Categoria: Lisbona

Diario di viaggio: Lisbona, Sintra, Setubal ed Evora

La torre di Belem a Lisbona, il tempio di Diana a Evora e il pozzo iniziatico a Sintra
Da sinistra: torre di Belem a Lisbona, tempio di Diana a Evora e pozzo iniziatico a Sintra

Sono stato a Lisbona la prima volta 10 anni fa, da solo. Nel post scritto durante quel viaggio in giro per l’Europa, mi ero promesso di ritornarci perché mi era piaciuta tantissimo.
C’è voluto tempo ma ce l’ho fatta! Stavolta viaggiamo in due, con Fede vedo sempre le cose con nuovi occhi e nuove prospettive. Non ci siamo fermati solo nella capitale ma abbiamo esplorato in macchina anche i dintorni, da Sintra a Evora.
Lisbona com’è oggi? Stavolta, varrà la pena tornare? La risposta è sempre alla fine del viaggio… 😉

03/04 Roma – Lisbona

Stavolta nessuna sveglia all’alba. Dopo aver comprato due pizzette al volo, partiamo da Gaeta con tutta calma alle 10:30 e dopo un paio di ore lasciamo la macchina da Best Parking, nelle vicinanze dell’aeroporto di Roma Ciampino. Di solito noi scegliamo AltaQuota ma, visto che è stato chiuso, siamo costretti a provare questo nuovo servizio.
Per una sosta di sette giorni spendiamo 36 Euro, di cui 12 per portare via le chiavi. Il parcheggio è vicino l’aeroporto, le navette frequenti e in brevissimo tempo arriviamo al banco del check-in per imbarcare il bagaglio.
Il volo per Lisbona l’abbiamo comprato sul sito Ryanair il 20 Gennaio 2019 ed è costato 90 Euro a persona (a/r), incluso l’extra per imbarcare un bagaglio in stiva (max 20 Kg). La politica sui bagagli di Ryan diventa sempre più complessa e restrittiva, oltre a cambiare spesso. Sono finiti i bei tempi del trolley in cabina incluso nel prezzo, adesso al massimo puoi portare uno zaino oppure comprare un supplemento da 7 Euro. Almeno fin quando non cambierà di nuovo! Meglio informarsi bene prima di decidere che biglietto fare e con quale valigia partire.
Il volo fila via in due ore e mezza e dopo l’atterraggio guadagniamo un’ora grazie al fuso orario. Purtroppo constatiamo subito che le previsioni del meteo a Lisbona dicevano il vero: dopo giorni di sole caldo, ci accoglie un gran vento e il crollo delle temperature causato da una perturbazione che durerà tutta la settimana! E sarà proprio così: in media troveremo sui 14/15 gradi e saremo costretti a coprirci.
Seguiamo le indicazioni per prendere la linea rossa della metro e prima di varcare gli accessi, compriamo una carta ricaricabile (0.50 Eu) per accreditare subito 1.50 Euro, la cifra necessaria per raggiungere la nostra destinazione e conservare poi la carta (dura un anno) per tutti i prossimi spostamenti, senza fare ogni volta un tagliando: l’ambiente ringrazia.
Giunti alla fermata Saldanha cambiamo e prendiamo la linea gialla che dopo due soste ci porterà alla nostra stazione: Marquis De Pombal.
Il nostro hotel Exe Liberdade è proprio vicino a questa importante fermata della metro. Importante perché da questa rotonda monumentale parte la lunga Avenida da Liberdade, un elegante viale alberato che porta dritti in centro e che Pessoa definì “la strada più bella di Lisbona”.
La percorriamo subito lungo il marciapiede centrale che divide due carreggiate stradali, durante la passeggiata ci godiamo le statue, le grandi fontane e il verde degli alberi ci accompagnano fino alla piazza Dom Pedro IV, più nota semplicemente come Rossio.
