Categoria: Viaggi

Leggere e viaggiare: libri ambientati a…

Tutte le copertine dei libri ambientati a...
Le copertine dei libri abbinati ai diari di viaggio.

Il 2020 (e speriamo solo il 2020) sarà ricordato per il Covid-19, il Coronavirus che ha stravolto il mondo e cambiato le nostre abitudini.

Per me e Federica non sarà mai un anno triste perché il 19 marzo 2020, nel pieno dell’emergenza sanitaria, è nata la nostra Diana: una coraggiosa viaggiatrice pronta a esplorare il mondo.

Ora, però, dobbiamo stare in sicurezza, aspettare che la situazione globale migliori e accontentarci di viaggiare con la fantasia.

Il tempo di partire tornerà, noi ricominceremo dall’Italia e speriamo lo facciano in tanti. Nel frattempo abbiamo sempre a disposizione i libri per conoscere nuovi personaggi, luoghi e culture.

Quando viaggiamo i libri non mancano mai e, durante l’organizzazione, cerchiamo sempre titoli collegati ai luoghi che visiteremo. Non solo, perché al ritorno è piacevole anche leggere storie ambientate nei luoghi visti: è un po’ come tornarci.

Per questo da buon viaggiatore e lettore posso dare qualche consiglio a chi vuole viaggiare con la mente e a chi – finalmente! – sta preparando la valigia.

Ogni luogo che segue è collegato al suo diario di viaggio. Oppure sono i diari di viaggio ad essere collegati a quei libri?
Non so, l’importante è viaggiare e leggere! 😉

Libri ambientati a New York (e dintorni)
Il giovane Holden – J.D. Salinger
Corruzione – D. Wislow
Tre camere a Manhattan – G. Simenon
Il bar delle grandi speranze – J.R. Moehringer
Questo bacio vada al mondo intero – C. McCann

Titoli abbinati al Diario di viaggio in USA: New York

Libri ambientati a San Francisco (e dintorni)
Un lavoro sporco – C. Moore
Anime di seconda mano – C. Moore
Il postino suona sempre due volte – J.M. Cain

Titoli abbinati al Diario di viaggio a San Francisco e grandi parchi USA

Libri ambientati a New Orleans
Una stanza piena di sogni – R. Sepetys
Una banda di idioti – J.K. Toole

Titoli abbinati al Diario di viaggio in USA: New Orleans

Libri ambientati a Los Angeles e dintorni
Cane mangia cane – E. Bunker
L.A. Confidential – J. Ellroy

Titoli abbinati al Diario di viaggio in USA: Los Angeles e San Diego

Altri libri ambientati in USA
La marcia – E.L. Doctorow (Georgia e Savannah)
Ascoltavo le maree – G. Mattioni (Savannah)
Duma Key – S. King (Florida)

Titoli abbinati al Diario di viaggio in USA: Florida e Savannah

Libri ambientati in Giappone
Leggero il passo sui tatami – A. Pastore
Autostop con Buddha – W. Ferguson
Kwaidan. Storie misteriose e stravaganti – L. Hearn
Fiabe giapponesi antiche – Y.T. Oazaki
Pioggia nera su Tokyo – B. Eisler

Titoli abbinati al Diario di viaggio in Giappone

Libri ambientati in India
Shantaram di G.D. Roberts
La città della gioia – D. Lapierre
Vita di Siddhartha il Buddha – Thich Nhat Hanh

Titoli abbinati al Diario di viaggio in India

Libri ambientati in Perù
I simboli maya, inca e aztechi – H. Owusu
La via d’oro – J. Rollins

Titoli abbinati al Diario di viaggio in Perù

Libri ambientati a Parigi
Il bello della vita – D. Rhodes
Il club degli incorreggibili ottimisti – J.M. Guenassia
La vita davanti a sé – R. Gary
L’eleganza del riccio – M. Barbery
Gli ingredienti segreti dell’amore – N. Barreau

Titoli abbinati al Diario di viaggio a Parigi e Disneyland

Libro ambientato a Giverny (e dintorni)
Ninfee nere – M. Bussi

Titolo abbinato al Diario di viaggio in Normandia e Mont Saint-Michel

Libri ambientati a Granada (e dintorni)
I racconti dell’Alhambra – W. Irving
La mano di Fatima – I. Falcones

Titoli abbinati al Diario di viaggio in Andalusia: Granada e Cordoba

Libri ambientati a Berlino
Violette di Marzo – P. Kerr
Lettera a Berlino – I. McEwan

Titoli abbinati al Diario di viaggio a Berlino

Libro ambientato a Monaco di Baviera (e dintorni)
Al servizio di Adolf Hitler di S.V. Alexander

Titolo abbinato al Diario di viaggio a Monaco di Baviera (mercatini di Natale)

Libri ambientati a Vienna
Doppio sogno – A. Schnitzler
La variante di Lunenburg – P. Maurensig

Titoli abbinati al Diario di Viaggio a Vienna (mercatini di Natale)

Libri ambientati ad Auschwitz
La notte – E. Wiesel
Anus Mundi – Cinque anni ad Auschwitz-Birkenau – W. Kielar

Titoli abbinati al Diario di viaggio a Cracovia e Auschwitz

Libri ambientati a Mosca e San Pietroburgo
Gorky Park di M. C. Smith
I racconti di Pietroburgo – N.V. Gogol

Titoli abbinati al Diario di viaggio a Mosca e San Pietroburgo

Libro ambientato a Lisbona (e dintorni)
La notte di Lisbona – H.M. Remarque

Titolo abbinato al Diario di viaggio a Lisbona e Sintra

Libro ambientato a Istanbul (e dintorni)
Topkapi – E. Ambler

Titolo abbinato al Diario di viaggio a Instanbul

Libri letti in Cambogia
Cos’è il buddismo – J.L. Borges
Buddha – L.V. Arena

Titoli abbinati al Diario di viaggio in Cambogia

Diario di viaggio a Vienna (e mercatini di Natale)

Collage di Vienna: musei e mercatini di Natale
A sinistra il Palazzo-Museo Belvedere che ospita Il Bacio di Klimt (al centro).
A destra un mappamondo della Biblioteca Nazionale Austriaca.

Mercatini di Natale, che passione! Nel 2013 abbiamo iniziato da Parigi i nostri viaggi a tema in giro per l’Europa. Dopo aver scritto il post dedicato ai migliori mercatini di Natale visti finora, siamo andati cinque giorni a Vienna per fare il pieno di atmosfera natalizia e non solo: musei, parchi, negozi, gastronomia… la capitale austriaca è da scoprire tutto l’anno!

01/12 Roma – Vienna

Per questo viaggio ci siamo organizzati tutto con comodo: orari, voli, giorni, collegamenti. Il volo a/r, operato da Lauda Air – la compagnia aerea fondata dall’ex pilota Ferrari, il compianto Niki – è costato 75 Euro a persona e l’abbiamo acquistato il 29/09 sul sito Ryanair.
Partiamo da Gaeta alle 08:50, arriviamo al parcheggio AltaQuota2 e prendiamo la navetta per il terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino, dove arriviamo alle 09:10. Giusto un’ora prima del decollo.
Superiamo i controlli di sicurezza dopo che per la prima volta ci siamo posti la domanda: si può prendere l’aereo durante la gravidanza? La risposta è , ma ci sono delle condizioni che possono variare tra le compagnie aeree in merito ai documenti da presentare all’imbarco. Per esempio: possono essere diverse le settimane di gestazione considerate “al limite” per accettare a bordo una passeggera in stato interessante. La cosa migliore da fare è informarsi prima.
Il certificato richiesto da Ryan è per le 27 settimane ma né all’andata né al ritorno abbiamo dovuto mostrarlo: nessuno ci ha chiesto di esibirlo, nonostante il passeggero imboscato sia piuttosto evidente! 🙂
Ci mettiamo in coda priorità avendo acquistato il biglietto per portare in cabina il doppio bagaglio a mano (trolley e zaino) e alle 12:00 siamo già a Vienna.
Per fare il tragitto dall’aeroporto al centro di Vienna prendiamo il treno CAT, ci fermiamo a una colonnina e compriamo il biglietto a/r per 21 Euro. Attenzione! L’acquisto online conviene: arrivi in aeroporto già con il biglietto e paghi 19 Euro sul sito ufficiale.
Il CAT è facilmente riconoscibile: indicazioni, colonnine, stazione e il treno stesso sono colorati di un acceso verde fluorescente, impossibile da non notare!
Il treno parte ogni 30 minuti e ne impiega solo 16 per arrivare a destinazione, senza fermate intermedie: si scende tutti a Wien Mitte e da qui si possono prendere metro, tram o bus per raggiungere il proprio hotel.
Il terminal è un grande centro commerciale, ci orientiamo con i segnali per la metro arancione U3 e compriamo il biglietto di corsa singola (2.40 Eu). Dopo 9 fermate e 20 minuti scendiamo a Zieglergasse e con una passeggiata di 300 metri facciamo finalmente check-in presso l’Hotel Anatol, della catena Austria Trend già provata con successo durante il viaggio a Bratislava.
Siamo nel bel mezzo della giornata e usciamo subito per non perdere neanche un’ora di luce, torniamo in strada e procediamo a piedi lungo l’arteria pedonale Mariahilfer Strasse fino al Museum Quarter.
Ci rendiamo conto che la scelta dell’hotel è ottima: vicino alla metro, in un bel quartiere pieno di negozi e ristoranti. Solo che sono tutti chiusi, perché è domenica e a quanto pare qui rispettano il giorno di riposo.
Al termine della strada svoltiamo lungo la strada Museum Platz per ritrovare il mercatino di Natale di Maria-Theresien-Platz che vedemmo velocemente qualche anno fa prima di scappare in stazione sotto la pioggia.
Stavolta la situazione è decisamente diversa e ce lo godiamo con tutta calma mentre sgranocchiamo un enorme brezel (3.80 Eu). Intanto, complice il vento, la temperatura inizia a calare e non si alzerà più nei prossimi giorni.
Facciamo una sosta nel Museo di Storia Naturale (ingresso 12 Eu) per prendere un po’ di calore e quando è buio siamo di nuovo fuori per raggiungere il vicino Spittelberg, un quartiere storico con vicoli acciottolati del 1700 che nel periodo di Natale vengono trasformati – indovina un po’? – in un mercatino naturale.
La doppietta di mercatini, il primo elegante e nel mezzo di due musei, il secondo più spartano e di strada, ci soddisfa. Quindi rientriamo in hotel con la metro e ci riscaldiamo prima di uscire per cena.
Decidiamo di andare da Bauernbräu, un bel ristorante a 800 metri da noi che arriva come terza scelta dopo aver tentato due prenotazioni senza successo. Proprio qui faremo le cene migliori del viaggio, al plurale perché ci torneremo la sera prima della partenza.
Ci fanno accomodare a un tavolo circolare con divanetto, molto riservato perché sistemato in un gazebo da interni rialzato. La sala è calda, rivestita di mattoni e ciocchi di legna e noi aumentiamo ancora l’apporto calorico con un’enorme schnitzel di manzo e un piatto di gulash con gnocchi di pane. Da bere acqua e una pinta di birra chiara, per dolce un ottimo strudel di mele con crema calda alla vaniglia. Spesa totale: 39.60 Euro.
Il nostro primo giorno completo a Vienna termina qui, resta da fare solo la passeggiata del ritorno mentre il termometro scende a 1 grado.

