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Il vecchio/nuovo blog di Luigi De Luca.

TOP 5 Diari di viaggio: pronti a partire?

by Luigi De Luca on 10 settembre 2016

India, USA, Spagna, UK e Russia

India, USA, Spagna, UK e Russia: cinque destinazioni da non perdere!

 

Quest’anno niente ferie lunghe a settembre!

Un po’ di cambiamenti in corso nella vita privata e professionale ci costringono a programmare più partenze brevi e quindi il viaggio che avevamo in testa, subisce un rinvio. Per ora.
Stessa situazione del 2013 quando andammo in Andalusia e fu una settimana magnifica, così tanto che a distanza di tre anni stiamo per tornarci per visitare altre località di questa regione stupenda della Spagna.
Come in passato, prima di pubblicare il prossimo diario di viaggio voglio condividere quali sono i reportage più letti nell’ultimo anno.
E così, dopo la TOP 5 del 2015, arriva la nuova classifica. Qual è stato il diario di viaggio più letto?
Scopriamolo insieme…

 

Scende di tre posizioni ma resta nella TOP 5
5) Diario di viaggio a Bristol, Bath, Salisbury e Stonehenge
Avete mai pensato che in UK ci sono altre città da vedere oltre Londra?
Ecco, atterrate a Bristol e seguite questo itinerario per vedere la cattedrale di Salisbury, fare un bagno nelle terme di Bath e ammirare i dolmen di Stonehenge.

 

Guadagna un posto, una destinazione sempre desiderata. E infatti… 😉
4) Diario di viaggio in Andalusia
Quando si ha poco tempo e poco budget a disposizione l’Andalusia è sempre una grande risorsa per un viaggio all’insegna di cultura, gastronomia e paesaggi spettacolari.

 

Una new entry per il gradino più basso del podio
3) Diario di viaggio USA: Florida, Savannah, New Orleans e New York
Fly and drive perfetto per un viaggio on the road: si atterra a Miami per vedere le principali località della Florida, da Key West a Orlando. Si sconfina in Georgia per ammirare la splendida Savannah e poi si torna in Florida per percorrere la Costa Smeralda fino a New Orleans, in Lousiana. Da qui, aereo per New York e Grande Mela tutta da scoprire!

 

L’anno scorso non aveva avuto abbastanza tempo per classificarsi. Ma sapevamo che con un po’ di pazienza ce l’avrebbe fatta!
2) Diario di viaggio in India: Varanasi, Agra, Jaipur e Delhi
Mistico, spirituale, avventuroso, divertente, un viaggione indimenticabile. A noi piace miscelare i comfort e l’avventura, le località turistiche note e quelle da esplorare, così abbiamo visto il Taj Mahal ad Agra e il Chand Baori nel villaggio di Abhaneri, abbiamo navigato sul Gange, visitato i Gath di Varanasi e raggiunto la piccola Sarnath, uno dei quattro luoghi sacri del buddhismo. E poi la città rosa e i templi di Jaipur e il caos di Delhi. Da fare!

 

1) And the winner is… per la seconda volta!
Diario di viaggio a Mosca e San Pietroburgo
Ottenere il visto per la Russia non è proprio la cosa più pratica del mondo, ma una volta fatte le scartoffie vale la pena visitare almeno queste due destinazioni!
Il Cremlino, la Piazza Rossa e San Basilio a Mosca si confrontano con l’Ermitage, i palazzi e i canali di San Pietroburgo. Chi vincerà? Voi, se andate a vederli 😉

 

Ci rivediamo a Ottobre con il nuovo diario di viaggio dedicato all’Andalusia, questa volta toccherà alle città di Granada, Cordoba, Ronda e Malaga.

 

PS: si parla sempre dei migliori, ma vogliamo dire anche qual è il diario di viaggio meno letto? Purtroppo non è difficile immaginarlo e spiegarsi perché è stato letto solo 4 volte in un anno!
Peccato, è un luogo bellissimo. Quindi, se ora non ve la sentite di andare a Istanbul, potete sempre “leggerla” 😉

Diario di viaggio: Amsterdam e Volendam

by Luigi De Luca on 29 giugno 2016

Tappa a Monnickendam

In viaggio verso Marken. Il ponte sulle chiuse di Monnickendam

Ci sono posti dove mi piace tornare con occhi diversi, per ritrovare luoghi, strade, opere, panorami che mi hanno colpito e vedere se hanno sempre lo stesso fascino.
Negli ultimi venti anni sono stato sei volte ad Amsterdam, e ci tornerò ancora. Per me è un’ottima base di partenza per scoprire il resto dell’Olanda – pardon! – dei Paesi Bassi, a cominciare da Volendam, Edam, Monnickendam, Marken, tutte località raggiunte in questo viaggio. Partiamo!

 

18/06 Roma – Amsterdam

 

Dopo la levataccia necessaria per il week end a Vilnius, stavolta partiamo da casa con tutta calma.
Alle 9:15 prendiamo la strada per l’aeroporto di Fiumicino e raggiungiamo il parcheggio AltaQuota2 dove lasceremo la macchina per i prossimi 5 giorni (18 Euro).
Il volo è stato prenotato online sul sito di Alitalia (a/r 124 Euro) ma non abbiamo potuto fare il check-in online perché non era disponibile. Solo in aeroporto ci hanno spiegato che il volo era operato da KLM e i sistemi Alitalia non erano ancora aggiornati. In compenso, però, abbiamo appreso che grazie a questa partnership il peso consentito per il bagaglio a mano passa da 7.5 chili a 12.5, non male!
In attesa del volo ci siamo portati avanti, abbiamo cercato su TripAdvisor un sushi bar che avevo provato più volte in passato e abbiamo prenotato online: comodissimo!
Alle 15:30 atterriamo a Schipol e ci accoglie un fantastico acquazzone: il meteo a Giugno è altamente instabile, l’abbiamo monitorato per un mese prima di partire e ha dato pioggia ogni giorno, con temperature massime di 21 gradi. I nostri piumini autunnali si riveleranno molto adatti 😉
Saliamo sul bus 300 fino al capolinea Amsterdam Bijlmer Arena e da qui prendiamo la metro 50 fino a Overamstel, la nostra fermata di riferimento per l’hotel. A bordo del bus avviene il primo colpo di fortuna del viaggio: non funziona la macchina dei biglietti e il conducente ci invita a sederci ugualmente, si viaggia gratis!
Il check-in al Mercure Hotel Amsterdam City procede veloce: l’upgrade di stanza riservata ai membri dell’A-Club ci porta al settimo piano, con una grande finestra che affaccia sul canale Amstel e il frigo bar a disposizione 😉
Abbiamo scelto una posizione fuori dal centro caotico della città: l’hotel ha la fermata della metro a pochi passi e in 10 minuti siamo nel cuore di Amsterdam, con il vantaggio di un hotel di categoria superiore a un prezzo accessibile.
Scarichiamo i bagagli, torniamo verso la metro e con lo stesso biglietto usato per arrivare in hotel raggiungiamo la stazione. I biglietti costano 2.90 Euro e durano un’ora.
Una volta fuori dalla stazione centrale di Amsterdam (che mi ricorda sempre l’ingresso principale di Disneyland Paris!) iniziamo a gironzolare per orientarci: percorriamo la Damrack fino alla grande piazza che ospita il palazzo reale, il Monumento nazionale della Liberazione e la Nieuwe Kerk intitolata a Santa Caterina.
Ammirate le strutture, gli artisti di strada e scattate le foto di rito, torniamo sui nostri passi lungo il muro dell’imponente edificio Beurs van Berlage, sede della borsa. Dove finisce l’edificio inizia il Red Light District, il quartiere a luci rosse più famoso d’Europa. Ci tuffiamo senza indugi e la prima cosa che noto è la riduzione del numero dei coffee-shop, i locali in cui è possibile acquistare e consumare droghe leggere, a favore del numero di sexy shop, che sono sempre stati tanti ma ora sono di più. Noto che mancano all’appello lo Stone Corner, lo Sheeba, il bellissimo Baba ma di contro il caos in giro è il più grande di sempre.
Sarà che non avevo mai visto Amsterdam a Giugno, sarà il sabato sera, saranno gli Europei di calcio, fatto sta che nelle strette vie acciottolate e nei vicoli c’è un numero di persone esagerato! La festa del week end è in corso, i locali sono pieni e anche i canali non scherzano: nelle acque sotto il livello della strada navigano lentamente tante barche con a bordo persone che ascoltano musica, bevono, mangiano e si godono la città da un punto di vista alternativo.
La cosa migliore da fare per un giro panoramico del Red Light è prendere come riferimento Oude Kerke, la chiesa vecchia circondata dalle vetrine a luci rosse, e perdersi nei vicoletti che si diramano da qui.
Una nota sulle luci rosse: l’impressione è che siano diminuite anche queste ma forse non è così, forse c’era solo tanto lavoro da sbrigare e buona parte delle famose “vetrine” era chiusa per questo motivo. Mi risparmio qualsiasi considerazione di tipo morale: andate, guardate con i vostri occhi e fatevi un’idea 🙂
In alcuni punti il caos è insopportabile, quindi troviamo sollievo nello spingerci oltre il distretto della trasgressione per guadagnare la tranquillità di Tomu Sushi.
Il locale non è cambiato: ritrovo l’atmosfera intima, le luci soffuse, i pochi tavoli, speriamo che anche la qualità non sia cambiata! Ordiniamo una large sushi combination, selezione di 9 nigiri e 6 maki roll proposti dallo chef; e 8 uramaki con salmone grigliato e sesamo. Per aggiungere qualcosa di caldo e proteico, chiudiamo con un paio di spiedini di agnello e manzo. Tutto buono ma con meno personalità rispetto al passato, 49 Euro la spesa finale.
Prima di tornare verso la metro percorriamo ancora le strade del Red Light stracolmo e molesto, con decibel elevati almeno quanto il grado alcolico generale. Ritroviamo un po’ di tranquillità all’interno del 420 Cafè, un locale che conosco bene perché durante un precedente viaggio da solo in Europa incontrai qui i miei amici venuti dall’Italia per festeggiare insieme il mio 33esimo compleanno.
Dopo il momento nostalgico, è tempo di rientrare in hotel e chiudere la prima giornata olandese.