Questa ampia piazza è decorata con due grandi fontane e nella visione d’insieme spiccano le facciate del Teatro dell’Opera e della stazione dei treni per Sintra. Da qui ci spostiamo nell’adiacente Largo de Sao Domingos, luogo di ritrovo della comunità africana, per gustare un bicchierino (1.40 Eu) della famosa gingjinha nell’omonimo e storico locale che ne vanta la paternità.
La gingjinha è un liquore a base di ciliegie amare ed è considerato una vera e propria istituzione dai lisboneti, un rituale da non perdere. Ci sottoponiamo volentieri all’assaggio e una volta lasciato il negozietto con il pavimento più appiccicoso del mondo, proseguiamo verso la vicina Praca da Figueira e troviamo un interessante mercatino gastronomico con tante specialità tipiche del Portogallo.
Dopo un attento sopralluogo imbocchiamo Rua Augusta, una lunga strada di negozi e locali che collega il Rossio con il grande Arco di Trionfo che immette nella trionfale Praca do Comércio.
Durante il cammino incontriamo il famoso Elevador de Santa Justa, un ascensore di 45 metri che collega con la parte alta della città. La struttura è in ferro battuto e lo stile ci ricorda caratteristiche simili al ponte Luis I ammirato durante il viaggio a Porto. Sembra che in entrambi i casi ci sia lo zampino della scuola Eiffel ma se sul ponte non ci sono dubbi, sull’ascensore non esistono prove ufficiali.
Superato l’arco di trionfo, attraversiamo l’ampia piazza e ci spingiamo fino al mare, che poi non si tratta propriamente di mare visto che siamo nel mezzo del grande estuario del fiume Tiago attraversato dal gigantesco ponte 25 Aprile.
Il primo giro di orientamento nel cuore di Lisbona è compiuto, ora conosciamo i punti di riferimento più importanti e da domani inizieremo a esplorare meglio i quartieri: possiamo andare a cena!
Abbiamo individuato il ristorante da raggiungere e invece di percorrere la stessa strada dell’andata, risaliamo lungo la parallela di Rua Augusta e poi dell’Avenida da Liberdade, così vediamo dove sono collocati i locali più famosi di Lisbona. All’inizio sono molto turistici e man mano che ci si allontana dal centro diventano più piccoli, caratteristici e frequentati da persone del posto.
Per la prima cena la scelta è caduta su Forninho Saloio, è nascosto in una traversa ma vale la pena cercarlo. All’interno ci sono tanti tavoli, non abbiamo prenotazione ma contiamo sul fatto che è mercoledì, infatti ci trovano posto in un angolino rivestito di maioliche e ci portano subito un piattino di formaggio e olive.
A questo punto una nota importante sull’antipasto portoghese, perché sarà utile per tutto il viaggio: a Lisbona si usa portare a tavola degli assaggini, sfizi, tapas… senza che siano richiesti. Se li mangi li ritrovi nel conto, se li lasci invece li portano indietro. Quindi, se siete affamati e sbranate qualsiasi cosa vi mettono davanti, non pensate che sia gratis. A meno che non lo dicano chiaramente, ok?
Il formaggio è buono e anche il pane ma per riempire davvero lo stomaco dobbiamo attendere i nostri piatti: un bel polpo alla brace e uno spiedino di cernia e gamberi arrosto infilzati in una spadone tipo churrasco, molto scenografico. Tutto accompagnato da patate bollite e insalata con cipolle e pomodoro. Un’ottima cena per iniziare il viaggio, accompagnata dalle due birre più bevute in Portogallo: Sagres e Super Bock. In totale spendiamo 35.20 Eu.
La prima giornata si conclude con una passeggiata tranquilla per rientrare in hotel mentre ragioniamo sul programma dei prossimi giorni.
Benvenuti a Lisbona!