Quanto abbiamo camminato oggi? 10 km

02/12 Vienna

Per oggi è attesa la neve ma alla fine non arriverà, l’unica cosa che cadrà è ancora la temperatura: massima 2 gradi e minima -2.
Al mattino facciamo una piccola spesa nel vicinissimo supermarket BILLA, una catena con tanti punti vendita in città. Nel carrello finiscono: banane, paste dolci, strudel, succo d’arancia e acqua (9 Eu) per iniziare alla grande la giornata.
Dopo colazione andiamo nella stazione della metro e compriamo un mini-abbonamento per i prossimi giorni. Va detto questo sui trasporti di Vienna: se la singola corsa costa tanto, i biglietti giornalieri convengono tantissimo e stimolano l’uso dei mezzi pubblici. Le stazioni sono pulite, agli ingressi non c’è neanche un tornello e si conferma un modello di trasporto pubblico virtuoso: se le persone pagano un prezzo giusto per avere servizi di buon livello, si riduce il traffico privato e non c’è bisogno di controlli maniacali. L’abbonamento per tre giorni (72 ore) valido per tutti i mezzi pubblici (metro, tram, bus) costa solo 17.10 Euro. Meno di 6 Euro al giorno, in pratica basta prendere la metro tre volte in una giornata per risparmiare rispetto ai biglietti singoli, e noi abbiamo intenzione di prenderla molto più spesso!
Abbiamo organizzato le giornate per alternare luoghi aperti e chiusi, quindi musei, mercatini di Natale, chiese, parchi e così via, per ricaricare le batterie al caldo prima di tornare in strada e affrontare il freddo.
Per i fanatici dei mercatini di Natale: durante la nostra raccolta di informazioni abbiamo capito che sparpagliati per Vienna ce ne sono almeno 12, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Noi, in questo viaggio, ne abbiamo visitati 10.
Una volta arrivati nella piazza della cattedrale di Santo Stefano, riprendiamo a scattare foto per il nostro profilo Instagram Handmade_Travel e poi entriamo nella grande chiesa.
Capolavoro del gotico risalente al XII secolo, è il simbolo della città con il suo tetto rivestito di maioliche, la slanciata torre di 137 metri e la Pummerin, la campana che con le sue 21 tonnellate è la più grande d’Austria. Questo edificio ne ha viste tante nella sua storia: guerre, pestilenze, rivolte, sempre al centro della città. I viennesi ci sono così affezionati che hanno un nomignolo per la cattedrale, Steffl. Tutta la navata sinistra è visitabile gratis.
Dopo le foto di rito, usciamo e percorriamo la strada posta di fronte all’ingresso per entrare nell’antistante chiesa di San Pietro, un altro gioiello barocco del 1733 noto per l’affresco sulla cupola e per gli interni rivestiti d’oro.
Da qui ci spostiamo nella grande piazza del Graben – che in realtà è una via, anzi un antico fossato romano – dove troviamo la Colonna della Peste eretta nel 1693 per ricordare le vittime dell’epidemia; poco più oltre si trovano i bagni pubblici di Adolf Loos di inizio ‘900.
Si avvicina l’ora dello spuntino e siamo da diverse ore senza mercatini di Natale, quindi è il momento di spostarci nella vicina piazza Am Hof che un tempo ospitava la residenza dei Babenberg, signori di Vienna. Qui troviamo l’elegante colonna di Maria e – sulla facciata di un edificio – una palla di cannone dorata che risale all’assedio di Vienna del 1667. Siamo ancora circondati da storia e arte ma la nostra attenzione è attirata come una falena dalle lucine di Natale, e dal profumo delle frittelle di patate (3 Eu) che ci ricorda ancora il mercatino di Natale a Bratislava.
Terminato lo spuntino di strada torniamo verso la cattedrale per riprendere la metro e scendere dopo una fermata a Volkstheater per iniziare l’attesa visita al Kunsthistorisches Museum.
L’ingresso al museo delle belle arti più noto di Vienna costa 16 Euro, il guardaroba è gratuito e con il deposito di un euro si può occupare un armadietto per lasciare anche borse e zaini.
Alle 15:00 iniziamo la nostra visita dal mezzanino e ci godiamo l’impatto iniziale con la scala d’onore centrale in cima alla quale c’è il gruppo marmoreo di Teseo, scolpito da Canova.
Dopo aver ammirato tutta l’esposizione dell’arte antica, greca e romana, entriamo nel padiglione egizio e ci fermiamo a riflettere su quanto le sale siano allestite con cura: luci, colori, colonne, tutto è declinato in funzione del tema ospitato e messo in mostra in modo perfetto.
Ci spostiamo al primo piano per entrare nella pinacoteca e iniziamo dalla scuola spagnola per continuare con quella fiamminga e francese, prima di passare a quella più attesa, ovviamente l’italiana. Passiamo così in rassegna dipinti di Rubens, van Dyck, Vermeer, Velazquez, Caravaggio, Arcimboldo, Tintoretto, Raffaello e Canaletto, tra i più noti.
Una pausa un po’ più lunga la facciamo di fronte alla Torre di Babele di Bruegel il Vecchio e all’incredibile sinfonia di colori dell’Adorazione della Santissima Trinità dipinta da Albrecht Dürer nel 1511.
Tre ore dopo torniamo sul grande scalone centrale dell’ingresso e, prima di uscire, ci divertiamo a individuare – nelle formelle tra le maestose colonne – le decorazioni di un giovanissimo Klimt, peraltro già riconoscibili per tratto e colori. Ma a Klimt dedicheremo più tempo domani… 😉
Abbiamo accumulato abbastanza calore per andare a vedere il mercatino di Natale che con oltre 150 bancarelle è il più grande e meglio attrezzato di Vienna, installato ai piedi del fiammeggiante gotico del Rathaus, il municipio.
Questo mercatino si conferma il migliore perché raccoglie una sintesi di quello che si trova in tutti i mercatini più specifici: artigianato, dolci, salsicce, candele, cioccolato, castagne, cristalli, decorazioni, idee regalo e ovviamente fiumi di punch caldo.
A proposito, funziona così: il primo punch costa 7 Euro e il prezzo include anche il bicchiere. Dopo aver bevuto decidi se tenere il bicchiere e usarlo per le prossime bevute a 3 Euro, oppure se restituirlo a qualsiasi botteghino e riprendere indietro 4 Euro. I bicchieri sono di latta, piccolini, ovviamente a tema natalizio, a forma di cuore o stivale ma stavolta a noi basta solo il punch. L’anno scorso portammo a casa anche il bicchiere perché era più grande e ne valeva la pena: boccali in vetro che ci avrebbero ricordato il mercatino di Natale a Monaco di Baviera.
A destra e sinistra della piazza ci sono le attrazioni per grandi e piccini: un bel Luna Park classico e una grande pista di pattinaggio su ghiaccio. Non si tratta del solito recinto dove i principianti girano reggendosi al corrimano e i più esperti fanno evoluzioni al centro; la caratteristica di questa pista è che si snoda lungo un percorso nel parco. Ci sono veri e propri sentieri ghiacciati da pattinare, con discese, deviazioni e slarghi per qualche virtuosismo.
Prima di andar via ritroviamo la stessa bancarella dove quattro anni fa comprammo la buonissima tisana allo strudel di mele che abbiamo anche cercato online senza successo. Ne approfittiamo per ricomprarla e aggiungere anche un altro etto di Mille e una notte, un profumatissimo mix speziato (5.90 Eu/etto).
Arrivata l’ora di cena riprendiamo la metro nella stessa direzione che ci porta in hotel e scendiamo alla fermata successiva, Westbahnhof, dove troviamo a pochi metri dalla stazione il ristorante scelto per questa sera: Pulkautaler. Abbiamo provato per due volte a cenare qui ed è stato impossibile prenotare dal nostro hotel, quindi tentiamo il tutto per tutto presentandoci a sorpresa. Con un po’ di stupore ci fanno accomodare subito, aumentando notevolmente le aspettative. Il cameriere che parla italiano e il menù tradotto ci lasciano un po’ interdetti, il pasto purtroppo non eccelle e ci conferma che le recensioni online non sempre raccontano la verità assoluta su un locale. Ordiniamo filetto di maiale arrosto con salsa al pepe verde accompagnato da crocchette di patate, e due lunghe salsicce viennesi con patate saltate in padella. Da bere una birra chiara e acqua naturale per una spesa di 34.10 Euro.
Non ricorderemo a lungo questa cena, piuttosto dozzinale, però il freddo che ci attende all’uscita ci avvisa che adesso siamo sotto zero ed è tempo di tornare al caldo per riposare.

Quanto abbiamo camminato oggi? 10,5 km

03/12 Vienna

Terzo giorno a Vienna e terza spesa da BILLA, Stavolta metto in carrello altre paste dolci, yogurt da bere, mandarini, frutta secca e un paio di brezel visto che costano 10 volte in meno rispetto al mercatino (totale 9.60 Eu).
Dopo il nostro carico di zuccheri siamo di nuovo pronti a portare a spasso la superpancia di Fede. Prendiamo la metro U2 e scendiamo a Karlsplatz per ammirare l’imponente Karlskirche, capolavoro del barocco austriaco del 1716.
La facciata bianca, la grande cupola – verde per via del rame ossidato – alta 72 metri, le enormi colonne ispirate a quella Traiana di Roma e incredibilmente posizionate come dei minareti, offrono una vista d’insieme sbalorditiva. Di norma sarebbe anche più suggestiva perché la facciata si riflette sull’antistante laghetto artificiale. Noi non godiamo di questa visione perché in questo periodo il laghetto è prosciugato (come tante fontane, per evitare il ghiaccio) e si trasforma – neanche a dirlo – in un mercatino di Natale!
Qui il tema è particolarmente marcato, c’è tanto artigianato artistico: sculture in ferro battuto, gioielli, pitture e poca gastronomia. Tutto è di buon gusto e i prezzi sono alti ma per noi vale una passeggiata specialmente perché, proprio da qui, ci spostiamo per raggiungere la vera escursione di oggi: Schloss Belvedere.
Per arrivare all’ingresso del palazzo-museo percorriamo un grande viale su cui affacciano eleganti palazzi ottocenteschi, l’ambasciata francese e il grandioso monumento agli Eroi dell’Armata Rossa che nel 1945 occuparono Vienna sul finire della seconda guerra mondiale. Il complesso monumentale sembra un pezzetto di Russia, anche le targhe commemorative sono scritte in cirillico e fino al 1956 questo slargo era addirittura denominato Piazza Stalin. Ci ricorda molto un altro territorio di guerra su cui i vincitori hanno avuto concessioni di sovranità in memoria del sacrificio dei propri ragazzi, era esattamente a Pointe du Hoc – località strategica durante lo sbarco Alleato in Europa – che visitammo in occasione del nostro viaggio in Normandia.
Dopo la passeggiata nella storia contemporanea, entriamo nella residenza estiva degli Asburgo oggi patrimonio dell’UNESCO. L’ingresso costa 16 Euro, il biglietto si acquista nella parte bassa del complesso e poi bisogna attraversare il bellissimo parco per arrivare nel palazzo principale che ospita le opere di Klimt, Schiele e Kokoschka.
La passeggiata è gradevole grazie al sole che splende e dopo 10 minuti e altrettante foto della vista dal parco entriamo nel Museo Belvedere Superiore, lasciamo i cappotti al guardaroba e ritiriamo l’audioguida (5 Eu).
Dopo una scorpacciata di impressionismo, romanticismo e neoclassicismo, con opere, tra gli altri, di Van Gogh e Monet, facciamo una pausa davanti al celebre ritratto di Napoleone che valica le Alpi dipinto da Jacques-Louis David.
Ora siamo pronti per vedere le sale dedicate ai protagonisti di questa esposizione: Klimt e Schiele. Che dire, Klimt in particolare si distingue per la popolarità delle sue opere, per i soggetti ritratti, le tecniche e i materiali usati; e poi Il Bacio visto dal vivo è davvero splendente! Schiele, a sua volta sedotto dalla pittura di Klimt, ci ha affascinato per la sua storia personale, per aver concentrato in pochi anni di vita il talento che l’ha reso celebre e ancora noto ai giorni nostri.
Dopo quattro ore abbondanti mangiamo i nostri mandarini e usciamo sul retro del Belvedere Superiore: prima di andar via dal complesso ci aspetta l’immancabile mercatino di Natale e la vista dell’imponente facciata del palazzo-museo che si specchia nel laghetto artificiale.
Siamo piuttosto fuori dalle zone che conosciamo, fa molto freddo e decidiamo di ragionare poco su mappe e tragitti: per raggiungere la prossima destinazione usiamo Live View di Google e, grazie alla realtà aumentata, dobbiamo solo riprendere con la fotocamera dello smartphone la strada in cui siamo, camminare e seguire sul display le indicazioni che compaiono.
Anche se la batteria ne risente, con questo trucchetto arriviamo davanti alle vetrine Art Noveau del Café Goldegg, la nostra scelta per provare un autentico caffè storico di Vienna.
Il locale risale al 1910 e all’interno tutto è conservato con cura: il biliardo per la carambola, la stufa di ghisa, i divanetti imbottiti, gli immancabili quotidiani a disposizione dei clienti. Noi ovviamente siamo qui per le torte, anzi per la regina delle torte: una vera Sacher con panna e una Linzer a base di mandorle (9 Eu).
Lo spuntino dolce ci dà le energie per riprendere la marcia verso il centro, ci dirigiamo verso la fermata della metro Sudtiroler e scendiamo di nuovo a Stephenplatz per il primo giro di souvenir: abbiamo individuato proprio nella strada di fronte all’ingresso della cattedrale (Jasomirgottstrasse) un negozietto che vende oggettistica a prezzi molto convenienti e compriamo: tazze di Klimt, gli immancabili magneti, t-shirt e pallina di Natale per i vari amici e parenti collezionisti (43.80 Eu).
Dalla piazza centrale ci spostiamo verso la via dello shopping di lusso di Vienna, Kohlmarkt, per vederla con le grandi luminarie accese: Tiffany, Rolex, Gucci, Bulgari… le vetrine sono più scintillanti che mai. La passeggiata finisce all’ingresso dell’Hofburg, il complesso di palazzi asburgici, un tempo centro nevralgico della vita politica e di corte.
Davanti all’ingresso ci sono le rovine romane di Vindobona, l’antico nome di Vienna, e ancora un mercatino di Natale, in assoluto il più ricercato e costoso.
Attraversiamo i cortili curatissimi dell’Hofburg e continuiamo dritti verso l’ormai famigliare Piazza Maria Teresa, posta tra il Museo Kunst e quello di Storia Naturale, per tornare in hotel con la metro.
Il passaggio in camera serve giusto per alleggerirci delle spese fatte e usciamo subito per cena. Abbiamo le idee chiare su dove andare: un locale a 200 metri da noi, che raggiungiamo senza prenotazione e con tanta curiosità. Lo abbiamo scelto dopo aver letto diverse recensioni che posso sintetizzare così: locale non per turisti, anzi, i proprietari non gradiscono molto chi parla in inglese e in un paio di occasioni hanno respinto, anche in modo sgarbato, persone non di lingua tedesca. In più di una recensione veniva suggerito addirittura di imparare qualche parola tedesca per ingraziarsi i gestori.
Noi avevamo intenzione di provare una vera gasthaus e con queste premesse Seidl & Schmankerl ci è sembrata la più genuina, impressione che sarà pienamente confermata dall’esperienza fatta.
Il locale è piccolo, arredato con tante foto e oggettistica che rende l’ambiente un po’ eccentrico ma rilassante. Non abbiamo la prenotazione, ci presentiamo in inglese e la proprietaria non è affatto burbera come ha descritto qualcuno, anzi: ci fa accomodare con un gran sorriso e si mette a nostra disposizione per spiegarci il menù. Subito mostra piena empatia con la gravidanza di Federica mentre per me ordina un boccale grande di birra Puntigamer.
Anita è una persona diretta: spiega come stanno le cose senza tanti fronzoli e ci indirizza in modo schietto. Dopo pochi minuti ci serve una grande schnitzel di maiale con patate e una patata ripiena con prosciutto e formaggio.
Al termine della cena vuole sapere come siamo stati, cosa facciamo a Vienna, ci racconta un po’ della sua vita e i programmi che ha per il periodo natalizio. Si trattiene a lungo con noi, tanto che è il marito a chiamarla per dirle che è ora di chiudere. Lasciamo il locale insieme a loro, paghiamo solo 24.80 Euro per la nostra cena e salutiamo Anita contenti di aver seguito il nostro istinto, senza fidarci completamente delle recensioni negative che avevamo letto.
Siamo vicini al nostro hotel, non ci sarà da fare una passeggiata digestiva anche perché ci sono due gradi sotto lo zero e la temperatura percepita è addirittura -6!