Quanto abbiamo camminato oggi? 11.4 km

 

19/06 Amsterdam

 

Durante la passeggiata in centro di ieri abbiamo fatto rifornimenti per la colazione di oggi, così dopo aver caricato le riserve energetiche con succhi di frutta e cookies siamo pronti a pedalare.
Dopo aver noleggiato le bici in hotel (16 euro/giorno) ci prepariamo a raggiungere il Van Gogh Museum.
Dobbiamo percorrere un tragitto di circa 30 minuti per arrivare nella fascia oraria prenotata online per la nostra visita. L’ingresso costa 17 Euro e consiglio l’acquisto su Internet per risparmiare la coda in biglietteria, che di solito è lunga.
Lasciamo zaini e giubbotti al guardaroba (gratis), ci armiamo di piantina e smartphone collegato in Wi-Fi e iniziamo il nostro viaggio alla scoperta della pittura del maestro Vincent Van Gogh. Il museo, all’interno e all’esterno, è cambiato negli anni e vale sempre una visita anche se molti dei quadri più celebri del pittore olandese li abbiamo già visti in altri musei, per esempio al Museo d’Orsay di Parigi, all’Hermitage di San Pietroburgo e al MOMA di New York. Ad Amsterdam si possono ammirare, fra gli altri, i dipinti della celebre serie dei girasoli, della camera ad Arles e dei suoi 37 autoritratti. E sì, a Vincent piaceva proprio produrre in serie e migliorarsi. Notevole anche il quadro di Gauguin che ritrae Van Gogh mentre dipinge i Girasoli 🙂
Una volta fuori, la spianata dei musei ci offre una bellissima sorpresa: prima di tutto splende il sole, e poi è domenica e c’è il mercatino nel grande prato che separa il Rijks dal Vang Gogh Museum.
Siamo letteralmente circondati da baracchini che cucinano per tutti i gusti e il profumo ci attrae inesorabilmente. Ci separiamo per metterci in fila in postazioni diverse e poi ci ritroviamo per divorare insieme: due jack potato ricetta classica ripiene di pomodoro secco, bacon e formaggio; una porzione di stinco di maiale sfilacciato servito su una fetta di pane abbrustolito accompagnato da una grande salsiccia suina e per finire un panino casareccio con due belle salsicce luganiche di pecora. Tutto il pane era abbondantemente spalmato di mostarda dolce, è stato uno spuntino buonissimo all’aria aperta! (13 Euro)
Finita la pausa abbiamo ripreso le nostre bici per raggiungere il vicino Vondel Park che percorriamo interamente per tutta la sua lunghezza. Pedaliamo nel traffico domenicale e ogni tanto ci fermiamo per fotografare gli scorci più belli e riposarci al fresco della vegetazione. Da qui siamo ripartiti per vedere la storica piazza Leidsplein e successivamente il famoso mercato dei fiori.
Consigli per gli acquisti: non comprate souvenir nei negozi di fronte agli stand, perché nei box galleggianti dei fiorai troverete le stesse cose che costano meno. Ulteriore consiglio: comprate al centro della via perché i prezzi sono più bassi rispetto ai due estremi del mercato. Noi abbiamo portato a casa sportine, bulbi di tulipani e le immancabili calamite.
Abbiamo quindi proseguito verso Rembrandtplein e abbiamo poi intersecato i canali più eleganti: Herengracht, Keizergracht e Prinsengracht fino a Frederiksplein. Da questa bellissima piazza rilassante, colorata e profumata per via della lavanda in fiore, siamo rientrati in hotel costeggiando il canale Amstel.
Dopo 7 ore trascorse fuori, ci siamo guadagnati un meritato relax tra sauna e hammam. Riscaldati e disintossicati, abbiamo scelto un posticino dove mangiare ad appena 500 metri da noi. Così riprendiamo le bici e lo raggiungiamo: meraviglioso! Fuori dal centro, dal caos, dalle trappole per turisti, vale sempre la pena spostarsi un po’ e cercare luoghi più genuini. Il tHUIS aan de AMSTEL è bellissimo: praticamente è una casa che ospita persone per mangiare. Il menù è spartano, scritto su una lavagna con soli tre piatti da scegliere tra carne, pesce e vegetariano. L’arredamento è un mix di vintage e shabby chic, molto curato, con tanti spazi esterni che affacciano sul giardino, il parco adiacente e su uno specchio d’acqua pulitissimo. L’atmosfera è famigliare, il servizio veloce e il personale giovanissimo e molto cortese. Ci hanno descritto bene i piatti e consigliato correttamente, se deciderete di andare fate attenzione agli orari perché la cucina chiude alle 21:30 😉
Abbiamo ordinato carne e pesce: un filetto di platessa con insalatina alghe e finocchi, purè di patate e salsa di pastis e zafferano; e un filetto di agnello al pesto servito in un zuppa, e condito con spinaci accompagnati da uno sformatino di patate. Da bere abbiamo scelto un paio di birre locali, chiara e scura, e per finire un bella fetta di cheescake alle fragole. Era tutto buono e ben presentato, abbiamo speso 47.75 Euro e consigliamo senza dubbio un’escursione da queste parti.
Sono le 23:00 e c’è ancora tanta luce (il sole tramonta verso le 22:30) quindi ci rilassiamo sui lettini del parco pubblico davanti l’Amstel e quando il vento freddo del Nord ci richiama all’ordine, rimontiamo sulle nostre bici per l’ultima pedalata… per ora!

Quanto abbiamo camminato oggi? 3.3 km
E quanto abbiamo pedalato? 20 km

 

20/06 Amsterdam – Volendam

 

Per l’ultimo giorno di Amsterdam abbiamo programmato un po’ di shopping quindi dopo il check-out prendiamo la metro fino a Neumarket, facciamo un ultimo giro nel Red Light e successivamente torniamo sulla Damrack dove facciamo il pieno di souvenir classici: t-shirt, magneti e ancora tulipani.
Alle 14:00 ci fermiamo da Vinnies per un brunch veloce, un bel posticino dove in passato ho fatto colazione. Purtroppo non hanno la loro meravigliosa torta di mele, quindi ripieghiamo su uova strapazzate con erbe aromatiche e bacon, e un brownie cioccolato e caramello. Tutto accompagnato da succhi di frutta bio, all’arancia, mango e mele. Spesa totale: 19.50 Euro. Ora sì che siamo pronti per metterci in moto e raggiungere la prossima destinazione!
Come arrivare a Volendam? Raggiungere questo villaggio di pescatori è facile: bisogna prendere il bus 316 che parte dalla stazione centrale di Amsterdam ogni 15 minuti circa, il biglietto di sola andata costa 7.50 Euro e si acquista a bordo (contanti, no carte!).
Sul bus troviamo la rete Wi-Fi gratuita che funziona molto bene e durante il tragitto di circa 30 minuti ne abbiamo approfittato per pubblicare una nuova foto sul nostro profilo Instagram Handmade_Travel, dedicato alle foto scattate in viaggio.
Sono le 16:00 quando arriviamo a Volendam, l’autobus ferma proprio vicino al porto della città vecchia dove si trova il nostro hotel ma siamo costretti a muoverci sotto una pioggia costante, in corso già dal mattino e senza segnali di interruzione, per questo quando entriamo nell’Art Hotel Spaander siamo grondanti d’acqua.
L’hotel è bellissimo, in una struttura storica che risale al 1881, in passato ha ospitato tanti artisti che venivano a Volendam per dipingere i paesaggi e le persone del borgo marinaro. Gli abitanti sono orgogliosi di questo hotel, tanto che viene fatto visitare ai gruppi di turisti che attraversano la hall del tutto simile a una galleria d’arte: spesso gli ospiti dei secoli scorsi omaggiavano l’ospitalità ricevuta durante il soggiorno lasciando alcune loro opere che la proprietà ha saggiamente conservato. Le sale comuni sono arredate in stile classico, con ampio utilizzo di legno, cuoio, pelli, che conferiscono agli ambienti un senso di calda accoglienza. Anche la nostra stanza è molto bella, una camera deluxe spaziosa, al piano più alto, con balcone privato che affaccia sulla baia.
Visto che la pioggia non dà tregua ne approfittiamo per una pausa relax: sauna, hammam e poi a mollo nella piscina coperta. Riscaldati e rilassati, scegliamo un locale dove cenare e visto che qui le cucine chiudono presto (specie se la giornata non ha portato un buon numero di turisti) andiamo al vicino De Lunch dove avevo mangiato durante un viaggio precedente. Il locale è rimasto uguale, piccolino, e ordiniamo un mix di carne grigliata e un altro mix di pesce fritto, insieme a due birrette per un totale di 36 Euro. Porzioni robuste ma niente di memorabile…
Dopo cena passeggiamo approfittando finalmente del tempo sereno e delle lunghe ore di luce. Ci immergiamo nel cuore di Volendam perdendoci nei suoi vialetti per ammirare i giardini curatissimi, i canali, i ponti, la vegetazione rigogliosa, le case caratteristiche con le finestre al livello della strada. Il giro finisce con un ritorno nella zona dal porto, qui ci fermiamo al Grand Cafè de Molen l’ultimo bar ancora aperto dove finalmente riusciamo a ordinare una meravigliosa torta di mele con panna, davvero ottima (2.80 Eu).
Proseguiamo la nostra passeggiata fino alle 23:00, poi rientriamo in hotel perché fa freddo boia (13 gradi!) ma soprattutto perché dobbiamo riposare prima della mini-impresa in programma per domani!

