre tappe di avvicinamento che ci faranno tornare a viaggiare (quasi) come una volta, quando questo blog era molto più attivo e visitato.
Intanto siamo ripartiti dopo l’ultimo diario di viaggio in Italia scritto nel 2020. Ci vorrà ancora tempo e pazienza, tanto sono pur sempre un ex-blogger. No?! 😉

Note
Alloggio prenotato su Airbnb
Libro letto su Kindle: Il maratoneta di William Goldman

Viaggi e foto Instagram: le più viste

Il mio profilo Instagram
Il mio profilo Instagram

Il viaggio all’estero è ancora lontano e molto probabilmente quest’anno non ci sarà neanche il viaggio in Italia: troppi impegni e un trasloco da organizzare ci fanno rinviare tutto. L’intenzione di un lungo week end a Ottobre, c’è. Vediamo se riusciremo a farlo, magari ci scappa un mini-diario di viaggio.

Il senso di questo blog restano i diari di viaggio e se non parto ho poco da scrivere. Da quando sono costretto a casa, ho pubblicato qualche post per tenermi in esercizio e ovviamente i protagonisti sono sempre i viaggi. Ho scritto di Libri ambientati a…, di stanze e di hotel visti, di idee per un week end. Insomma, ho provato a dare qualche spunto in base alle mie esperienze.

Questa volta ho pensato a una classifica legata alle mie foto di viaggio più apprezzate su Instagram, quelle più “ripostate” e diffuse. Ho un profilo su questo social e ogni domenica pubblico una foto accompagnata da un aforisma. Ogni tanto capita che alcune foto attirino l’attenzione in modo particolare e lo noto per i numeri decisamente diversi dagli altri.

In preda alla nostalgia ho selezionato le cinque foto più viste su Instagram e le ho messe in fila. Risultato? Ho pubblicato foto dal Giappone al Perù, eppure questa classifica conferma ancora una volta quale sia il Paese più bello del mondo.

Viaggiare è sempre bello. Se vivi in Italia è bello anche ritornare a casa! 😉

5) Lisbona
Lo scheletro a cielo aperto della Igreja Do Carmo ha totalizzato 191 like. Sarà questa l’unica foto dall’estero.

4) MONOPOLI (BA)
In quarta posizione, a sorpresa, il luogo delle mie vacanze da bambino. Sono tornato in occasione di un matrimonio e l’ho trovata ancora più bella. Forse per questo ha ricevuto 249 like?

3) CRACO (MT)
A vedere il gradimento dei turisti, la città fantasma più nota della Basilicata sembra piuttosto viva: 547 like.

2) PADULA (SA)
La grande certosa di Padula è celebre per le sue scale. Questa è piaciuta a 558 persone.

  1. CORTONA (AR)
    And the winner is… la piazza centrale di Cortona!
    Non ha vinto per semplice distacco, ha proprio sbaragliato tutti: 1325 like per la torre civica di questo gioiello in provincia di Arezzo.

Ricordi di viaggio: le stanze e gli hotel migliori

Stanze belle e hotel migliori in giro per il mondo.
Stanze e hotel migliori. Nelle quattro foto principali: Mirage a Las Vegas, Watarase Onsen in Giappone, balconi a New Orleans e la corte interna dell’Union Hotel a Cusco.

La mia lista dei luoghi da vedere è sempre lunga, eppure sono stato un intero anno fermo.
Il Covid-19 ha prodotto effetti negativi nel mondo, primi fra tutti la mortalità e i danni all’economia, mentre a livello individuale e nella vita quotidiana abbiamo cambiato i nostri comportamenti: le distanze, le mascherine, gli incontri, gli spostamenti e molto altro. Abbiamo vissuto diversamente, questo è certo. E anche le partenze ne hanno risentito.
Il mio ultimo giro all’estero risale al fiabesco viaggio per i mercatini di Natale a Vienna, esattamente un anno fa. Mi sembra impossibile: dal 2004 ho viaggiato per mezzo mondo, anche con quattro partenze all’anno, e mi piaceva molto questo ritmo. Il 2020 segnerà un buco nero nella mia mappa dei viaggi e speriamo che il 2021 porti un nuovo “decollo”.

Ho riempito parzialmente questo black out con un paio di articoli dedicati al mio primo diario di viaggio in Italia e 5 idee per un week end nel Lazio.
Così, per chiudere l’anno sul blog, in preda a un attacco di nostalgia ho ripensato ai viaggi con Fede, alle città e ai tantissimi hotel in cui abbiamo soggiornato.
Quali sono stati i migliori hotel che abbiamo vissuto? E le stanze più belle dove erano?
Ho separato stanze belle e migliori hotel perché non sempre gli ambienti comuni e i servizi di una struttura hanno coinciso anche con camere memorabili.

Le stanze più belle

The PlantationPhnom Phen
Siamo stati qui due volte, la prima in una camera con giardino tropicale privato e la seconda su un piano alto con balcone vista piscina. In entrambe le occasioni la stanza aveva stesse dimensioni e composizione. Ed era incredibilmente bella.

Quando? Durante il nostro viaggio in Cambogia

Martin HotelSan Pietroburgo
Stanza enorme, silenziosa, calda e con bei colori rilassanti. Bagno gigante, tutto in marmo, con doppi lavelli e musica. Grande colazione inclusa e servita esclusivamente in camera.

Quando? Durante il nostro viaggio a Mosca e San Pietroburgo

Hotel St. MarieNew Orleans
Tanto spazio e arredi classici e massicci, come è giusto aspettarsi nella capitale mondiale del jazz. Indimenticabile il tipico balcone decorato in ferro battuto che affaccia a pochi metri dal caos di Bourbon St.