Quanto abbiamo camminato oggi? 9,3 km

04/12 Vienna

La mattina inizia come ormai di consueto con una spesuccia da BILLA dove con 5.70 Euro compriamo tre paste, due panini e tacchino arrosto per prepararci uno spuntino da portare via prima di uscire.
Prendiamo la metro e torniamo a Stephansplatz e da qui percorriamo Karntnerstrasse, una strada commerciale dove si trovano grandi negozi monomarca e di souvenir. Compriamo ancora qualche tazza e dopo una sosta nella piazza del Teatro dell’Opera per ricaricare le batteria al sole, proseguiamo la nostra passeggiata passando davanti all’Albertina ed entriamo nel curatissimo Burggarter, un grande giardino dove c’è una serra con piante tropicali e farfalle. Da qui seguiamo le indicazioni che, come un labirinto tra palazzi governativi, ci portano fino alla Biblioteca Nazionale Austriaca.
L’ingresso costa 8 Euro, forse una cifra importante rispetto agli ambienti da vedere, però chi ama libri, architettura e arte, un passaggio qui lo deve fare.
Lasciamo cappotti e zaini in un armadietto a gettoni ed entriamo nel grandioso salone di gala del XVIII secolo, lungo 80 metri: un trionfo di barocco, affreschi raffinati e pareti altissime letteralmente “murate” di libri. Al centro della pianta a croce del salone c’è la statua dell’Imperatore Carlo VI d’Asburgo e quattro pregiati mappamondi costruiti a Venezia, due che riproducono il globo terracqueo e due la volta celeste. I libri sono 200.000, 15.000 dei quali provenienti dalla collezione privata del principe Eugenio di Savoia, sono volumi pubblicati tra il 1501 e il 1850, tomi delicatissimi e rari, tutti consultabili grazie a una grande opera di digitalizzazione eseguita in collaborazione con Google.
Al termine della visita torniamo sulla strada percorsa al mattino per andare da Mostly Mozart a comprare due barattoli di latta per il the e uno shottino (11 Eu); poco più avanti (civico 6) entriamo nel negozio Gustav Klimt Exhibition dove sono raccolti tutti i gadget a tema Klimt visti un po’ ovunque. I prezzi sono adeguati se non addirittura minori di altri negozi e, per alcuni oggetti, la qualità è decisamente migliore. Qui compriamo una sportina e una t-shirt del Bacio fatta davvero bene (25 Eu).
Dopo un passaggio nella pasticceria Aida per assaggiare un paio di macarons al pistacchio e vaniglia (2.40 Eu), riprendiamo la metro per tornare al Rathaus a comprare ancora tisana allo strudel per confezionare dei regali di Natale con i barattoli appena acquistati.
Mentre cala il sole e la temperatura si abbassa notevolmente camminiamo fino all’Università generalista di Vienna del 1365, entriamo a fare un giro e restiamo impressionati dall’edificio storico, dalla cura dei corridoi, le sale, i cortili e, ovviamente, dalle targhe dedicate ai tanti Nobel austriaci titolari di una cattedra. Per cercare il nostro ultimo mercatino di Natale, restiamo in tema universitario e prendiamo due tram per spostarci a Spittelgasse, dove si trova il campus degli studenti. Il mercatino è il più difficile da trovare e abbastanza lontano dal centro, ma vale la pena cercarlo: è sicuramente il più frizzante e pieno di giovani che si divertono. La collocazione all’interno di un parco, con due piccole piste di curling, un presepe a grandezza naturale e alcune giostre, è molto suggestiva. Compriamo un cartoccio di patate (3.80 Eu) e continuiamo la nostra passeggiata mentre il freddo riporta la colonnina di mercurio sotto lo zero.
I nostri giri per mercatini sono ufficialmente finiti: ne abbiamo visti ben 10 che ci fanno dichiarare Vienna la nostra capitale dei mercatini! Forse ce ne sono più qui che in tutte le altre città europee che abbiamo visitato nel periodo di Natale!
Riprendiamo il tram e scendiamo al capolinea, la stazione Westbahnhof, e poi con la metro raggiungiamo la fermata del nostro hotel. La scelta per cena stasera sarà facile: bissiamo il locale dove siamo stati meglio nelle tre cene precedenti, quindi torniamo da Bauernbräu e stavolta ordiniamo una zuppa viennese fatta con brodo di carne, spaghettini e verdure miste; due grandi polpette di carne fritta e speziata; il gulash che ci è piaciuto tanto e il gran finale con l’adorato strudel di mele con crema alla vaniglia. Con il solito abbinamento di birra e acqua, spendiamo 38.50 Euro.
I gestori ci hanno riconosciuto e hanno mostrato apprezzamento per il nostro bis, così prima di uscire ci regalano due barrette di cioccolata per rendere più dolce il ritorno in Italia.

Quanto abbiamo camminato oggi? 10,4 km

5/12 Vienna -Roma

Ultimo giorno a Vienna ma abbiamo un ottimo orario per il volo e possiamo goderci ancora un po’ la città: l’aereo decolla alle 18:00 e abbiamo il tempo per fare tutto con calma.
Dopo il check-out lasciamo i bagagli in hotel per andare a vedere l’ultima attrazione in programma: prendiamo la metro, scendiamo a Karlsplatz e raggiungiamo a piedi il vicino Naschmarkt, un mercato all’aperto molto conosciuto a Vienna per la gastronomia.
Ci piace sempre vedere i mercati rionali e questo è davvero grande: ci sono alimenti provenienti da mezzo mondo, in particolare va forte tutto ciò che è mediterraneo. C’è tanta Italia e tanto medio oriente, diciamo che siamo proprio noi a dare un po’ di colore all’ambiente. Spezie, olive, specialità di mare, formaggi, dolci… respiriamo un po’ di aria di casa e sembra che anche i viennesi lo apprezzino molto. Negli anni il mercato è diventato anche meta turistica e difatti ci sono tanti negozietti di souvenir dove non conviene affatto comprare! Le stesse identiche cose in centro costano meno 😉
Al termine della nostra passeggiata rientriamo verso l’hotel in metro ma scendiamo una fermata prima per vedere un pezzo della Mariahilferstrasse con i negozi aperti, visto che il giorno del nostro arrivo erano tutti chiusi. Facciamo qui le ultime tappe per gli acquisti: entriamo da Holy and Hell per comprare un boccale personalizzato (10 Eu) e poi ci spostiamo da Schokothek per fare il pieno di cioccolata. Compriamo 4 etti di Lindt di vari gusti (arancia, pistacchio, champagne, cappuccino, cocco), una tavoletta al punch e una al caramello e per finire 3 confezioni di palle di Mozart, al pistacchio e al marzapane (40 Eu).
Mentre torniamo a prendere le valigie ci scappa anche l’ultima visita da BILLA, stavolta per portare in Italia i preparati per il gulash e ancora una confezione di palle di Mozart (7.80 Eu).
Siamo in largo anticipo per prendere il CAT delle 15:37 che ci porterà dritti in aeroporto (anche al ritorno il treno diretto collega il centro con l’aeroporto ogni 30 minuti).
Abbiamo programmato tutto bene, in questo viaggio i tempi sono stati diversi: ci siamo allungati di un giorno rispetto al solito week end, così abbiamo fatto meno corse. Soprattutto abbiamo preso meno freddo alla panza, anche se eravamo attrezzatissimi.
E faremo così anche in futuro: quando arrivano i figli non bisogna smettere di viaggiare, bisogna solo organizzarsi meglio 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 47,2 km

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Lonely Planet Vienna disponibile su Amazon
Libri letti su Kindle: Bugiarda di Sara J. Naughton

Mercatini di Natale: idee last minute per un viaggio a tema

I mercatini di Natale sono uno stimolo in più per visitare queste 4 città in Europa, da vedere e da gustare
A sinistra la ruota panoramica di Place de la Concorde, a Parigi.
Al centro: particolari dei mercatini di Natale a Monaco di Baviera, Bratislava e Vienna.
A destra: Rynek Glowny, la piazza centrale di Cracovia.

Mercatini di Natale: in passato erano circoscritti ad alcune località montane, dove la neve dà un contributo determinante per la giusta atmosfera natalizia; poi sono stati esportati nelle grandi città – specie del Nord Italia ed Europa – e adesso si trovano praticamente ovunque, anche in riva al mare!

Il successo dei mercatini di Natale è ormai globale, tanto che iniziano sempre prima e finiscono sempre più tardi. In alcuni casi raddoppiano addirittura i canonici 40 giorni previsti dal calendario dell’Avvento.

Complici le stagioni calde sempre più lunghe, sembra che in tanti aspettino con ansia il freddo, i colori dell’inverno e la magia del Natale, al punto tale che si è creata una nicchia di mercato nel settore turistico: le persone che viaggiano per visitare i mercatini di Natale.

Io e Fede abbiamo cominciato a fare questi viaggi dal 2013, anche se per noi il mercatino di Natale è l’alibi perfetto per scoprire nuove città oppure rivedere sotto un’altra luce diversa luoghi che già conosciamo. Ma soprattutto viaggiamo in questo periodo per trovare quello che ci piace di più di questi eventi tradizionali: i profumi, il cibo, l’artigianato, le decorazioni e le idee per qualche regalo particolare.