Quanto abbiamo camminato oggi? 7,8 Km

04/04 Lisbona

Ci svegliamo molto presto, il tempo è buono e prima di uscire sbrighiamo un po’ di lavoro.
Proprio di fronte l’hotel c’è la pasticceria Balcão Do Marquês e ne approfittiamo per mangiare la prima pastel de nata (1.10 Eu). Il dolce nazionale portoghese è un tartina di pastasfoglia colma di crema all’uovo, una delizia dolce e croccante.
C’è il sole, Avenida da Liberdade è ancora più bella, con tutte le fontane accese, anche quelle del Rossio. Decidiamo di non prendere la metro e spostarci ancora a piedi e per questo, nonostante sia mattina, arrivati a Largo dos Domingos abbiamo bisogno di un’immediata sosta per una gingjinha.
Su questa piccola piazza affaccia anche l’omonima chiesa, una delle più insolite di Lisbona perché, ferita gravemente da terremoti e incendi, all’interno non è stata ristrutturata e si possono vedere ancora le colonne incurvate e annerite, lasciate come ceppi per ricordare il sisma che distrusse la città e risparmiò l’edificio sacro, evento che venne considerato un miracolo.
Dopo la visita ci spostiamo nella vicina Praca da Figueira ed entriamo in un’istituzione gastronomica di Lisbona: la Confeitaria Nacional, che dal 1829 sforna le migliori pastel de nata della città (1.15 Eu) . Le aspettative non restano deluse, quelle provate qui resteranno le più buone del viaggio ma va detto che, in media, tutte quelle assaggiate saranno di ottima qualità.
Riprendiamo da qui la nostra scoperta di Lisbona, iniziamo a risalire lungo le stradine e i vicoli che caratterizzano il quartiere Alfama e ci fermiamo davanti all’imponente cattedrale del Sé costruita nel 1150.
Dopo aver visitato l’interno, procediamo fino a largo Sao Martinho dove riconosco un moderno negozio di souvenir al posto della Garrafeira di Miguel, dove mangiai e passai un pomeriggio in compagnia del proprietario 10 anni fa.
Continuiamo a camminare fino al belvedere di Santa Luzia e scattiamo foto molto suggestive sui tetti dell’Alfama, con le sue tegole arancioni cotte dal sole che contrastano con l’azzurro del mare sottostante.
Da qui ci spostiamo ancora più in alto, sempre attraverso il labirinto di vicoli che rende unico questo quartiere storico, e raggiungiamo il castello di Sao Jorge che domina su Lisbona.
Dopo una sosta, andiamo a caccia di un altro belvedere e ci spingiamo verso l’Igreja e Convento da Graça. Qui c’è un miradores ancora più alto rispetto a quelli visti finora, che affaccia sulla parte interna di Lisbona. Il panorama è davvero ampio e in lontananza si vede anche il ponte 25 Aprile in tutta la sua estensione, un effetto scenico così notevole che scattiamo una foto istantanea da far trovare a chi seguirà la nostra gallery Handmade Travel su Instagram.
La chiesa e il convento meritano una visita rapida per vedere il chiostro e ammirare i magnifici azulejos.
Dal vicino Largo da Graça prendiamo il famoso tram 28, bastano 3 Euro per iniziare un viaggio nel tempo in queste carrozze originali degli anni ‘30, con interni in legno e l’inconfondibile colore giallo. Il tram attraversa diversi quartieri della città inerpicandosi nei vicoletti dell’Alfama e tra saliscendi, curve e scossoni ci riporta a Praca da Figueira.