Quando? Durante il nostro viaggio in Florida e Lousiana

The Artist Hotel & BistrotPorto
Camera grande, pulita e luminosa. Ma è il concetto di ospitalità che ci ha colpito e sarebbe da imitare: la gestione è affidata a una scuola alberghiera e il personale è composto da alunni e docenti che fanno turni per coprire tutti i servizi necessari alla struttura: dalla reception al ristorante. E lo fanno bene!

Quando? Durante il nostro viaggio a Porto

Art Hotel SpaanderVolendam
L’hotel sembra la galleria di un museo: dipinti ovunque. Anche in stanza, ovviamente, erano presenti quadri lasciati dagli ospiti di epoche passate.
Ma il ricordo più bello sono le albe e i tramonti vissuti sul balcone, davanti al grande specchio acqueo della baia.

Quando? Durante il nostro viaggio ad Amsterdam e Volendam

Devraj NiwasJaipur
Tornare qui la sera, dopo le giornate trascorse nel caos della “città rosa”, è come entrare in un’oasi di pace: silenzio, frescura, relax. Camera grande, baldacchino e doccia in pietra.
Ogni stanza è un bungalow a sé, con veranda attrezzata con poltrone di vimini e circoscritta da un alto boschetto di bambù per difendere la privacy degli ospiti.

Quando? Durante il nostro viaggio in India

Gli hotel migliori


The Plantation – Phnom Phen
Ok. Per i miei gusti questo è l’hotel ideale, sicuramente al primo posto nella ricerca del perfetto equilibrio tra migliori hotel e stanze belle.
Qui oltre alle camere abbiamo apprezzato anche le piscine, i gazebo privati con asciugamani e materassini, il bar, il ristorante, la colazione nel giardino tropicale, lo specchio d’acqua all’ingresso e anche il piccolo shop etnico. Hotel fantastico.

Comfort InnSavannah
Adesso fa parte di una catena ma quando andammo noi era bello anche il nome: Oglethorpe Inn and Suites. Sembra la casa patrizia di una piantagione del XIX secolo, all’ingresso ha un’enorme quercia con i rami impreziositi dal muschio spagnolo e all’interno una corte su cui affacciano i vari piani con le stanze. Nella grande hall c’è un giardino rigoglioso, una fontana e una statua come quella che si vede nella locandina del film di Clint Eastwood, “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”, girato proprio a Savannah. Di sera era un po’ inquietante ma a colazione, essere avvolti dal gorgoglio dell’acqua e dal verde brillante esaltato dalla luce naturale che irrompeva dai lucernari, è stata un’esperienza indimenticabile.

Quando? Durante il nostro viaggio a Savannah e New York

MirageLas Vegas
Tanto. Forse anche troppo, però siamo a Las Vegas dove tutto è esagerato e quindi ci può stare. Il Mirage non è semplicemente un hotel, è un’attrazione molto nota della città delle luci: le persone entrano ed escono dalla sua gigantesca hall per giocare al casinò, fare shopping, vedere gli show dal vivo, lo zoo, lo spettacolo di acqua, luci, suoni e fuoco del vulcano. Oltre a tutto ciò, da clienti ci siamo goduti una piscina grande come il lago di Bracciano, l’acquario tropicale della reception e una stanza adeguata alle aspettative, con quotidiani e un frigo bar carico in modo imbarazzante. Tanto, forse anche troppo ma è Las Vegas…

Quando? Durante il nostro viaggio nei grandi parchi USA

Union HotelCusco

Forse l’hotel con la corte interna più bella mai vista. Era anche ben tenuta: stile coloniale, vialetti, erba curata, tanto legno, pietre e una fontana centrale. In un angolo di roccia una grande vasca idromassaggio.
Qui purtroppo ci resta il ricordo di una gestione che poteva essere migliore (difatti è cambiata rispetto al nostro soggiorno) ma ciò non toglie niente all’estetica e alla cura della struttura.

Quando? Durante il nostro viaggio in Perù

Hotel HimeyuriWatarase Onsen

Uno dei ricordi di viaggio migliori di sempre. Un hotel isolato dal mondo, sperduto in una foresta di cedri, a ridosso di un grande fiume e collegato all’altra sponda da un ponte sospeso. Un ristorante self service e uno servito dove abbiamo mangiato benissimo.
Fin qui niente di straordinario, ok. Ma una volta indossati gli yukata che erano in camera abbiamo apprezzato tutta la filosofia di vita che ruota attorno agli onsen, le terme giapponesi. Qui le vasche erano addirittura private: pozza d’acqua fumante, pietre levigate sul fondo, alberi “e per tetto un cielo di stelle”.
Siamo andati, separati, anche negli onsen pubblici dell’hotel: grandi piscine e nudo integrale. Non sono ammessi indumenti negli onsen seri! 🙂

Quando? Durante il nostro viaggio in Giappone

AC Hotels Marriott Bratislava Old TownBratislava
A me piacciono le grandi hall e qui ne ho trovata una degna di nota.
Quando andammo noi si chiamava Austria Trend Hotel, qualcosa mi diceva che avrebbe fatto carriera e difatti adesso fa parte della catena Marriott.
Ci trovammo nella capitale slovacca per i mercatini di Natale e quindi la grande sala comune era addobbata a festa, sfavillante ma soprattutto calda e accogliente al termine dei giri fatti con temperature sotto lo zero!