Quanto abbiamo camminato oggi? 5.4 km

 

21/06 Volendam – Monnickendam – Marken – Edam – Volendam

 

La mini-impresa richiede una sveglia di buon’ora ma soprattutto una robusta colazione.
Dopo la giornata grigia e piovosa, c’è un gran sole a darci il buongiorno e a illuminare la via per una pasticceria adocchiata ieri: siamo decisi e veloci come dei rapinatori e riportiamo in hotel un’enorme fetta di torta di mele, un biscotto di pasta frolla ripiena di pasta di mandorle, un panino al latte con l’uvetta, i classici biscotti stroopwafel cannella e caramello, e per finire altri biscotti al burro ricoperti con sfoglie di mandorle. Spendiamo 20 Euro ma non è finita, perché gli acquisti proseguono pochi metri più in là, da Deen. Nel supermercato aggiungiamo succhi di frutta, altri biscotti in confezione di latta da portare come souvenir e integratori di sali minerali, in vista del resto della giornata che trascorreremo in bicicletta (13.70 Euro).
Consigli per gli acquisti: inutile dirlo, fare la spesa da Deen conviene molto di più, anche per i regali e prodotti locali. Ma ci torneremo più avanti… 😉
Dopo lo shopping alimentare, rientriamo in hotel, ci apparecchiamo una bella tavola sul nostro balcone affacciato sul mare e facciamo il pieno di zuccheri. Dopo una rapida occhiata al meteo, sempre instabile da queste parti, noleggiamo alla reception le bici (9.75 Euro) e partiamo per Monnickendam, un altro villaggio di pescatori a circa 9 chilometri da Volendam.
Prendiamo la pista ciclabile 21 e appena fuori Volendam incontriamo il suo imponente mulino a vento, conservato perfettamente, che ci obbliga alla prima fermata per le foto di rito perché il paesaggio è esattamente quello che ci si aspetta dall’Olanda: mulino monumentale, prati verdi, canali, campi coltivati e in lontananza l’intreccio degli alberi maestri delle imbarcazioni da pesca.
La pedalata prosegue e la vegetazione a un certo punto si interrompe e ci proietta direttamente nella strada principale di Monnickendam, una via molto caratteristica costeggiata su entrambi i lati da un muro continuo costituito dalle tipiche facciate delle case del posto, che si fronteggiano fino al campanile centrale che risale al 1591.
Dopo le immancabili foto attraversiamo un ponticello che affaccia sul sistema di chiuse dei canali e proseguiamo verso la nostra destinazione finale, l’isola di Marken, unita alla terraferma da una strada su cui corre la nostra ciclabile. Il tratto tra le due località è paesaggisticamente il migliore, ci accompagnano solo il vento, l’acqua, la vegetazione e il vento, fino all’ingresso in città.
Il villaggio con le tipiche case verdi ci offre il meglio di sé, i turisti sono pochi e noi percorriamo i sentieri con le nostre bici, inseguendo nuovi scorci ormai sempre più familiari: grandi finestre aperte sulla strada, legni con colori accesi che contrastano con gli specchi d’acqua e il verde brillante di prati sempre impeccabili. Marken è un gioiello da visitare con cura, così molliamo un po’ le bici e ci sgranchiamo le gambe alla ricerca di qualche souvenir. I ritmi sono rilassati, le botteghe aperte, i commercianti molto disponibili; ci fermiamo ad acquistare le calamite da una signora anziana che prima di andar via ci regala degli opuscoli per mostrarci le bellezze del suo villaggio e ci aiuta a raggiungere il porto.
Dopo 2 ore sui pedali facciamo una pausa più lunga e saccheggiamo il baracchino del pesce fresco dove assaggiamo le specialità del posto: piccoli panini al latte con aringa e cipolle, con salmone affumicato e infine con insalata di granchio e maionaise. Questo era il migliore!
Il tempo sta cambiando e per non farci cogliere dalla pioggia lungo la strada, decidiamo saggiamente di tornare a Volendam con il traghetto delle 15:45, un collegamento attivo solo da Marzo a Ottobre con partenze ogni 30 minuti (ultimo alle 20:00). Il biglietto costa 7.50 Euro e con un supplemento di 1.50 Euro si può imbarcare la bici, la traversata dura 30 minuti.
Una volta sbarcati prendiamo l’altra ciclabile diretti a Edam, la capitale del formaggio olandese. Il flusso turistico è minore rispetto alle altre località viste finora ma anche qui i paesaggi e l’organizzazione del tessuto urbano meritano tutta la nostra attenzione. Entriamo in una gastronomia/gioielleria e troviamo la conferma di quanto intuito questa mattina: lo shopping finale con i prodotti tipici lo faremo domani, al supermercato. Qui gli stessi identici biscotti confezionati nello scatolo di latta costavano il triplo! 😉
Il tempo ha retto tutto il giorno ma abbiamo tirato troppo la corda, così sulla strada del ritorno ci coglie un acquazzone improvviso e proprio come ieri torniamo di nuovo in hotel fradici nonostante i k-way. Pazienza.
Il bello di questi villaggi è che tutto è vicino e così, dopo aver riconsegnato le bici, saliamo un attimo in stanza ad asciugarci e siamo subito di nuovo in strada per la nostra ultima cena olandese. La scelta ricade su De Vrijheid, bello, grande, tutto in legno e ovviamente affacciato sul mare. Il cameriere è molto simpatico e ci divertiamo a parlare un po’ di Olanda e Italia, poi torniamo a concentrarci sul cibo e dopo la giornata impegnativa di oggi ci diamo dentro con un potentissimo fritto misto di pesce per due: surimi di granchio, gamberoni, calamari, filetti di merluzzo serviti in una bella cassetta di legno e accompagnati da pane e diverse salse. Portata molto impegnativa ma, nonostante ciò, non potevamo andar via senza l’ultimo assaggio di salmone affumicato, stavolta accompagnato da un’intera baguette! Da bere una birra chiara e una birra rosa, aromatizzata al lampone (che si può tranquillamente evitare), per una spesa di 34 Euro.
Fuori ha di nuovo smesso di piovere, facciamo ancora una passeggiata lungo il porto e prima di rientrare in hotel a preparare le valigie ci godiamo il lento tramonto di Volendam.

Quanto abbiamo camminato oggi? 3.3 km
E quanto abbiamo pedalato? 26 km

 

Volendam – Amsterdam – Roma

 

Giorno di partenza sì, ma da sfruttare fino in fondo!
Dopo la nostra colazione sul mare, ci prepariamo per il check out e per gli ultimi acquisti. Oggi non solo c’è il sole ma è anche caldo e i turisti sono arrivati in massa per la loro gita a Volendam.
Ci facciamo strada tra giapponesi impazziti per le foto in costume tipico e gli enormi zoccoli di balsa, mentre noi torniamo verso il nostro supermercato per comprare formaggi e salumi.
Consigli per gli acquisti: il risparmio nel supermercato è di almeno il 50% rispetto ai negozi che abbiamo visto in strada e ai vari musei del formaggio, e parliamo degli stessi identici prodotti e confezioni. Non di cose simili.
Anche sul lungomare di Volendam, fate una perlustrazione prima di scegliere i vostri souvenir perché tutti vendono gli stessi oggetti che vanno per la maggiore ma con prezzi diversi: è praticamente impossibile pensare di fare la spesa unica dal negozio eletto, molto probabilmente vi toccherà entrare in diversi shop per avere il massimo della convenienza.
Gli zaini sono pieni, i 5 chili supplementari sul bagaglio a mano li useremo tutti perché abbiamo fatto il pieno di felpe, t-shirt, zoccoletti, magneti, caciottine, formaggio a spicchi e pure salumi!
Sono le 14:15 quando prendiamo il bus 316 che da Volendam ci riporterà ad Amsterdam. Dopo aver mangiato un paio di panini, con formaggio aromatizzato al cumino e salame, compriamo i biglietti per raggiungere l’aeroporto di Schipol. Il biglietto costa 5.20 Euro, i treni-navetta sono frequenti e impiegano 15 minuti per arrivare a destinazione.
Un altro viaggio si conclude, un altro ritorno gradito. Amsterdam è sempre Amsterdam, ogni volta nuova, libera, diversa, anche se forse un po’ meno affascinante del passato resta sempre da vedere. I villaggi di pescatori di Volendam, Marken, Monnickendam e Edam, invece, hanno confermato tutte le loro qualità e ho intenzione di tornare in Olanda per vederne altri. In bici.
Da notare: quelli descritti sono tragitti percorribili anche da chi non è allenato perché le piste ciclabili sono sicure e i percorsi quasi esclusivamente pianeggianti. Quindi consiglio a tutti questi tipo di viaggio. Meteo permettendo, ovvio!

