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Diari di viaggio di Luigi De Luca. Travelblogger dal 2006

Diario di viaggio: Porto

by Luigi De Luca on 15 dicembre 2014

Diario di viaggio a Porto

Il ponte Luiz I e la Ribeira.

Ponte lungo + voli low cost = week end all’estero. Questa formula funziona sempre e di luoghi da visitare, per fortuna, ce ne sono ancora tanti. Così, dopo Atene, Mosca, San Pietroburgo e gli USA, per l’ultimo viaggio dell’anno la scelta è caduta su Porto, in Portogallo. Un’ottima scelta.

 

05/12 Roma – Porto

 

Si parte con una formula collaudata: parcheggio Alta Quota con navetta per Ciampino (18 Euro) e biglietti Ryanair acquistati il 26/10 per 236 Euro. Per la prima volta sperimentiamo le novità tanto attese: biglietto elettronico su Passbook, posti assegnati e istruzioni se salire in coda o davanti. Era ora! Così hanno ridotto il caos a bordo e la corsa sfrenata per occupare posti ma alcuni non lo sanno e sgomitano lo stesso. Ci vuole pazienza, e tempo 😉
L’aereo parte alle 14 e arriva a destinazione dopo 2 ore e 40 minuti, sincronizziamo l’orologio sul fuso di Porto e recuperiamo subito un’ora. Seguiamo le indicazioni per la metro che ci porterà in centro e compriamo i biglietti agli sportelli automatici: a/r 4.20 Euro, direzione Estadio do Dragao. Da notare: tutte le linee fanno lo stesso percorso nella zona centrale della città nuova (nessuna passa per la città vecchia) e si diramano solo per raggiungere diverse destinazioni finali.
Dopo circa 30 minuti scendiamo alla fermata 24 de Agosto e raggiungiamo l’hotel scelto: The Artist Porto Hotel & Bistrô che si rivelerà un’ottima scelta.
Vi spiego perché: a parte la stanza enorme, arredata bene e pulitissima, l’aspetto migliore di questo hotel è tutto nell’idea meravigliosa che c’è alla base. La struttura, infatti, è adiacente a una scuola alberghiera ed è gestito dagli alunni, dall’accoglienza al ristorante!
Sicuramente c’è la supervisione degli insegnanti ma per buona parte del tempo i ragazzi vengono lasciati soli a lavorare, a rispondere al telefono e a interagire con i clienti, così vengono responsabilizzati e mettono in pratica ciò che imparano durante le lezioni. Sono stati sempre tutti molto gentili, professionali e disponibili. Questo è un concetto di scuola e formazione davvero utile, esemplare.
Dopo aver posato i bagagli facciamo un giro di orientamento e scopriamo che rua Santa Caterina, una delle principali vie dello shopping, è proprio dietro l’angolo. A noi i negozi interessano poco, quindi ci affacciamo un attimo per vedere lo storico Caffè Majestic e proseguiamo fino a piazza Joao I dove troviamo una pista di pattinaggio su ghiaccio con annesse rotture del coccige.
Sostiamo qualche minuto in raccoglimento per l’osso sacro e procediamo verso Avenida dos Aliados e Praca da Liberdade, la gigantesca piazza su cui affaccia la monumentale facciata del municipio, circondata da eleganti palazzi in stile liberty e neoclassico.
Passeggiamo tra rumorose installazioni di Natale e raggiungiamo la tensostruttura che ospita il Mercado de Natal dove è in corso una degustazione di vino. Sono ormai le 22:30 e preferiamo cenare, quindi rientriamo verso l’hotel perché all’andata avevamo avvistato l’interessante Café Santiago, a quanto pare una sorta di luogo di culto per gli amanti della Francesinha, un piatto che abbiamo notato anche in tanti altri locali.
Cos’è la francesinha? Un vero disastro! Questa specie di un toast è diventato una specialità locale (importata da un francese e riadattata) che potrebbe risultale letale a chi segue diete povere di grassi. L’aspetto è invitante, sembra una lasagna, ma basta tagliarla in due per scoprire che le due fette di pan carrè sono imbottite con salsiccia, prosciutto, fettina di manzo, mortadella e formaggio fuso. Non solo, perché in cima a tutto c’è anche un bell’uovo al tegamino e altro formaggio! Il sandwich viene servito al centro di un piatto circondato da patatine fritte. Se amate il cibo-spazzatura vi sembrerà addirittura un piatto raffinato ma sinceramente a Porto troverete cose molto più buone e meno pasticciate 😉
Ci rifacciamo la bocca con un paio di birre, lasciamo sul banco 22 Euro e sulla strada del ritorno passiamo davanti Casa Guedes – un’istituzione locale, segnalata sulla guida e suggerita da amici – che purtroppo sarà chiuso per tutto il periodo del nostro soggiorno 🙁
La giornata è stata lunga. Ci sono 6 gradi e fa freddo, non ci resta che tornare a caricare le batterie: domani si va a vedere la Ribeira.