Riprendiamo la marcia verso il Bairro Alto, il quartiere antistante l’Alfama, quindi ripassiamo attraverso il Rossio, prendiamo Rua do Carmo e ci dirigiamo verso il prossimo sito da visitare.
Il nostro viaggio nella storia di Lisbona continua con l’ingresso nell’atmosfera magica del Convento do Carmo. Il biglietto costa 4 Euro e permette di ammirare le rovine di questa antica chiesa gotica, costruita nel 1389 su una collina. La chiesa, un tempo la più grande della città, fu distrutta dallo spaventoso terremoto che nel 1755 mise in ginocchio Lisbona e oggi sono visibili i resti della navata centrale, le colonne e il transetto che contrastano il cielo aperto.
Il piccolo museo adiacente è ben curato e ospita un sarcofago egizio e delle mummie provenienti dal Nuovo Mondo, identiche a quelle viste durante il nostro recente viaggio in Perù.
Purtroppo, appena usciamo dal museo inizia a piovere e siamo costretti a tirar fuori i nostri magnifici ombrelli per arrivare, lungo Rua Nova da Trindade, alla chiesa di Sao Roque. Qui non solo troviamo riparo ma possiamo anche ammirare una delle cose più spettacolari del viaggio: i micromosaici sulla vita di San Giovanni Battista, fatti talmente bene da sembrare dei dipinti. Lo zampino italiano si nota, difatti questa cappella fu commissionata a Luigi Vanvitelli, il noto architetto della Reggia di Caserta.
Anche qui siamo in alto e ne approfittiamo per raggiungere un vicino belvedere: abbiamo di fronte l’Alfama, siamo esattamente all’opposto rispetto a dove ci trovavamo un’oretta fa. Questa inversione dei punti di vista ci ricorda molto la stessa sensazione provata a Granada, dai punti panoramici opposti dell’Alhambra e dell’Albaycin, durante il nostro secondo viaggio in Andalusia.
La pioggia ci costringe a una piacevole pausa da 11 Tapas dove ordiniamo del vino verde e un piatto di formaggio e prosciutto (13.50 Eu) prima di rientrare verso l’hotel.
Per cena abbiamo individuato un altro locale fuori dal centro storico, molto spartano. Prima di entrare ci fermiamo a fare spesa per i prossimi giorni e compriamo, merendine, acqua, succhi di frutta, caramelle e frutta secca (7.30 Eu).
Sono le 20:45, la pioggia è aumentata d’intensità e siamo quasi zuppi quando imbocchiamo Rua de Santa Marta per entrare da Andaluz.
Siamo senza prenotazione ma ci fanno accomodare in uno spazio libero, il locale è pieno, c’è una cena aziendale e per quanto siano pochi i tavoli c’è un gran casino: le risate fragorose aumentano con il tasso alcolico, esattamente com’era descritto nelle recensioni. Noi non ci facciamo distrarre e, con l’aiuto del cameriere, scegliamo ancora pesce e assaggiamo il famoso Bacalhau à Lagareiro, un filetto di merluzzo arrosto condito con olio e aglio, abbondante aglio. Lo stesso condimento per la seppia arrosto che completa la nostra cena, insieme a un bel po’ di patate bollite. Mandiamo giù tutto con birra e acqua e lasciamo sul tavolo 24 Euro.
Quando finiamo è buio pesto, non ha smesso di piovere e dobbiamo raggiungere l’hotel. L’unico vantaggio che abbiamo per questa notte è che i vampiri staranno ben lontani da noi! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 9,5 Km