Quando? Durante il nostro viaggio a Bratislava e Vienna


Kimpton Lighthouse HotelKey West

Ho chiesto a Fede di andare a vivere insieme davanti a uno dei tramonti infuocati di Key West, l’isola più a Sud degli USA nel mezzo del Golfo del Messico. Forse è per questo che i miei ricordi sono legati a questo hotel. Però, al di là del piacere personale, è stato un soggiorno molto gradevole: bungalow in legno vicini al grande faro, alle nostre spalle la casa di Hemingway, colazione a bordo piscina nel giardino ricco di palme, fiori e uccellini colorati.
Forse per questo Fede mi ha detto “sì” e dopo neanche due mesi abbiamo messo i nostri nomi sullo stesso citofono.
Con un finale simile non poteva mancare tra gli hotel migliori mai visti! 😉

Quando? Durante il nostro viaggio in Florida e parchi di Orlando

Diario di viaggio in Italia: Paestum, Matera e Gargano

Collage di viaggio in Italia: dalla Campania alla Puglia
In alto: Paestum, Roscigno, Lago Sirino e Craco.
In basso: Matera, Foresta Umbra, Vico del Gargano e Termoli.

Nel post dedicato ai week end nel Lazio anticipavo che per me stava per arrivare una doppia prima volta: primo viaggio in tre e primo diario di viaggio in Italia. Promessa mantenuta!
Le nostre vacanze italiane sono iniziate da Gaeta e ci hanno visto attraversare una porzione bellissima di Sud Italia: Campania, Basilicata, Puglia e Molise. Abbiamo riempito gli occhi di paesaggi (siamo stati soprattutto all’aperto), storia, cultura e natura. Poi ci siamo riempiti anche la pancia, con la gastronomia più buona del mondo.
L’itinerario non specifica esattamente le strade percorse perché siamo “a casa” e ognuno può muoversi come preferisce, senza temere di perdersi o di incontrare difficoltà con la lingua e l’interpretazione della segnaletica.

14/09 Gaeta – Paestum – Roscigno – Padula (301 km)

Partiamo alle 09:45 e l’inizio di questo viaggio in Italia fila liscio per 185 km. Dopo due ore e mezza di marcia arriviamo in prossimità del sito archeologico.
Un’inferriata ci separa dagli scavi di Paestum, percorriamo l’ultimo tratto fino al limite della ZTL e lasciamo la macchina nel parcheggio adiacente (3 Eu).
Siamo già in possesso del biglietto, comprato online sul sito ufficiale dove, oltre ai prezzi, è possibile vedere anche giorni e orari di apertura (noi abbiamo pagato 21.50 Eu per il biglietto formato famiglia. L’ingresso singolo sarebbe costato 13 Eu).
Prima di entrare nel sito, scarichiamo l’applicazione che ci permetterà di orientarci nel parco e di ascoltare delle spiegazioni chiare su ciò che stiamo vedendo. Un sistema pratico e in linea con le norme anti-covid visto che evitiamo contatti con biglietterie, desk, audioguide, ecc…
La nostra visita comincia dal maestoso tempio di Nettuno e l’antistante orologio ad acqua che serviva per misurare la durata degli interventi degli oratori.
La temperatura è alta, ci sono 34 gradi, e facciamo un paio di soste all’ombra degli sparuti alberi che troviamo sul percorso tra il foro e l’antico nucleo abitato. Durante il passaggio attraversiamo l’immancabile zona termale con la vasca dedicata alla fertilità, qui si riunivano le donne in attesa di un figlio o desiderose di una gravidanza: un luogo di relax dove condividevano esperienze e preghiere, mescolandosi per censo e fasce d’età.
Il nostro viaggio nel passato finisce davanti al tempio di Athena, anch’esso ben conservato in uno scenario che ti proietta in un’altra epoca.
Il sito è meritatamente Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e in epoca Covid prevede l’accesso di massimo 170 persone.
Sarà che il turismo è ridotto, sarà che mancano gli stranieri, sarà che siamo a metà Settembre ma durante la nostra escursione eravamo una decina distribuiti su tutta l’area. Si percepiva un senso di solitudine tra gli scavi che ha resto l’esperienza ancora più immersiva.
Alle 14:45 ripartiamo in direzione Roscigno dove arriviamo alle 16:00 dopo aver percorso una cinquantina di chilometri.
Ad accoglierci in questa ghost town in provincia di Salerno troviamo ancora 34 gradi e soprattutto lui, Giuseppe Spagnuolo, il “custode” della vecchia Roscigno, che è diventato una sorta di star globale: emittenti TV di tutto il mondo sono venute a documentare la sua storia. Scambiamo quattro chiacchiere con la celebrità locale che si definisce orgogliosamente l’unico, libero, speciale e abusivo abitante di Roscigno. Giuseppe è il custode di un museo a cielo aperto e camminando per le vestigia abbandonate si direbbe che associazioni e amministratori stiano facendo un tentativo di recupero, con la riapertura di piccole attività artigiane e mostre d’arte contemporanea.
Dopo un’oretta di vagabondaggio e scatti suggestivi riprendiamo la strada diretti a Padula, dove ci aspetta l’ultimo appuntamento di questo primo giorno di viaggio in Italia: la Certosa di San Lorenzo. Prima certosa della Campania, una delle più grandi d’Europa e, ovviamente, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO!
Arriviamo alle 18:00, giusto un’ora prima della chiusura, facciamo il biglietto (6 Euro) e seguiamo il percorso turistico anche qui in totale isolamento, sembra una visita privata. Fondata nel 1306, l’attuale struttura è caratterizzata dai rifacimenti barocchi che si sono succeduti tra la fine del 1500 e del 1700. In particolare si segnalano la scala elicoidale della biblioteca, lo scalone ellitticco che ricorda un’incisione di Escher, e i numerosi chiostri ben curati.
La prima giornata di questo primo diario di viaggio in Italia è stata sicuramente intensa, per fortuna abbiamo scelto l’hotel strategicamente: siamo a un paio di minuti da Ca’ del Conte. Ci fermiamo giusto il tempo di fare il check-in, un bagnetto alla piccola viaggiatrice e poi seguiamo i consigli che ci hanno dato in reception per cena: ci rimettiamo in macchina e dopo una decina di minuti raggiungiamo la Fattoria Alvaneta.
Nonostante sia stata la prima, la ricorderemo come una delle cene migliori del viaggio: gestionale famigliare, posto rustico, anche qui con poche persone ai tavoli. In pochi minuti ci servono un antipasto genuino e abbondante: soppressata e pancetta arrotolata di produzione propria, crocchetta di patate, bastoncino di formaggio in pastella, frittelle con alici, una ricottina salata da guarnire con miele o marmellata di fragole, melanzane con pan grattato, scarola ripassata in padella con aglio; tutto di produzione propria. Ne abbiamo ordinato uno a testa e dopo questa partenza eravamo praticamente già sazi, però non abbiamo resistito all’arrosto misto con una braciola di maiale, un pezzo di manzo e l’immancabile salsiccia. Con un’acqua e un quarto di vino il conto è venuto a fare solo 35.50 Euro! Un degno finale di serata.
All’estero è sempre una lotteria azzeccare il ristorante, ma mentre sei in viaggio in Italia è lecito nutrire delle aspettative e, spesso, vederle soddisfatte.