Quest’anno torneremo a Vienna – come spiegherò più avanti, in passato l’abbiamo vista di sfuggita – per visitare bene la capitale austriaca. Nel recente diario di viaggio in USA l’ho accennato, ma adesso si vede chiaramente: Fede ha un bellissimo marsupio da portare a spasso e quindi faremo tutto con più calma. Musei, gite fuoriporta, shopping, monumenti, ecc… sarà un viaggio più rilassato e meno frenetico. O almeno, questi sono i buoni propositi... di Natale! Al ritorno vedremo com’è andata sul diario di viaggio dedicato 😉

Adesso elenco i mercatini di Natale più belli tra quelli visti finora: non è una classifica, sono spunti per abbinare un viaggio all’estero in un periodo dell’anno dove c’è tanto da vedere… e da gustare! 🙂

Mercatini di Natale a Vienna e Bratislava
Questo viaggio fu organizzato tutto su Bratislava, la piccola capitale slovacca. Però, siccome Vienna dista solo 55 chilometri e un’ora di treno, andammo a visitare anche questa città con una gita di un giorno.
Ci è servito moltissimo perché Vienna ci è piaciuta e a distanza di quattro anni ci torniamo per dedicarci più tempo.
Abbiamo un bellissimo ricordo di Hlavné Namastie, la piazza centrale di Bratislava: piccola, raccolta, con i suoi chalet bianchi e rossi. Ah! Quanto era bello passeggiare tra le bancarelle con una bella zemiakové placky calda: un’enorme frittella di patate da assaggiare assolutamente.
Visita extra consigliata: il castello di Devin.

Mercatini di Natale a Monaco di Baviera
Monaco è bellissima, si mangia e si beve bene ed è una sorta di capitale europea dei mercatini di Natale. Ce ne sono tanti e sono tutti belli e ben organizzati. Il migliore? Ovviamente quello dedicato a Gesù Bambino che ha il suo epicentro nella storica Marienplatz e coinvolge diversi isolati del centro storico. Da non perdere i brezel freschi, appena sfornati nell’adiacente Viktualienmarkt, e il vino rosso caldo aromatizzato alla ciliegia (con il bicchiere del buon ricordo).
Visita extra consigliata: il lager di Dachau.

Mercatini di Natale a Parigi
Parigi è sempre bella, sempre. Quindi figuriamoci a Natale!
Il nostro primo viaggio insieme è stato proprio a Parigi, era fine agosto e faceva un caldo tremendo, per questo ci siamo tornati dopo un anno in pieno inverno! I mercatini di Natale di Parigi sono in diversi luoghi della città ma il più grande e divertente è quello sulla mitica Avenue des Champs-Élysées: una passeggiata già meravigliosa che nel periodo natalizio diventa ancora più spettacolare.
Visita extra consigliata: ovvio, Disneyland Paris! Che fai? Vai a Parigi e non vuoi vedere cosa combinano a casa Disney a Natale?

Mercatini di Natale a Cracovia
La capitale culturale polacca è elegante e romantica. Ci sono tantissime cose da vedere: chiese, castelli, piazze e interi quartieri come il ghetto.
I mercatini di Natale principali sono in Rynek Glowny, la splendida piazza principale, altri ne abbiamo visti vicino alla stazione e al centro commerciale Krakow Glowny. In questo viaggio siamo stati particolarmente fortunati perché abbiamo trovato la neve e l’atmosfera era particolarmente suggestiva.
Il cibo di strada che abbiamo apprezzato di più? Oscypek, scamorzine affumicate e grigliate sulla brace, avvolte in una strisciolina di bacon e decorate con una prugna.
Visita extra consigliata: il famigerato campo di concentramento di Auschwitz.

Diario di viaggio USA: San Diego, Grand Canyon, Las Vegas e Los Angeles

10 giorni in USA: Los Angeles, Las Vegas, Grand Canyon e Route 66
Da sinistra: Balboa Park a San Diego, Venice e gli Universal Studios di Los Angeles, il Venetian a Las Vegas, il Grand Canyon e il General Store di Hackberry sulla Route 66

Dopo aver spiegato come organizzare un viaggio negli USA, io e mio nipote Lorenzo siamo pronti a partire. Ci aspettano tre stati (California, Arizona e Nevada), tre metropoli (San Diego, Las Vegas e Los Angeles), qualche piccola località (Yuma, Cottonwood e Flagstaff), un paio di deserti (Sonora e Mojave), la Route 66, migliaia di chilometri e il re dei paesaggi americani: il Grand Canyon. Tutto in 10 giorni. Si parte!

29/08 Roma – Los Angeles – San Diego (202 km)

Viaggiare con un nipote rivela subito un grandissimo vantaggio: i genitori ti accompagnano in aeroporto (e i nonni ti vengono a riprendere) risparmiando il viaggio in macchina, con annesso parcheggio, chiavi, navetta, ecc… molto più pratico!
Non cambia però la levataccia: per una partenza sicura seguiamo le istruzioni di Alitalia che invita i passeggeri diretti in USA a recarsi in aeroporto tre ore e mezza prima del volo. Quindi ci mettiamo in macchina a Gaeta alle 03:30 e arriviamo alle 05:00, così tanto in anticipo che – dopo aver imbarcato i bagagli – troviamo i controlli di sicurezza ancora chiusi e dobbiamo aspettare l’arrivo del personale per l’apertura.
Tutto avviene al terminal 1 e non il 5, perché il volo è Alitalia. In passato ho viaggiato per gli USA con Delta e i voli delle compagnie americane e israeliane partivano da un blindatissimo T5. In quell’occasione, presentandoci con due ore scarse di anticipo rispetto al decollo, rischiammo seriamente di non partire.
Lo stesso rischio che corriamo anche stavolta perché, mentre ci dirigiamo al gate, mi accorgo di aver perso biglietto e passaporto! Torniamo indietro, allertiamo polizia e carabinieri, frughiamo nei vassoi del controllo bagagli e solo quando ripercorriamo i movimenti precedenti, troviamo la soluzione: l’edicola!
La signora alla cassa non si era scomposta e aspettava il nostro ritorno: quando sono entrato speranzoso nel negozio ho incontrato il suo sguardo rassicurante ed è stato come avere un’apparizione mariana. Mi ha detto solo: “Ti stavo aspettando”.
Il biglietto aereo A/R per Los Angeles l’ho acquistato online sul sito Alitalia il 24 Giugno ed è costato 550 Euro a persona, incluso il bagaglio in stiva da 23 chili. Il volo fila liscio e dopo 10.500 chilometri, 12 ore e mezzo, due pasti carcerari e due film (Creed II e Aquaman), atterriamo e sbrighiamo le pratiche doganali alle colonnine automatiche e poi con gli agenti che ci identificano con foto e scansione dell’impronta digitale.
Nessun problema per ritirare i bagagli, alle 14:00 siamo finalmente fuori LAX, il grande aeroporto di Los Angeles, e prendiamo lo shuttle gratuito che collega i terminal con gli uffici dei noleggi auto. Il bus si riconosce facilmente perché è rivestito con colori e logo di Alamo, la compagnia dove ritireremo la macchina.
Il noleggio per una settimana è costato 308 Euro incluso il navigatore, prenotazione fatta l’8 Luglio online (il pagamento anticipato dava uno sconto sul prezzo finale). Al momento del check-in ho aggiunto per 54.90 dollari (49.60 Eu) una copertura assicurativa totale, senza franchigie, anche per smarrimento delle chiavi, assistenza stradale o rottura dei vetri.
Alle 15:00 ritiriamo la macchina e va in scena la solita operazione simpatia, stavolta con l’impiegato Eddie. Spiego che dobbiamo fare molti chilometri e per questo ho fatto l’assicurazione supplementare: per caso è disponibile un upgrade gratuito? 😉
Come accaduto in passato, anche Eddie ci invita a scegliere tra le macchine di categoria superiore a quella prenotata e non ci pensiamo due volte: Chevrolet Malibu bianca con 1200 miglia, tutte le comodità e tetto apribile.
Ora una parentesi importante per un viaggio on the road in USA.
Guidare la macchina è divertente, facile, ci sono strade di ogni genere e tante corsie a disposizione. Di base bisogna sapere che vanno rispettati i limiti, non si superano MAI i bus scolastici in sosta, si può girare a destra (se non espressamente vietato) anche con il semaforo rosso e la risposta alla fatidica domanda quanto costa la benzina in America? è facile: “Costa poco”.
Il prezzo può variare molto tra i vari distributori ma certamente sarà sempre più conveniente dei nostri prezzi. Per le macchine a benzina, prima di fare rifornimento, si può selezionare quella a 87 ottani, la più economica. La benzina si vende a galloni (3,78 litri).
Per calcolare un budget di viaggio, svelo subito che abbiamo percorso 1476 miglia pari a 2375 chilometri. Abbiamo fatto benzina 4 volte per un totale di 31,7 galloni (120 litri) e una spesa finale di 98.5 dollari (89.50 Eu). Quindi il costo medio di un litro di benzina è stato di 0.82 dollari (0.75 Eu), la metà rispetto a noi. Il consumo della nostra Malibu: 19,7 km/litro.
Anche per questo viaggiare in macchina in America è piacevole e conveniente.
Torniamo al viaggio: azzeriamo il contachilometri, impostiamo il navigatore, prendiamo confidenza con l’auto e restiamo concentrati per uscire dal traffico convulso di Los Angeles. Fuori ci sono 28 gradi e guidiamo senza soste fino al nostro Days Inn San Diego Hotel Circle Near SeaWorld dove arriviamo alle 18:50 dopo aver percorso 126 miglia.
Facciamo un salto in piscina per rilassarci e decidere dove cenare, la scelta ricade su Blue Water Seafood, una pescheria/grill dove ordiniamo due grandi sandwich. Uno con salmone scozzese, guacamole, chipotle e cheddar, e l’altro con tonno hawaiano. Mangiamo molto bene e ci dispiace che alle 21:00 siano in chiusura perché ci sarebbe piaciuto assaggiare qualcos’altro. Spendiamo 25 dollari (21.70 Eu) e prima di rientrare in hotel compriamo un paio di bottiglie d’acqua dal tipico negozietto di liquori aperto fino a tardi.
Siamo in piedi da 30 ore, è tempo di mettere le lancette 9 ore indietro: adesso sì che abbiamo tempo per recuperare sonno! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 7,8 km