 

06/12 Porto

 

Si parte alla scoperta del centro storico ma prima abbiamo da fare un paio di tappe nei pressi del nostro hotel. La prima è presso la Capela das Almas, una chiesa barocca del settecento interamente rivestita di ceramiche azulejos che ci ricordano le magnifiche decorazioni di Piazza di Spagna a Siviglia; la seconda tappa è da non perdere: il Mercado do Bolhao il sabato chiude alle 13 e la domenica non apre, quindi la visita immediata è d’obbligo.
Lo raggiungiamo a piedi in pochi minuti, entriamo nella struttura in stile liberty semi-coperta e iniziamo a girare tra i banchi di carne, pesce frutta e verdura. Tra colori e profumi sempre affascinanti, facciamo i primi acquisti: strofinacci, cannella, cumino, curry e piri-piri, un mix di spezie piccanti per condire gli arrosti, già provato durante il viaggio a Lisbona nel 2009. In tutto spendiamo 8 Euro e all’uscita proseguiamo verso la chiesa e la torre dos Clerigos. Un po’ per la fila lentissima, un po’ per i lavori in corso nella chiesa decidiamo di non salire i 75 metri della torre e di entrare nella vicinissima libreria Libreria Lello e Irmão, considerata “una delle librerie più belle del mondo”.
Fondata nel 1869 è la seconda libreria più antica del Portogallo ed è celebre per lo scalone centrale e il lucernario. Da notare: si entra a scaglioni e all’interno non è possibile fare foto, proprio come in un museo.
A questo punto devo introdurre Marion e Tore, due amici che amano Porto e che ci hanno dato delle dritte da esperti. Se il consiglio di Casa Guedes per la prima cena non è andato a buon fine, per pranzo centriamo in pieno la Padaria Ribeiro Baixa. Siamo a pochi metri dalla libreria e lo troviamo un posto perfetto per fare rifornimento: frittelle di baccalà, bocconcini di gamberetti, polpette di vitello e un’empanada con formaggio e prosciutto. Per dolce non potevano mancare delle ottime pasteis de Nata (7,50 Euro).
Dopo la pausa riprendiamo a camminare visitando le adiacenti chiese do Carmo e dos Carmelitas. Anche qui barocco e azulejos la fanno da padrone, in più si aggiunge il rococò e una caratteristica particolare: le chiese sono affiancate ma separate tra loro perché una vecchia legge impediva alle chiese di avere una parete in comune, così in quel metro che le divide è stato ricavato lo spazio per la casa più stretta del Portogallo. Curioso, no? 🙂
Al termine della visita puntiamo decisi verso il fiume Douro e la parte bassa della città, almeno questa era l’intenzione… perché dopo pochi metri ci troviamo di fronte l’imponente palazzo del Centro Portoghese della Fotografia (ex prigione della città, con tanto di sbarre su tutte le finestre) che davanti all’ingresso ospita la tensostruttura della Fiera dell’Artigianato: come si fa a non entrare? Facciamo un giro veloce, giusto per dare un’occhiata agli stand degli artigiani e comprare delle splendide candele profumate a forma di iperrealistiche fragole e cupcake.
Il tempo passa, non possiamo tergiversare oltre e quindi imbocchiamo la prima discesa utile per raggiungere la celebre Ribeira, il cuore della vecchia Porto.
Dopo aver percorso discese, vicoli e scale torniamo a fermarci davanti la chiesa di São Francisco: siamo finalmente sulle sponde del Douro e da qui partiamo per camminare lungo tutto il Cais da Ribeira, il lungofiume caotico caratterizzato dai caffè, le bancarelle e dalle colorate facciate delle case più antiche della città che sono valse al quartiere il titolo di Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Da qui vediamo per la prima volta il ponte Luiz I, il più famoso dei sei ponti della città che caratterizzano la skyline di Porto. Costruito su progetto della scuola Eiffel, celebre costruttore dell’omonima torre a Parigi e ispiratore del ponte Trinity a San Pietroburgo, si riconosce per lo stile e si apprezza per l’audacia necessaria per costruire un ponte sospeso a 170 metri di altezza! Per oggi abbiamo in programma di attraversarlo solo al livello più basso, per raggiungere l’altra sponda, sede della città gemella Vila Nova de Gaia dove risiedono le principali aziende produttrici del Porto, tutte di proprietà straniera fin dalle origini.