Quanto abbiamo camminato oggi? 6,8 km

15/09 Padula – Lago Sirino – Craco – Altamura (212 km)

Dopo la cena di ieri iniziamo il secondo giorno di viaggio in Italia sullo stesso tema: produzioni e ingredienti fatti in casa per una colazione decisamente importante con torta al cioccolato, crostata di albicocche, pane tostato con marmellate e miele. Tutto accompagnato da cappuccino, tisana zenzero e limone e yogurt.
Prima di ripartire ci rilassiamo con una passeggiata nella campagna curatissima della struttura: abbiamo visitato l’orto, la piccola fattoria, il giardino zen con il laghetto e il ponte che ci ha ricordato la casa di Monet vista a Giverny, al termine del bellissimo viaggio in Normandia.
Alle 11:10 ci mettiamo in marcia per la nostra prossima destinazione finale, Altamura, dove arriveremo dopo un paio di soste necessarie per spezzare il viaggio, sgranchire le gambe e visitare località meno battute dal turismo di massa.
La prima tappa arriva dopo un’oretta e 35 chilometri percorsi: ci fermiamo a Nemoli perché vogliamo vedere il piccolo lago Sirino e tentare una carrambata a un amico di Fede. Il laghetto è incantevole, molto curato come tutto il paesino che si affaccia sulle sponde. L’acqua è di un colore verde brillante, per via della fitta vegetazione che si riflette sulla superficie quasi perfettamente circolare.
Siamo a 800 metri s.l.m. e, rispetto alle temperature torride di ieri, si sente: l’aria è fresca, copriamo noi e la carrozzina e mentre Baby D. sonnecchia, Fede mi mostra i luoghi dove era stata giusto 10 anni prima. Lungo il lago pensiamo a un modo divertente per informare il suo vecchio co-inquilino Carmine che siamo praticamente sotto casa sua, ma non dobbiamo fare troppi sforzi creativi perché sulla strada incrociamo proprio Carmine mentre andava ad aprire per pranzo il suo curatissimo Marie – Laboratorio di Cucina Vini & Spiriti.
Nemoli è piccola e si sviluppa tutta intorno al lago, incontrarsi non sarebbe stato così difficile ma in ogni caso la sorpresa è riuscita per tutti. Dopo 10 anni gli amici si rivedono, noi abbiamo una novità piuttosto importante da presentare e anche Carmine ci fa conoscere la sua “creatura”: un ristorantino intimo, elegante, curato nell’estetica e nelle proposte enogastronomiche. Carmine ci racconta dei sacrifici e della volontà che ha messo in campo per tornare a Nemoli dopo aver vissuto a Roma e ,da buon imprenditore, ci racconta orgoglioso gli inizi e il progetto. Oggi riceve prenotazioni da clienti che arrivano anche dalle regioni vicine, e come possiamo non fermarci noi per assaggiare qualcosa?
Alle 13:00 siamo a tavola, in un privée delizioso dove gli ospiti possono usare i gessetti colorati per disegnare o lasciare messaggi sulle pareti rivestite come una lavagna.
L’entrée è una piccola frittata di peperoni accompagnata dal pane del forno di famiglia, poi ordiniamo due piatti veloci visto che la sosta rischia di allungarsi troppo: baccalà fritto in pastella con chips di patate e i famosi peperoni cruschi, specialità locale; e una grande mozzarella di bufala ripiena di parmigiana.
Non possiamo riferire nulla sul conto perché si era tra amici, però i prezzi sono ben in vista (anche) sulle pareti e ci sono portate accessibili a ogni tipo di tasca. Noi abbiamo mangiato benissimo, i piatti sono presentati bene e i sapori bilanciati tra innovazione e tradizione.
Alle 14:45 salutiamo Carmine e ripartiamo per la prossima tappa: Craco, la città fantasma più famosa della Basilicata e non solo. Qui hanno girato tantissime scene di film anche molto noti, per esempio Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, La passione di Cristo di Mel Gibson, Quantum of Solace della saga 007 e Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo.
Le aspettative sono alte, specie man mano che affrontiamo i tornanti che ci avvicinano al paesino arroccato tra calanchi lunari che ci ricordano alcuni paesaggi visti durante il viaggio in USA del 2014.
Quando arriviamo, però, scopriamo che è tutto chiuso! Nessun biglietto da fare, nessuna visita guidata, nessun elmetto da indossare per attraversare le rovine della città fantasma. Che delusione!
Ci fermiamo a parlare con alcuni vecchi abitanti di Craco e ci spiegano che da qualche giorno è stata sospesa qualsiasi attività turistica. Le autorità dicono “per sicurezza”, i cittadini invece sospettano che dipenda più dalle elezioni imminenti e dal potere che la classe politica esercita su un popolo martoriato già dagli anni ’60, quando venne costretto a spostarsi a valle a causa di frane pericolose nel centro del paese. Non tornarono mai più nelle loro case e i politici hanno continuato a fare promesse, prima di una vita migliore in ambienti più sani e meglio collegati, poi di recuperare la storia della città vecchia e valorizzarla per ospitare turisti. Un’operazione che a distanza di 60 anni dallo sgombero ha senso, solo che viene applicata male e a intermittenza.
La nostra sosta a Craco dura poco, ci fermiamo solo per scattare foto agli unici abitanti che vivono in libertà all’interno del sito pericolante e recintato: una colonia di asini autoctoni in ottime condizioni.
Il viaggio in Italia prosegue: alle 18:00 ripartiamo per fare gli ultimi 73 km che ci separano dall’Hotel San Nicola che abbiamo prenotato ad Altamura, dove arriviamo alle ore 19:30.
Per cena la nostra selezione dei locali viene rinforzata da un suggerimento della reception che si rivelerà molto azzeccato: Antica Osteria Pein Assutt. Per raggiungere il ristorante attraversiamo il centro storico che, oltre a essere bellissimo, è pieno di vita anche perché da pochi giorni si è chiusa la festa patronale della Madonna del Buoncammino e la cattedrale è aperta fino a tardi per mostrare la statua sacra ai tanti fedeli che entrano ed escono in continuazione dal portale d’ingresso decoratissimo.
Ci sembra di essere tornati a viaggiare in Andalusia: borghi storici, chiese, osterie e tante cose buone da assaggiare. Si respira la stessa aria anche da Pein Assutt che sembra proprio una taperia: un menù ricco di cose buone da assaggiare e la possibilità di scegliere la dimensione delle porzioni. Prezzi bassi e ottima qualità, noi ordiniamo: nodini di mucca con prosciutto crudo, bruschette con il pane di Altamura, braciole al sugo e una fettina di carne di cavallo accompagnata da patate fritte. Da bere acqua e Federik2, una birra artigianale di Altamura che sarà la scelta più costosa della serata: 6 Euro sul conto totale di 30. Soldi ben spesi anche perché il personale ci ha accolto estrema gentilezza, ci hanno aiutato con il passeggino e sono stati molto attenti per tutta la sera. Prima di andare via ci hanno offerto l’ottimo amaro locale, l’immancabile elisir Padre Peppe.
Appena fuori da Pein Assutt ci consigliano la gelateria La Dolce Vita, adiacente all’osteria, ed effettivamente il gusto mandorla è il migliore mai assaggiato. Sbocconcelliamo il nostro dessert mentre rientriamo in hotel, vagando tra i vicoletti del centro storico: ho già detto che Altamura è proprio bella?! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 5,4 km