30/08 San Diego

Purtroppo il fuso ha colpito: nonostante la stanchezza ci abbia messo KO alle 22:00, mi sveglio alle 02:00 e poi a intervalli di altre due ore fino alle 06:00. A quel punto, svegli entrambi, ci alziamo per andare a fare la prima colazione americana da Denny’s.
Abbiamo tempo e fame per fare il pieno di zuccheri, proteine e grassi. Soprattutto gli ultimi, come conferma il nostro ordine: All American Slam, con toast imburrati, tre uova strapazzate con cheddar e accompagnate da bacon, salsicce e patate. Per finire abbiamo diviso un paio di pancake alla cannella conditi con panna montata e glassa calda di formaggio cremoso. Una colazione super, al prezzo di 40 dollari (36.30 Eu) che ci servirà come carica per tutta la giornata.
Torniamo in hotel, ci organizziamo e alle 11:00 usciamo di nuovo per andare verso l’Old Town di San Diego.
Arriviamo dopo pochi minuti, lasciamo la macchina in un grande parcheggio gratuito e trascorriamo le successive tre ore passeggiando tra gli edifici che costituirono il nucleo della città antica, il cuore della California che proprio qui venne fondata nel 1769.
La visita è molto interessante, si alternano costruzioni originali dell’epoca a evidenti riproduzioni che rendono l’insieme del tutto simile a un parco dei divertimenti a tema pionieristico. Ci sono figuranti in costumi dell’epoca che rendono credibile la rievocazione storica, anche i negozi e il mercatino rispettano canoni estetici e cura dei dettagli per rendere l’esperienza del turista immersiva nel passato.
La vicinanza con il Messico si sente e i souvenir hanno origine nello stato confinante: ceramiche, stampe, alimenti, sono tantissimi i prodotti con chiare influenze dei vicini di casa.
Visitiamo i piccoli musei ospitati negli edifici storici: l’ufficio dello sceriffo, la prigione, il saloon, il municipio, la posta con le diligenze, le stalle e la grande piazza centrale.
Dopo una pausa per una maxi limonata, alle 13:30 riprendiamo la macchina per andare in centro, ci aspetta il Gaslamp Quarter.
Il tragitto è breve ma ci liberiamo della macchina dopo un’ora perché incontriamo diverse difficoltà a parcheggiare: in centro ci sono moltissimi “parcheggi pubblici” a pagamento e una buona parte di questi funziona solo con carte di credito al costo di 18/20 dollari… per ora!
Quindi vale la pena perdere un po’ di tempo per trovare cifre più basse e difatti il nostro impegno viene premiato da un multipiano enorme, proprio a ridosso della 5th, la strada principale di San Diego, a solo un dollaro per ora.
Non facciamo neanche cento metri nella caratteristica 5th e ci fermiamo subito da SD Trading Co, un monomarca cittadino che fa tutto al 50% e ne approfittiamo per i primi, classici souvenir: magneti, t-shirt, shottino e palla di Natale (15 dollari, 13.65 Eu).
L’orientamento nel centro di San Diego è molto facile: le strade principali sono numerate in modo sequenziale e incrociano altre strade che sono denominate come lettere dell’alfabeto.
Dopo la pausa shopping percorriamo tutta la Quinta finché non incrociamo la E di Elm Street, da qui giriamo per salire verso il grande Balboa Park. Passeggiamo nel verde fino al ponte Cabrillo, in pietra, e lo attraversiamo per arrivare alla California Tower, sede del Museo dell’Uomo.
In cima a questa collina San Diego raccoglie gallerie, musei, orti botanici, tutto estremamente curato e vivo. Ci sono tante persone che si godono la serata che anticipa il week end e l’atmosfera è rilassata e festosa, anche grazie al Food Truck Friday: una rassegna che per cinque mesi all’anno ospita i migliori fast food di strada per tutti i gusti, dal sushi al vegano.
I profumi stuzzicano l’appetito ma resistiamo alle tentazioni e continuiamo a camminare lungo i sentieri. Dopo la salita dell’andata ci godiamo la discesa lungo l’altro versante della collina, dove ammiriamo un magnifico giardino di piante grasse prima di prendere la strada che ci riporterà in centro.
Tornati sul livello del mare ci orientiamo di nuovo e ci ritroviamo sull’11esima, da qui ci muoviamo verso la Quarta per vedere Horton Plaza, considerata il cuore del Gaslamp Quarter, e poi rientriamo sulla Quinta dove ci aspetta per cena l’esperienza del Gaslamp Strip Club, una steak house dove puoi ordinare la carne che preferisci e cucinartela da solo su delle griglie già pronte e dotate di tutti gli attrezzi e i condimenti per provetti chef.
Sulla nostra piastra finiscono una Ribeye da 4 etti e una Skirt Steak da 3, tutte e due frollate per 21 giorni, marinate in olio di oliva e aglio, e servite con Caesar salad e pane all’aglio (abbiamo grigliato pure quello!). Buonissima cena, accompagnata da Bud Light e Pepsi Cola (niente birra per l’under 21!), per una spesa finale di 54 dollari (49.10 Eu).
Non è ancora tempo di tornare in hotel, dopo cena ci spostiamo a passeggiare lungo la spettacolare baia di San Diego dove abbiamo la fortuna di trovare uno show di fuochi d’artificio sul mare, al termine di un concerto. Tra un superyacht e l’altro seguiamo il deflusso del pubblico e anche noi rientriamo verso il parcheggio arrampicandoci lungo la suggestiva scala illuminata che taglia in due l’imponente Convention Center della città.
Dopo aver raggiunto il nostro parcheggio sulla Sesta, paghiamo 14 dollari per la sosta (12.70 Eu) e torniamo in albergo.
Sono le 22:30 quando arriviamo, giusto il tempo di fare una doccia e caricare le batterie: domani si prende la strada e inizia la parte del viaggio on the road 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 11,8 km

31/08 San Diego – Yuma – Cottonwood (740 km)

Oggi ci aspetta la tappa più lunga del viaggio: il passaggio dalla fresca costa californiana ai paesaggi aridi dell’Arizona, sarà la nostra tappa di avvicinamento al Grand Canyon.
Prima però c’è da fare il pieno di energie dal vicino Bunz dove ordiniamo una maxi colazione con burrito, waffles, succhi d’arancia e ovviamente l’immancabile corredo di colesterolo: uova e pancetta. Aggiungiamo pane imburrato e spendiamo 35 dollari (31.80 Eu).
Adesso sì che possiamo partire, prima però torniamo nell’Old Town per acquistare alcune cose che ci erano piaciute ieri e compriamo una seconda palla di Natale e un’altra t-shirt (20 dollari, 18.10 Eu).
Sono le 10:00 quando impostiamo il navigatore e senza distrazioni puntiamo dritti Yuma, dove arriviamo giusto tre ore e 180 miglia dopo. Durante il tragitto facciamo una sola pausa per scattare foto spettacolari nel punto in cui la I-8 taglia in due delle enormi e arroventate dune di sabbia sottile e bianca.
Nonostante la temperatura sia di 41 gradi, decidiamo di fare un giro a piedi nel sonnacchioso centro storico di Yuma, località nota per la sua prigione storica e per i film western che la citano.
Percorriamo la Main Street all’ombra dei suoi porticati e troviamo condizioni abbastanza desolanti: tanti locali chiusi, polvere ovunque e qualche negozio di souvenir e bar aperti nella speranza di accogliere qualche turista. Approfittiamo dell’aria condizionata di una boutique di costosissimo abbigliamento vintage, giusto il tempo di comprare un paio di adesivi da collezione e torniamo a prendere la macchina. Prima di ripartire facciamo scorta di benzina e snack, visto che ci resta da percorrere ancora un lungo tratto desertico, dove vedremo il termometro salire fino a 45 gradi!
In prossimità di Phoenix lasciamo la I-8 per prendere strade più piccole che attraversano località minori e caratterizzano il più classico dei paesaggi lunari disseminato di caratteristici cactus Saguaro dell’Arizona: mancano solo Roadrunner e Wile E. Coyote. Beep beep!
Non facciamo altre soste fino a destinazione: alle 19:00 arriviamo al Super 8 by Windham Cottonwood e nonostante siamo abbastanza provati dalla lunga giornata in strada, dopo il check-in torniamo subito in macchina per andare a cena: siamo affamati come coyoti.
Abbiamo intenzione di mangiare messicano perché siamo nel posto giusto per farlo, quindi la prima scelta ci porta da Adriana che troviamo chiusa per lutto. Allora ci spostiamo da Concho’s, consigliato dal receptionist, che però alle 20:01 non ci fa sedere perché chiude alle 20:00. Siamo quasi disperati visto che Cottonwood non offre granché e non ha un centro specifico poiché è una località sviluppata lungo la strada che l’attraversa, e a quanto pare chiudono anche presto!
La fortuna però è dalla nostra: l’altro consiglio che abbiamo è Calavera, un ristorante messicano proprio di fronte il nostro hotel. Il locale è bellissimo, arredato molto bene (mi ricorda un altro messicano dove cenai con Federica a Page, durante il viaggio nei parchi USA) e proprio qui, sicuramente complici la fame e la sete, ci godiamo quella che sarà una delle migliori cene del viaggio: chimichanga con carne di manzo sfilacciata, fajitas e fagioli; e un enorme piatto di pollo alla piastra condito con peperoni, avocado, cipolle, piselli e pomodori, servito su un letto di riso al formaggio. Stavolta servono birra a entrambi e ne abbiamo approfittato con una doppia dose di Bud Light, necessaria per mandar giù le maxi portate e il gusto piccante. Cena pesante ma conto leggero, lasciamo sul tavolo solo 38 dollari (34.60 Eu) e andiamo via soddisfatti.
Cottonwood è piuttosto desolata, non c’è nessuno in giro e a noi resta solo da attraversare la strada per tornare in hotel. Sono le 21:00 e – seppure stanchi – è un po’ presto per dormire, quindi lavoro un po’ al computer, vediamo la sintesi di Juve-Napoli (4-3) e dopo la doccia ci abbandoniamo alla prima notte in Arizona.
Domani andiamo a vedere il panorama naturale più famoso d’America.

Quanto abbiamo camminato oggi? 3 km

01/09 Cottonwood – Grand Canyon – Flagstaff (450 km)

Dopo una colazione abbastanza misera rispetto agli standard a cui ci siamo abituati, alle 10:00 partiamo. Siamo un po’ in ritardo perché non abbiamo resistito e ci siamo visti il primo tempo del derby di Roma (1-1).
Lasciamo la calda Cottonwood, attraversiamo la Coconino National Forest con le sue imponenti conifere, superiamo Flagstaff – dove torneremo al termine di questa giornata – e a 48 miglia dal Grand Canyon, per non sfidare ancora una spia della riserva che ci ammonisce da troppo tempo, ci fermiamo a un distributore e poi facciamo un giro nel Visitor Center a 6 miglia dall’ingresso, nel pieno della Keibab National Forest, giusto il tempo necessario per comprare qualche souvenir.
Arriviamo al casello/biglietteria del Grand Canyon alle 13:00 e troviamo tante macchine incolonnate: è domenica ed è il week end del Labour Day, l’equivalente del nostro Primo Maggio (primo lunedì di settembre).
Quanto costa l’ingresso al Canyon? Dipende. Nel precedente viaggio nei Parchi USA avevamo la tessera annuale, molto molto conveniente. L’ingresso singolo, invece, costa proporzionalmente molto di più: 35 dollari (32 Eu) per veicolo e vale una settimana.
Questa è la mia terza visita al Grand Canyon, la prima risale al 2006, e questa volta – superati i varchi della biglietteria – invece di girare subito a destra per prendere la strada panoramica verso Cameron, proseguo dritto fino al parcheggio di Mather Point. Lasciamo la macchina e ci affacciamo a vedere il magnifico scenario da questo affollato punto panoramico.
Gli scorci della gola più famosa d’America sono sempre impressionanti, nonostante l’alto numero di persone, e da qui partono una serie di sentieri che percorriamo anche in alcuni tratti che richiedono brevi arrampicate per raggiungere belvedere più isolati.
Dopo le prime foto torniamo al grande piazzale e facciamo una pausa per integrare liquidi e sali minerali, fa molto caldo ed è necessario idratarsi prima di proseguire.
C’è qualcosa che non mi convince del tutto: è la prima volta che vedo il Grand Canyon così affollato ed è anche la prima volta che vedo una zona diversa del Grand Canyon. Mi domando se sia stato semplicemente fortunato nelle precedenti visite.
Per fortuna scopro presto che non c’entra niente la domenica e il Labour Day, probabilmente il punto panoramico Mather è sempre così affollato perché è il principale della South Rim. Difatti, appena prendiamo la 64, la strada fatta in passato, ritrovo il “mio” Grand Canyon lungo questa strada costellata di punti panoramici spettacolari e poco frequentati (Grandview, Lipan, Moran, Navajo, Tusayan con le rovine del villaggio nativo).
Percorriamo tutta la Desert View Drive e al termine ci aspetta la torre Desert View e l’ultimo bookstore dove compriamo marmellata e miele di cactus e t-shirt per 15 dollari (13.70 Eu).
Dopo 4 ore nel parco, sono le 18:00 quando riprendiamo la strada per completare le 70 miglia che ci separano da Flagstaff.
In uscita dal Grand Canyon ci gustiamo ancora scorci panoramici presidiati da insediamenti Navajo a bordo strada, dove vendono artigianato locale.
Ci fermiamo presso un paio di questi per comprare dei monili, poi cerco e ritrovo l’ultimo suggestivo belvedere proprio mentre il sole sta calando: una degna chiusura per una giornata che ha visto inseguirsi panorami sempre più belli.
Arriviamo a destinazione che è ormai buio, lasciamo al volo le valigie nella stanza prenotata all’Americas Best Value Inn & Suites Flagstaff e temiamo di essere in ritardo per la cena programmata al mitico Galaxy Diner sulla vecchia Route 66. Dalla reception ci rassicurano che siamo ancora in tempo perché chiude alle 21:00, riprendiamo la macchina e dopo pochi minuti di marcia arriva una grande delusione! Lo storico locale è chiuso!
Speravo di cenare qui per la terza volta ma non sarà possibile e forse non lo sarà più per nessuno: sulla porta c’era l’avviso dell’autorità giudiziaria che ne dichiarava il fallimento. Un locale simbolo della Route, fermo agli anni ’50 per arredi, neon, menu e musica rockabilly, ora non c’è più, ora è buio e spento. Mi dispiace che Lorenzo non lo possa apprezzare, a me resta la consolazione di averlo visto un paio di volte, probabilmente già nella sua fase decadente.
Questo luogo simbolico per noi avrebbe dovuto rappresentare l’inizio della seconda parte del viaggio ma non ci abbattiamo, la Route 66 esiste ancora e questo incidente di percorso non cambierà i nostri programmi.
Per cena, però, dobbiamo improvvisare un piano B: andiamo in centro, parcheggiamo la macchina e chiediamo ad alcuni ragazzi come funziona il parcometro (bisogna digitare la targa della macchina sulla colonnina e inserire le monete). Scopriamo con il loro aiuto che la sosta è gratuita fino al mattino successivo, quindi approfittiamo per chiedere dove mangiare qualcosa e ci indirizzano verso il Collins Irish Pub. All’interno troviamo tanti schermi con sport di ogni tipo che però non ci distraggono dalla nostra scelta: hamburger Bacon & Blu per me e un Texas BBQ per il nipote viaggiatore. Va molto meglio lui con salsa barbecue, anelli di cipolla fritti, bacon, cheddar fuso, insalata, pomodoro e cetriolini. Mentre il mio – ahimè, è stata solo colpa mia! – è buono ma lo devo “alleggerire”: complice la stanchezza ho dimenticato che il “blu” cheese è gorgonzola e io non sopporto il gorgonzola! Nonostante tutto è stato un buon piano B, accompagnato con birra, limonata e patatine, spendiamo 40 dollari (36.50 Eu) e alle 22:30 torniamo in hotel e crolliamo dopo una giornata molto intensa.
Domani ci aspetta La Strada e per noi sarà una scoperta e un ritorno. Sarà la Route 66.