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 29.8 km
E quanto abbiamo pedalato? 46 km

 

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Weekend a… Amsterdam di Giunti editore
Libro letto su Kindle: Alice all’inferno di Jane Elliott

Diari di viaggio: un elenco di luoghi da vedere

by Luigi De Luca on 11 giugno 2016

Ogni tanto aggiorno la lista dei luoghi che ho visitato negli anni, specie da quando ho iniziato a scrivere diari di viaggio.
In questo elenco mancano le località italiane perché sarebbero tantissime. Non sono affatto un esterofilo, anzi, credo fermamente che non ci sia Paese più bello del nostro, però ho scelto di scrivere diari di viaggio (e recensioni su TripAdvisor) quasi esclusivamente per i miei viaggi all’estero.
Il primo reportage risale al viaggio in Martinica e Guadalupa, nel 1997, ma sul blog ho selezionato solo i diari di viaggio più completi e recenti. A partire dal 2006.

 

2016: Vilnius e Trakai (Lituania), Amsterdam (6), Volendam (2), Monnickendam (2), Marken (2) e Edam
2015: Varanasi, Sarnath, Agra, Fatehpur Sikri, Jaipur, Delhi (India), Miami, Key West (2), Orlando (3), Savannah, New Orleans, New York (3), Bratislava e Devin (Slovacchia), Vienna (Austria)
2014: Atene (Grecia), Mosca e San Pietroburgo (Russia), San Francisco, Las Vegas e i grandi parchi americani (USA), Porto (Portogallo)
2013: Phnom Pen, Siem Reap, Koh Kong (Cambogia), Bristol (2), Bath, Salisbury (2) e Stonehenge (2), Siviglia (2), Gibilterra (UK), Cadice (Spagna), Parigi (7)
2012: Parigi (6)
2010: Bristol , Salisbury, Stonehenge (UK), Amsterdam (5), Volendam, Monnickendam, Marken (Olanda), Madrid (Spagna)
2009: Amsterdam (3), Budapest (Ungheria), Edimburgo e Cramond (Scozia), Brema (Germania), Amsterdam (4), Lisbona (Portogallo)
2008: Berlino (Germania), Istanbul (Turchia)
2007: Siviglia e Granada (Spagna)
2006: Chicago, St. Louis, Springfield, Oklahoma City, Amarillo, Tucumcari, Santa Fe, Los Alamos, Albuquerque, Holbrook, Grand Canyon, Flagstaff, Las Vegas, Los Angeles (USA). Tutto in auto lungo la mitica Route 66.
2005: Key West, Orlando (2), New York (2) (USA), Cozumel, Playa del Carmen e Tulum (Messico), Haltun Ha (Belize), Valencia (Spagna)
2004: Mumbai e Calcutta (India), Barcellona (Spagna), Parigi (5), Mauritius girata in macchina, Londra (2)
2001: Parigi (4)
1999: Il Cairo, Menfi, Saqquara e Giza (Egitto)
1998: Parigi (3), New York, Schenektady, Albany e Orlando (USA)
1997: Guadalupa e Martinica girate in auto
1996: Interrail: Parigi (2), Londra (UK) e Amsterdam (2)
1995: Montecarlo (Principato di Monaco), Praga (Repubblica Ceca) e il classico Interrail dopo la maturità: Parigi (Francia), Bruxelles (Belgio), Amsterdam (Olanda), Dachau e Monaco di Baviera (Germania)

Diario di viaggio: Vilnius

by Luigi De Luca on 6 aprile 2016

Diario di viaggio a Vilnius

La cattedrale di Vilnius e la torre campanaria

Gira e rigira, sembra che almeno in Europa hai visto “tutto”. Tutto?! Suona ridicolo solo pensarlo perché, per quanto siano state visitate, anche più volte, città come Londra, Parigi, Amsterdam, Porto, c’è ancora tanto, tantissimo da vedere. Dopo la pausa natalizia tra Bratislava e Vienna, continuiamo a spostarci verso nord-est. Stavolta è Pasqua, e abbiamo puntato una bella capitale baltica: Vilnius, in Lituania.

 

26/03 Roma-Vilnius

 

Levataccia alle 3:30 per partire alle 4:00 e raggiungere il parcheggio AltaQuotaUNO alle 5:45, scegliamo sempre questo quando partiamo da Roma Ciampino (4 giorni, 18 Euro).
Abbiamo fatto il check-in online e viaggiamo con la carta d’imbarco sullo smartphone: è in queste occasioni che viene fuori tutta l’utilità del QR Code. Andiamo dritti ai controlli di sicurezza, non particolarmente diversi dal solito, nonostante siano passati pochi giorni dagli attentati di Bruxelles. Il nostro volo Ryanair parte alle 06:55 e l’atterraggio è previsto alle 10:45. La durata effettiva è di circa 2 ore e mezza ma c’è da aggiungere un’ora in più per il fuso e sottrarre i soliti 20 minuti che Ryan dichiara come “anticipo” sull’orario stabilito (e vai con le statistiche alle stelle sulla puntualità). Il biglietto è costato 130 Euro, comprato online il 7 Febbraio.
Quale moneta si usa in Lituania? Facile, l’Euro! Sì, dall’1 Gennaio 2015 hanno messo in soffitta i vecchi Litas e anche qui sono passati alla valuta unica europea, quindi nessun pensiero per cambi e conversioni.
L’aeroporto è piccolo, appena fuori c’è la stazione dei bus e da qui parte il collegamento per il centro di Vilnius. Bisogna prendere il bus 3G che parte alle 11:00 e impiega 20 minuti per arrivare alla fermata Zaliasis Tiltas, sull’altra sponda del fiume Neris che separa la zona vecchia e nuova della città.
Attraversiamo il ponte e dopo una passeggiata di cinque minuti raggiungiamo il nostro Novotel Vilnius Centre. Perché l’abbiamo scelto? Il ragionamento che facciamo per i weekend lunghi è sempre lo stesso: alberghi in pieno centro o comunque vicini alle principali attrazioni, ottime recensioni, facilità per gli spostamenti (così non si perdono ore preziose per muoversi in città) e poi, se ci sono comfort particolari, non guasta mai. Per esempio questo hotel è dotato di sauna e hammam e, visto il freddo polare che ci aspetta, non ce le faremo scappare al termine delle escursioni!
Al check-in mostro la tessera fedeltà Le Club AccorHotels che ci fa guadagnare un upgrade gratuito di camera: ultimo piano con vista sulla torre di Gedimino.
Ci orientiamo un attimo e siamo subito in strada, la Gedimino Prospekt, che percorriamo per qualche centinaio di metri, fino a raggiungere la cattedrale di Vilnius, l’attrazione più celebre della capitale lituana.
Stile neoclassico, monumentale, con un grande colonnato e statue all’ingresso, dentro ospita numerose cappelle tra cui quella di San Casimiro, patrono nazionale, riprodotto negli affreschi con tre mani come vuole la leggenda. Antistante la cattedrale c’è la torre campanaria, alta 57 metri e con base circolare, sembra più un faro che un campanile. Da alcune prospettive la torre sembra inclinata e l’effetto ottico ricorda vagamente – molto vagamente, eh! – Pisa e la sua celebre Piazza dei Miracoli.
All’uscita passiamo davanti al Palazzo del Granduca di Lituania e iniziamo a inerpicarci per la salita acciottolata che porta al castello/torre di Gedimino. Sì, oggi la torre simbolo della città è ciò che resta di un imponente castello sulla sommità di una collinetta che domina Vilnius. Vale la pena salire fino in cima per capire meglio la topografia della città e scattare foto panoramiche.
Facciamo una pausa contemplativa di un paesaggio molto diverso dal nostro, a tratti ancora ricoperto di neve nelle zone meno battute dal sole, e torniamo indietro per passeggiare lungo Pilies gatvé, la strada che parte dalla piazza della cattedrale e che si dirama in tanti vicoletti caratteristici del centro storico, il più antico dell’Europa dell’Est e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Cosa troviamo in Pilies? Negozietti, locali, bancarelle e tanti negozi d’ambra, tantissimi perché i giacimenti di questo minerale fossile sono numerosi e la qualità è alta.
Lungo il percorso ci sono scorci interessanti da fotografare e palazzi storici e monumentali che si alternano a strutture fatiscenti. Lungo il percorso facciamo delle deviazioni per visitare la chiesa gotica di S. Anna, costruita con mattoni rossi e l’adiacente chiesa con monastero Bernardini. La prima celebre per la facciata e gli esterni, la seconda per il suo interno.
Una volta ripresa Pilies raggiungiamo la grande piazza del municipio e compriamo guanti (necessari a -2!) e le prime, immancabili calamite. Poco più avanti entriamo nella chiesa ortodossa di San Nicola, la più antica della Lituania in stile gotico. Molto bella fuori e dentro, abbiamo la fortuna di assistere a una cerimonia cantata e notiamo come gli ortodossi durante le preghiere facciano tantissime volte il segno della croce e il verso del tocco sulle spalle è contrario rispetto ai cattolici.
Rientriamo verso l’hotel lungo il Piccolo Ghetto e passiamo in rassegna anche il palazzo dell’Università e quello Presidenziale. Una volta in hotel inizia la scelta del ristorante, fatta sempre tramite ricerche su Internet, TripAdvisor e dritte di terzi. Consiglio: prenotare di sabato è fondamentale. Addirittura la nostra prima scelta non è disponile neanche per la domenica! Quindi passiamo al successivo, Lokys che ha ottime recensioni ed è nella top-ten dei ristoranti migliori di Vilnius. Usciamo senza mappe e con il telefono scarico ma riusciamo a orientarci subito, a conferma di quanto sia piccola la capitale lituana.
Il ristorante è situato in un edificio storico e propone piatti della tradizione gastronomica, indicati con un bollino rispetto a quelli contemporanei, anche sul menù in italiano. Noi scegliamo tutti i piatti tipici: antipasto con assortimento di formaggi lituani, con marmellata e nocciole. Come portata principale, invece, ordiniamo un memorabile filetto di cinghiale arrosto condito con una salsa di mirtilli rossi e servito con pere dolci e piccole crocchette di patate: il piatto preferito dal granduca Gedimino, e dopo averlo assaggiato si capisce perché. Per finire un bel würstel di selvaggina, che è a tutti gli effetti un’enorme salsiccia accompagnata con crauti e purè di patate agli spinaci. Da bere, birre locali: Svyturio Extra, chiara, e Kanapinis, una birra artigianale non fermentata. Tutto ottimo, tutto per la modica cifra di 37 Euro… e questo sarà il pasto più costoso (!) del viaggio.
Dopo quasi 24 ore in piedi e in movimento, siamo pronti a crollare. Prima però c’è da sistemare gli orologi due ore avanti: un’ora ce la frega il fuso fuso e l’altra l’inizio dell’ora legale.