16/09 Altamura – Matera – Altamura (47 km)

Anche l’Hotel San Nicola ci dà il buongiorno con una colazione ricchissima, che ordiniamo dalla stanza e troviamo apparecchiata al tavolo quando scendiamo nella sala ristorante: torta e fagottino al cioccolato, girelle con uvetta e crema, tisana, cappuccino e yogurt.
Ok, siamo pronti! Adesso possiamo sicuramente partire per raggiungere la località-regina di questo viaggio in Italia: Matera, la capitale europea della cultura nel 2019.
Il boom di presenze riconducibile alle celebrazioni ha fatto lievitare i posti letto (e i prezzi) del paese dei Sassi, e noi abbiamo pensato a un soggiorno alternativo e strategico che ci ha permesso di scoprire Altamura.
Ci separano da Matera solo 20 km e mezz’ora di macchina, in hotel ci consigliano l’uscita Via Dante e ci troviamo benissimo: raggiungiamo facilmente il parcheggio della stazione centrale (50 cents/ora), lasciamo la macchina e proseguiamo a piedi verso il centro storico percorrendo via Minzoni fino alla grande piazza Vittorio Veneto che ospita la fontana Ferdinandea.
Da qui prendiamo le scale e ci immergiamo letteralmente nel tufo bianco dei Sassi. Scendiamo e attraversiamo il Sasso Barisano, gli scorci sono bellissimi: siamo nella parte bassa di Matera e lo sguardo si spinge verso l’alto, sembra un canyon abitato. Gli alloggi si incastrano e sovrappongono in una geometria perfetta di luce e spazi.
In questo tratto di scalinate sostituiamo il passeggino con il marsupio e proseguiamo meravigliati la nostra passeggiata lungo il percorso turistico ben indicato. Insistiamo lungo la strada principale, Via Fiorentini, che dopo la Piazzetta San Pietro Barisano diventa via Sant’Antonio Abate e successivamente via Madonna delle Virtù che conduce verso la parte alta e porta al Sasso Caveoso. Insomma, bisogna andare sempre dritti e godersi il panorama che diventa sempre più bello e interessante man mano che ci si avvicina al cuore di Matera vecchia.
Le soste sono continue perché ogni angolo ha un suo scorcio suggestivo da fotografare e noi, con l’aiuto di Google Maps, raggiungiamo la sommità dei Sassi lungo via Bruno Buozzi, fino a sbucare nella bellissima piazzetta Giovanni Pascoli caratterizzata da un belvedere scenografico – dove si possono ammirare i due Sassi – e dall’imponente facciata del Palazzo Lanfranchi che ospita il Museo d’Arte Medievale e Moderna. Scattiamo qui le foto migliori per rilanciare il nostro profilo Handmade_Travel su Instagram.
La parte più difficile è fatta, cominciamo la discesa fino al rientro in piazza Vittorio Veneto. Qui entriamo nel forno Casa del Pane dove con 4 Euro prendiamo focaccia materana (non barese!) al pomodoro e un’altra schiacciata che presentano come ricetta propria: un trito di pane, formaggio e prosciutto amalgamato con latte. Dal belvedere della piazza scattiamo le ultime foto a Matera e i suoi Sassi, poi torniamo in macchina e lasciamo definitivamente la Basilicata per tornare in Puglia.
Alle 17:30 siamo di nuovo in hotel e alle 19:00 usciamo per visitare il centro storico di Altamura e cenare. Questa volta la scelta cade sull’antica Osteria Santa Chiara, nota anche come la “grotta”, suggerita dall’usciere del Duomo.
Anche qui locale curato, titolari gentilissimi e buon cibo: come potrebbe essere altrimenti durante un viaggio in Italia?! Noi ordiniamo pettole fritte, orecchiette con cime di rapa e acciughe, capunti con salsiccia e melanzane, una selezione di formaggi locali con confetture, e per finire patate al forno. Da bere un calice di rosso e acqua, per una spesa di 31 Euro. Da non crederci.
Siccome sono le 20:00 e la bimba dorme, continuiamo a girare all’interno delle mura antiche e percorriamo tutto il corso intitolato a Federico II di Svevia a cui la città è ancora riconoscente per avergli donato nel 1232 il Duomo, dopo averla ricostruita e ripopolata. Questa riconoscenza trova conferma oggi nella rievocazione medievale che ogni anno trasforma la città con sfilate, costumi e riscoperta delle tradizioni antiche. Per quest’anno la festa è stata annullata ma in futuro potrebbe essere un’ottima occasione per un nuovo viaggio in Italia, per tornare in una città che ci ha sorpreso.
Se non basta la festa medievale a convincervi, allora ci riusciranno le Tette delle Monache della Pasticceria Monastero di Santa Chiara: un morbidissimo pan di Spagna ripieno di crema chantilly (nella versione classica) e spolverato di zucchero a velo. Inutile aggiungere informazioni sulla forma, facilmente immaginabile. Sul sito ufficiale non troverete lo scabroso nome ma un più decoroso, e meno efficace, Sospiro.
Noi l’abbiamo assaggiata e apprezzata seduti a un tavolino esterno e ci abbiamo aggiunto anche tre piccole paste di mandorle: all’amarena, al limone e al pistacchio (3.60 Euro).
Altamura è la rivelazione di questo viaggio: bella, simpatica, buona e dolce. Sembra la descrizione di Baby D.!

