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Diario di viaggio: Sofia

Sofia, Cattedrale di Aleksandr Nevskij
Sofia in una fotografia: la Cattedrale di Aleksandr Nevskij

Siamo tornati appena due mesi fa dal Giappone e già riprendiamo la strada per l’aeroporto. Ormai è una tradizione: a Dicembre ci piace visitare i mercatini di Natale, un po’ per l’atmosfera, un po’ per le decorazioni, un po’ per i regali ma soprattutto per il cibo di strada! 😉
Abbiamo iniziato da Parigi nel 2013 e negli anni successivi siamo stati a Porto, Bratislava, Vienna e Cracovia. Quest’anno tocca alla capitale della Bulgaria: Sofia stiamo arrivando!

01/12 Roma – Sofia

 

Era una sera d’agosto quando acquistammo il biglietto, faceva un caldo boia e l’offerta di Ryanair era fresca-fresca: appena pubblicata sul sito, abbiamo spuntato i biglietti di andata e ritorno con 38 Euro a testa. Ci siamo detti: noi compriamo, male che va la perdita è sostenibile. Ma alla fine non abbiamo perso niente perché con un po’ di organizzazione siamo riusciti a centrare l’obiettivo della partenza nelle date prenotate.
Oggi Agosto e il suo caldo boia sembrano lontani anni-luce, anche perché a quanto pare in Bulgaria ci aspettano temperature polari, pioggia e neve.
Lasciamo la macchina al solito parcheggio, prendiamo la navetta, andiamo dritti all’imbarco con i nostri bagagli a mano e alle 08:00 in punto l’aereo decolla. Dopo un’ora e cinquanta minuti atterriamo e per assecondare il mini fuso orario che troviamo in Bulgaria, spostiamo le lancette dell’orologio avanti di un’ora.
Superati i controlli dei documenti, seguiamo gli adesivi blu sul pavimento che portano fino alla metro. Non ci sono molte persone e alla prima colonnina per acquistare i biglietti ci fermiamo e usiamo la PostePay ricaricabile per la nostra prima transazione in terra bulgara. Non abbiamo ancora moneta locale e quindi usiamo il contactless della carta di debito e ritiriamo i tagliandi: facile, veloce, sicuro. Ah! I biglietti costano solo 80 cents!
A proposito di soldi, transazioni e cambi. Che moneta si usa in Bulgaria? Anche loro stanno per entrare nel mercato dell’Euro (pensateci bene!) ma nel momento in cui scrivo si usa ancora il Lev, quotato con un rapporto quasi di 1:2 con l’Euro (1.956). Quindi è molto facile fare i calcoli: per sapere quanto costano le cose basta dimezzare o raddoppiare le cifre. Per esempio: 50 Euro sono circa 100 Lev e 170 Lev sono circa 85 Euro.
Prendiamo la linea blu, pulita e puntuale, e dopo 20 minuti scendiamo alla fermata dell’Università, St Kliment Ohridski, e da qui ci spostiamo per raggiungere l’hotel. Purtroppo la pioggia condiziona subito i nostri movimenti  e come se non bastasse prendiamo l’uscita su una strada che ci fa allungare il cammino, ma di questo ce ne accorgeremo solo dopo aver capito meglio la topografia della zona e la nostra posizione. Siamo ancora mezzi addormentati e siamo indulgenti con noi stessi per non aver visto bene la mappa, c’è già la pioggia che ci sta punendo abbastanza. Per non disperdere altre energie facciamo una pausa per orientarci correttamente e ritirare 100 Lev (51.11 Eu) a un bancomat, poi restiamo sotto un portico a osservare i mucchi di neve agli angoli delle strade e nel Parco Dei Medici ma la speranza che smetta di piovere è un’illusione! La pioggia è incessante, quindi entriamo in un emporio, compriamo un ombrello e proseguiamo il cammino. Durante la marcia notiamo una cosa che sarà confermata nei giorni successivi: i marciapiedi di Sofia sono in pessime condizioni praticamente ovunque! Disconnessi, rotti, con stili, forme, materiali e colori diversi, un vero pasticcio! L’unica costante è la condizione d’insieme, decisamente disastrata. Facciamo un lungo slalom tra buche, pozzanghere e schizzi che partono dal basso quando metti il piede su una mattonella gonfiata dall’acqua, e con movimenti goffi che ricordano i concorrenti di Giochi Senza Frontiere, raggiungiamo finalmente il nostro Best Western Premier Collection CiTY Hotel. Ovviamente zuppi, noi e le valigie.
Stavolta non restiamo in hotel giusto il tempo di raccogliere un po’ di informazioni perché dobbiamo svuotare i trolley e mettere ad asciugare i vestiti. Solo dopo aver ridotto la camera come un accampamento di coloni mormoni torniamo nella hall, chiediamo di prenotarci un tavolo in un ristorante scelto per la cena, prendiamo due grandi ombrelli e iniziamo a scoprire la città.
Siamo in pieno centro e ci bastano pochi passi per trovarci davanti la maestosa cattedrale Aleksander Nevskij che però visiteremo domani con tutta calma, quindi proseguiamo fino alla chiesa russa di San Nicola con le sue guglie verdi e le cupole a cipolla. Entriamo con l’idea di ammirare mosaici come quelli visti durante il viaggio a San Pietroburgo ma dentro c’è una luce così fioca che a stento si riesce a vedere l’iconostasi di ceramica. La visita si conclude subito e riprendiamo a camminare lungo l’antistante strada gialla dello Zar, un pavimento acciottolato e dipinto di giallo che attraversa la città ed è il viale più importante di Sofia. Su questo elegante boulevard si affacciano ambasciate, musei, teatri e altri edifici istituzionali con imponenti facciate ottocentesche.
Dopo pochi minuti arriviamo al mercatino di Natale di Sofia, che loro definiscono “tedesco” e, complice la pioggia insistente, troviamo un’atmosfera dimessa e molto poco natalizia. Per quanto l’aria sia scura è ancora giorno, quindi le luminarie sono spente, pertanto decidiamo di dargli una seconda opportunità in un altro giorno: magari con il favore del buio e senza pioggia andrà meglio. Però prima di andar via facciamo uno spuntino e ci fermiamo in un paio di chalet per mangiare un panino con bockwurst (salsiccia di maiale, vitello, pepe e paprika) e una fetta di pane tostato con Raclette, un formaggio svizzero che viene fuso prima di essere servito (10 Lev, 5.10 Eu).
Riprendiamo il viale dello zar fino al grande slargo del Palazzo Presidenziale, in Plostad Nezavisimost. Qui si concentrano i principali palazzi governativi con facciate in stile realsocialista, tra cui spicca l’ex sede del Partito Comunista che dopo la caduta del muro ha sostituito il simbolo della falce e martello con il vessillo bulgaro ma ancora si nota il calco lasciato dal precedente fregio. La storia non si cancella mai completamente 😉
Per importanza storica e politica segnalo anche l’edificio del Museo Archeologico Nazionale e quello assegnato alla massima carica statale, presidiato da guardie in alta uniforme. Bisogna entrare proprio nel portico del Palazzo Presidenziale per visitare uno dei luoghi-simbolo di Sofia e dell’intera Bulgaria: la Rotonda di San Giorgio. Questa antica costruzione in mattoni rossi risale all’epoca romana ed è considerata quella meglio conservata della capitale. Con i suoi 1700 anni di storia, questa basilica eretta ai tempi di Costantino ha superato tutte le fasi della travagliata storia bulgara: terremoti, unni, visigoti, turchi, cambi d’identità, crolli e ricostruzioni, abbandoni e recuperi oggi sono tutti raccolti sotto la sua cupola.
Dopo la visita optiamo per continuare la nostra passeggiata al coperto, anche perché il meteo continua a essere avverso, quindi raggiungiamo il vicino mercato centrale Hali, posto proprio davanti ad altri due edifici importanti: la moschea di Banya Bashi e le terme municipali di Sofia. Entrambi hanno bellissimi giardini pubblici e fontane zampillanti ma… l’ho già detto che piove?! 😉
Il mercato coperto è una salvezza, pieno di botteghe artigiane, offre tutto: souvenir, cibo, accessori, abbigliamento. Sono tre piani e si trovano tante cose interessanti, per esempio nel livello inferiore c’è una rivendita di vestiti usati, vintage, fuori produzione che viene smaltita a peso. Ci sono le tariffe esposte in base alla categoria (maglioni, camicie, cappotti) e l’unità di misura (etti o chili), vicino le casse si pesano i capi e si paga l’importo esattamente come si fa dal fruttivendolo.
Facciamo solo un sopralluogo per orientarci sulle cose in vendita e i prezzi, poi una volta scoperto che è aperto ogni giorno fino alle 20:30, torniamo in strada e prendiamo il tram 22 fino al teatro dell’Opera. Da qui proseguiamo a piedi per andare a cena ma prima facciamo tappa da Beer Bar Corona per un aperitivo a base di birre bulgare: una Staropramen bionda e una scura, accompagnate da patatine fritte fatte in casa (9.50 Lev, 4.85 Eu).
Finalmente è ora di spostarci da Staria Chinar, circa 50 metri più avanti. Il locale è in un vicoletto, molto bello all’interno, con arredamento rustico, teschi di selvaggina alle pareti, mensole in legno intarsiate e parquet. Ci portano a un tavolo nel semi interrato, di fianco a una cantina ben fornita e scenograficamente illuminata. Svegli dalle 4:00 del mattino, siamo decisamente stanchi e affamati e viviamo il momento dell’ordine come un rituale sacro: con estrema devozione scegliamo agnello cotto al forno “secondo l’antica ricetta bulgara”, polpette di stinco di maiale e salsiccia di selvaggina fatta in casa. Da bere birra bulgara Zagorka e acqua per una spesa finale di 48.10 Lev (24.60 Eu).
Buona cena, ottimo conto, non ci resta che smaltire la scorpacciata tornando a piedi verso l’hotel, con i nostri ombrelli. Dobbiamo recuperare forze ché domani sarà una lunga giornata e speriamo che la pioggia ci dia tregua! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 6,9 km