La più famosa, la Sandeman, alle 17 è già chiusa, così ci dirigiamo verso la trecentenaria Taylor’s che però, dopo una scarpinata mostruosa in salita, chiude i battenti praticamente davanti a noi. Disdetta! Non possiamo fare altre che dietro-front ma sul cammino di ritorno ci imbattiamo nella cantina di Quevedo Port Wine e non ci pensiamo su due volte: entriamo e facciamo una rilassante pausa-ristoro. Tra botti e travi nere ci ritagliamo il nostro spazio su una panca condivisa con altri clienti, ascoltiamo il fado e ordiniamo salsiccia secca e crostini accompagnati da due qualità di Porto: Rosé e Ruby reserve (7.50 Euro).
Dopo aver accumulato un po’ di energie e di calore, torniamo in strada per iniziare un primo giro di souvenir: maglie, bicchieri shot, prese da forno, i magneti per la collezione e ovviamente non potevano mancare i mignon dei vini che stiamo assaggiando.
Ok, abbiamo rinviato al massimo questo momento ma è ora di cercare un ristorante e, soprattutto, tornare verso la città nuova il che, tradotto in sintesi, vuol dire fare il percorso inverso con salite che ti fanno sentire un ciclista sul Pordoi.
Ci tocca, tanto vale ammorbidire la risalita con un altro paio di visite: prima la chiesa di São Lourenço e una volta in cima ci premiamo con lo spettacolare panorama che offre il sagrato della Catedral da Sé.
Da qui capiamo ancora meglio la topografia cittadina e di come le distanze tra le varie attrazioni siano percepite diversamente in base all’altezza. Abbiamo di fronte la facciata imponente del Palacio da Bolsa, alla nostra sinistra il Palazzo Episcopale e a destra la stazione monumentale di Sao Bento: siamo nel cuore di Porto.
Sono le 21, facciamo ancora un po’ di shopping in centro e poi cerchiamo un locale con l’ausilio di TripAdvisor: la scelta ricade su Flor Dos Congregados.
Per raggiungerlo ci spostiamo, dal caos di Praca da Liberdade, in una stradina silenziosa che dà il nome al locale e una volta all’interno ci accoglie il proprietario Andre Barbosa che gestisce la sua casa de pasto con due collaboratori, tutti molto simpatici. Il locale è caratteristico e promette bene, l’arredamento è essenziale e ricercato: c’è la pietra viva e un pianoforte, i tavoli con gli sgabelli e un montacarichi con carrucola a mano da cui salgono e scendono le pietanze. Ci piace! Non abbiamo prenotato e ci tocca aspettare 30 minuti, quindi ne approfittiamo per bere un altro bicchiere di rosso e poi tocca finalmente a noi. Ci mostrano su una lavagnetta il menù con 2/3 portate, o carne o pesce. Noi ordiniamo un mix accompagnato da salumi e formaggi stagionati serviti su uno specchio. Dopo arriva la salsiccia di cinghiale e coniglio servita con patate e confettura di mele e cannella, e il calamaro fritto con insalata mista, molto diverso dai nostri “anellini”. Qui il calamaro era gigante e servito in tranci, tentacoli inclusi.
Paghiamo 30 Euro, scambiamo email e spero proprio che Andre legga questa recensione perché siamo stati bene nel suo locale. E vale anche per voi lettori-viaggiatori: Flor Dos Congregados è abbastanza nascosto, ma vale la pena cercarlo!
Bene, giornata finita. Ci restano ancora 15 minuti da camminare per tornare in hotel e pieni di tutte le cose che abbiamo visto e mangiato, ci perdiamo nel flusso della folla che di sabato riempie i locali, esce dai teatri pieni, si riversa nelle piazze: Porto è viva!