Quanto abbiamo camminato oggi? 8,5 km

02/09 Flagstaff – Route 66 – Las Vegas (458 km)

La seconda parte del viaggio che ci porterà a Las Vegas, prevede un tratto di strada da percorrere lungo la Route 66. La Mother Road, la storica strada che dal 1926 unisce Chicago a Los Angeles, l’est e l’ovest degli USA, è sempre meno usata, in alcuni tratti addirittura non esiste più – sostituita da nuove e più veloci highway – ma continua a conservare tutto il suo fascino per chi sa apprezzare ritmi più compassati e vuole vivere di persona quella sensazione di libertà, quel mito americano on the road, descritto in libri, canzoni e film che hanno fatto epoca.
Io l’ho percorsa tutta nel 2006, un’esperienza indimenticabile descritta nel diario di viaggio sulla Route 66, valido ancora oggi per organizzare le tappe fondamentali lungo il percorso. La mia promessa a Lorenzo nasce proprio da quel viaggio, gli avevo detto che dopo la maturità ci saremo andati insieme e oggi la mia parola sarà definitivamente onorata: si torna sulla Route 66!
Prima di partire però ci fermiamo in un vicino Walmart dove spendiamo circa 90 dollari (82.30 Eu) per comprare tante porcherie americane (principalmente Pringles, cereali, carne secca, bibite e dolci introvabili da noi), e restare perplessi davanti alle vetrine dei videogame poste di fronte a quelle dei fucili automatici.
Alle 11:30 siamo sulla Route 66 e procediamo spediti fino allo storico General Store di Hackberry un vero monumento sulla strada americana. Lo scoprii nel 2006 e durante l’ultimo viaggio lo trovai chiuso, ma stavolta recupero e riesco visitarlo nuovamente all’interno. Indosso la maglia a tema Back to the future e davvero mi sembra di fare un viaggio nel tempo: fuori è rimasto tutto com’è, pompe di benzina abbandonate e macchine arrugginite. Dentro è sempre più un incrocio tra un rigattiere e un antiquario, inutile aggiungere qual è il tema dei cimeli esposti.
Dopo un ricco shopping nostalgico fatto di targhe e t-shirt, procediamo per la diga Hoover Dam, a sole 38 miglia dalla nostra destinazione finale.
Quando arriviamo sono quasi le 17:00 eppure ci sono oltre 40 gradi, il sole picchia ancora duro ma non ci ferma: lasciamo la macchina e proseguiamo a piedi per camminare sul Mike O’Callaghan – Pat Tillman Memorial Bridge, una porzione pedonale del ponte che passa sul Colorado proprio di fronte al gigantesco invaso. Dopo le foto panoramiche riprendiamo l’auto e ci spostiamo sul lato opposto per fotografare il bacino della diga più famosa d’America che porta splendidamente i suoi quasi 100 anni di vita.
Alle 18:15 arriviamo finalmente nella città del peccato e facciamo check-in nel Best Western Plus Casino Royale, l’hotel scelto per il nostro soggiorno a Las Vegas.
Una nota importante per prenotare l’hotel a Las Vegas: in passato ho dormito allo Stratosphere e al Mirage quindi ho scelto questo hotel sulla base delle esperienze precedenti. Lo Stratosphere è molto decentrato rispetto alla Strip (come il Mandala Bay o il Luxor che si trovano all’altro punto estremo della strada principale di Las Vegas), mentre il Mirage è stato perfetto: in pieno centro.
Ecco, l’hotel di questo soggiorno è esattamente di fronte al Mirage, in una posizione perfetta per visitare tutti i magnifici casinò della città. Ma la scelta non è stata dettata solo dalla posizione, perché ci sono altre due variabili da considerare: in media dormire a Las Vegas costa abbastanza poco. Bisogna però calcolare bene la tariffa di base e quella dei servizi aggiuntivi obbligatori che, in quanto obbligatori, di fatto cambiano il prezzo finale. Per esempio ricevere il quotidiano in stanza è un servizio che alcuni hotel considerano come “obbligatorio”, indipendentemente se interessante o no: c’è poco da fare, lo pagherete. Stesso discorso per altri servizi in buona parte inutili, come le chiamate urbane illimitate. Questi escamotage, insieme alle tasse di soggiorno quando non incluse, possono addirittura raddoppiare la tariffa iniziale. Quindi attenzione!
Il Best Western, invece, oltre a proporre una tariffa unica e inclusiva di tutto ci aggiunge anche il parcheggio. Infine, l’ulteriore motivo che mi ha imposto questa scelta: una legge del Nevada vieta il soggiorno in hotel ai minori di 21 anni non accompagnati dai genitori. Gli hotel che ho selezionato durante la ricerca dichiaravano apertamente questa impossibilità, quindi occhi aperti. Il Best Western invece non ha questo limite, ha una tariffa unica, è in pieno centro e include il parcheggio gratuito: come si fa a non sceglierlo? 😉
Stiamo in stanza il tempo di rinfrescarci e sistemare i bagagli, che diventano sempre più massicci, e con il calar del sole siamo subito in strada per assistere allo spettacolo di acqua e fuoco del vulcano del Mirage (ogni ora tra le 20:00 e le 23:00).
Al termine dello show andiamo dritti nella zona pedonale del Linq, alle spalle della ruota panoramica, e tra artisti di strada e negozi cerchiamo e troviamo la nostra meta: il Tilted Kilt che, come accaduto nel 2014, si conferma il miglior hamburger del viaggio. Anche l’ordine è lo stesso della volta scorsa: un Wicked Boston con formaggio americano condito con cipolle alla birra Samuel Adams, pancetta al pepe d’acero, insalata, pomodoro e salse; e poi un BBQ Burger con salsa barbecue, cheddar, pancetta affumicata alle mele, cipolle fritte e due grandi Bud Light alla spina per un totale di 50 dollari (45.70 Eu).
Finalmente carichi di proteine e grassi, siamo pronti per una prima esplorazione della pazza Sin City. Attraversiamo la strada e passiamo davanti alle “rovine” del Caesar’s Palace per procedere poi fino al Bellagio, dove ammiriamo un paio di spettacoli delle fontane danzanti prima di entrare. Siamo a caccia di una informazione importante: gli orari del buffet 🙂
Il leggendario buffet del Bellagio è aperto dalle 19:00 alle 22:00 e così per domani sappiamo già dove venire per cena. Dopo aver buttato inutilmente qualche dollaro nelle slot machine, rientriamo verso il nostro hotel frastornati da luci, suoni e colori dopo giorni di paesaggi deserti e silenzi.
Prima di andare a dormire, però, ci concediamo un po’ di Italia visitando i canali e i cieli azzurri di Venezia perfettamente riprodotti all’interno del Venetian: forse il casinò più kitsch di Las Vegas.
Domani abbiamo un’intera giornata per scoprire questa città folle.

Quanto abbiamo camminato oggi? 10,5 km

03/09 Las Vegas

A causa di un falso allarme antincendio, siamo definitivamente svegli all’alba. Sbrigo un po’ di lavoro e alle 09:30 entriamo nel vicino Denny’s e ordiniamo entrambi un Lumberjack Slam con due uova strapazzate, bacon, salsiccia, prosciutto arrosto e pancake; da bere succo d’arancia e milkshake Oreo. I 37 dollari del conto diventano 27.75 grazie al buono sconto del 25% regalato dall’hotel (25.40 Eu).
Cosa fare a Las Vegas durante il giorno? C’è tanto da fare, i casinò non chiudono praticamente mai e sono belli da vedere a qualsiasi ora. Noi abbiamo passeggiato lungo la Strip partendo dai giardini esotici e le cascate del Wynn fino ai grattacieli curvi del Waldorf Astoria. Visto il gran caldo abbiamo fatto lunghi tratti entrando e uscendo dai casinò, impresa non facile visto che questi locali enormi e ipnotici sono fatti per disorientare e intrappolare le persone! 🙂
Durante il passaggio all’interno del Planet Hollywood troviamo un bel negozio di souvenir dove si compra bene (abbiamo portato a casa una targa del Nevada).
A proposito di souvenir: durante il tragitto abbiamo fatto tanti confronti prezzi ma nessuno batte i negozietti dell’Hawaiian Marketplace che si trovano subito dopo i passaggi sopraelevati del Paris Paris (in direzione Mandala Bay). Concentriamo qui il nostro shopping: t-shirt, borracce di alluminio, magneti, adesivi, penne, berretto, tazze, portachiavi fiche e mazzi di carte usate (hanno i 4 angoli tagliati) con il brand dei più noti casino sul dorso (40 dollari, 36.40 Eu). E per finire un delizioso completino per bebè che giocano d’azzardo.
E sì, ho comprato il primo souvenir del genere al Grand Canyon, ora posso dirlo chiaro e forte: ci siamo! Io e Fede siamo abbastanza incinti!
L’anno scorso, prima del nostro viaggio in Perù, avevamo fatto una previsione: nel 2019, in occasione del viaggio-premio con mio nipote, lei avrebbe preso una pausa per via della futura gravidanza che avevamo in programma … e così è stato! Dopo i primi tre mesi di ecografie e visite mediche, ho ricevuto a San Diego la notizia che anche l’ultimo esame fatto prima della mia partenza è andato benissimo.
Sì! Presto riprenderemo a viaggiare insieme e saremo in tre!
Alle 15:00 rientriamo in hotel e ci rilassiamo in piscina per rinfrescarci prima di cena. Dopo tuffi, snack e letture, indossiamo le nostre belle camicie da serata importante e usciamo di nuovo, stavolta per andare a vedere l’interno del Mirage: la grande piscina, il meraviglioso negozio di memorabilia del cinema e dello sport autografate, il ricco acquario della reception, e poi passiamo agli interni sontuosi del Caesar’s.
Sono le 19:40 quando ci mettiamo in fila per il grande buffet del Bellagio. Aspettiamo il nostro turno per 40 minuti, paghiamo l’ingresso 86.58 dollari (79.15 Eu) e ci accompagnano al tavolo.
Ora dobbiamo solo scegliere da dove iniziare, la nostra intenzione è assaggiare tutto e in buona parte ci riusciamo. Facciamo diversi viaggi e nei nostri piatti finiscono: granchi giganti, gamberi, costolette marinate, filetti di manzo, salsicce, tacchino, pollo, mini hamburger, paella, piatti cinesi, indiani, sushi, uno spicchio di pizza e un pugno di pasta per curiosità (sorvoliamo, non ne vale la pena. Mai! Neanche al Bellagio). Non ci siamo fatti sfuggire (quasi) niente prima di attaccare il carrello dei dolci e gelati. Praticamente abbiamo saltato solo frutta e verdura ma ci sono e abbiamo visto persone mangiare solo quelle.
Rispetto al 2014, stavolta sono incluse nel prezzo le bibite analcoliche: ci sono grandi distributori automatici di soft drink con display digitali per scegliere tra decine di bevande. Assaggiamo la Coca Cola alla ciliegia e la limonata al lime, buonissima. Birra e vino si pagano a parte e si possono chiedere ai camerieri in sala che sparecchiano ogni volta che vai a rifornirti di nuovo. Per noi le cose più buone sono stati i tagli di carne, le costate in particolare, il sushi e il granchio. Delusione per i dolci, in passato erano più buoni, mentre stavolta ci hanno lasciato… l’amaro in bocca!
In ogni caso lo consiglio: anche a distanza di anni e a dispetto di qualche recensione negativa su TripAdvisor, il buffet del Bellagio merita ancora attenzione. Specie se si pensa che la spesa è di 39 Euro a persona in una città dove per un hamburger e bibita ne spendi facilmente 25. Si può fare!
Dopo un’ora e mezza trascorse a tavola come le cavallette dell’apocalisse siamo pronti a uscire e proseguire verso la parte di Strip che ancora non abbiamo visto. Camminiamo sul lato del Bellagio e passiamo in rassegna il vertiginoso New York New York, il fiabesco Excalibur e il piramidale Luxor.
Per tornare indietro attraversiamo la strada all’altezza del MGM e proseguiamo verso il casinò del nostro hotel dove arriviamo dopo mezzanotte: un’ora perfetta per sedersi alla roulette e fare qualche puntata.
Alle 02:00 lasciamo il tavolo da vincenti e portiamo con noi 42 dollari (38.40 Eu): un buon modo per salutare Las Vegas!