05/04 Lisbona

La giornata inizia con un bella colazione in camera, un po’ di lavoro e uno sguardo al meteo visto che da ieri sera è piuttosto instabile.
Anche oggi sono previste alternanze di sole e pioggia, quindi ci organizziamo per distribuire il tempo da trascorrere all’aperto o al chiuso.
Avenida da Liberdade ci piace molto e visto che c’è il sole, perché non percorrerla di nuovo? Stavolta invece del marciapiede centrale ci spostiamo su lato sinistro (diretti verso il mare), dove ci sono le vetrine di tutte le griffe di moda più note. Siamo interessati a cose più modeste e nei giorni scorsi abbiamo già fatto diversi sopralluoghi per confrontare i prezzi, quindi raggiungiamo direttamente il negozio individuato per acquistare i souvenir, in Rua da Prata.
Dove comprare i souvenir a Lisbona? Noi abbiamo usato il solito metodo: selezioniamo uno store grande e conveniente dove acquistare tutto il ciarpame tipico che cercano i turisti, spieghiamo ai proprietari le nostre intenzioni e questi di solito accettano di buon grado l’esclusiva che offriamo in cambio di uno sconto finale. Nei nostri zaini finiscono: quattro strofinacci, sottopentola di sughero e ceramica, orecchini, un vassoio, sette immancabili calamite, una bella borsa in sughero con motivi azulejos, due t-shirt, una tazza e una sportina (60 Eu).
Dopo lo shopping ci spostiamo nella parallela Rua Augusta e ci fermiamo alla Casa Portuguesa do Pastel de Bacalhau per mangiare una crocchetta fritta di baccalà e formaggio (4 Eu), un aperitivo delizioso prima dello spuntino di mezza giornata che facciamo, finalmente, nel mercatino di Praca da Figueira. Dopo un giro di perlustrazione, arrivano le nostre scelte: un pasticcio di carne di maiale sfilacciata e un’empanada fritta ripiena di maiale (3 Eu).
Alle 14:30 raggiungiamo la metro del Rossio, carichiamo i nostri biglietti con 1.50 Eu e prendiamo la linea verde fino alla fermata Alameda, e da qui cambiamo con la rossa (direzione aeroporto) per scendere alla fermata Oriente: un viaggio di 30 minuti che ci porterà all’Oceanário di Lisbona per visitare il grande acquario e il quartiere dell’Expo ’98.
Una volta fuori la metro è lecito aspettarsi maggiori indicazioni per raggiungere un sito così importante (e frequentato), invece i cartelli sono pochi e potrebbero essere distribuiti meglio. Attraversiamo il centro commerciale Vasco de Gama, un grande complesso futuristico che ingloba la metro ed è stato progettato magistralmente da Calatrava, e camminiamo tra i padiglioni dell’Esposizione Universale di 20 anni fa, oggi polo fieristico. Dopo percorriamo la lunga passerella sull’acqua che ci porterà, proprio mentre inizia un forte acquazzone, all’ingresso dell’acquario.
Il biglietto costa 16 Euro e mentre fuori piove, trascorriamo 3 ore letteralmente immersi nei corridoi del museo oceanografico che abbracciano, su più livelli, la gigantesca vasca centrale dove nuotano molte specie di pesci: squali, mante, cernie, banchi di sardine, tonni, barracuda, pesce-luna e molti altri. Ogni angolo del percorso offre punti di vista diversi sul vascone, mentre sulle pareti ci sono spiegazioni scientifiche, tecniche, altre vasche e vetrine per proteggere in ambienti isolati alcune specie più piccole e delicate.
Al termine della visita decidiamo di restare in questa zona per cena: siamo molto lontani dal centro storico, circa 15 chilometri, e certamente abbiamo la possibilità di provare qualche locale meno turistico. Quindi facciamo un giro al centro commerciale e intorno alle 20:30 andiamo al ristorante D’Bacalhau (ancora senza prenotazione). Non aspettiamo neanche un minuto e ci fanno subito sedere, nell’attesa ci portano delle crocchette di baccalà con il solito metodo: prendere (e pagare) o lasciare. Noi prendiamo tutto perché siamo affamati e ci aggiungiamo anche la specialità della casa: 4 tipi di baccalà. Uno mantecato con crema di formaggio, uno gratinato con spinaci e patate, uno a lagareiro – che già conosciamo – e uno alla brace con olive, cipolle e uovo. Il migliore di tutti. Da bere due Super Bock 0.4, una chiara e una scura, e per digerire anche una ginjinha offerta dalla casa, per un conto finale di 29.60 Euro.
Anche questa giornata è finita, siamo stanchi e dobbiamo camminare verso la metro che ci riporterà in hotel, poi ci aspettano ancora 45 minuti di spostamenti prima di arrivare a destinazione.
Lisbona è bellissima anche in questa zona lontano dal centro, Lisbona è bellissima nonostante la pioggia.

Quanto abbiamo camminato oggi? 11,5 km

06/04 Lisbona – Sintra – Cascais – Setubal (121 km)