Quanto abbiamo camminato oggi? 10,1 km

17/09 Altamura – Saline Margherita di Savoia – Vieste (204 km)

Dopo la nostra consueta colazione in hotel, usciamo con un solo obiettivo: cercare il famoso Panificio Di Gesù che agli inizi del 2000 suscitò scalpore per aver “costretto” un McDonald’s a chiudere.
Questa storia ha avuto risonanza mondiale, ha ispirato film e documentari, e ci conferma come la qualità sia una scelta che premia sempre.
Noi rendiamo omaggio alla famiglia Di Gesù comprando due confezioni di tarallini e la specialità vincente: una grande focaccia al pomodoro e una alle patate che – va detto – sarà la migliore di tutte quelle assaggiate durante il viaggio (8.70 Euro).
Poi torniamo al Convento di Santa Chiara per un supplemento di colazione: ancora una Tetta di Monaca, stavolta ripiena di crema al limone, e un rafaiolo, una pasta secca con un sottile pan di Spagna che racchiude un morbido cuore di pasta reale (2.20 Euro).
Dopo questo carico di zuccheri alle 11:30 lasciamo Altamura e proseguiamo ad attraversare la Puglia fino alla prossima destinazione: la riserva naturale delle Saline Margherita di Savoia distante 90 km che raggiungiamo dopo un’ora e mezza esatta.
La città non è memorabile, nonostante sia una località di mare molto frequentata, e purtroppo anche la riserva non sembra molto organizzata per le escursioni, quindi facciamo da noi. Parcheggiamo davanti allo stadio e procediamo a piedi lungo la pista ciclabile che costeggia i bacini di evaporazione. L’ambiente è molto umido, gli spazi sono vasti e caratterizzati da arbusti tutto intorno agli specchi d’acqua dove si produce il sale. I colori dominanti sono il bianco accecante e il rosa tenue.
Non siamo appassionati di birdwatching ma è evidente che qui c’è un’oasi felice per tanti volatili. Quelli che riconosciamo con certezza sono i fenicotteri e nonostante Baby D. sia più attratta dalle versioni in gomma che ha visto al mare, ci fermiamo a fare la nostra pausa pranzo proprio davanti a una colonia di questi simpatici uccelloni rosa.
Alle 14:30 riprendiamo questo sorprendente viaggio in Italia, lungo la strada per il promontorio del Gargano distante giusto 100 chilometri: Vieste stiamo arrivando!
La strada litoranea del Gargano tra Mattinata e Pugnochiuso è lunga, piena di curve e molto ventosa: non è proprio la più comoda del mondo ma assistiamo a dei panorami incredibili! Forse anche perché un po’ ci ricorda il tratto di strada che separa Gaeta e Sperlonga.
Siamo molto più in alto rispetto al mare, la roccia costiera è bianchissima, friabile e modellata dal vento. Quando ci avviciniamo alla baia San Felice, davanti a me appare l’omonimo arco che crea un ponte naturale tra il mare e la terraferma. C’è un silenzio irreale in macchina, siamo tutti stupiti da questa visione? No, le ragazze dormono alla grande e si perdono lo spettacolo della natura.
Mi concedo questo premio solitario che mi tiene sveglio per i successivi tre quarti d’ora che ci separano dall’Hotel Residence Villa Coppitella, l’ultimo hotel di questo viaggio in Italia.
Anche qui riceviamo un’accoglienza commovente: tutti gentili, disponibili e simpatici. Per farci stare più comodi ci accordano un upgrade gratuito della camera e ci ritroviamo in un appartamento con cucina, soggiorno, stanza da letto, bagno e una grande veranda attrezzata che affaccia sul mare e il promontorio di Vieste.
Per scegliere il locale dove cenare ci spostiamo sui lettini della piscina panoramica: siamo in un luogo incantevole, è un finale perfetto.
Peccato però che l’idillio è rotto dal ristorante che ci hanno consigliato: eravamo impazienti di mangiare pesce ed eravamo sicuri che il ristorante Pelikano sulla nota spiaggia di Pizzomunno ci avrebbe dato soddisfazione.
Begli arredi, bella la musica e la spiaggia con la sabbia fine, ai tavoli poche persone e anche qui personale gentile. Ordiniamo calamaro ripieno e sfoglia di patate; polpo con patata dolce, aceto di pomodoro e foglie di senape; tagliatelle al nero di oliva nolca, calamaretti, acciughe e finocchietto; e un’ombrina al vino bianco, olive, crema di burrata e polpa di ricci. Da bere acqua e un calice di Bombino bianco, leggermente frizzante, davvero ottimo. Ecco, il vino è stata la cosa migliore del pasto. Per il resto erano buone le presentazioni ma per il gusto mancava qualcosa. Paghiamo 70 Euro, una cifra a cui non eravamo più abituati, e definiamo la cucina del Pelikano un “vorrei ma non posso”.
I margini di miglioramento ci sono eccome, noi domani abbiamo la possibilità di rifarci al termine di un’altra intensa giornata di escursioni e scoperte. Adesso tutti a dormire!