Quanto abbiamo camminato? 11.6 km

 

27/03 Vilnius

 

Dopo una colazione spaventosamente ricca di cose buone, dolci e salate, programmiamo la giornata.
Già con la passeggiata abbiamo visto buona parte delle cose più importanti di Vilnius, quindi pensiamo di dedicare qualche ora alla visita di due musei. Il primo tentativo lo facciamo al Museo dell’Olocausto, che troviamo chiuso. Allora proseguiamo lungo Pamenkalnio per raggiungere il Museo del Genocidio nel vecchio palazzo del KGB, ma troviamo anch’esso chiuso: è Pasqua anche qui. Da notare: il primo museo è dedicato alle circa 100.000 vittime lituane della follia nazista, il secondo agli oppositori del regime comunista imposto dall’Unione Sovietica fino al crollo del muro di Berlino.
Sì, la Lituania ha guadagnato definitivamente la sua indipendenza definitiva solo nel 1992 e in pochi anni è riuscita a ritrovare un’identità nazionale, ha ottenuto l’ingresso nell’UE, nella NATO e anche nella moneta unica europea. E ha fatto tutto ciò senza spargimenti di sangue: una vera e propria rivoluzione pacifica, silenziosa e ben riuscita.
Dopo un pranzo al sacco nel parco Lukiskiu, saliamo in cima alla collina Tauras sormontata dall’imponente facciata del Flash Institute una sorta di centro sociale che ospita eventi artistici e musicali. Ammiriamo il panorama della città dal belvedere e proseguiamo verso la chiesa ortodossa di San Michele e Costantino, molto bella e celebre per le sue cupole a cipolla. Da qui torniamo a scendere verso la città vecchia percorrendo Basanaviciaus st., durante il tragitto incontriamo la statua di un bambino che attira la nostra attenzione. Ci fermiamo a leggere la targa e scopriamo che è dedicata a Romain Gary, un autore che abbiamo apprezzato per il bellissimo libro La vita davanti a sé, non sapevo fosse lituano, nato proprio a Vilnius!
Dopo questa scoperta proseguiamo verso la sinagoga ma troviamo anch’essa chiusa, quindi girovaghiamo all’interno del Grande Ghetto, costellato di targhe e incisioni scritte in ebraico, e camminiamo fino alla Porta dell’Alba, quella che 500 anni fa era la porta d’ingresso principale di Vilnius. Sotto l’arco, come tradizione vuole, ci sono ancora mendicanti e venditori di santini e icone. C’è un forte senso religioso, amplificato anche dalla Pasqua, e siccome Vilnius ospita tantissime chiese, continuiamo i nostri sepolcri visitando la barocca ed elegante S. Teresa – considerata la più bella chiesa della città, anche grazie agli stucchi rosa e le decorazioni rococò – e poi è la volta della Chiesa dello Spirito Santo, la più importante chiesa ortodossa della Lituania. Molto bella all’interno, con un grande fermento intorno alla teca che ospita i corpi dei tre Santi Martiri: Eustachio, Giovanni e Antonio.
Subito dopo passiamo dal religioso al profano dirigendoci verso il quartiere dell’auto-dichiarata Repubblica di Uzupis, un luogo insolito ed eccentrico dove si raccoglie una comunità di artisti e che sta conoscendo un grande sviluppo. Le statue della Sirena e dell’Angelo sono i due simboli del quartiere, molto amati dai residenti e dai turisti. Spesso Uzupis viene confrontata con Christiania a Copenaghen o Montmartre a Parigi ma sono esagerazioni. Uzupis è Uzupis, un quartiere alternativo molto più modesto rispetto ai paragoni ingenerosi, ma con un suo fascino.
Ci ricolleghiamo con il parco situato alla base della collina di Gedimino e rientriamo in hotel per un meritato relax a base di sauna e bagno turco prima di cena.
Sappiamo dove andare: torniamo nella stessa strada di ieri (Stikliu) per cenare da Leiciai Aline. Anche qui ambiente caldo, accogliente, riservato e con luci soffuse. Tutto molto delicato ma noi non saremo troppo delicati: menù alla mano ordiniamo un set degustazione con 6 diverse birre lituane da 0.2: al limone, di stagione, scura, con aroma di cioccolato, chiara e non fermentata. Per un grande assaggio ci vuole un grande piatto di stuzzichini, quindi ordiniamo un tagliere di specialità lituane: cinque diversi salumi affumicati, salsiccia e prosciutti, poi formaggi e orecchie di maiale anch’esse affumicate, cetriolini, nocciole, pane fritto, crostini con legumi e anelli di cipolla. Siamo praticamente pieni ma abbiamo ordinato tutto insieme e non possiamo mandare indietro il famoso cepelinai, noto anche come Zeppelin, un enorme gnocco di patate bollito e ripieno di carne speziata, servito con sour cream e salsa di ciccioli. Per finire c’era anche una bella salsiccia di maiale casareccia, marinata nella birra e servita con crauti, purè e mostarda fatta in casa. La spesa totale di questo bendiddio è stata di solo 28.50 Euro!
Sazi e soddisfatti abbiamo fatto una passeggiata digestiva fino all’hotel, rotolando davanti al palazzo presidenziale e all’ormai nota facciata della cattedrale.