Oggi inizia la seconda parte del viaggio. Come abbiamo fatto l’anno scorso in Normandia, abbiamo prenotato una macchina su RentalCars (53 Eu) e siamo pronti a esplorare altre località del Portogallo.
Dopo un rapido check out, alle 10:30 siamo in aeroporto al desk di Keddy-Europcar dove, dopo aver schivato upgrade e iatture di ogni sorta per farci aumentare il premio della copertura assicurativa, ritiriamo la nostra Polo che ci porterà in giro per i prossimi tre giorni.
Durante l’attesa aiutiamo una signora americana disperata per aver smarrito il cellulare, le facciamo da hot-spot per far connettere il suo portatile e con l’app Trova il mio iPhone lo riusciamo a rintracciare: l’ha perso in aeroporto ma sta già a Belem!
Le suggeriamo di spostarsi in quella direzione e proseguire la ricerca, noi partiamo e restiamo in contatto con il suo cellulare con SMS e chiamate finché non ci risponde la proprietaria che, con la collaborazione della polizia, l’ha ritrovato proprio dove l’avevamo individuato.
Questa bella notizia ci raggiunge a Sintra che abbiamo appena raggiunto dopo 27 chilometri e mezz’ora di macchina.
Parcheggiamo nella parte alta del centro storico e iniziamo a esplorare i viottoli di questa incantevole cittadella medievale fino alla piazza centrale dove spicca la sagoma del Palazzo Reale di Sintra con i suoi strani camini conici.
L’ingresso costa 10 Euro, il percorso della visita è ben indicato e con la mappa in dotazione è possibile orientarsi e leggere nozioni sulle sale e gli oggetti esposti.
Il palazzo è stato costruito in epoche diverse a partire dal XIII secolo e ha diversi stili proprio per questo motivo. Ogni sala è una scoperta: la sala dei cigni, delle gazze, del blasone, tutte con le loro peculiarità di legni intarsiati, affreschi e azulejos. I corridoi e le stanze sono colmi di storia imperiale e di intrighi di corte, quando arriviamo al patio esterno con la fontana e il bagno sembra di essere tornati al Palacio Nazarios, visitato durante il viaggio a Granada.
Questa volta il sincronismo con il meteo non riesce bene, perché appena usciamo si scatena l’ennesimo temporale e siamo costretti a riparare nella storica pasticceria Casa Piriquita. Facciamo di necessità virtù e trasformiamo la sosta forzata in una dolce pausa iperglicemica: dalla vetrina piena di dolci tipici scegliamo una Pastel Sintra è una Joaninha (2.70 Eu), dolci lavorati con ingredienti semplici come miele, mandorle, marmellata e uovo, tanto uovo.
Il cielo torna limpido e riprendiamo le viuzze del centro storico per spostarci verso la prossima destinazione: la misteriosa tenuta Quinta da Regaleira, un palazzo con un enorme parco costellato di strutture e simboli esoterici. Ci sono fontane, torri, portali merlati, laghetti e cascate ma il sito più suggestivo di tutti è sicuramente il pozzo iniziatico usato per le cerimonie di ammissione alla massoneria. Il rito prevedeva la discesa di nove livelli fino alla base, dove è raffigurata l’effige dei Templari. Risalendo lungo la scala a spirale l’iniziato attraversava simbolicamente l’inferno, il purgatorio e il paradiso come nei gironi danteschi, metafora della morte e rinascita.
Anche questo sito ha contribuito ad assegnare a Sintra e alle colline circostanti il titolo di Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Il biglietto costa 8 Euro e iniziamo la visita dal parco, seguendo la mappa e cercando tra sentieri e vegetazione le installazioni che intendiamo vedere. Dopo una lunga passeggiata in questo labirinto esoterico, concludiamo la visita nel palazzo principale proprio mentre sta per ricominciare a piovere. L’enorme abitazione nobiliare è in stile gotico e ricorda l’attrazione Phantom Manor del parco tematico Disneyland Paris e sembra che l’architetto italiano, Manini, si sia divertito nel cercare soluzioni scenografiche capaci di stupire gli ospiti.
Sono le 18:00 quando riprendiamo la macchia e ci spostiamo verso il Parque da Pena, distante 4 chilometri. Anche qui c’è un grande parco da attraversare ma è troppo tardi per entrare, a quanto pare sembra che saremo costretti a tornare una seconda volta a Sintra… 😉
Decidiamo quindi di proseguire il cammino verso Estoril, che annuncia la sua periferia con il paddock del noto circuito automobilistico, e poi Cascais con la vivacità del suo casinò. Noi più che alla mondanità, siamo interessati alla costa e ai fari, quindi dopo 30 minuti di strada ci fermiamo al belvedere Boca do Inferno per scattare foto all’Oceano in tempesta e alle sue onde enormi.
Dopo un’altra pausa in un punto panoramico dove si ammira tutta la potenza del mare sfidato dai surfisti, riprendiamo la strada che ci riporta in direzione Lisbona per attraversare l’enorme ponte 25 Aprile. Mentre lo percorriamo non possiamo non ricordare quando camminammo sulla campata del suo gemello, il Golden Gate a San Francisco, durante il viaggio nei grandi parchi USA.
Alle 20:30 arriviamo a Setubal, abbiamo scelto la città di Mourinho come tappa intermedia per la prossima destinazione. Lasciamo macchina e valigie all’hotel Solaris e usciamo subito per cenare nella vicina Nova Taberna o Pescador. La sala è piccola, accogliente, siamo senza prenotazione ed è sabato sera, eppure ci trovano subito posto e sono gentilissimi nel darci informazioni sui piatti. Tutto è fresco, semplice e genuino. Nell’attesa ci portano pane e olive, insalata di pomodori, fave all’aglio e migas de pan. Come piatti principali abbiamo ordinato: un trancio di pescespada arrosto servito con patate bollite, buonissimo, e un enorme fritto di seppie accompagnate da patatine e riso bianco. Immancabili acqua e Sagres, alla fine abbiamo mangiato bene e speso 28 Euro.
La giornata è stata lunga, il ristorante vicino all’hotel, salutiamo tutti e andiamo a dormire attraversando una Setubal malinconica, piovosa e spenta. Mi aspettavo qualcosa di più vivace, è pur sempre sabato sera!