Quanto abbiamo camminato oggi? 17,2 km

04/09 Las Vegas – Los Angeles (475 km)

Per oggi abbiamo in programma un pigro avvicinamento a Los Angeles, la destinazione finale di questo viaggio.
Partiamo con calma dall’hotel, dopo aver aiutato una coppia italiana a parcheggiare, fare check-in e orientarsi nel complicato mondo di Las Vegas che al primo impatto ti confonde e frastorna.
Dopo la nostra buona azione quotidiana, lasciamo la Strip in macchina e ci spostiamo verso il Las Vegas South Premium Outlets dove compriamo felpe nello store Nike e visitiamo tanti altri negozi di abbigliamento. Il bottino principale, però, è a base di jerky beef e una confezione di preparato per cucinare la jambalaya della Lousiana, un piatto che ho apprezzato moltissimo durante il viaggio a New Orleans nel 2015.
La sosta dura più del previsto e ripartiamo piuttosto tardi, prima di lasciare il Nevada ci fermiamo a Jean dove c’è il distributore Chevron più grande del mondo con le sue 96 pompe. Deve essere anche il più caro perché qui la benzina la paghiamo ben 4 dollari (3.66 Eu) al gallone!
Superiamo il confine di Stato, rientriamo in California e attraversiamo il deserto del Mojave. Dopo Barstow scendiamo verso sud e nei pressi di San Bernardino veniamo inghiottiti dal traffico convulso delle enormi strade che caratterizzano l’hinterland di Los Angeles.
Sono già le 20:00 quando arriviamo al Best Western Redondo Beach Galleria Inn, lasciamo al volo le valigie e ci rimettiamo in marcia per andare a riconsegnare la macchina.
Arrivare in aeroporto è una missione stressante che portiamo a compimento senza imprevisti, anche perché per fortuna siamo abbastanza vicini. Dopo aver salutato la nostra Malibu, prendiamo la navetta che ci porta ai terminal e da qui ci agganciamo alla wi-fi dell’aeroporto per connetterci con Uber: sarà questo il principale servizio di trasporto che abbiamo programmato di usare a Los Angeles.
Prenotiamo il nostro autista, seguiamo le istruzioni per identificarci a vicenda e con solo 17 dollari (15.50 Eu) ci riporta in hotel. Durante il tragitto chiediamo informazioni per cena ma, siccome è tardi, troviamo i locali consigliati già chiusi e per questo finiamo in un Wienerschnitzel vicino al nostro albergo.
Siamo stanchi morti, ci restano giusto le forze necessarie per mangiare il classico BBQ Bacon Cheeseburger, un Junkyard dog (un hot dog con patatine fritte, chili, formaggio americano, mostarda, cipolle grigliate, pane al sesamo) e un bratwurst con cipolle e mostarda. In pratica un menù da Oktoberfest nel pieno di Redondo Beach, in California. Ma l’assurdità non è finita, perché questi “tedeschi”… non servono birra! Solo bibite analcoliche.
Poco male, siamo già cotti, quindi per digerire vanno bene anche una limonata Tropicana e una Mountain Dew. Lasciamo in cassa 20 dollari (18.20 Eu) e dichiariamo chiusa la giornata e tutta la nostra settimana on the road. Abbiamo visto San Diego, Yuma, Cottonwood, il Grand Canyon, Flagstaff e Las Vegas. 2375 chilometri in 7 giorni, da Los Angeles a Los Angeles: si può fare!
Ora ci aspettano un paio di giorni losangelini e abbiamo le idee molto chiare su cosa faremo… 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 5,1 km

05/09 Los Angeles (Universal Studios)

A Los Angeles c’è Hollywood, la casa del cinema mondiale. Attori, studi, cinema, teatri, produzioni: la scena quotidiana di Los Angeles è sempre a metà strada tra finzione e realtà.
Quindi, per fare un vero assaggio di questo mondo di mezzo trascorreremo la giornata agli Universal Studios di Hollywood… e non solo! 😉
Il 27 Luglio abbiamo comprato il biglietto sul sito ufficiale, con la formula due giorni al prezzo di uno. In pratica scegli la data della visita e hai la possibilità di entrare con lo stesso biglietto anche in un secondo giorno (ti indicano esattamente in quali date sarebbe possibile l’ingresso omaggio). Visto che il prezzo era uguale al biglietto di un giorno ho acquistato questa soluzione a 109 dollari (99.50 Eu). Non succede, ma se succede che ci va, possiamo tornarci gratis già domani. Hai visto mai?
Dopo una ricca ricca colazione dolce e salata offerta dal Best Western, selezioniamo il nostro UberPool per raggiungere gli Studios. Questa categoria di Uber condivide il tragitto o parte di esso con altri passeggeri, riducendo il costo della corsa a 31 dollari (28.30 Eu).
Dopo un’ora di macchina superiamo la passeggiata dei negozi, raggiungiamo l’ingresso del parco alle 11:30 e dopo l’esordio con il cinema 4D di Kung Fu Panda, entriamo dritti nel magico mondo di Harry Potter e poi dei Minion.
Queste attrazioni sono identiche a quelle che ho visto nel parco gemello di Orlando, durante il viaggio in Florida: sono sempre bellissime e divertenti, quindi faccio volentieri il bis di tutto, anche quando ci spostiamo nel livello inferiore degli Studios. Qui ci aspettano i Transformers e l’adrenalinica Jurassic Park dalla quale usciamo piuttosto rinfrescati, vista l’abbondanza d’acqua che è arrivata a secchiate da ogni direzione.
Dopo aver recuperato gli zaini nei comodissimi armadietti gratuiti a riconoscimento digitale, presenti all’ingresso delle attrazioni più movimentate, torniamo al livello superiore e andiamo a vedere la zona dei Simpson con la riproduzione di Springfield, dove non manca una sosta al Krusty Burger per mangiare l’enorme hot dog Telespalla Bob con chili, formaggio e cipolle, accompagnato da una grande limonata (20 dollari, 18.20 Eu).
Prima di lasciare quest’area andiamo sulla montagna russa virtuale dei Simpson e incontriamo la fila più lunga del giorno: 40 minuti, mentre tutte le altre sono state sempre sotto i 15. Il giorno infrasettimanale sicuramente ci ha aiutati ad avere tempi di attesa così bassi, così come ci ha aiutato l’app ufficiale del parco che dà delle stime in tempo reale sulle file, per organizzare meglio il proprio programma.
Nel frattempo è arrivata l’ora per vedere lo spettacolo live di Waterworld che è rimasto identico a quello visto nel 2006, quindi lo trovo ancora perfettamente organizzato e recitato. In più quest’anno abbiamo trovato a recitare anche la protagonista femminile di Waterworld 2.
Ricordate che per vedere uno spettacolo dal vivo bisogna andare 20 minuti prima dell’inizio dello show. E un avviso importante per Waterworld: sulle gradinate sono indicate chiaramente le file che saranno colpite dagli abbondanti schizzi d’acqua provocati, più o meno volontariamente, dagli attori in scena. Se volete restare asciutti non fidatevi troppo e mettetevi più indietro! 😉
Il parco chiude alle 18:00 ma ce la prendiamo comoda in diversi negozi a tema dove lasciamo 50 dollari (45.70 Eu) per comprare tazze, apribottiglie magnetico, t-shirt, penne, blocchetti e qualche altra cianfrusaglia.
All’uscita seguiamo le indicazioni per la stazione della metro Universal Studio City, dove andiamo a prendere la linea rossa in direzione Union Station e scendiamo dopo una sola fermata a Hollywood Highland: il cuore della lunga Hollywood Boulevard, più nota come Walk of Fame.
Alcune informazioni sulla metropolitana di Los Angeles: la rete è vasta e abbastanza capillare ma Los Angeles è più grande ancora! Molti luoghi noti sono distanti tra loro e in alcuni casi raggiungibili con due o tre cambi e anche un paio di ore di collegamenti. Per questo abbiamo usato la metro solo per tratti brevi e preferito Uber per altri spostamenti: per quanto sia sicuramente più dispendioso dei mezzi pubblici ci ha fatto risparmiare molto tempo. Il primo biglietto della metro costa 3.75 dollari (3.40 Eu) e la cifra include il costo della singola corsa, 1.75 dollari (1.60 Eu), e 2 dollari (1.80 Eu) sono per acquistare la tessera da ricaricare nei viaggi successivi.
È quasi il tramonto quando arriviamo a destinazione, un momento perfetto per vedere questa grande arteria parallela a Sunset Boulevard.
I palazzi e le palme altissime dovrebbero farti puntare gli occhi verso l’alto ma le stelle sul marciapiede sono le vere protagoniste di questa strada spettacolare. Ci divertiamo a riconoscere i grandi personaggi del cinema, della musica, della radio che hanno ricevuto questo omaggio e cerchiamo, e troviamo, anche i nomi di tanti artisti italiani.
Davanti al Chinese Theatre ci sono i calchi di mani e piedi autografati da celebrità del passato e star del cinema contemporaneo. Soprattutto, però, proprio accanto al celebre teatro, c’è un enorme negozio di souvenir con tanto di imbonitore microfonato all’esterno: 5 dollari (4.60 Eu) per comprare qualsiasi articolo, e noi scegliamo felpe e targa della California.
Se vi state chiedendo dove comprare souvenir a Los Angeles, la risposta è tutta in questa strada. La paccottiglia per turisti abbonda e man mano che ci si allontana dalla zona centrale si riducono i prezzi, fino a trovare anche negozi che vendono tutto a 99 cents! Proprio qui compriamo ancora magneti, sticker e portachiavi.
Poi ci sono negozi più belli e curati, come quello della Marvel, dove compriamo altre borracce in alluminio e un tappeto da supereroe per casa nuova (36 dollari, 32.80 Eu).
Dopo una perlustrazione a caccia di promozioni e sconti torniamo nei negozi con le proposte migliori per comprare quattro t-shirt a 10 dollari e sei magneti per la stessa cifra. Ce ne sono tante di queste promozioni: più compri e meno paghi.
Dopo aver camminato a lungo nel tratto più noto di questa incredibile strada, alle 21:30 ci fermiamo a cenare da Johnny Rockets, consigliato dal nostro autista Uber. Si tratta di una catena di fast food – al ritorno ho scoperto che hanno cinque punti vendita anche in Italia, di cui uno a Roma – dove servono carne fresca e non surgelata, quindi il gusto è migliore. Gli arredi sono in stile anni ’50 e anche se promettono sorrisi, troviamo il personale piuttosto scorbutico e sbrigativo. Ordiniamo due panini classici con bacon e cheddar, acqua e Pepsi per un totale di 35.29 dollari (32.20 Eu). Anche qui non servono alcolici.
Sono passate le 22:00 quando torniamo in strada, entriamo in un altro paio di negozi e vampirizziamo la wi-fi di un Footloocker per prenotare il nostro Uber. In meno di un minuto arriva la macchina che con 50 minuti e 27.55 dollari (25.15 Eu) ci riporta in hotel dopo aver attraversato i grattacieli di Downtown.
Ancora una giornata intensa trascorsa in questa città elettrica ma non è finita, domani ci rilassiamo un po’ e andiamo a vedere una Los Angeles più stravagante e bohémien. Domani andiamo al mare…

Quanto abbiamo camminato oggi? 12,8 km

06/09 Los Angeles (Venice – Santa Monica)