02/12 Sofia

 

La giornata inizia nel modo che preferiamo, cioè con una colazione di altissimo livello. Ambiente caldo, ben arredato e una vasta scelta di dolce e salato. Sul nostro tavolo finiscono salumi, formaggi, crepes con marmellata di mirtilli e miele, un bell’assortimento di pasticceria con croissant, donuts, rotelle di pasta sfoglia che ormai conosciamo come una cifra stilistica di BW visto che le abbiamo trovate in tutti gli alberghi della catena da New York a… Bologna! E infine un dolcetto tipico bulgaro molto buono, banitza, un piccolo cannolo di pasta sfoglia..l
Con un pieno calorico ed energetico così, siamo pronti ad affrontare l’itinerario che abbiamo preparato per oggi. Prima, però, scegliamo il ristorante per cena e lo facciamo prenotare in reception: operazione consigliata perché il sabato sera si riempiono facilmente tutti i locali e difatti la nostra prima scelta non aveva disponibilità e abbiamo dovuto attuare il piano B.
La nostra passeggiata artistica parte dalla vicina chiesa di Santa Sofia, il più antico tempio ortodosso della città che ha dato il nome alla capitale della Bulgaria. La chiesa intitolata alla Sapienza di Dio ha una storia lunghissima, iniziata sul cimitero dell’antica Serdica, ed è stata protagonista di tutte le fasi più importanti della storia bulgara, tanto che dalla necropoli all’edificio odierno è passata attraverso così tanti scenari e destinazioni d’uso che pare essere costruita a strati. Il nuovo non ha mai definitivamente cancellato il precedente e tutto si è rimescolato in un’armoniosa struttura. All’esterno è ancora visibile la campana appesa a un albero usata quando ancora non era stato costruito il campanile.
All’interno troviamo una commemorazione di defunti, si mangia e si beve con le foto dei cari estinti sul tavolo e uno è particolarmente “partecipe”: nel ritratto ha grandi occhiali da sole, sorrisone e boccale di birra in primo piano, come a brindare con gli amici e i parenti venuti per lui. Le persone sono a proprio agio, parlano e sono soprattutto i senzatetto a beneficiare di questa occasione per mettere sotto i (pochi) denti qualcosa di consistente.
Da qui ci spostiamo finalmente verso l’adiacente cattedrale Nevskij che è sicuramente l’immagine iconografica che meglio rappresenta Sofia nel mondo. L’edificio può apparire esile dalla sua facciata principale mentre è nella parte posteriore che esplode tutta la selva di cupole accatastate per cui è nota: proprio così, ci rendiamo conto solo ora che nell’immaginario comune tutti conoscono il retro della chiesa e non il suo ingresso!
La zona è semi-pedonale per cui si riescono a fare foto decenti senza essere disturbati da macchine di passaggio, all’interno della chiesa sono due le caratteristiche a farla da padrone: la semi-oscurità e lo zelo dei custodi che impediscono di scattare foto (a meno di non avere il ticket che autorizza l’uso della macchina fotografica senza flash per la modica cifra di 10 Lev, 5 Eu). Le dimensioni sono imponenti, può contenere 7.000 persone e la sommità campanaria misura 50 metri, ma la sua storia è recente visto che la fine dei lavori di costruzione risale agli inizi del ‘900. Lo spessore del tempo è stato aggiunto all’interno grazie alla traslazione di importante icone russe e reliquie di santi.
Al termine della visita ritroviamo la nostra amica pioggia che non promette nulla di buono, quindi rientriamo in hotel per asciugarci un po’ e studiare meglio le prossime tappe. Purtroppo ci rendiamo conto che dobbiamo fare i conti con il meteo, c’è poco da fare: siccome piove e continuerà a piovere, stabiliamo definitivamente che questo è il viaggio più piovoso di sempre 😳
A questo punto va aggiunta un’altra considerazione: non soffriamo molto queste limitazioni al movimento e il tempo perso a causa della pioggia perché, a essere onesti, a Sofia non c’è molto da vedere e in un weekend lungo si riesce a organizzare le visite, le pause, lo shopping, ecc… senza ansie e senza correre come pazzi da una parte all’altra per arrivare in tempo e “vedere tutto”. Ecco, non è quel genere di città che ti costringe a marce forzate pur di concentrare il massimo nel tempo a disposizione. Qui è il contrario: hai il tempo e devi diluire le visite 😉
Anzi, noi siamo venuti addirittura con l’intenzione di dedicare uno dei tre giorni alla visita del monastero di Rila, a circa 70 km da Sofia, ma dobbiamo rinunciare proprio a causa del meteo avverso!
Recuperati due grandi ombrelli, riprendiamo la strada e torniamo nel grande slargo al centro di Sofia, stavolta per ammirare i resti dell’antica Serdica emersi durante i recenti lavori di ampliamento della metropolitana e la colonna con la statua di Sofia, bruttina a dire il vero, che dovrebbe rappresentare l’identità della città. Scendiamo nel sottopasso e passeggiamo per le strade di questo importante insediamento romano tornato alla luce da pochissimi anni, l’inaugurazione del complesso è avvenuta ad aprile 2016. Ci sono cartelli che indicano le arterie principali, le abitazioni, gli uffici dei notabili, il complesso è in parte all’aperto e in parte conservato all’interno di strutture private come l’hotel Arena di Serdica che conserva le rovine dell’anfiteatro o il mercato Hali che custodisce i resti un bagno termale e le mura della fortezza. Terminiamo la visita del sottopassso sfilando davanti all’antica chiesa ortodossa Santa Petka Smardzijska (detta “dei sellai”) del XV secolo e riemergiamo proprio di fronte Sveta Nedelja, chiesa ortodossa in stile bizantino che per noi è la più bella di tutte. L’interno è illuminato bene e finalmente riusciamo a vedere chiaramente i grandi affreschi che decorano le pareti e i colori sgargianti che si mescolano con gli ori delle icone.
Il sagrato di questa chiesa interseca l’inizio di Vitosha Boulevard, una lunga strada pedonale piena di negozi e locali che è considerata la principale via dello shopping cittadino. Passeggiamo lentamente e visitiamo molti negozi dove iniziamo a fare le prima compere, soprattutto i prodotti di bellezza a base di rose che hanno una tradizione storica in Bulgaria. Quindi oltre alle immancabili calamite mettiamo nello zaino anche le prime saponette e creme per il viso. Il viale è lungo, le decorazioni natalizie sono accese, il clima è freddo al punto giusto eppure l’atmosfera non riesce a decollare. L’unica cosa che rianima un po’ lo spirito natalizio è un sacchetto di frutta secca che mette in moto le nostre mascelle e ci prepara all’ultimo spostamento, un po’ in periferia, per raggiungere il ristorante prenotato: Pod Lipite.
Prendiamo la metro, scendiamo alla fermata dello stadio Levski e raggiungiamo a piedi il locale. Si conferma un po’ isolato e non troppo evidente dalla strada ma all’interno ci accoglie un ambiente caldo e soprattutto strapieno di gente. A quanto pare alle 20:00 aspettavano solo noi e per farci accomodare attraversiamo diverse sale, tutte piene e arredate in stile campagnolo, con attrezzi agricoli appesi alle pareti, camini e un grande braciere dove arrostiscono carne. Pavimento, tavoli, sedie, travi a vista, tutto è in legno. Notiamo che c’è qualche gruppo di turisti ma soprattutto ci sono bulgari, persone del posto, quindi sembra un’ottima scelta. Mentre scegliamo cosa cenare da un menu pressoché infinito, arrivano due coppie con costumi tradizionali e iniziano a ballare tra i tavoli, accompagnati da due musicisti e una cantante, cercando il coinvolgimento del pubblico. C’è un casino infernale ma dura una decina di minuti, poi si spostano nelle altre sale e torniamo a concentrarci sull’ordinazione. Iniziamo con un antipasto a base di formaggio di capra a cubetti, marinato con erbe fresche e accompagnato da rakia, un distillato tipico, molto forte. Le portate principali sono un arrosto di cosciotto di vitello al forno con bacon, carote, aglio e patate al forno; e uno shashlic di pollo da mezzo chilo con verdure grigliate, molto scenografico perché portano a tavola uno spadone enorme con tutta la carne arrostita infilzata che un cameriere ci sgrana direttamente nel piatto. Da bere ordiniamo acqua, un calice di vino rosso e birra Shumensko Special per una spesa finale di 58.40 Lev (29.90 Eu). Tutto buono ma niente di memorabile, siamo dell’idea che è stata meglio la cena di ieri: la legge del “sabato sera meglio mangiare a casa”, vale anche in Bulgaria 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 8.2 km

03/12 Sofia

 