Quanto abbiamo camminato? 12.4 km

 

28/03 Vilnius – Trakai

 

Si è capito: Vilnius è proprio piccola, due giorni sono più che sufficienti per girarla in lungo e in largo. Al terzo giorno inizi a riconoscere anche alcuni passanti 😀
Quindi per il terzo giorno ci siamo preparati per una bella gita fuori porta, come abbiamo fatto di recente durante il viaggio a Bratislava e Vienna.
Cosa vedere vicino Vilnius? Risposta facile: Trakai, una località incantevole a 30 chilometri dalla capitale, nel cuore della regione dei laghi.
Trakai è ovviamente circondata da acque azzurre e fitti boschi, ed è famosa per il l’omonimo castello da fiaba costruito su un isolotto al centro del lago Galve e collegato alla terraferma con un lungo ponte in legno.
Gli hotel e le agenzie turistiche sul posto organizzano trasferimenti Vilnius-Trakai ogni giorno, al costo di 30/40 Euro a persona, ma noi come al solito abbiamo scelto la formula fai da te. L’escursione richiede quattro ore.
Così, dopo aver preparato un pranzo al sacco per la nostra Pasquetta lituana, usciamo per fare altri due vani tentativi ai musei di ieri, niente da fare: di nuovo chiusi, e così anche la sinagoga.
Pazienza, ci troviamo già sulla strada per raggiungere la stazione dei bus, da qui prenderemo il mezzo che ci porterà a Trakai. La stazione è adiacente a quella dei treni e per individuare il bus giusto bisogna guardare i cartelli affissi in alto, in corrispondenza di ogni stallo.
Il biglietto si fa a bordo e costa 1.80 Euro, partiamo alle 12:50 e dopo 35 minuti siamo a destinazione. Controlliamo anche qui gli orari di partenza per il ritorno e ci mettiamo in marcia per raggiungere l’isolotto che ospita il castello, giusto 2 chilometri più in là.
La prima cosa che notiamo è l’immobilità dell’acqua lacustre, sembra uno specchio opaco. Vogliamo vedere meglio, così usciamo dal sentiero, ci avviciniamo alla riva e i sospetti diventano sempre più fondati: c’è bisogno della prova del nove. Prendiamo quindi una grossa pietra, la lanciamo verso il centro del lago e… è tutto ghiacchiato, così tanto che la pietra non sfonda nemmeno la superficie!
Non siamo abituati a certi scenari, per questo immortaliamo il momento con un paio di lanci ripresi in moviola: un bell’effetto, perché quando ti aspetti lo “splash” vedi invece la pietra rotolare e restare a “galla” 🙂
Proseguiamo la passeggiata lungo la strada principale di Trakai e poi ci spostiamo sul sentiero che costeggia il lago. Dopo giorni di freddo intenso, oggi ci sono ben 11 gradi e, complice il sole nel giorno festivo, tante persone si rilassano nei boschi e altri fanno un pic-nic sui pontili circondati dal ghiaccio, così non mancheranno le bibite in fresco.
Arriviamo finalmente al castello, la cui visione d’insieme ha un suo fascino ma le travagliate vicende storiche relative a restauri e ricostruzioni recenti, non ci convincono ad approfondirla: percorriamo il ponte pedonale, ci affacciamo nella corte interna e l’impressione è quella di una scenografia. Non si respira aria di storia, sembra un po’ un outlet e quindi preferiamo tornare indietro e frugare tra le bancarelle a caccia di souvenir.
Alle 15:50 prendiamo l’autobus del ritorno e dalla stazione raggiungiamo Pilies per l’ultimo shopping, compriamo t-shirt e orecchini d’ambra e concludiamo le spese al centro commerciale GO9 di fronte al nostro hotel.
Dopo aver lasciato zaini e busta in camera, usciamo di nuovo per raggiungere Forto Dvaras uno dei ristoranti più noti di Vilnius, molto frequentato. Siamo senza prenotazione ma l’attesa è breve e quando vengono a chiamarci scendiamo nei sotterranei, esattamente come negli altri locali visitati nei giorni scorsi. Le sale sono molto belle, sembra un labirinto, e i tavoli sono predisposti in maniera da risultare molto riservati. Ci portano due menù (il pieghevole è quello da considerare turistico) e anche qui troviamo dei piatti contrassegnati da un bollino che autentica la tradizione storica della ricetta. Ordiniamo una zuppa di funghi servita in una pagnottina, un grande cepelinai fritto e ripieno di carne, servito con sour cream e dadini di pancetta croccante, poi ravioli ripieni di carne con lo stesso condimento di prima e per finire una bella bistecca di salmone cotta su brace e servita su un legno aromatico, accompagnata da insalata e fragole. Ci abbiamo bevuto su un mezzo litro di birra scura e chiara. Il conto finale è ottimo, solo 25.80 Euro ma dei tre ristoranti provati questo occuperà il terzo posto. Rispetto a quella che è stata la nostra esperienza, se qualcuno mi domandasse “Dove mangiare a Vilnius?”, non avrei dubbi: prova Leiciai Aline. Anche se il cinghiale di Lokys resterà per sempre nei nostri cuori 😀

Quanto abbiamo camminato? 16 km

 

29/03 Vilnius – Roma

 

Del giorno della partenza c’è sempre poco da dire, specie se si parte presto e non si possono sfruttare le ultime ore per qualche altro giro.
Lasciamo l’hotel alle 8:50 e riprendiamo il pullman 3G che passa ogni 15 minuti sulla corsia opposta a quella di arrivo, tutto fila liscio.
Ma c’è ancora spazio per l’ultimo consiglio: di solito non si sceglie mai l’aeroporto per comprare i souvenir, eppure stavolta sento di poter fare un’eccezione.
Premesso che non ho visto cose entusiasmanti, qui la paccottiglia per turisti si concentra molto su imbarazzanti riproduzioni in ceramica di animali buffi, oppure legni lavorati a mano e incisi a fuoco con il nome della città. Calamite, ambra e magliette si trovano anche in aeroporto come e ho trovato qualità migliore migliore e, paradossalmente, un prezzo minore! Dopo aver preso due bottiglie di vodka e un’altra t-shirt, ci resta giusto il tempo per l’imbarco.
Che dire: bella Vilnius, è da vedere. Fa un freddo di morte per buona parte dell’anno ma noi ce la siamo goduta anche perché abbiamo trovato bel tempo: nel periodo natalizio deve essere ancora più caratteristica.
Un paio di giorni bastano per visitarla e in caso di weekend end lungo è bene inserire una gita fuoriporta. La città è piccola, ben organizzata e molto molto pulita.
Vilnius ha una lunga storia che merita di essere approfondita, molto travagliata – specie nel secolo scorso – ma con un bel lieto fine.

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 40 km

 

Note
Hotel prenotato su Booking
Guida di riferimento: Vilnius di Morellini editore (II edizione, l’unica in italiano)
Libro letto su Kindle: Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni

Diario di viaggio: Bratislava e Vienna

by Luigi De Luca on 22 dicembre 2015

Il Danubio e il centro storico visti dal castello.

Il Danubio e il centro storico di Bratislava visti dal castello.

Dopo il viaggio in USA arriva la pausa invernale e non può mancare un bel weekend lungo a caccia di atmosfere natalizie. Ormai è una tradizione: mercatini, addobbi, sapori e nuove città da scoprire. Dopo la sorprendente Porto dell’anno scorso, questa volta abbiamo puntato dritti a nord…

 

12/12 Roma – Bratislava

 

Partenza da casa fissata alle ore 16:00. Lasciamo la macchina al parcheggio che consigliamo sempre e ci prepariamo per il volo fissato alle 19:45.
A Ottobre abbiamo acquistato i biglietti sul sito Ryanair e sette giorni prima del viaggio abbiamo fatto il check-in online con le carte d’imbarco scaricate sull’iPhone: pratico e senza scartoffie. Abbiamo speso per il tragitto a/r Roma-Bratislava l’incredibile cifra di 52.50 Euro a testa e da quando i posti sono tutti assegnati e si può portare un secondo piccolo bagaglio a bordo, non c’è più la triste corsa per occupare le poltrone migliori e Ryanair è tornata un’opzione da considerare per viaggi di questo tipo.
Arriviamo puntuali alle 21:00 e come deciso dall’Italia, vista l’ora, non perdiamo tempo con i collegamenti pubblici: prendiamo direttamente un taxi che in 15 minuti ci porterà in hotel.
Da notare: appena fuori l’aeroporto c’è un cartello che indica le tariffe massime dei taxi per arrivare in alcuni degli hotel più importanti della città. Il cartello dice che per la nostra destinazione bastano 25 Euro ma i due tassisti interpellati ne chiedono 30. Al terzo tassista rispondiamo che sul cartello c’è scritto diversamente e quando facciamo per andar via, magicamente ci ripensa: “Ok, 25 Euro!” – fastidioso come sempre dover far capire che non sei un pollo da spennare e che loro hanno una regola da rispettare. Peccato, non è mai il massimo essere accolti così ma come da nostra buona abitudine non vogliamo farci pregiudizi di alcun tipo, quindi cataloghiamo l’episodio e guardiamo fiduciosi alle prossime tappe. Anche perché è ora di cena e vogliamo pensare positivo 😉
In meno di 15 minuti percorriamo i 7 km che ci separano dal nostro Austria Trend Hotel Bratislava.
Impieghiamo giusto il tempo necessario per ammirare la bellissima hall e la stanza, pulita e confortevole, e siamo subito in strada per raggiungere un locale scelto su TripAdvisor e consigliato anche sulla guida. Perfetto anche perché si trova a soli 100 metri da noi: Bratislavsky Mestiansky Pivovar un antico birrificio con cucina tradizionale. Siamo giusto in tempo per ordinare perché dalle 22:00 chiudono la cucina ma si può continuare a bere. Il locale è bellissimo: foto d’epoca, tanti tavoli, enormi botti di rame per produrre la birra in bella vista, a rappresentare con orgoglio l’essenza di una storia iniziata addirittura nel 1752!
Assaggiamo la chiara e la scura e grazie al menù in inglese riusciamo a capire cosa ordinare: per antipasto una gigantesca salsiccia affumicata fatta in casa con mostarda e salsa di rafano, a seguire una bella wienner schnitzel, versione asburgica della cotoletta panata fatta con carne di maiale e condita con insalata di patate, e per finire degli gnocchi ripieni con formaggio di pecora, conditi con bacon, cipolle fritte e abbondante spennellata di sour cream: una bomba. Come se non bastasse la botta calorica, le porzioni sono così abbondanti che non riusciamo a finire tutto! Memorabile anche il conto: spendiamo solo 22.80 Euro!
Prima di rientrare in hotel facciamo una passeggiata digestiva e pregustiamo un po’ del centro storico, interamente pedonale e vicinissimo al nostro albergo che, come sempre, è stata una precisa scelta strategica. Accediamo al cuore della città attraverso la storica porta di Saint Michael: una torre barocca che è la chiave di acceso al meraviglioso quartiere medievale.
Percorriamo un pezzo della strada principale e poi deviamo verso Hlavné Namastie, la piazza che ospita i mercatini di Natale di Bratislava. Tutto è spento e buio e le pulizie sono in corso, l’atmosfera del Natale alle 22:00 lascia spazio ai locali, ai bar, ai disco pub che offrono programmi più spinti delle mele caramellate. È sabato sera, non c’è molta gente in strada perché fa un freddo boia ma per quello che vediamo dall’esterno, la temperatura in certi bar deve essere caldissima!
I locali sono davvero tanti, con poca tradizione e molti turisti, sembra un business florido come se far ballare delle ragazze seminude su un bancone da bar rappresentasse ancora una trasgressione ambiziosa, simbolo di libertà. Mah! A me è sembrata una cosa piuttosto “datata”, in linea con il vecchio Colpo Grosso di Umbertone Smaila: chi lo guarderebbe oggi?
Con queste divagazione filosofiche tra eros e attualità, rientriamo verso l’hotel: siamo sicuri che Bratislava ha molto di meglio da offrire! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 2.5 km