Quanto abbiamo camminato oggi? 6,5 km

07/04 Setubal – Evora (111 km)

Dopo la colazione in hotel prendiamo la macchina per spostarci verso il vicino porto dei pescatori ma non ci fermiamo a passeggiare perché piove forte e il paesaggio non è eccezionale, ci basta vedere le orrende installazioni che riproducono i famosi delfini che si avvistano facilmente nei tour organizzati all’interno del parco naturale Serra da Arrábida e nella riserva dell’Estuario del Sado.
Torniamo verso il centro, parcheggiamo ed entriamo nella grande Praca de Bocage, la piazza principale della città famosa per le sue fontane, per lo storico municipio e per la chiesa San Juliao.
Tutto il centro è pedonale e deserto, probabilmente perché è domenica mattina e il tempo non è dei migliori: in giro non c’è nessuno! Ne approfittiamo per una lunga passeggiata nei vicoli decadenti di Setubal, tra negozi chiusi e chiese. Dopo aver visto l’edificio religioso nella grande piazza e il bel palazzo municipale, vaghiamo nel dedalo del centro storico e scopriamo la chiesa di Santa Maria. Facciamo un salto dentro e anche qui troviamo azulejos meravigliosi e un elaborato altare dorato in legno intarsiato.
Le architetture manueline e barocche trionfano, ma la massima espressione di questi stili ci aspetta presso la chiesa-convento del Gesù. Un’aspettativa che resterà delusa perché la troviamo chiusa e inaccessibile. L’intero perimetro è completamente recintato e non è possibile vederla neanche dall’esterno! Poco male, anche questi sono chiari segnali sulla necessità di tornare in Portogallo…
Alle 12:15 lasciamo Setubal per coprire i 100 km che ci separano da Evora.
Sono le 14:00 quando facciamo check-in al Moov Hotel, raccogliamo un po’ di informazioni sul centro storico, interamente patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, e cominciamo la nostra escursione.
Tutta la zona all’interno delle mura della città è pedonale e accessibile solo ai mezzi autorizzati, una scelta felice. Raggiungiamo Praca do Giraldo, la piazza centrale del municipio sulla quale sbucano i tanti vicoli che caratterizzano le strade di Evora. Vediamo i resti dell’antico acquedotto romano ed entriamo nella chiesetta di San Giacomo dove oltre ai soliti, bellissimi azulejos, troviamo una particolare struttura a pianta quadrata che ci ricorda le chiese ortodosse viste durante il viaggio a Mosca e San Pietroburgo, e a Vilnius. Notevoli le volte, le colonne e le pareti interamente dipinti con affreschi che risalgono al 1600.
All’uscita riprendiamo la passeggiata per arrivare fino al sontuoso tempio romano dedicato a Diana. Le vestigia sono poste su un piedistallo, quindi rialzate rispetto alla strada, e questo espediente architettonico rende più maestoso il sito. Ci fermiamo a scattare foto mentre il sole sta per calare e la fame cresce, così torniamo verso l’hotel per riprendere la macchina e andare a cena.
La domenica si può parcheggiare dentro le mura ma per non farci sorprendere dal divieto domattina, abbiamo individuato un ristorante interessante fuori il centro storico e al ritorno lasceremo la macchina in un parcheggio pubblico gratuito, a ridosso dell’antica porta di accesso vicina al nostro hotel.
Sono le 20:30 quando entriamo da O Parque Dos Leitões e sarà qui che faremo la cena migliore di questo viaggio.
Il ristorante è specializzato in cucina tradizionale dell’Alentejo, la regione del Portogallo in cui ci troviamo, che ha una gastronomia molto varia e rinomata. Il locale è elegante e caldo, una buona notizia visto che fuori ci sono 8 gradi; appena seduti ci portano il consueto assaggio di antipasti e stavolta prendiamo: prosciutto crudo Pata Negra Beher, formaggio di pecora e insalata di polipo. Già da qui capiamo che sarà una cena interessante, la conferma arriva definitivamente con il gusto delle portate principali: maialino nero al forno con patate fritte, e capretto cotto nel forno a legna accompagnato con patate arrosto. Da bere, birra Sagres e una mezza bottiglia di vino bianco Monte Velho per una spesa totale di 52.80 Euro.
Una cifra sicuramente diversa dalle medie precedenti ma decisamente in linea con gli standard di casa nostra. Però, che cena! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 8 km