Quanto abbiamo camminato oggi? 5,1 km

18/09 Vieste – Foresta Umbra – Vico del Gargano – Vieste (80 km)

Più mattinieri che mai, andiamo a fare colazione a bordo piscina davanti al panorama di Vieste che sembra una cartolina. La vista ci stuzzica l’appetito e troviamo immediata soddisfazione con un pieno di zuccheri: crostata all’amarena, torta alle noci, al limone, cornetti alla crema, focaccia pugliese, yogurt, cappuccino e succo d’arancia rossa.
La temperatura è perfetta per fermarsi un paio di ore in piscina a leggere (io), lavorare (Fede) e a schiacciare un pisolino (Baby D.). Quando il sole inizia a farsi alto, definiamo l’itinerario di oggi che ci porterà a Vico del Gargano, prima però attraverseremo un altro Patrimonio dell’Umanità UNESCO: la Foresta Umbra.
Ci separano 40 km dalla nostra destinazione e impieghiamo quasi un’ora perché la foresta ci affascina e qualche sosta fotografica è doverosa davanti a lecci e faggi secolari. La vegetazione è così fitta che il sole fatica a penetrare, addirittura la temperatura è 10 gradi inferiore rispetto ai 32 che abbiamo lasciato a Vieste!
Alle 13:30 ci fermiamo nel punto di sosta Baracconi, al centro del parco, e iniziamo il nostro trekking: prima il sentiero che porta al laghetto d’Umbra e successivamente quello che va al recinto dove sono protetti daini e caprioli in attesa del reinserimento in natura. Ho una foto di quando ero piccolo vicino a questo recinto e finalmente posso riprodurre lo stesso scatto con Baby D. che fa il suo primo incontro con Bambi 🙂
Alle 15:15 torniamo in macchina per percorrere gli ultimi 14 chilometri che ci separano da Vico del Gargano. Il centro storico è inaccessibile alle macchine e dopo aver guidato con qualche difficoltà tra gli stretti vicoli, lasciamo la macchina nel parcheggio della chiesa di San Marco e procediamo a piedi.
Vico del Gargano ci rapisce subito: è un labirinto intricato di scale e passaggi stretti che a ogni angolo rivela la sua bellezza. Il borgo è un agglomerato di abitazioni fuse tra loro, arroccate, che sembrano scavalcarsi fino a raggiungere il cielo. Passiamo davanti al Vicolo del Bacio e alla chiesa di San Giuseppe, poi continuiamo a perderci nel dedalo fresco e umido di vicoli e piazzette che si passano il testimone tra i tre rioni che costituiscono il centro storico: Casale, Terra e Civita. La passeggiata ci ricorda molto il viaggio in Sabina, in particolare a Castel di Tora, una delle località che ho consigliato nel precedente post dedicato a Cinque idee per un week end nel Lazio.
Come siamo arrivati a Vico del Gargano? Semplice: è uno dei Borghi più belli d’Italia e merita ampiamente questo titolo. La scoperta fa parte di una strategia iniziata qualche anno fa: andiamo sul sito ufficiale dedicato alla scoperta di questi gioielli nascosti e programmiamo la visita dedicata, oppure ci passiamo mentre visitiamo altri luoghi. Durante ogni viaggio in Italia le soste nei borghi più belli non ci hanno mai deluso.
Al ritorno facciamo una strada più breve: invece tagliare in due il cuore del Gargano prendiamo la litoranea che ci permette di ammirare la silhouette bianca di Peschici che si affaccia sul suo promontorio e – dopo una pausa forzata a un posto di blocco dei Carabinieri – rientriamo a Vieste, puntando direttamente il parcheggio privato adiacente alla marina dove ormeggiano le imbarcazioni da diporto (5 Euro per tutta la sera).
Da qui ci spostiamo a piedi verso il centro storico e dopo aver attraversato la piazza principale entriamo nella parte antica (isola pedonale, inaccessibile in auto) da via Cesare Battisti.
Anche questi vicoli sono curati e strapieni di locali e negozietti, forse anche troppo per i nostri gusti. Addirittura troviamo difficoltà a scegliere dove cenare, perché ci sembrano trappole per turisti e dopo la delusione di ieri ci è passata la voglia di pesce: lo mangeremo a casa 😉
Da Graffiti, un negozietto sulla piazzetta del duomo, compriamo un anellino artigianale (14 Euro) e sulla strada del ritorno occupiamo un tavolo all’aperto dell’Antica Bruschetta del Corso dove ordiniamo: arrosticini con patate al forno, caciocavallo alla brace e la famosa paposcia, una sorta di focaccia ripiena con prosciutto, mozzarella, rucola e pomodoro fresco, cotta al forno a legna. Da bere una Moretti alla spina e una Fanta (32 Euro). Per il dolce abbiamo ci spostiamo di nuovo verso la piazza centrale, dove c’è la Gelateria Artigianale Maggiore con una quantità incredibile di gusti da scegliere.
Sicuramente Vieste è bella ma la parte pugliese di questo viaggio in Italia la ricorderemo soprattutto per Altamura, la foresta Umbra e Vico del Gargano. Nonostante l’hotel meraviglioso e la piscina spettacolare, qualcosa a Vieste non ci ha convinto del tutto: prossima volta a Peschici? 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 8,2 km