Le cose più importanti da vedere le abbiamo viste, la gita fuoriporta è saltata a causa del meteo che anche oggi non sarà clemente, cosa facciamo l’ultimo giorno a Sofia? Facile, shopping!
Iniziamo con la consueta colazione abbondante e poi ci dirigiamo verso il Mall of Sofia, il più grande centro commerciale nel cuore della città. Per arrivarci percorriamo nuove strade, vediamo zone residenziali e piazze frequentate, tra queste anche plostad Garibaldi, intitolata proprio al nostro Eroe dei due mondi e inaugurata pochi anni fa da Silvio Berlusconi, sempre lui! Berlusconi ovunque! 😀
Il centro commerciale è pieno di negozi e di persone che fanno compere. Noi facciamo un giro di perlustrazione e poi finiamo nel supermercato per comprare un po’ di schifezze e qualche succo di frutta. Mentre vaghiamo per i corridoi scaffalati immaginiamo cosa deve essere stato l’impatto del consumismo su una società che meno di 30 anni fa non aveva tale abbondanza di scelta.
Ovviamente all’esterno troviamo ancora la pioggia sulla strada per tornare in centro ma la destinazione finale ci conforta: ci aspetta il mercato coperto di Hali perché è qui che faremo la gran parte delle compere. Dopo aver confrontato il mall e la principale via dello shopping, abbiamo individuato punti di forza e debolezze di ognuno. Al mercato costa tutto meno, quindi conviene fare qui scorta di souvenir.
C’è uno stand dedicato ai prodotti a base di rosa e ne compriamo altri, poi passiamo alle spezie, in particolare la chubritza (in italiano è la santoreggia) e un mix bulgaro conosciuto come sharena sol (sale colorato) che viene venduto in contenitori di vetro dove gli strati sovrapposti di sale, paprika, pepe e altre spezie formano figure colorate. Prima di andar via non ci facciamo scappare un paio di tisane sfuse. Per le t-shirt invece andiamo nei negozi del sottopasso della metro Serdica perché sono gli unici che hanno una scelta ampia, ma per il resto non conviene affatto comprare da loro.
Finito il nostro shopping torniamo al mercatino di Natale per dargli la seconda chance che gli avevamo promesso, ed effettivamente abbiamo fatto bene perché lo troviamo finalmente pieno di persone, con le luminarie accese e un palco con il classico Babbo Natale sul trono e i bambini che recitano le poesie imparate a scuola per ricevere in cambio un dono. Finalmente abbiamo trovato un po’ di Natale a Sofia! 😉
Anche noi ci facciamo il nostro regalo: un bel panino con il salmone affumicato, insalata e salsa tartara. Dopo questo aperitivo di strada, rientriamo in hotel a scaricare la soma con gli acquisti fatti e poi torniamo verso Vitosha Boulevard e il Palazzo di Giustizia perché sarà nei paraggi che ceneremo stasera. La scelta è caduta su MOMA – Bulgarian Food e Wine, un ristorante di grande atmosfera, in una tipica casa bulgara, che vuole mostrare e diffondere la cultura, il cibo e le bellezze locali. Le sale sono divise su tre piani, corrispondenti a tre ambienti reali dell’abitazione originaria e sui muri ci sono grandi ritratti di ragazze bulgare con abiti e acconciature tradizionali. L’idea e la struttura ci ricordano molto il ristorante dove cenammo durante il viaggio ad Amsterdam. Continuiamo la nostra scoperta della gastronomia bulgara e ordiniamo Game Kavarma, uno spezzatino di cervo, vitello e maiale con cipolle, verdure e spezie servito all’interno di una pagnotta; un paio di polpette di vitello e di agnello, cotte arrosto, poi birra Staropramen e Coca Cola. Qui il conto è addirittura sotto ogni aspettativa, solo 36.68 Lev (18.80 Eu).
Ok, ora abbiamo proprio finito! Non ci resta che tornare in hotel (sotto la pioggia, ovvio) e preparare la valigia perché domani si parte presto per l’aeroporto.
Bilancio finale? Non dirò mai ad altri viaggiatori: non ci andate! Però se non ci sono stato finora, solo andandoci ho capito perché ho sempre rimandato. Diciamo che in Europa c’è molto da visitare prima di Sofia e io ho fatto così. Ho aspettato l’occasione giusta, un biglietto aereo a/r a meno di 40 Euro, e il momento giusto, il periodo natalizio. E con questi presupposti credo sia stata una buona decisione.
Servono altri motivi per visitare Sofia? Va bene: si mangia benissimo e costa molto poco. Avanti! 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 25,9 km

Note
Hotel prenotato su Booking
Guida di riferimento: Sofia e dintorni di Simonetta Di Zanutto, completa e ben scritta. Disponibile su Amazon
Libro letto su Kindle: Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer

Diario di viaggio: Cracovia e Auschwitz

Cracovia, Auschwitz e la miniera di sale di Wieliczka
Un viaggio, tre luoghi: Cracovia, Auschwitz, Wieliczka (miniera di sale)

 

Ci piace viaggiare e questo si era capito. Ma da qualche anno abbiamo scoperto il gusto di viaggiare nel periodo natalizio alla scoperta dei mitici mercatini di Natale.
Cerchiamo luci, colori, allestimenti, atmosfere e soprattutto cibo di strada: ebbene sì, i mercatini saranno anche belli, caratteristici per i souvenir e l’artigianato, ma sono soprattutto buoni!
E così, dopo Parigi, Porto, Bratislava e Vienna, è il turno di Cracovia: un’ottima scelta, una bellissima città, sicuramente da visitare anche in altri periodi dell’anno.

 

06/12 Roma – Cracovia

 

Partiamo da casa alle 8:00, abbiamo l’aereo alle 11:30 e arriviamo all’aeroporto di Roma Ciampino puntuali, dopo aver lasciato l’auto al nostro solito parcheggio a lungo termine: Altaquota (20.70 Euro, ora accettano il pagamento online e si risparmia un po’). Il volo Ryanair è stato prenotato l’8 Settembre, quindi tre mesi prima, perché in un precedente tentativo abbiamo notato che i prezzi dei voli per Cracovia “decollano” facilmente. Noi ce la siamo cavata con 82.50 Euro a persona.
Viaggiamo leggeri, veloci, con carte d’imbarco sullo smartphone e il solo bagaglio a mano, così subito dopo l’atterraggio, alle 13:30, siamo fuori l’aeroporto in attesa del nostro autista Uber prenotato dall’app che ci accompagna in hotel in 20 minuti per soli 6 euro.
Facciamo check-in, diamo uno sguardo nella nostra bellissima stanza che affaccia sulla Vistola e lasciamo subito il Niebieski Art Hotel & Spa per andare alla scoperta di Cracovia. L’impatto è molto particolare, perché fa un freddo boia e nevica, fenomeno che per noi che proveniamo dal mare ha sempre un fascino particolare. A piccole dosi però! 😉
La prima tappa la facciamo allo sportello di un bancomat per cambiare gli Euro: la moneta della Polonia è lo zloty (Zl) e bisogna fare un po’ di esercizio per la conversione. In totale cambiamo 120 Euro (tasso: 1 € = 0.23 Zl), così mettiamo in tasca 500 zloty (incluse commissioni) per le nostre spesucce.
Infiliamo guanti, cappelli e cappucci impermeabili e continuiamo a percorrere il lungo rettilineo che dall’hotel ci porta dritti in centro. La nostra prima visita è la Basilica di San Francesco: buia e spettrale, è piena di persone che pregano a lume di candela. Molto suggestiva, è famosa per i suoi interni decorati e per le vetrate policrome che però non riusciamo a godere completamente, un po’ perché fuori nevica e il cielo è coperto, e un po’ tanto perché in questo periodo dell’anno il sole tramonta verso le 15:30… quindi manca l’ingrediente fondamentale per ammirare le vetrate artistiche dall’interno: la luce! 🙂
Una volta fuori imbocchiamo l’antistante Bracka, una delle strade principali che sbucano nel cuore del centro storico: Rynek Glowny, l’antica piazza del mercato caratterizzata dalle sagome della torre del municipio, della basilica di Santa Maria con i suoi due campanili diversi, dell’imponente stabile del fondaco dei tessuti, e circondata dalle facciate decorate di sontuosi palazzi monumentali. Una piazza così bella doveva essere per forza Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO (1978). La vista d’insieme è resa ancora più gradevole dall’invasione colorata del mercatino di Natale.
Non ci lasciamo distrarre da suoni e profumi che arrivano da tutti gli angoli e procediamo dritti verso la basilica, dotata di due ingressi: uno gratuito, accessibile per la preghiera e una visione parziale della chiesa e l’altro a pagamento, per ammirare meglio le cappelle interne e la pala d’altare più celebre della città.
I biglietti si fanno all’esterno, nella piazzetta adiacente, e vale la pena spendere i 10 zloty (2.25 Euro) per osservare da vicino il capolavoro di Veit Stoss: un imponente polittico in legno di dimensioni ciclopiche posto sopra l’altare. Immaginate cosa può venir fuori da un lavoro meticoloso durato ben 10 anni!
Al termine della visita la nevicata è ancora in corso e inizia a lasciare i suoi segni: la piccola piazza Mariacki, posta sul fianco della basilica, è ormai imbiancata e l’attraversiamo rapidamente per raggiungere la chiesetta di Santa Barbara che all’esterno ha una piccola acquasantiera che contiene… un blocchetto di ghiaccio! 🙂
Entriamo a dare uno sguardo ma re(si)stiamo pochissimo perché dentro c’è una puzza tremenda: pensiamo che il tappeto all’ingresso, complice l’umidità, abbia iniziato a rilasciare miasmi inevitabili, poi man mano che leggiamo la guida e apprendiamo che la cappelletta è posta sopra un antico cimitero, ci diamo una personalissima spiegazione che ci costringe a uscire fuori per ridere liberamente. La stanchezza inizia a fare brutti scherzi, ci fa bene prendere un po’ d’aria fresca e visto che stanno per scoccare le 18, ci fermiamo per ascoltare lo heinat. Ogni ora dal campanile principale della Basilica, un trombettiere suona una breve melodia per quattro volte, una per ogni punto cardinale. La tradizione pare sia legata a una serie di leggende antiche che risalgono anche a otto secoli fa, ma la versione più amata è quella narrata negli anni ’20 da Eric Jelly nel libro per bambini The Trumpeter of Krakow, da scoprire! 😉
Ok, l’impatto culturale c’è stato ed è stato soddisfacente. Ora è tempo di esplorare le bancarelle del mercatino di Natale, specialmente perché sembra che il cibo di strada sarà protagonista assoluto e visto che siamo in ora da aperitivo assaggiamo subito gli oscypek, delle scamorzine affumicate grigliate sulla brace. Ne prendiamo una semplice (che servono anche accompagnata da confettura di mirtilli) e una avvolta in una strisciolina di bacon, decorata in cima con una prugna (9.50 Zl, 2.15 Eu). Ottimo inizio che ha aperto una voragine nello stomaco, così rimediamo subito con una gran fetta di pane casareccio tostato, spalmato di lardo e guarnito con salsiccia (13 Zl, 2.90 Eu): ora sì che possiamo andare a cena! 🙂
La nostra esplorazione sarà più dettagliata nei giorni successivi, ora siamo stanchi e rientriamo verso l’hotel, stavolta in tram. I collegamenti di Cracovia sono molto buoni ed economici, la città è servita da bus e tram, i biglietti si possono fare a bordo o alle fermate, dotate sempre di pensiline e tabelloni digitali con gli orari di arrivo previsti: al termine del viaggio constateremo di aver preso molte volte i mezzi pubblici e hanno sempre reso un ottimo servizio.
Il nostro biglietto da 2.80 Zl (0.60 Eu) dura 20 minuti e in meno della metà del tempo ci porta fino al capolinea Salwator, a pochi metro dal nostro albergo.
Abbiamo già scelto in Italia dove cenare stasera, quindi saliamo in hotel solo per lasciare gli zaini e orientarci senza prendere freddo in strada (-4 gradi!). L’operazione richiede pochissimo tempo perché Golonkarnia, il ristorante individuato per la prima cena polacca, è letteralmente a due passi da noi. Fuori dal centro, ottime recensioni, pochi posti a sedere, specialità locali, in pratica ha caratteristiche perfette per rispondere alla domanda: dove cenare a Cracovia? 🙂
C’erano solo altre due persone del posto, forse anche per via della musica proposta: dei pessimi remix di grandi singoli della musica internazionale, eseguiti probabilmente con la diamonica Bontempi, degne basi del peggior karaoke abusivo di tutto l’Est Europa. Ma poco importa, perché la nostra attenzione era già dedicata al menù, pratico ed essenziale, che ci ha aiutato a scegliere facilmente. Abbiamo ordinato la specialità della casa: ginocchio di maiale macerato in birra e cotto nel forno a legna, servito con rafano, cetriolini e un quarto di pane. E poi un altro piatto locale, dietro suggerimento d’eccezione della mia amica Slawka G. Scarso: pierogi, ravioli di carne conditi con cipolle croccanti. Eravamo affamati come lupi eppure non siamo riusciti a finire tutto il ginocchietto! Porzione enorme, i saggi ragazzi del posto che cenavano alle nostre spalle ne hanno ordinato uno solo da dividere e hanno fatto bene. Siamo rimasti molto soddisfatti della resa e del sapore dei piatti ordinati, per non parlare del conto: solo 93 Zl (20.50) incluse due belle birre 0.5 non pastorizzate.
Siamo solo al primo ristorante provato ma siamo già molto soddisfatti, lo candidiamo subito per la cena finale ma questa possibilità si rivelerà un’illusione: l’isolamento e la musica discutibile ci ha fuorviato, il locale è vuoto soltanto perché è martedì. Nei giorni successivi sarà impossibile trovare un tavolo libero, sia passando di persona con netto anticipo sia facendo chiamare dall’hotel. Quindi se volete provare il golonka migliore di Cracovia, il consiglio è di prenotare sempre, anche un paio di giorni prima.
Ok, si va a dormire presto ché domani sarà una giornata intensa. Sotto tutti i punti di vista.