 

07/12 Porto

La giornata di ieri è stata intensa e ci ha fatto vedere le attrazioni principali della città, quindi per oggi abbiamo organizzato un’escursione al Parque da Cidade per vedere l‘Oceano. L’abbiamo fatto anche a Monterey in USA, e in Andalusia: se c’è da vedere il mare, noi ci andiamo.
Prendiamo la metro celeste direzione Matosinhos alle 12:40 e alle 13:05 siamo in spiaggia. La vista dell’oceano è sempre emozionante e la passeggiata è gradevole. La sabbia è bianca e sottile, il sole caldo e ci sono tanti velisti e surf: una bella domenica portoghese.
Più o meno a metà strada incrociamo l’enorme installazione dell’artista Janet Echelman che di notte sarà anche spettacolare ma di giorno lascia un po’ perplessi: sembra una coffa da pesca stesa ad asciugare.
Il lungomare è curato e attrezzatissimo: marciapiede enorme, pista ciclabile, attrezzi ginnici, campi da gioco. Anche qui troviamo un bel mercatino artigianale che offre un diversivo a chi si gode il relax al sole o sgranocchiando cibo nei tanti localini affacciati sul mare.
All’intersezione del lungomare con il limitare del parco c’è il Sea Life ma non entriamo perché dopo l’acquario di Monterey possiamo rinunciare alla vista di altri pesci che non siano cotti.
Procediamo verso il Castelo do Queijo, letteralmente “castello del formaggio” perché ha le fondamenta su rocce che ricordano il formaggio, l’ingresso costa solo 50 cents e l’esposizione non è granché ma vale la pena entrare per il panorama che si ammira dalla sommità.
Facciamo una pausa e poi riprendiamo il cammino verso la metro, non prima di aver fatto sosta in un mini-market per rifornimenti di pane, prosciutto, formaggio e patatine.
Il percorso calcolato prevede il rientro in metro fino a Trindade, da qui un cambio per prendere la linea che ci porterà di nuovo sulla sponda di Gaia ma stavolta passando sul piano superiore del ponte Luiz I.
La visuale da 170 metri di altezza è ovviamente diversa dal giorno precedente e scattiamo delle gran foto, poi cominciamo la discesa verso il lungofiume.
C’è anche una funicolare e il biglietto (5 Euro) include la visita alla cantina dove eravamo stati il giorno prima, quindi preferiamo andare a piedi e goderci altri scorci durante il percorso.
Anche stavolta siamo in ritardo per le cantine Calem e Sandeman ma l’offerta è talmente ampia e varia che non ci preoccupiamo, facciamo pochi metri e troviamo accoglienza nell’elegante Centro Multimedia Espaco Porto Cruz dove ordiniamo un doppio menù degustazione (5 Euro) che prevede 3 diverse qualità di Porto: White, Ruby reserve 8 anni e Tawny reserve 25 anni.
Restiamo fino a chiusura, verso le 20, siamo riposati e abbiamo abbastanza carburante per affrontare il freddo e tornare sulla sponda della Ribeira. Da qui inizia la ricerca del locale scelto per cena e con mappa, smartphone e tanta fiducia seguiamo il percorso del fiume in direzione del Ponte de Arrabida, superiamo il Museu do Vinho do Porto e finalmente troviamo la Taberna do Cais das Pedras.
Locale piccolo e molto caratteristico, si cena in “modalità tapas” come facevamo durante il viaggio in Andalusia. Anche questo è stato un consiglio di Marion e Tore: mentre ordiniamo scambiamo messaggi e portiamo i loro saluti a Donna Isabella, la gentilissima proprietaria che ci fa scoprire i migliori piatti del suo ristorante e ci spiega come ordinare.
Sul tavolo c’è un foglio con il menù e i prezzi, il cliente sceglie e scrive la quantità che desidera. Noi abbiamo chiesto: chouriço e spiedino di salumi, datteri e peperoni arrostito al flambé al tavolo, insalata di polipo cipolle e paprika, frittelle e bocconcini di baccalà, salsiccia all’aglio sbriciolata in crosta di pane e per finire una bella fetta di torta con gelatina di limone su base crumble. Vino bianco e acqua, tutto era buono – con una menzione speciale per il “panino ripieno” e la torta finale – e il conto anche di più: 33 Euro. Ce l’hanno consigliato, lo consigliamo.
Poi arriva la nota dolente: come la sera prima siamo nella parte bassa e dobbiamo tornare in cima così, prima di uscire, sfruttiamo il Wi-Fi per calcolare il percorso di ritorno e una volta all’esterno imbocchiamo la prima salita che ci riporterà verso il centro della città nuova.
Ci aspettano 3 chilometri e 50 minuti di cammino nel cuore della notte, e strada facendo scambiamo le prime impressioni su Porto.
All’inizio del viaggio eravamo un po’ titubanti, non troppo sicuri della scelta, poi sul posto ci siamo subito ricreduti: la città è bella, ben organizzata, ricca di storia e cultura, vale la pena visitarla.
Mentre scambiamo questi pensieri la Rua da Restauracao che stiamo percorrendo fa di tutto per confermare queste impressioni: ci regala gli ultimi favolosi scorci notturni su questa Porto che ci ha sorpreso.
Porteremo con noi le immagini sempre diverse delle vedute dall’alto, le tantissime chiese, lo sciabordio del Douro e il volo dei gabbiani, le facciate dei palazzi eleganti o malinconicamente decadenti, il Porto gustato nella cantine di Gaia e il fado, la colonna sonora della città. Ricorderemo il cielo azzurro come le maioliche e la luna intrappolata nelle maglie d’acciaio del ponte Luiz I, che sovrasta il fiume e protegge tutte le storie della Ribeira. Arrivederci Porto!

 

Note
Hotel prenotato su Booking.
Guida di riferimento: Porto (II ed.) di Morellini Editore (unica in italiano)
Libro letto su Kindle: Il giorno dei morti. L’autunno del Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni
Applicazione consigliata da usare offline: TripAdvisor Offline City Guides

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