 

13/12 Bratislava

 

Per oggi abbiamo programmato una serie di percorsi che ci faranno scoprire il meglio di Bratislava e concentrarci soprattutto sul suo tradizionale mercatino di Natale.
Facciamo il pieno energetico con una colazione dolce e salata a base di croissant, muesli, pane tostato con marmellata e il proteico abbinamento che osiamo solo quando viaggiamo: bacon, uova strapazzate e salsicce. Ok, ora siamo pronti 😉
L’aria è fredda, ci sono appena un paio di gradi quando iniziamo a seguire l’itinerario pedonale che ci porterà al maestoso castello-simbolo della città, arroccato in cima a un’altura che sovrasta Bratislava.
La salita è agevole, i percorsi sono ben indicati e sicuri anche perché adiacente al castello è situato il Parlamento slovacco. Appena arrivati in cima scattiamo foto panoramiche proprio dal belvedere della massima assemblea nazionale e vediamo il Danubio scorrere placido sotto di noi. La struttura non ha niente di particolarmente memorabile ma il parco che lo circonda e la vista di Bratislava dall’alto meritano sicuramente una visita.
Torniamo verso il centro storico passando per la porta di Sigismondo e il nostro cammino ci porta attraverso scorci bellissimi fino alla Cattedrale di San Martino. Da qui prendiamo la strada Panska Laurinska fino a incontrare Cumil, la statua più famosa della città: un operaio (o un soldato?) che spunta da un tombino e guarda sornione e disincantato i passanti. Dopo la caduta del comunismo sono state tante le sculture insolite che hanno rinnovato le principali strade di Bratislava (notevole anche quella di Lewis Carrol), ma quella di Cumil è stata eletta da abitanti e turisti come la migliore e bisogna fare la fila per strappare una foto a questo famosissimo Man at work 😉
È ancora presto e decidiamo di non cedere alla tentazione di tuffarci nel mercatino, ci affacciamo giusto un attimo per fare uno spuntino. Vediamo persone che passeggiano con un’enorme frittella calda tra le mani e non vogliamo essere da meno, così seguiamo l’istinto e il profumo e scopriamo che si tratta di una zemiakovè. Ordiniamo il frittellone (2,50 Eu.) e proseguiamo felici verso la nostra prossima meta: la Chiesa Blu.
Per arrivarci bisogna uscire un po’ dal centro storico ma bisogna considerare che Bratislava è davvero molto piccola, tutto si raggiunge facilmente a piedi con passeggiate brevi e piacevoli. Ora va detto però, in tutta onestà, che questo luogo di culto per quanto celestiale – almeno nei colori – non ci ha trasmesso grande entusiasmo. Abbiamo visto imponenti chiese coloratissime durante il viaggio in Russia e questa non ci impressiona, in più è chiusa. Certo non ci disperiamo, rientriamo verso il centro e puntiamo dritti Hlavné Namastie, la piazza principale.
Da questo momento perdiamo la cognizione del tempo, dello spazio e del senso di sazietà: guardiamo tutte le bottegucce degli artigiani e assaggiamo tutto ciò che ci attira di più.
Il tema è ovviamente natalizio e si possono fare buoni acquisti per regali e souvenir spendendo poco: ci sono saponi, decorazioni, candele di ogni tipo, oggettistica in legno, in pietra, vetro, tessuti, pelle, c’è di tutto. Ma per noi l’attrazione maggiore è il cibo, così finiamo per comprare un torrone miele e arachidi (1.70 Eu), accompagnato dall’idromele Medovina: un liquore caldo a bassa gradazione, distillato dal miele (1 Eu). Dopo ci aggiungiamo anche un loksa, una crepe arrotolata spolverata di zucchero e cannella (1.50 Eu).
Passeggiamo mentre fa buio, le strade si illuminano, c’è tanta gente in strada e noi passiamo da una bancarella all’altra e valutiamo prezzi e oggetti per l’attacco finale 😉
Dopo aver ammirato le imponenti facciate del Teatro Nazionale Slovacco e della Filarmonica, ordiniamo un paio di punch per riscaldarci, uno ai mirtilli e lavanda e uno all’arancia. Ora siamo pronti: dopo diversi confronti fatti tra i mercatini e i negozi visitati nell’arco della giornata, sappiamo esattamente dove andare a fare acquisti e cosa mettere nei nostri zaini. Entriamo da Danube Souvenirs e compriamo felpe, portacandele, gli immancabili magneti e uno splendido vaso decorato con il celebre “Bacio” di Klimt.
Dopo un’intera giornata in strada facciamo ritorno in hotel, ci buttiamo in sauna e ci rilassiamo – e scaldiamo! – prima di uscire di nuovo a cena. Anche oggi conosciamo la destinazione perché l’avevamo notata prima di partire: Fabrika, un locale adiacente all’hotel Loft che ci ha colpito per i suoi interni.
Lo raggiungiamo con una passeggiata di pochi minuti e l’impatto con la realtà conferma quanto visto in foto: la sala è grande, ben illuminata e calda. Anche qui producono con orgoglio birra e ne ordiniamo due boccali da 0.5 però, mentre guardiamo il menù, restiamo delusi dal fatto che è praticamente un pub a tema USA più che un locale di cucina tradizionale. E ci sono anche tanti, troppi riferimenti a prodotti italiani.
Non solo noi veniamo dalla capitale mondiale della gastronomia, neanche tre mesi fa avevamo eletto il miglior hamburger mangiato durante il viaggio in USA! Quindi non ci resta che circoscrivere la nostra scelta ad alcuni piatti locali che resistono stoicamente in un menù affollato di stranieri 😉
Ordiniamo: pivni gulas, uno spezzatino di manzo brasato con birra scura accompagnato da gnocchi di pane e patate; una sacrosanta klobasa, gigantesca salsiccia alla griglia con senape, rafano e ketchup servita con patatine fritte. Abbiamo speso 24.10 Euro, il cibo era buono ma ci aspettavamo qualcosa più in linea con la tradizione locale. Andiamo via soddisfatti ma con un po’ di amaro in bocca, come quando bevi una birra troppo forte.
Il pensiero di Vienna addolcirà i nostri sogni, domani si riparte!