Quanto abbiamo camminato oggi? 7 km

 

07/12 Cracovia – Auschwitz

 

Giornata molto lunga, sveglia puntata alle 7:00 per una maxi colazione che dovrà darci energie per molte ore. Alle 8:30 siamo in strada, fa freddissimo quando prendiamo il tram 2 fino a Dworzec Glowny, la fermata di riferimento per la stazione dei bus (e dei treni) di Cracovia che raggiungiamo passando attraverso l’enorme shopping center Galeria Krakowska.
Oggi abbiamo programmato una visita al museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau, il più famigerato campo di concentramento e sterminio della Germania nazista.
Come raggiungere Auschwitz da Cracovia? Non è propriamente una passeggiata, quindi programmate per tempo la visita e i collegamenti per arrivarci. In città diverse agenzie propongono l’escursione a/r in giornata ma noi abbiamo preferito la visita individuale, organizzata online. Da notare! La località Auschwitz ha ripreso il suo nome polacco di Oswiecim e molte indicazioni fanno riferimento a questa sintassi e non a quella per noi più nota, anche sui tabelloni dei mezzi pubblici.
Auschwitz dista circa 70 chilometri e si può raggiungere in bus e treno con un viaggio di un’ora e mezza, noi abbiamo scelto il bus perché ce ne sono di più e perché ti lascia davanti al cancello d’ingresso mentre il treno ferma a 1.5 km dal sito. La compagnia con il maggior numero di collegamenti è Lajkonik, noi abbiamo preso il biglietto per la partenza delle 9:40 al costo di 14 Zl (3.20 Eu).
L’ingresso al campo è gratuito e i biglietti sono stati prenotati sul sito ufficiale, ci sono diverse formule per entrare (gruppi, individuali, giornata-studio, con guida, ecc…) e bisogna scegliere anche in base alle disponibilità: gli ingressi sono scaglionati per fasce orarie e variano molto in funzione del periodo dell’anno: controllate sempre bene prima di prenotare perché durante l’inverno il museo potrebbe essere aperto solo mezza giornata.
Prima di entrare nel lager ci sono da superare dei controlli di sicurezza e le borse con dimensioni superiori a 30x20x10 cm devono essere obbligatoriamente lasciate al guardaroba (3 Zl, 0.70 Eu).
Il nostro viaggio è filato liscio e alle 11:20 siamo pronti a iniziare la nostra visita come previsto dall’orario prenotato, la prima mazzata arriva al cancello dove l’immagine vivida dell’arco in ferro battuto che recita Arbeit macht frei  (il lavoro rende liberi) ci accoglie in tutta la sua freddezza.
Poi inizia un viaggio indietro nel tempo che si ferma a solo 70 anni fa, quando l’uomo è diventato una bestia: un carnefice spietato di altri essere umani, dove il male assoluto ha preso forma e ha seppellito un milione e mezzo di uomini, donne, bambini. Ci sono parole migliori delle mie per descrivere i dettagli, ci sono commentatori più autorevoli di me per leggere e apprendere quel pezzo di storia, quel buco nero nel cuore della millenaria civiltà europea. Quindi ridurrò al minimo le mie impressioni personali, peraltro il linea con la filosofia di questo blog, e mi limiterò a stimolare e promuovere questa visita a tutti coloro che avranno la fortuna di visitare Cracovia.
In base alla vostra sensibilità, età, esperienza, voglia di capire, programmate una visita in questo memoriale e – al netto dell’impatto emotivo – ne uscirete sicuramente più forti e informati. Vedrete davvero ciò che avete visto sui libri e al cinema, vedrete i recinti elettrificati, le torrette di guardia, i fili spinati, i dormitori, le condizioni di prigionia, i muri delle esecuzioni, i patiboli, le camere a gas e i crematori. Tutto è com’era, per non dimenticare.
La visita passa in rassegna tutti gli spazi del campo, dall’infermeria ai padiglioni dedicati alle varie nazioni che hanno subito le deportazioni organizzate dei propri civili, con documenti storici, fotografici, filmati per rinnovare la memoria di tutti, per testimoniare ciò che è avvenuto davvero, ciò che nessun revisionismo può mettere in discussione senza ridicolizzarsi e offendere.
Alle 14:00 usciamo e prendiamo la navetta per Birkenau, il campo satellite a pochi chilometri da Auschwitz, e quando arriviamo ci resta un’ora di tempo per la visita perché chiuderà alle 15:30. Ero stato a Dachau anni fa, e quindi ero già pronto su quanto avrei visto ad Auschwitz, ma Birkenau no. Birkenau mi ha impressionato, ha aggiunto stupore all’orrore: le dimensioni, l’organizzazione metodica, scientifica, raggiungono apici inimmaginabili. Il campo è talmente vasto che non si capisce dove finisca, impieghiamo 20 minuti per andare dall’ingresso al monumento internazionale per le vittime dell’Olocausto, posto al centro tra i ruderi dei crematori, lasciati in macerie così come erano stati ridotti ai tempi della Liberazione, come un monito. Siamo circondati da un paesaggio ostile, freddo, il campo ha una superficie così grande che i gruppi di persone in visita si disperdono e puoi ritrovarti isolato, circondato dal silenzio. Seguiamo i binari percorsi dai treni carichi di persone impaurite che nell’ultima fase della soluzione finale non venivano neanche più schedate, raggiungevano direttamente le camere a gas. Fa freddo, c’è la neve, immaginiamo i prigionieri costretti all’aperto in condizioni disumane, mentre soffriamo noi che siamo coperti e ci muoviamo liberamente; siamo privilegiati, e per quanto predisposti a raggiungere un altro livello di comprensione, alla fine mi rimbombano in testa le parole di un sopravvissuto: “Voi non sapete, voi non potete neanche immaginare…”. Vero, io non posso neanche immaginare cos’è stato.
Esperienza forte, senza dubbio. Le riflessioni continuano anche sul bus che ci riporta a Cracovia, dove arriviamo alle 18:15.
Prima di cena ci rilassiamo un po’ in camera e ci scaldiamo nella sauna e nell’hammam della spa, alle 20:00 siamo di nuovo in strada per prendere il tram e scendere alla fermata del Teatro Bagatel. Da qui imbocchiamo la Sw Anny per raggiungere la piazza centrale da un ingresso differente da ieri, e ammirare l’imponente facciata barocca della chiesa di Sant’Anna. Quando sbuchiamo in Rynek Glowny ci troviamo di fronte la Torre del Municipio con tutti i suoi 70 metri di altezza impreziositi da ologrammi che riproducono fiocchi di neve e decorazioni natalizie. Se si aggiungono le principesche carrozze bianche trainate da cavalli massicci che sbuffano vapore dalle narici, sembra di essere in una fiaba antica.
Questa sera si cena in strada senza timore del freddo, quindi ci immergiamo completamente nei profumi che invadono tutta la superficie del mercatino di Natale e iniziamo a fare la nostra selezione per scegliere dove fermarci. Dopo un accurato sopralluogo, ci sediamo a un tavolo e andiamo a fare rifornimenti: pierogi ripieni di lenticchie, pomodori secchi e aglio selvatico (7.50 Zl, 1.70 Eu) e poi passiamo alla carne con un maxi spiedino di maiale e una grande salsiccia con patate al forno (52 Zl, 11.80 Eu). Nota di merito per lo spiedino, semplicemente meraviglioso. Dopo aver riempito lo stomaco prendiamo un bicchiere di vino rosso caldo (8 Zl, 1.80 Eu).
C’è davvero di tutto: artigianato, fiori, dolci, vestiti, oggetti in legno, ceramica, cera, vetro… scattiamo ancora qualche foto prima di rientrare in hotel in tram, la giornata è stata molto lunga e siamo provati da tutte le cose viste e quelle fatte: una notte di sonno al caldo ci aiuterà sicuramente a ricaricare le batterie.