19/09 Vieste – Termoli – Gaeta (324 km)

Siamo al termine del primo diario di viaggio in Italia ma abbiamo intenzione di goderci anche la strada del ritorno a casa.
Prima della chiusura, passo un’informazione utile a chi vorrà ripetere questo itinerario e desidera calcolare un budget di spesa: il viaggio descritto è stato fatto con una Toyota C-HR ibrida. Abbiamo percorso un totale di 1171 chilometri con un consumo medio di 23 Km/L (circa 60 Euro di benzina). Fine delle informazioni di servizio 🙂
Dopo la solita ricca colazione, alle 10:00 lasciamo l’hotel e torniamo al parcheggio di ieri sera dove ci chiedono un solo Euro per fare un salto in centro.
Per i nostri acquisti finali abbiamo scelto la storica Enogastronomia Bua che dal 1947 è un’istituzione di Vieste per portare in tavola i sapori del Gargano.
Il titolare è giustamente orgoglioso del suo negozio, delle scelte fatte nel tempo e ci tiene a sottolineare che lui è aperto tutto l’anno e dà un servizio alla città di Vieste, non come i mercatini estivi che lavorano solo sui turisti e beneficiano di controlli minori a discapito di igiene e sicurezza.
Il negozio è piccolo e i prodotti sono genuini e ben esposti, noi acquistiamo caciocavallo, cacioricotta e il buonissimo pecorino fatto con latte di capra del Gargano, praticamente a colesterolo zero. Notizia interessante per chi ama i formaggi.
Ok, il condimento ce l’abbiamo, dobbiamo solo aggiungere la pasta: orecchiette al limone e pepe e quelle tricolori. Spendiamo 28.60 Euro, salutiamo il signor Bua e torniamo verso la macchina e il vicino forno La bottega del pane, di fronte alla piazza centrale, dove compriamo tarallini tradizionali all’olio, taralli dolci al vino bianco, mostaccioli di vincotto di carrube e cannella, e l’immancabile focaccia al pomodoro che è stata indiscutibilmente la nostra compagna di viaggio in Puglia (12 Euro).
Alle 11:45 partiamo per la prossima destinazione che sarà anche l’unica tappa di questo ultimo giorno di viaggio in Italia: Termoli. Dopo due ore e 135 chilometri siamo pronti a conoscere un po’ di Molise che è vivo, esiste e lotta insieme a noi.
Lasciamo la macchina vicino al municipio e percorriamo tutto lo scenografico Viale dei Trabocchi fino al porto, scattiamo foto a un paio di queste articolate piattaforme da pesca su palafitte e ci fermiamo per la nostra pausa-focaccia davanti al mare. Rientriamo fino alla via dello shopping di Corso Nazionale, dove troviamo tutto chiuso tranne la gelateria Yo-Go: perfetta per rinfrescarsi un po’ prima di salire verso la parte alta del centro storico a cui si accede dopo aver superato l’imponente Castello Svevo. Passeggiamo lungo Via Federico II di Svevia che è praticamente una strada sopraelevata rispetto a dove eravamo prima e ci godiamo l’alternanza di cromie delle abitazioni che affacciano sul mare: grandi verande, marmi bianchi, scalinate e vicoli si susseguono fino alla pittoresca piazzetta del Duomo.
A Termoli viene anche più facile scattare belle foto perché paesaggi e architetture si prestano bene, in più ci sono cartelli che indicano chiaramente quando sei in un posto perfetto per un bacio da selfie, addirittura obbligatorio e con tanto di hashtag #unbacionelborgotermoli (con un hashtag un filo più corto sarebbe stato perfetto).
Ci siamo, sono le 16:30 ed è davvero il momento di rimettersi per l’ultima volta in marcia e completare i 190 chilometri che ci separano da casa (dove arriveremo alle 19:30).
Il primo viaggio in Italia in tre è finito ed è andato alla grande, il Sud ci ha confermato che viviamo in un Paese bellissimo, dove si mangia bene e le persone sono gentili e ospitali.
Torneremo a viaggiare all’estero, tornerò a scrivere di viaggi esotici per altri viaggiatori. Se i visitatori di questo blog senza pretese sono diminuiti del 75% non oso immaginare come sia difficile questo momento per chi lavora con i viaggi e il turismo. A questi imprenditori e lavoratori va la mia solidarietà, credo che siano i più colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia: per me il viaggio in Italia è stato anche un segno tangibile di questa vicinanza e spero lo facciano in tanti. Ora non è tempo di andare all’estero, dobbiamo stare tranquilli e al sicuro a casa nostra.
A noi ci sta bene, non abbiamo fretta: la piccola Baby D. avrà tempo di crescere e vivere più attivamente le nostre escursioni.
Buon viaggio in Italia a tutti!

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 41 km

Note
Hotel prenotati su Booking
Libri letti su Kindle: Sulle tracce dei criminali nazisti di Andrew Nagorski