Dopo l’ormai consueta e ricchissima colazione, pianifichiamo un po’ la giornata. L’ultima giornata zio-nipote in USA.
Come sempre abbiamo le idee chiare su cosa fare, non resta che applicarle: alle 10:30 arriva direttamente in hotel il nostro UberPool e ci facciamo lasciare a Venice Boardwalk. Tempo impiegato: 45 minuti. Prezzo: 18.22 dollari (16.60 Eu).
Ancora una nota sul funzionamento di UberPool: oltre a ridurre la spesa finale se condividi l’auto con altri passeggeri che prenotano sul tuo percorso, bisogna aggiungere che in questa categoria accetti di incontrare l’autista in un punto concordato che dista al massimo qualche centinaio di metri rispetto al luogo della tua chiamata. A noi di solito sono venuti a prenderci al punto di chiamata ma è successo anche di doverci spostare un paio di volte, in entrambi i casi si è trattato semplicemente di attraversare una strada per stare sul senso di marcia più favorevole all’autista. Niente di complicato, però attenzione alla connessione: se siete in wi-fi e dovete spostarvi, rischiate di perdere il segnale e di conseguenza gli eventuali scambi e aggiornamenti con l’auto in arrivo.
Sono le 12:00, il sole è alto e picchia duro. Girovaghiamo sotto i portici e lungo i viali di quelli che dovevano essere la riproduzione dei canali di Venezia in questo folle progetto di architettura contemporanea. La speculazione immobiliare non riuscì benissimo e Venice cadde in disgrazia, abbandonata e mal frequentata.
Oggi è in netta ripresa: la pista ciclabile, gli skate park, i prati, le palestre all’aperto, i tanti negozietti di artigianato etnico e gli artisti di strada la rendono viva e ne determinato il carattere frizzante e multiculturale.
Eppure c’è qualcosa che non va: l’atmosfera rilassata e del tutto simile alle comuni della vecchia Europa non trova corrispondenza nei prezzi delle cose in vendita. Abbiamo trovato Venice più costosa del centro di Los Angeles!
I negozi vintage vendono a prezzi salati vecchie divise militari e abiti firmati, si trovano capi di abbigliamento di marche note negli anni ’80/90 e non abbiamo trovato niente sotto i 70 dollari. Anche per i comuni souvenir è meglio comprare su Hollywood Boulevard.
Dopo aver accantonato ogni idea di shopping camminiamo lungo la pista che fiancheggia l’enorme spiaggia in direzione Santa Monica, dove arriviamo alle 13:30 dopo una pausa per vedere le evoluzioni degli skater e una doccia per rinfrescare la testa.
Santa Monica è la località che ospita il pier più famoso e frequentato di Los Angeles. Il molo è lungo, si slancia per molti metri dalla terraferma al mare e sulla palafitta trovano posto tanti negozi, addirittura una montagna russa e la celebre ruota panoramica!
Noi entriamo dalla zona del Luna Park, ci fermiamo in una sala giochi anche questa – neanche a dirlo! – con videogames degli anni ’90 e dopo uno spuntino veloce, scattiamo le foto al segnale stradale che indica il termine della Route 66; una piccola anticipazione della fine del molo, dove troviamo l’ultimo shop della Route.
Proprio qui ci affacciamo per ammirare il mare che si apre davanti a noi e mentre stiamo a guardare ci sentiamo osservati da una foca che in acqua aspetta qualche bocconcino lanciato da turisti e pescatori.
Facciamo ancora qualche altro giro che ci conferma, anche qui, che ieri abbiamo fatto ottimi acquisti e prima di andar via il nipotone consacra il suo viaggio in America con un rituale tuffo nell’oceano.
Una volta tornati su Ocean Drive prenotiamo Uber e ci facciamo scaricare al South Bay Galleria, un grande centro commerciale vicino al nostro hotel, dove arriviamo – per l’ultimo shopping matto e disperato – alle 16:30, dopo un’ora di macchina al costo di 30.46 dollari (27.80 Eu).
Qui vanno via ancora 100 dollari in t-shirt, body per bimbi, sportina, thermos, scarpe e ciabatte Nike da Macy’s, dove approfittiamo anche del wi-fi per fare check-in online sull’app Delta, per il volo di domani: il ritorno a casa si avvicina.
Prima però ci aspetta l’ultima cena a Los Angeles e vogliamo che sia meglio delle precedenti, anche perché finalmente riusciamo ad andare in un locale selezionato dall’Italia e che avevamo adocchiato sin dal primo giorno ma che alle 21:00 chiude!
Stavolta siamo in netto anticipo e riusciamo a goderci i tacos di pesce di Ensenada’s surf n turf grill. Ordiniamo due tacos di pesce e uno di pesce e gamberi, accompagnati da riso e fagioli e un refill medio di bibite gassate perché anche qui non servono alcolici! Spendiamo solo 20 dollari (18.20 Eu) per la cena meno costosa di tutto il viaggio che risulta anche una delle migliori.
In uscita dal ristorante ci accorgiamo di aver smarrito gli occhiali da sole e abbiamo anche il sospetto su dove siano stati lasciati, così torniamo dritti nel negozio del centro commerciale dove avevamo provato delle maglie e le commesse sembravano aspettare proprio noi da un momento all’altro. Il viaggio si chiude esattamente come era iniziato: con qualcosa di perso e ritrovato.
Anzi no! Non si chiude così, perché negli ultimi tre giorni a Los Angeles non siamo riusciti a bere la nostra adorata Bud Light, quindi facciamo come a San Diego il primo giorno: entriamo in una di quelle rivendite di alcolici gestite da asiatici asserragliati dietro un vetro blindato e compriamo una bella bottiglia da collezione, in alluminio e richiudibile, della nostra birra preferita (1.49 dollari, 1.30 Eu). Ora sì che possiamo tornare in Italia! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 14.6 km

07/09 Los Angeles – Roma

Il viaggio con Lorenzo sta per finire. Abbiamo portato a termine la missione e abbiamo fatto tutto quello che avevamo in programma.
Siamo sempre andati d’accordo, ci piace ridere, giocare, siamo appassionati di sport e di AS Roma, ci piace viaggiare, mangiare, andare allo stadio, abbiamo una storia ventennale alle spalle ma un viaggio è un viaggio.
Un viaggio è diverso da qualsiasi esperienza, vengono fuori altre dinamiche, abitudini, caratteri, umori. Stare per undici giorni insieme, a stretto contatto, 24 ore su 24, è stata una novità per entrambi e posso dire che abbiamo superato anche questa prova. Chissà, magari in futuro sarà lui a promettermi un viaggio alle Hawaii! 😉
Ovviamente quando i ritmi sonno/sveglia sono equilibrati e riusciresti a dormire a lungo, è tempo di tornare a casa e ti devi alzare all’alba.
Dopo la colazione e i controlli finali in stanza e nella valigia, alle 7:45 prenotiamo il nostro ultimo Uber per raggiungere l’aeroporto.
Arriviamo a destinazione in 15 minuti, con una spesa di 14.11 dollari (12.85 Eu) e con questa storia delle tre ore e mezza prima siamo decisamente in anticipo sulla partenza.
Ci mettiamo solo 40 minuti a superare i controlli di sicurezza e così ci troviamo nel gate di partenza ben tre ore prima del volo. Non immaginavano un così largo anticipo e contavamo di spendere ancora un po’ di soldi e tempo nel duty free, salvo poi scoprire che trovandoci in un terminal per i voli interni, non ci sono negozi se non un paio di edicole e caffetterie. Una noia mortale lo scintillante aeroporto di Los Angeles!
Lo scalo di un’ora e mezza a Boston fila liscio e mentre stiamo per imbarcarci penso che qui dovrei venire prima o poi. Magari per fare un giro anche in Canada. A Fede piacerebbe viaggiare in Canada e sono sicuro che anche alla piccolissima in arrivo piacerà. Buon viaggio!

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 95,9 km

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Stati Uniti Occidentali disponibile su Amazon
Libri letti su Kindle: La scomparsa di Josef Mengele di O. Guez e Corruzione di D. Wislow

Come organizzare un viaggio in USA: da Los Angeles al Grand Canyon

Viaggio in USA
Gli Stati Uniti visti dalla Treccani

Negli ultimi anni ho scritto un paio di post per organizzare viaggi dall’altra parte del mondo: documenti, visti, cambi, hotel, itinerari, ecc…
Così, dopo gli articoli su come organizzare un viaggio in Giappone e uno in Perù, questa volta dedico il post alla prossima destinazione: gli Stati Uniti.

Il mio sesto viaggio in USA mi riporterà per la terza volta in alcune località che mi hanno impressionato e che rivedo sempre con piacere.
L’occasione di questo ritorno me l’ha data l’esame di maturità di mio nipote Lorenzo. Nel 2006 tornavo da un grandioso viaggio lungo la Route 66 e gli feci una promessa: “Se sarai promosso tutti gli anni fino alla maturità, ti porterò negli USA”.
E così, dopo 13 anni, la tanto attesa maturità è arrivata (con un bel 93) e finalmente onoro la mia promessa: zio e nipote, si parte! 😉

*** AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2019 ***

Il diario di viaggio scritto per il seguente itinerario è disponibile nel post dedicato, buona lettura! 

L’itinerario

Ci siamo preparati un bel fly and drive molto serrato, che abbina grandi metropoli agli spazi incontaminati dei parchi americani.
Dopo l’atterraggio a Los Angeles, ritiriamo subito la macchina prenotata con Alamo e ci spostiamo verso San Diego dove resteremo due notti. Da San Diego percorreremo la linea di confine con il Messico fino alle cinematografiche prigioni di Yuma e successivamente ci fermeremo a Cottonwood, nella Coconino National Forest, in Arizona. Da qui saremo abbastanza vicini per raggiungere la South Rim del Grand Canyon per poi ripiegare verso Flagstaff. Quando partiremo da Flagstsaff la mia promessa sarà definitivamente onorata: attraverseremo un lungo tratto della storica Route 66, passando per il mitico General Store di Hackberry, fino a Kingman. Da qui riprenderemo strade più veloci per raggiungere la frenetica Las Vegas. Dopo la capitale mondiale del gioco d’azzardo ritorneremo a Los Angeles per trascorrere gli ultimi giorni tra parchi a tema e relax oceanico.
Come dicevo nella premessa, è il mio terzo ritorno in questi luoghi e l’itinerario è venuto facile. Il consiglio in fase di preparazione è di scegliere tappe di massimo 500 chilometri con cose da vedere nel mezzo. Se due destinazioni finali sono molto lontane, tra gli 800 e i 900 chilometri, vale sempre la pena cercare qualcosa nel mezzo e fare una tappa intermedia.

Sitografia e Bibliografia

Per comporre l’itinerario di questo viaggio in USA ho fatto meno ricerche del solito perché ero avvantaggiato dalle esperienze precedenti. Quindi questa volta la sitografia sarà piuttosto autoreferenziale 🙂

Le risorse che ho usato online e che potrebbero tornare utili ad altri viaggiatori sono queste:

Cose da sapere

Organizzare un viaggio in USA è facile, basta avere le idee chiare su cosa vedere.
Tante informazioni utili sono raccolte nelle indispensabili guide stampate, in questo ultimo paragrafo elenco solo alcuni dettagli di base che è molto importante conoscere prima di partire.

  • Documenti: i cittadini italiani che programmano un viaggio inferiore ai 90 giorni, possono visitare gli USA con un passaporto a lettura ottica (o biometrico) valido. Grazie al Visa Waiver Program possono ottenere una sorta di “visto leggero” noto come ESTA. Costa 14 dollari, vale due anni ed è obbligatorio. Dove fare l’ESTA per gli USA? Facile, sul sito ufficiale ESTA.
  • Una polizza di viaggio è sempre prudente averla, in USA e in qualsiasi altro Paese.
  • La corrente è 110V: adattatore/trasformatore obbligatorio!
  • La moneta è il Dollaro ($). Un Euro sono circa 1.10 dollari.
  • Le unità di misura sono diverse dalle nostre: miglia, galloni, once, Fahrenheit. Per non impazzire basta munirsi di un convertitore 😉
  • Le ore di fuso rispetto all’Italia cambiano in base alle destinazioni. In California saranno 9 ore indietro rispetto all’Italia.
  • Il meteo: variabile in base alle zone e da consultare sui siti internet prima di partire, per preparare la valigia. Poi giorno per giorno basta accendere la TV, in USA impazziscono per le previsioni del tempo!
  • Prima di partire ricordate sempre di registrarvi sul sito della Farnesina, Dove siamo nel mondo.

Ok. Per adesso è tutto, il diario vero e proprio arriverà verso la metà di Settembre.
Cara Route 66, non c’è due senza tre… sto arrivando! 😉

*** AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2019 ***
Questo viaggio è andato bene e l’itinerario descritto è riuscito perfettamente. Il diario di viaggio in USA, da San Diego a Los Angeles via Las Vegas e Route 66 è online. Buona lettura!