Quanto abbiamo camminato oggi? 11 km

 

08/12 Cracovia

 

Ci svegliamo con tutta calma dopo nove ore di sonno e facciamo una ricca colazione ancora più ricca del giorno prima: brioche, muffin, nastrine con marmellata, toast imburrati, bacon, uova, salsicce, ananas, melone, muesli, smoothies e succhi di frutta. Proprio quello che ci voleva per la giornata che dedicheremo a due zone di Cracovia: la collina del Wawel e Kazimierz.
Per quanto la temperatura sia sempre rigida, 4 gradi, oggi c’è un gran sole e decidiamo di camminare seguendo la pista ciclabile che affianca il percorso del fiume Vistola: una passeggiata molto suggestiva, a contatto con tantissimi cigni che si avvicinano tranquillamente, abituati alla presenza umana. Dopo qualche centinaio di metri, dove il fiume curva in un’ansa, si staglia davanti a noi il Wawel: la collina simbolo dell’intera Polonia, sede del castello che ha celebrato l’incoronazione di molti sovrani e che ancora oggi, all’interno della sua cattedrale, ospita le spoglie dei più illustri politici polacchi.
Torniamo sulla strada principale e iniziamo la salita verso la cima, attraversiamo le massicce mura, superiamo la statua equestre di Tadeusz Koscuiszko ed entriamo dalla porta principale oltre la quale c’è l’ampio cortile del complesso fortificato. Gli edifici che affacciano su questo grande prato ci ricordano molto la spianata delle cattedrali ammirata all’interno del Cremlino, durante il viaggio a Mosca e San Pietroburgo.
La visita di tutti gli spazi esterni è gratuita, mentre è necessario un biglietto per accedere alle sale del castello e della Cattedrale. Armati di mappe e guida, facciamo il punto della situazione e ci dirigiamo in biglietteria per fare il ticket cumulativo per gli ambienti che desideriamo vedere.
La nostra preferenza cade sul complesso religioso: il biglietto per la Cattedrale del Wawel costa 12 Zl (2.70 Eu) e include l’accesso alla chiesa, alla cripta, al campanile e al museo della chiesa oggi intitolata a Giovanni Paolo II. Il culto per il Papa polacco che conosciamo bene è molto sentito, un po’ ovunque si trovano foto, statue, cimeli e targhe che ricordano il suo passaggio. Soprattutto nel museo c’è un’intera sala a lui dedicata che a noi italiani risulterà piuttosto, diciamo così, famigliare: la copia commemorativa della prima pagina dell’Osservatore Romano uscita nel giorno della nomina a Capo della Chiesa, oppure le scarpe fatte a mano da artigiani italiani, ci faranno sentire un po’ a casa 😉
La nostra visita della cattedrale è iniziata dal basso verso l’alto: siamo partiti dalle cripte sotterranee dove riposano molti reali e altre personalità politiche e artistiche della storia polacca, come per esempio il pianista e compositore Chopin, oppure il presidente Lech Kaczyński e la moglie, morti nel 2010 in un incidente aereo insieme a buona parte del governo, una storia sordida che nelle indagini ha sviluppato alcuni retroscena da spy-story.
L’esperienza più bella che offre il biglietto cumulativo è l’ascesa del campanile, un percorso da fare lungo ripide scale di legno e intervallato dai pianerottoli che ospitano campane in bronzo sempre più grandi man mano che si sale: ognuna ha un nome e qualche dato relativo alle dimensioni. La cosa più impressionante è ovviamente il peso, nell’ordine delle decine di tonnellate.
In uscita dalla collina si potrebbe attraversare la grotta del drago Smok, un drago cattivo divenuto una sorta di mascotte per la città. La grotta d’inverno è chiusa, quindi prendiamo un sentiero per tornare al livello del fiume, ci fermiamo per uno spuntino all’aperto e poi riprendiamo il cammino verso il quartiere ebraico di Kazimierz.
Qui sono state girate diverse scene del film Schindler’s List, perché era in stato di abbandono da molto tempo e poteva offrire una ricostruzione più fedele del ghetto di Varsavia rispetto alla capitale stessa, molto rimaneggiata dopo la guerra. Come per magia, da quando agli inizi degli anni ’90 Steven Spielberg ha iniziato i sopralluoghi e successivamente ha girato il suo premiatissimo film, il quartiere ha vissuto una completa rinascita e oggi è una delle zone più trendy e vive di Cracovia.
Il nostro tour ci ha portato a cercare tre sinagoghe: la prima è quella di Remuh, con il suo cimitero antico visibile dall’esterno, che però troviamo chiusa; la seconda è la sinagoga Alta, chiamata così perché la sala di preghiera è al secondo piano e infine quella di Isacco. Giusto due note su queste ultime: trovare la sinagoga Alta non è stato semplicissimo perché le facciate di questi luoghi di culto non sono sfarzose e, questa in particolare, sembra addirittura un palazzo abbandonato. Si entra da un libreria ebraica che pare sia la migliore di Cracovia, il biglietto cosa 9 Zl (2 Eu) e al piano superiore c’è una mostra fotografica in una stanza quasi completamente spoglia, se non fosse per alcuni resti di decorazioni stuccate. Invece la sinagoga di Isacco – la più grande di Cracovia – costa 7 slot (1.60 Eu) ed è sicuramente in condizioni migliori della precedente, grazie ad alcuni recenti restauri, ma anche qui non sento di poter descrivere qualcosa di particolarmente emozionante. Diciamo che il quartiere vale una visita, per le sue viuzze, i negozietti, i caffè; una passeggiata a Kazimierz va fatta ma, diciamo così, l’ingresso nelle sinagoghe non è obbligatorio 😉
Una volta rientrati sulla strada principale prendiamo al volo un tram diretto verso la piazza centrale, dove facciamo a colpo sicuro i primi acquisti nel mercatino di Natale che ormai conosciamo benissimo: compriamo un rompicapo in legno e miele locale di colza, tiglio e melata di conifere. Notiamo che in giro c’è molta più gente, probabilmente perché è iniziato il ponte dell’8 dicembre.
Raggiungiamo il Fondaco dei Tessuti, il lungo porticato coperto al centro della piazza che un tempo ospitava le botteghe dei mercanti di stoffe e oggi raccoglie negozietti di souvenir che hanno prezzi medi più alti rispetto alle bancarelle esterne. Come facciamo sempre, dopo il confronto prezzi dei giorni precedenti, entriamo nel negozio che abbiamo individuato come il più conveniente (bene o male i souvenir da acquistare sono sempre quelli) e mettiamo insieme una spesa unica. La scelta è caduta su Ziomek e negli zaini sono finiti: sportina, t-shirt, palle di Natale, agendina, fermagli, shottini, magneti da frigo e altre cianfrusaglie per un totale di 109 Zl (24.70 Eu).
In attesa di cenare, cerchiamo lo storico locale Piwnica Pod Baranami per fare un aperitivo: la classica birreria sotterranea di Cracovia. Si entra da un palazzo che sta sulla piazza del mercato (di fronte la Torre del municipio), si riconosce facilmente perché ha delle grandi teste di ariete scolpite sull’architrave del portone. L’atmosfera all’interno è molto informale, non ci sono camerieri a servire: si prende posto, si fa la fila alla cassa, si paga e si porta al tavolo. Tutto molto vintage, come si usa (anche troppo) da qualche anno. Quindi sedie zoppe, tappezzerie rotte, tavoli traballanti, cera colata e muri “polverosi”… per usare un eufemismo. A piccole dosi, si può fare: ordiniamo una birra media chiara, vino caldo alla cannella e un po’ di noccioline (23 Zl, 5.20 Eu). Grazie al wi-fi aperto ci connettiamo per trovare il prossimo ristorante da visitare e la scelta ricade su Czarna Kaczka – The Black Duck dove ci presentiamo senza prenotazione. Male, molto male. Il ristorante è pieno e il cameriere, Philippe, manda indietro tante persone, anche noi. Ma si vede che gli siamo simpatici, perché ci dice di tornare dopo 45/50 minuti, salvo poi darci un tavolo dopo 20 minuti in buona parte passati a parlare con lui, delle sue origini franco-polacche e del suo anno sabbatico da spendere proprio a Cracovia per conoscere meglio le sue radici. Philippe ha fatto un miracolo perché non avrebbero accettato prenotazioni per i prossimi due giorni! E noi, fame nera del momento a parte, eravamo intenzionati ad assaggiare la specialità dello chef: l’anatra, cucinata praticamente in tutti i modi.
Il locale è accogliente, caldo, piccolino (è praticamente la sala colazione dell’hotel adiacente) e con un menù ben concentrato sui piatti della tradizione polacca: sul nostro tavolo finisce una mezza anatra alla brace con salsa di mirtilli e patate fritte; e un bell’arrosto di maiale con cumino e vino rosso servito su pane tostato. Tutto accompagnato con patate al forno e due birre 0.5 bionde (Tyskie anche qui, come dagli altri). Abbiamo mangiato benissimo e alla fine ci hanno offerto una vodka alla ciliegia, leggera, più simile a un liquore, che ci è piaciuta moltissimo e ha addolcito ancora di più il conto di 105 slot (23.80 Eu).
Torniamo in hotel ancora una volta soddisfatti della città, delle cose viste, del cibo… se non fosse per ‘sto freddo! 😀

Quanto abbiamo camminato oggi? 12,7 km

 

09/12 Cracovia – Wieliczka (miniera di sale)