Quanto abbiamo camminato oggi? 8.5 km

 

14/12 Bratislava – Vienna – Bratislava

 

Tutto calcolato dall’Italia: Bratislava dista da Vienna solo 55 chilometri. Ci sono treni in abbondanza ed è molto facile organizzare questa gita fuoriporta, noi l’abbiamo fatto!
Dopo la consueta ricca colazione, alle 11:00 andiamo a piedi verso la stazione principale (Hlavna stanica) passando davanti il monumentale Palazzo presidenziale.
I treni per Vienna partono ogni ora, noi abbiamo scelto quello delle 11:38 e abbiamo comprato i biglietti in stazione (a/r 14 Euro a persona). Il viaggio dura un’ora.
Dalla stazione centrale di Vienna prendiamo la metro (fermata Sudtiroler-hauptbanhof, biglietto 2.20 Euro) e scendiamo alla fermata Stephansplatz city dove c’è la cattedrale di Santo Stefano.
Entriamo a visitare la chiesa più importante della città, capolavoro del gotico che tra alti e bassi vede iniziare la sua storia addirittura nel 1147. Gli interni sono sfarzosi ma per il pubblico senza biglietto sono visibili solo quelli della navata sinistra. Una volta all’esterno ammiriamo le guglie elaboratissime e il tetto a spiovente, decorato con tegole multicolori che formano perfetti disegni geometrici, e da qui iniziamo a seguire un percorso pedonale consigliato sulla guida che ha come prima tappa la casa viennese di Mozart. Siccome non è niente di particolarmente memorabile, proseguiamo subito lungo l’itinerario che si rivela subito molto interessante: attraversa un quartiere storico, tenuto molto bene, silenzioso e ricco di piccole sorprese come la chiesa dei Gesuiti, che all’interno ha enormi baldacchini con colonne torte di marmo verde e rosa, e una magnifica cupola trompe l’oeil di ottima fattura: sembra vera!
Proseguiamo verso il cortile del caseggiato Heiligenkreuzerhof dove ci aspettiamo di trovare il primo mercatino di Natale, come riportato sull’itinerario, ma in realtà non c’è nulla e quindi proseguiamo ad attraversare il cosiddetto Quartiere dorato: un intricato dedalo di strade pedonali, slarghi e piazze dove si trovano tutte le boutique e gli shop delle grandi firme e dei marchi più prestigiosi del mondo. Solo shopping di lusso qui, in un contesto completamente immerso nella storia della città: opulenta e nobile come dimostrano tutti gli edifici che costituiscono questa passeggiata unica al mondo.
Il nostro percorso termina nell’Hofburg che raggiungiamo da Michaelplatz, in cui è possibile ammirare alcune rovine di epoca romana. Ebbene sì: anche Vienna è provincia di Roma 😉
L’Hofburg è un complesso di edifici monumentali, una città nella città, che vale la pena visitare.
Noi iniziamo dall’ingresso un tempo riservato ai sovrani e seguiamo un altro percorso passo-a-passo (sempre indicato sulla guida) per capire esattamente cosa stiamo vedendo e dove ci stiamo dirigendo. Passiamo in rassegna statue equestri, cortili, giardini curatissimi fino ad arrivare al Rathaus, il municipio di Vienna che ospita il mercatino di Natale che al termine del viaggio eleggeremo all’unanimità come il più bello.
Rispetto a Bratislava tutto è più organizzato, meno caotico e più… diciamo scintillante! Le strutture degli chalet sono più grandi e meglio illuminate, i prezzi restano moderati nonostante Vienna sia molto più costosa di Bratislava.
Anche qui non ci lasciamo sfuggire il meglio del cibo di strada come per esempio un kartoffelpuffer, un frittella di patate e aglio che sarebbe meglio definire una frittella di aglio con tracce di patate (2.50 Eu). Dopo questa frittella siamo pronti a uccidere eserciti di vampiri con uno starnuto, quindi dobbiamo rifarci la bocca con un bel panino imbottito con salsiccia al formaggio (5 Eu) e dopo l’immancabile sacher torte (3.50 Eu).
Inizia a far freddo e mentre camminiamo nei viali del parco, prendiamo a farci compagnia un bel cartoccio di castagne bollenti. Ci allontiamo dal Rathaus e passando davanti all’edificio del Parlamento austriaco raggiungiamo Mariae Theresien Platz, nel cuore del Museum Quartier, un’altra grande piazza con magnifici giardini su cui affacciano i palazzi del museo di storia naturale e di storia dell’arte. Ma noi siamo in modalità “mercatini natalizi” in questo viaggio, quindi non ci fermeremo… semmai torneremo a Vienna perché ci ha fatto un’ottima impressione. L’assaggio da Bratislava ci ha fatto bene, abbiamo trascurato a lungo la capitale austriaca ma in futuro le dedicheremo un viaggio. Magari abbinato alla vicina Salisburgo 😉
Torniamo ai mercatini: anche qui belle illuminazioni, chioschi carichi di ogni bendiddio, luci, colori e profumi. Compro le immancabili calamite della città, un timbro in legno da regalare e rientriamo verso la stazione. La nostra gita a Vienna si conclude alle 18:16 quando ripartiamo verso Bratislava (anche per il ritorno i treni ci sono ogni ora).
Per cena confermiamo la nostra storica tattica: scegliere sempre per l’ultima cena il locale che hai apprezzato di più durante il viaggio, così parti soddisfatto e non rischi esperimenti negativi. Torniamo quindi al Bratislavsky e ordiniamo pecene kolienko z mladeho prasiatka, 550 grammi di meraviglioso ginocchio di maialino al forno servito con cavoli, patate e slovak loks, in pratica una crepe di accompagnamento. Poi zemiakovè knedlicki, dei grandi gnocchi di patate ripieni con carne affumicata e accompagnati da crauti, pancetta e sour cream. Ci abbiamo aggiunto due birre e abbiamo speso 20,40 Euro, ancora una volta una scelta azzeccata!

Quanto abbiamo camminato oggi? 11.6 km

 

15/12 Bratislava – Devin – Roma

 

Ci svegliamo presto per raggiungere il villaggio di Devin, a 10 chilometri da Bratislava, dove c’è un pittoresco castello diroccato molto importante per la storia slovacca. Abbiamo visto delle foto su internet e ci siamo convinti che valesse la pena fare una levataccia anche perché proprio a Devin c’è la confluenza dei fiumi Moldava e Danubio. Ci siamo preparati la sera prima per raggiungere questa località, così sappiamo che dobbiamo prendere il bus 29 che passa sui 10 minuti di ogni ora.
Una volta raggiunto il capolinea di partenza, che si trova sotto il cavalcavia antistante la cattedrale e di fronte l’osservatorio ufologico, scopriamo che alle 10:00 è l’unico orario in cui non ci sono corse! Quindi dobbiamo aspettare le 11:10 per partire e abbiamo un’ora e mezzo di tempo da riempire!
Ne approfittiamo per una passeggiata lungo il fiume ma fa davvero troppo freddo per godersela, quindi invertiamo la rotta verso la cattedrale di San Martino che troviamo aperta e ne approfittiamo per vedere gli interni. Per quanto non siano eccezionali e tutto possa sembrare abbastanza anonimo, qui sono stati incoronati ben 11 sovrani austro-ungarici!
Finalmente arriva il momento della partenza, c’è molta nebbia quando attraversiamo paesaggi spettrali nel fitto della boscaglia. Dopo 20 minuti arriviamo a destinazione e ci scaricano: siamo letteralmente gli unici turisti, non sono neppure aperti i negozi di souvenir!
Qui la temperatura è sotto lo zero, il paesaggio ha qualcosa di epico: foreste, fiumi e una nebbia lattiginosa che si appiccica addosso. L’ingresso costa 1.50 Euro e dopo aver fatto il biglietto ci inerpichiamo per i viottoli che portano alla rocca distrutta da Napoleone e poi abbandonata. Man mano che saliamo godiamo di panorami sempre migliori, facciamo delle gran foto nonostante la visuale ridotta. Anche qui i primi resti risalgono all’epoca romana e purtroppo la sommità del castello non è raggiungibile dal 2010 perché i lavori di messa in sicurezza sono stati interrotti per insufficienza di fondi.
Sembra di essere in una landa scozzese, ci sono le rovine, c’è tanto verde, sembra una scenografia adatta al sequel di Highlander 😉
Torniamo giù per andare a vedere da vicino l’altra attrazione di questo paesino: la linea di confine su cui passava la Cortina di ferro negli anni bui in cui l’Occidente liberale si opponeva al comunismo dell’URSS e degli stati satelliti.
Qui c’è un toccante monumento a 400 vittime del terrore comunista, uccise nel tentativo di passare dall’altra parte, alla ricerca di libertà.
Alle 12:33 il nostro bus 29 riparte (per il ritorno c’è sempre una corsa ogni ora) e intorno alle 13:00 siamo di nuovo in hotel dove, grazie al late check out riservato ai clienti Genius di Booking, possiamo lasciare la stanza alle 14:00. Quindi andiamo al supermercato di fronte a fare le ultime spese di spezie e dolciumi.
Per tornare in aeroporto abbiamo tempo a disposizione e quindi ci serviamo dei mezzi pubblici, così spendiamo 2.40 Euro invece di 25! Per arrivare in aeroporto bisogna prendere il bus 61 che parte ogni 20 minuti dalla stazione principale dei treni Hlavna stanica e dopo circa 20 minuti, in condizioni di traffico normale, arriva a destinazione al Letisko airport.
Che dire, questo è un altro viaggio consigliato: Bratislava è bella e molto piccola. Fa freddo ma ha un valore aggiunto proprio se visitata nel periodo natalizio… e indovinate perché? 😉
Si mangia bene, è economica e divertente, ottima anche come base per escursioni a Vienna e in diverse località dei Carpazi, anche Budapest è raggiungibile in un giorno.
Insomma il bilancio è positivo, Bratislava è da provare! 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 31.8 chilometri! 🙂

Note
Hotel prenotato su Booking.
Guida di riferimento: Lonely Planet Vienna (all’interno ci sono due pagine dedicate a Bratislava)
Libro letto su Kindle: Per ironia della morte di Claudio Vergnani

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