 

Oggi abbiamo in programma un’escursione alle miniere di sale della vicina Wieliczka, un altro sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Sono ben pubblicizzate e le conoscevamo ancor prima di partire, forse per questo c’era qualche aspettativa in più… ma non voglio essere troppo severo sul giudizio finale! Diciamo che sarò piuttosto sbrigativo nella descrizione di questa esperienza perché, diplomaticamente parlando, ho apprezzato di più Cracovia e sono un po’ dispiaciuto di aver lasciato cose da vedere a vantaggio di questa gita fuori porta.
Come arrivare alla miniera di sale? Noi ci siamo andati in treno, sono solo 13 chilometri di distanza e ci vogliono circa 25 minuti. Il biglietto costa 3 Zl (0.70 Eu).
Siamo partiti dalla stessa stazione di due giorni fa, Krakow Glowny, solo che stavolta c’è un bel sole e quindi ci siamo arrivati a piedi facendo una passeggiata dalla piazza centrale del mercato, che abbiamo visto per la prima volta con la luce diurna, e poi superando le mura difensive e Porta Floriana.
Dopo uno spuntino salato da Awiteks saliamo sul treno delle 14.10 (ce ne sono moltissimi) e una volta a destinazione seguiamo le chiare indicazioni per raggiungere l’ex miniera. Siamo già in possesso del biglietto, acquistato online sul sito ufficiale: l’ingresso costa ben 84 Zl (19 Eu) – una cifra molto alta rispetto ai prezzi visti finora in Polonia – e bisogna scegliere un orario di accesso tra quelli disponibili, perché si può entrare solo in gruppo (35 persone) e per questioni di sicurezza non sono previste visite individuali.
Si può anche scegliere la lingua parlata dalla guida ma nel nostro orario non c’era l’italiano e quindi ci accodiamo a un gruppo inglese; alle 15.00 in punto inizia la visita con la vertiginosa discesa di 400 gradini in legno su una struttura elicoidale che porta a circa 90 metri di profondità. Il punto più profondo è a -135 metri e sarà toccato nel corso della visita che dura un paio d’ore, inclusa una complessa procedura di uscita, dopo aver percorso 3 chilometri di tunnel. La temperatura media è sui 15 gradi e non si registrano presenze di animali strani 🙂
Come anticipavo: non mi soffermerò molto sui particolari, la guida era molto simpatica, aveva un buon copione che permetteva di interagire con il pubblico e dava informazioni didascaliche e curiose. Nonostante ciò non siamo riusciti ad appassionarci! Hanno fatto un ottimo lavoro di conversione del sito, davvero, però non ho trovato gli spunti giusti per un’esperienza memorabile: il prezzo del biglietto vale giusto per la visione d’insieme dell’enorme Cappella di Santa Cunegonda, con i suoi maestosi lampadari, i bassorilievi e l’altare interamente scolpiti nel sale; poi molto impressionanti sono le travi massicce che sostengono le gallerie e un paio di laghetti sotterranei ben illuminati che mettono in risalto l’acqua verde per l’alta concentrazione di sale. Tutto qui. Il resto è un po’ di fuffa, qualche manichino e carrello da miniera arrugginito e poco più. Cioè, non è neppure detto che ai bambini piaccia sicuramente questa gita, e se soffrite di claustrofobia è sicuramente meglio starne alla larga.
Lasciamo il sito minerario perplessi e torniamo verso Cracovia, dobbiamo riprenderci da una parziale delusione e vogliamo farlo a modo nostro: con l’ultima cena presso il ristorante della prima sera, la nostra strategia storica per lasciare una città con un buon ricordo (torniamo sempre nel locale che c’è piaciuto di più nei giorni precedenti). Purtroppo, però, ci aspetta una mazzata terribile: sono le 19.00 quando entriamo da Golonkarnia, il locale è già pieno e non accetta altre prenotazioni! Torniamo in hotel e facciamo chiamare anche da loro ma niente da fare! La prima cena infrasettimanale ci ha decisamente fuorviato, pensavamo che non fosse un posto frequentato e invece…
Ma non è finita, perché una volta in stanza facciamo una grande selezione di ristoranti e chiediamo alla reception di prenotare per noi: niente, tutto pieno! Anche quelli suggeriti dall’hotel. Quindi il consiglio importante che posso dare è sicuramente di prenotare un tavolo in anticipo se volete cenare in un buon ristorante di Cracovia durante il fine settimana!
Allora decidiamo di tornare in centro, provare di persona qualche incursione ma dopo qualche tentativo dobbiamo desistere: non c’è posto da nessuna parte. Per fortuna questo è il periodo perfetto per non restare a digiuno, al freddo, in mezzo alla strada perché i mercatini di Natale tornano in nostro soccorso: anche qui c’è molta più gente ed è difficile anche riuscire a ordinare, alla fine prendiamo un spiedino di carne (36 Zl, 8.15 Eu. Anche i prezzi sono lievitati!) con un buon formaggio arrosto. Ci è piaciuto così tanto l’oscypek che nei compriamo sei da grigliare a casa (20 Zl, 4.50 Eu), anche se l’aroma che lascerà in valigia resterà per sempre.
Dopo la cena volante, andiamo in uno degli angoli della piazza dove c’è la pasticceria Harlekin per assaggiare le sue torte che pare siano magnifiche, ma sono le 22.00 e sta chiudendo: niente da fare! Qua è sempre più chiaro che ci tocca tornare a Cracovia…
Alla fine chiudiamo i nostri giri da Nowa Prowincja, che di “nuowo” ha solo il nome: è un altro locale in stile vintage (l’ennesimo, si può dire?) con i muri scarabocchiati e i divani rotti. Sempre alternativo, eh! Però – per dirla tutta – dopo un po’ mi fa le stesso effetto che fa la musica balcanica a Elio e le Storie tese: avete presente? 😉 Comunque, anche qui tutto “fai da te”, ordini e poi ti chiamano con una campanella, così al nostro tavolo mi servo una crema brulé, un toast e due birre medie (32 Zl, 7.25 Eu).
Riprendiamo l’ultimo tram in direzione hotel e chiudiamo la giornata e il viaggio con un pizzico di amaro in bocca per le occasioni mancate: la prossima volta a Cracovia si prenota tutto prima, anche i ristoranti! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 10,6 km

 

10/12 Cracovia – Roma

 

Sono stati giorni movimentati, ci siamo spostati e abbiamo dovuto organizzare un po’ di cose per le escursioni fuori Cracovia perciò, seppure con mezza giornata a disposizione, oggi abbiamo deciso di dedicarla al relax e a ritmi meno frenetici.
Quindi al risveglio ci prendiamo un lungo momento per goderci l’ultima favolosa colazione del Niebieski, rifacciamo le valigie e chiamiamo direttamente Uber per andare in aeroporto in anticipo e fare lì le ultime compere: in particolare vogliamo cercare quel liquore alla ciliegia che ci è piaciuto molto, e non potendo imbarcare la bottiglia dobbiamo acquistarla dopo aver superato i controlli di sicurezza.
Abbiamo ancora 50 Zl (11.30 Eu) da spendere e alla fine li investiremo tutti in questa bottiglia, un succo di mirtilli bio e una confezione di salamini polacchi. Ormai è chiaro: in Polonia abbiamo un buon potere di acquisto, alla fine ho pagato solo due cene e i souvenir con carta di credito ma per tutto il resto del soggiorno sono bastati i 500 zloty cambiati all’inizio. Anzi, ne sono bastati 450 visto che gli ultimi li abbiamo spesi in aeroporto per non cambiarli di nuovo.
Purtroppo, nonostante l’anticipo e il check-in online, Ryanair ci fa il solito scherzetto dei “primi 90” all’imbarco per cui ci stivano il bagaglio a mano e siamo costretti ad attenderlo sul nastro di Ciampino.
Poco male, non ci vorrà molto e riempiremo l’attesa con le prime riflessioni e un bilancio che già si delineava ieri sera: Cracovia è proprio bella! Piena di storia, cultura, chiese, monumenti. Ci sono tante cose belle da vedere e interessanti da scoprire, si mangia molto bene e prima o poi ci torneremo. L’abbiamo vista in un periodo dell’anno particolare, con la neve e i mercatini di Natale, ma sicuramente in primavera, con il sole, il cielo azzurro e i parchi in fiore diventerà ancora più bella. Arrivederci Krakow 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 41,3 km

 

Note
Hotel prenotato su Booking
Guida di riferimento: Cracovia di Lonely Planet
Libro letto su Kindle: Anus Mundi – Cinque anni ad Auschwitz-Birkenau di Wieslaw Kielar

Diario di viaggio: Bratislava e Vienna

Il Danubio e il centro storico visti dal castello.
Il Danubio e il centro storico di Bratislava visti dal castello.

Dopo il viaggio in USA arriva la pausa invernale e non può mancare un bel weekend lungo a caccia di atmosfere natalizie. Ormai è una tradizione: mercatini, addobbi, sapori e nuove città da scoprire. Dopo la sorprendente Porto dell’anno scorso, questa volta abbiamo puntato dritti a nord…

 

12/12 Roma – Bratislava

 

Partenza da casa fissata alle ore 16:00. Lasciamo la macchina al parcheggio che consigliamo sempre e ci prepariamo per il volo fissato alle 19:45.
A Ottobre abbiamo acquistato i biglietti sul sito Ryanair e sette giorni prima del viaggio abbiamo fatto il check-in online con le carte d’imbarco scaricate sull’iPhone: pratico e senza scartoffie. Abbiamo speso per il tragitto a/r Roma-Bratislava l’incredibile cifra di 52.50 Euro a testa e da quando i posti sono tutti assegnati e si può portare un secondo piccolo bagaglio a bordo, non c’è più la triste corsa per occupare le poltrone migliori e Ryanair è tornata un’opzione da considerare per viaggi di questo tipo.
Arriviamo puntuali alle 21:00 e come deciso dall’Italia, vista l’ora, non perdiamo tempo con i collegamenti pubblici: prendiamo direttamente un taxi che in 15 minuti ci porterà in hotel.
Da notare: appena fuori l’aeroporto c’è un cartello che indica le tariffe massime dei taxi per arrivare in alcuni degli hotel più importanti della città. Il cartello dice che per la nostra destinazione bastano 25 Euro ma i due tassisti interpellati ne chiedono 30. Al terzo tassista rispondiamo che sul cartello c’è scritto diversamente e quando facciamo per andar via, magicamente ci ripensa: “Ok, 25 Euro!” – fastidioso come sempre dover far capire che non sei un pollo da spennare e che loro hanno una regola da rispettare. Peccato, non è mai il massimo essere accolti così ma come da nostra buona abitudine non vogliamo farci pregiudizi di alcun tipo, quindi cataloghiamo l’episodio e guardiamo fiduciosi alle prossime tappe. Anche perché è ora di cena e vogliamo pensare positivo 😉
In meno di 15 minuti percorriamo i 7 km che ci separano dal nostro Austria Trend Hotel Bratislava.
Impieghiamo giusto il tempo necessario per ammirare la bellissima hall e la stanza, pulita e confortevole, e siamo subito in strada per raggiungere un locale scelto su TripAdvisor e consigliato anche sulla guida. Perfetto anche perché si trova a soli 100 metri da noi: Bratislavsky Mestiansky Pivovar un antico birrificio con cucina tradizionale. Siamo giusto in tempo per ordinare perché dalle 22:00 chiudono la cucina ma si può continuare a bere. Il locale è bellissimo: foto d’epoca, tanti tavoli, enormi botti di rame per produrre la birra in bella vista, a rappresentare con orgoglio l’essenza di una storia iniziata addirittura nel 1752!
Assaggiamo la chiara e la scura e grazie al menù in inglese riusciamo a capire cosa ordinare: per antipasto una gigantesca salsiccia affumicata fatta in casa con mostarda e salsa di rafano, a seguire una bella wienner schnitzel, versione asburgica della cotoletta panata fatta con carne di maiale e condita con insalata di patate, e per finire degli gnocchi ripieni con formaggio di pecora, conditi con bacon, cipolle fritte e abbondante spennellata di sour cream: una bomba. Come se non bastasse la botta calorica, le porzioni sono così abbondanti che non riusciamo a finire tutto! Memorabile anche il conto: spendiamo solo 22.80 Euro!
Prima di rientrare in hotel facciamo una passeggiata digestiva e pregustiamo un po’ del centro storico, interamente pedonale e vicinissimo al nostro albergo che, come sempre, è stata una precisa scelta strategica. Accediamo al cuore della città attraverso la storica porta di Saint Michael: una torre barocca che è la chiave di acceso al meraviglioso quartiere medievale.
Percorriamo un pezzo della strada principale e poi deviamo verso Hlavné Namastie, la piazza che ospita i mercatini di Natale di Bratislava. Tutto è spento e buio e le pulizie sono in corso, l’atmosfera del Natale alle 22:00 lascia spazio ai locali, ai bar, ai disco pub che offrono programmi più spinti delle mele caramellate. È sabato sera, non c’è molta gente in strada perché fa un freddo boia ma per quello che vediamo dall’esterno, la temperatura in certi bar deve essere caldissima!
I locali sono davvero tanti, con poca tradizione e molti turisti, sembra un business florido come se far ballare delle ragazze seminude su un bancone da bar rappresentasse ancora una trasgressione ambiziosa, simbolo di libertà. Mah! A me è sembrata una cosa piuttosto “datata”, in linea con il vecchio Colpo Grosso di Umbertone Smaila: chi lo guarderebbe oggi?
Con queste divagazione filosofiche tra eros e attualità, rientriamo verso l’hotel: siamo sicuri che Bratislava ha molto di meglio da offrire! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 2.5 km

 

13/12 Bratislava

 

Per oggi abbiamo programmato una serie di percorsi che ci faranno scoprire il meglio di Bratislava e concentrarci soprattutto sul suo tradizionale mercatino di Natale.
Facciamo il pieno energetico con una colazione dolce e salata a base di croissant, muesli, pane tostato con marmellata e il proteico abbinamento che osiamo solo quando viaggiamo: bacon, uova strapazzate e salsicce. Ok, ora siamo pronti 😉
L’aria è fredda, ci sono appena un paio di gradi quando iniziamo a seguire l’itinerario pedonale che ci porterà al maestoso castello-simbolo della città, arroccato in cima a un’altura che sovrasta Bratislava.
La salita è agevole, i percorsi sono ben indicati e sicuri anche perché adiacente al castello è situato il Parlamento slovacco. Appena arrivati in cima scattiamo foto panoramiche proprio dal belvedere della massima assemblea nazionale e vediamo il Danubio scorrere placido sotto di noi. La struttura non ha niente di particolarmente memorabile ma il parco che lo circonda e la vista di Bratislava dall’alto meritano sicuramente una visita.
Torniamo verso il centro storico passando per la porta di Sigismondo e il nostro cammino ci porta attraverso scorci bellissimi fino alla Cattedrale di San Martino. Da qui prendiamo la strada Panska Laurinska fino a incontrare Cumil, la statua più famosa della città: un operaio (o un soldato?) che spunta da un tombino e guarda sornione e disincantato i passanti. Dopo la caduta del comunismo sono state tante le sculture insolite che hanno rinnovato le principali strade di Bratislava (notevole anche quella di Lewis Carrol), ma quella di Cumil è stata eletta da abitanti e turisti come la migliore e bisogna fare la fila per strappare una foto a questo famosissimo Man at work 😉
È ancora presto e decidiamo di non cedere alla tentazione di tuffarci nel mercatino, ci affacciamo giusto un attimo per fare uno spuntino. Vediamo persone che passeggiano con un’enorme frittella calda tra le mani e non vogliamo essere da meno, così seguiamo l’istinto e il profumo e scopriamo che si tratta di una zemiakovè. Ordiniamo il frittellone (2,50 Eu.) e proseguiamo felici verso la nostra prossima meta: la Chiesa Blu.
Per arrivarci bisogna uscire un po’ dal centro storico ma bisogna considerare che Bratislava è davvero molto piccola, tutto si raggiunge facilmente a piedi con passeggiate brevi e piacevoli. Ora va detto però, in tutta onestà, che questo luogo di culto per quanto celestiale – almeno nei colori – non ci ha trasmesso grande entusiasmo. Abbiamo visto imponenti chiese coloratissime durante il viaggio in Russia e questa non ci impressiona, in più è chiusa. Certo non ci disperiamo, rientriamo verso il centro e puntiamo dritti Hlavné Namastie, la piazza principale.
Da questo momento perdiamo la cognizione del tempo, dello spazio e del senso di sazietà: guardiamo tutte le bottegucce degli artigiani e assaggiamo tutto ciò che ci attira di più.
Il tema è ovviamente natalizio e si possono fare buoni acquisti per regali e souvenir spendendo poco: ci sono saponi, decorazioni, candele di ogni tipo, oggettistica in legno, in pietra, vetro, tessuti, pelle, c’è di tutto. Ma per noi l’attrazione maggiore è il cibo, così finiamo per comprare un torrone miele e arachidi (1.70 Eu), accompagnato dall’idromele Medovina: un liquore caldo a bassa gradazione, distillato dal miele (1 Eu). Dopo ci aggiungiamo anche un loksa, una crepe arrotolata spolverata di zucchero e cannella (1.50 Eu).
Passeggiamo mentre fa buio, le strade si illuminano, c’è tanta gente in strada e noi passiamo da una bancarella all’altra e valutiamo prezzi e oggetti per l’attacco finale 😉
Dopo aver ammirato le imponenti facciate del Teatro Nazionale Slovacco e della Filarmonica, ordiniamo un paio di punch per riscaldarci, uno ai mirtilli e lavanda e uno all’arancia. Ora siamo pronti: dopo diversi confronti fatti tra i mercatini e i negozi visitati nell’arco della giornata, sappiamo esattamente dove andare a fare acquisti e cosa mettere nei nostri zaini. Entriamo da Danube Souvenirs e compriamo felpe, portacandele, gli immancabili magneti e uno splendido vaso decorato con il celebre “Bacio” di Klimt.
Dopo un’intera giornata in strada facciamo ritorno in hotel, ci buttiamo in sauna e ci rilassiamo – e scaldiamo! – prima di uscire di nuovo a cena. Anche oggi conosciamo la destinazione perché l’avevamo notata prima di partire: Fabrika, un locale adiacente all’hotel Loft che ci ha colpito per i suoi interni.
Lo raggiungiamo con una passeggiata di pochi minuti e l’impatto con la realtà conferma quanto visto in foto: la sala è grande, ben illuminata e calda. Anche qui producono con orgoglio birra e ne ordiniamo due boccali da 0.5 però, mentre guardiamo il menù, restiamo delusi dal fatto che è praticamente un pub a tema USA più che un locale di cucina tradizionale. E ci sono anche tanti, troppi riferimenti a prodotti italiani.
Non solo noi veniamo dalla capitale mondiale della gastronomia, neanche tre mesi fa avevamo eletto il miglior hamburger mangiato durante il viaggio in USA! Quindi non ci resta che circoscrivere la nostra scelta ad alcuni piatti locali che resistono stoicamente in un menù affollato di stranieri 😉
Ordiniamo: pivni gulas, uno spezzatino di manzo brasato con birra scura accompagnato da gnocchi di pane e patate; una sacrosanta klobasa, gigantesca salsiccia alla griglia con senape, rafano e ketchup servita con patatine fritte. Abbiamo speso 24.10 Euro, il cibo era buono ma ci aspettavamo qualcosa più in linea con la tradizione locale. Andiamo via soddisfatti ma con un po’ di amaro in bocca, come quando bevi una birra troppo forte.
Il pensiero di Vienna addolcirà i nostri sogni, domani si riparte!

Quanto abbiamo camminato oggi? 8.5 km

 

14/12 Bratislava – Vienna – Bratislava

 

Tutto calcolato dall’Italia: Bratislava dista da Vienna solo 55 chilometri. Ci sono treni in abbondanza ed è molto facile organizzare questa gita fuoriporta, noi l’abbiamo fatto!
Dopo la consueta ricca colazione, alle 11:00 andiamo a piedi verso la stazione principale (Hlavna stanica) passando davanti il monumentale Palazzo presidenziale.
I treni per Vienna partono ogni ora, noi abbiamo scelto quello delle 11:38 e abbiamo comprato i biglietti in stazione (a/r 14 Euro a persona). Il viaggio dura un’ora.
Dalla stazione centrale di Vienna prendiamo la metro (fermata Sudtiroler-hauptbanhof, biglietto 2.20 Euro) e scendiamo alla fermata Stephansplatz city dove c’è la cattedrale di Santo Stefano.
Entriamo a visitare la chiesa più importante della città, capolavoro del gotico che tra alti e bassi vede iniziare la sua storia addirittura nel 1147. Gli interni sono sfarzosi ma per il pubblico senza biglietto sono visibili solo quelli della navata sinistra. Una volta all’esterno ammiriamo le guglie elaboratissime e il tetto a spiovente, decorato con tegole multicolori che formano perfetti disegni geometrici, e da qui iniziamo a seguire un percorso pedonale consigliato sulla guida che ha come prima tappa la casa viennese di Mozart. Siccome non è niente di particolarmente memorabile, proseguiamo subito lungo l’itinerario che si rivela subito molto interessante: attraversa un quartiere storico, tenuto molto bene, silenzioso e ricco di piccole sorprese come la chiesa dei Gesuiti, che all’interno ha enormi baldacchini con colonne torte di marmo verde e rosa, e una magnifica cupola trompe l’oeil di ottima fattura: sembra vera!
Proseguiamo verso il cortile del caseggiato Heiligenkreuzerhof dove ci aspettiamo di trovare il primo mercatino di Natale, come riportato sull’itinerario, ma in realtà non c’è nulla e quindi proseguiamo ad attraversare il cosiddetto Quartiere dorato: un intricato dedalo di strade pedonali, slarghi e piazze dove si trovano tutte le boutique e gli shop delle grandi firme e dei marchi più prestigiosi del mondo. Solo shopping di lusso qui, in un contesto completamente immerso nella storia della città: opulenta e nobile come dimostrano tutti gli edifici che costituiscono questa passeggiata unica al mondo.
Il nostro percorso termina nell’Hofburg che raggiungiamo da Michaelplatz, in cui è possibile ammirare alcune rovine di epoca romana. Ebbene sì: anche Vienna è provincia di Roma 😉
L’Hofburg è un complesso di edifici monumentali, una città nella città, che vale la pena visitare.
Noi iniziamo dall’ingresso un tempo riservato ai sovrani e seguiamo un altro percorso passo-a-passo (sempre indicato sulla guida) per capire esattamente cosa stiamo vedendo e dove ci stiamo dirigendo. Passiamo in rassegna statue equestri, cortili, giardini curatissimi fino ad arrivare al Rathaus, il municipio di Vienna che ospita il mercatino di Natale che al termine del viaggio eleggeremo all’unanimità come il più bello.
Rispetto a Bratislava tutto è più organizzato, meno caotico e più… diciamo scintillante! Le strutture degli chalet sono più grandi e meglio illuminate, i prezzi restano moderati nonostante Vienna sia molto più costosa di Bratislava.
Anche qui non ci lasciamo sfuggire il meglio del cibo di strada come per esempio un kartoffelpuffer, un frittella di patate e aglio che sarebbe meglio definire una frittella di aglio con tracce di patate (2.50 Eu). Dopo questa frittella siamo pronti a uccidere eserciti di vampiri con uno starnuto, quindi dobbiamo rifarci la bocca con un bel panino imbottito con salsiccia al formaggio (5 Eu) e dopo l’immancabile sacher torte (3.50 Eu).
Inizia a far freddo e mentre camminiamo nei viali del parco, prendiamo a farci compagnia un bel cartoccio di castagne bollenti. Ci allontiamo dal Rathaus e passando davanti all’edificio del Parlamento austriaco raggiungiamo Mariae Theresien Platz, nel cuore del Museum Quartier, un’altra grande piazza con magnifici giardini su cui affacciano i palazzi del museo di storia naturale e di storia dell’arte. Ma noi siamo in modalità “mercatini natalizi” in questo viaggio, quindi non ci fermeremo… semmai torneremo a Vienna perché ci ha fatto un’ottima impressione. L’assaggio da Bratislava ci ha fatto bene, abbiamo trascurato a lungo la capitale austriaca ma in futuro le dedicheremo un viaggio. Magari abbinato alla vicina Salisburgo 😉
Torniamo ai mercatini: anche qui belle illuminazioni, chioschi carichi di ogni bendiddio, luci, colori e profumi. Compro le immancabili calamite della città, un timbro in legno da regalare e rientriamo verso la stazione. La nostra gita a Vienna si conclude alle 18:16 quando ripartiamo verso Bratislava (anche per il ritorno i treni ci sono ogni ora).
Per cena confermiamo la nostra storica tattica: scegliere sempre per l’ultima cena il locale che hai apprezzato di più durante il viaggio, così parti soddisfatto e non rischi esperimenti negativi. Torniamo quindi al Bratislavsky e ordiniamo pecene kolienko z mladeho prasiatka, 550 grammi di meraviglioso ginocchio di maialino al forno servito con cavoli, patate e slovak loks, in pratica una crepe di accompagnamento. Poi zemiakovè knedlicki, dei grandi gnocchi di patate ripieni con carne affumicata e accompagnati da crauti, pancetta e sour cream. Ci abbiamo aggiunto due birre e abbiamo speso 20,40 Euro, ancora una volta una scelta azzeccata!

Quanto abbiamo camminato oggi? 11.6 km

 

15/12 Bratislava – Devin – Roma

 

Ci svegliamo presto per raggiungere il villaggio di Devin, a 10 chilometri da Bratislava, dove c’è un pittoresco castello diroccato molto importante per la storia slovacca. Abbiamo visto delle foto su internet e ci siamo convinti che valesse la pena fare una levataccia anche perché proprio a Devin c’è la confluenza dei fiumi Moldava e Danubio. Ci siamo preparati la sera prima per raggiungere questa località, così sappiamo che dobbiamo prendere il bus 29 che passa sui 10 minuti di ogni ora.
Una volta raggiunto il capolinea di partenza, che si trova sotto il cavalcavia antistante la cattedrale e di fronte l’osservatorio ufologico, scopriamo che alle 10:00 è l’unico orario in cui non ci sono corse! Quindi dobbiamo aspettare le 11:10 per partire e abbiamo un’ora e mezzo di tempo da riempire!
Ne approfittiamo per una passeggiata lungo il fiume ma fa davvero troppo freddo per godersela, quindi invertiamo la rotta verso la cattedrale di San Martino che troviamo aperta e ne approfittiamo per vedere gli interni. Per quanto non siano eccezionali e tutto possa sembrare abbastanza anonimo, qui sono stati incoronati ben 11 sovrani austro-ungarici!
Finalmente arriva il momento della partenza, c’è molta nebbia quando attraversiamo paesaggi spettrali nel fitto della boscaglia. Dopo 20 minuti arriviamo a destinazione e ci scaricano: siamo letteralmente gli unici turisti, non sono neppure aperti i negozi di souvenir!
Qui la temperatura è sotto lo zero, il paesaggio ha qualcosa di epico: foreste, fiumi e una nebbia lattiginosa che si appiccica addosso. L’ingresso costa 1.50 Euro e dopo aver fatto il biglietto ci inerpichiamo per i viottoli che portano alla rocca distrutta da Napoleone e poi abbandonata. Man mano che saliamo godiamo di panorami sempre migliori, facciamo delle gran foto nonostante la visuale ridotta. Anche qui i primi resti risalgono all’epoca romana e purtroppo la sommità del castello non è raggiungibile dal 2010 perché i lavori di messa in sicurezza sono stati interrotti per insufficienza di fondi.
Sembra di essere in una landa scozzese, ci sono le rovine, c’è tanto verde, sembra una scenografia adatta al sequel di Highlander 😉
Torniamo giù per andare a vedere da vicino l’altra attrazione di questo paesino: la linea di confine su cui passava la Cortina di ferro negli anni bui in cui l’Occidente liberale si opponeva al comunismo dell’URSS e degli stati satelliti.
Qui c’è un toccante monumento a 400 vittime del terrore comunista, uccise nel tentativo di passare dall’altra parte, alla ricerca di libertà.
Alle 12:33 il nostro bus 29 riparte (per il ritorno c’è sempre una corsa ogni ora) e intorno alle 13:00 siamo di nuovo in hotel dove, grazie al late check out riservato ai clienti Genius di Booking, possiamo lasciare la stanza alle 14:00. Quindi andiamo al supermercato di fronte a fare le ultime spese di spezie e dolciumi.
Per tornare in aeroporto abbiamo tempo a disposizione e quindi ci serviamo dei mezzi pubblici, così spendiamo 2.40 Euro invece di 25! Per arrivare in aeroporto bisogna prendere il bus 61 che parte ogni 20 minuti dalla stazione principale dei treni Hlavna stanica e dopo circa 20 minuti, in condizioni di traffico normale, arriva a destinazione al Letisko airport.
Che dire, questo è un altro viaggio consigliato: Bratislava è bella e molto piccola. Fa freddo ma ha un valore aggiunto proprio se visitata nel periodo natalizio… e indovinate perché? 😉
Si mangia bene, è economica e divertente, ottima anche come base per escursioni a Vienna e in diverse località dei Carpazi, anche Budapest è raggiungibile in un giorno.
Insomma il bilancio è positivo, Bratislava è da provare! 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 31.8 chilometri! 🙂

Note
Hotel prenotato su Booking.
Guida di riferimento: Lonely Planet Vienna (all’interno ci sono due pagine dedicate a Bratislava)
Libro letto su Kindle: Per ironia della morte di Claudio Vergnani