08/04 Evora – Lisbona (178 km)

Per l’ultimo giorno on the road, usciamo alle 9:30 e andiamo dritti alla chiesa di San Francesco, complesso religioso che ospita la famosa Cappella delle Ossa.
La chiesa è stata costruita nel 1376 e ospita molte cappelle e altari, tutti finemente lavorati e decorati con ori e le immancabili ceramiche azzurre. L’altare maggiore è composto da marmi policromi e l’effetto di insieme è decisamente impressionante, anche la navata centrale è maestosa e le volte a crociera ci ricordano la cattedrale di Bayeux vista nel recente viaggio in Normandia. Sospettiamo di trovarci di fronte a qualcosa di importante e la conferma arriva quando leggiamo sulla guida che in questa chiesa è possibile ammirare “la più grande campata del gotico portoghese”.
Terminata la visita della chiesa ci spostiamo nell’edificio accanto e compriamo il biglietto (5 Euro) per visitare la Cappella delle Ossa.
La cappella è del 1600 e nacque come luogo di meditazione sulla caducità della vita, all’interno una lapide scolpita dà il benvenuto ai visitatori: “Noi ossa che qui stiamo, le vostre aspettiamo”. Ecco, non è difficile immaginare cosa abbiamo di fronte: tutta la superficie della cappella è rivestita di ossa provenienti da 5000 scheletri. Teschi e femori sono ovunque su pareti, colonne e angoli. Ci sono cappelle simili in diverse parti del mondo, intorno al 1700 la celebrazione del memento mori avveniva anche attraverso queste architetture macabre.
Dopo aver fatto il pieno di ossa continuiamo a visitare il museo con le sue belle sale dedicate a piccole rappresentazioni della Natività e terminiamo il giro con qualche scatto panoramico dal belvedere del museo: il sole splende ed Evora mostra tutta la sua bellezza arroccata tra vicoli bianchi e stradine acciottolate.
Prima di rientrare in hotel per il check-out previsto alle 12:00 raggiungiamo la vicina Pastelaria Conventual Pão de Rala per fare colazione. Questo antico forno è famoso in tutto il Portogallo per la sua storia e le ricette della tradizione. Noi assaggiamo anche qui due pastel de nata, insieme a una fetta di touchino rancoso e una pastel touchino, dolci poveri a base di uova e mandorle molto saporiti. Insieme a due spremute d’arancia spendiamo 10.20 Eu.
Lasciamo Evora alle 12:15 e ci fermiamo a metà strada per comprare dei panini in un supermercato e proseguire spediti verso Lisbona. Dopo 3 ore di marcia parcheggiamo a soli 300 metri dalla torre di Belém e sgranchiamo le gambe davanti al complesso museale dedicato all’aviazione e ai caduti della marina portoghese. Assistiamo a un goffo cambio della guardia e dopo qualche passo ancora, tra prati curati, vediamo finalmente la grigia torre di Belém sul fiume Tejo. Icona assoluta di Lisbona, dal 1515 caratterizza la baia da cui partì Vasco da Gama per il viaggio che lo portò fino a Calcutta, tracciando la prima rotta europea che collegò l’Europa all’India.
Tutto il parco nelle vicinanze è bellissimo e la panoramica che abbiamo di fronte la immortaliamo nelle ultime foto del viaggio. Davanti a noi abbiamo la storica torre sul Tejo, il ponte 25 Aprile alle sue spalle, e sull’altra sponda del fiume la grande statua del Cristo Re, riproduzione del celebre monumento di Rio de Janeiro, eretta nell’antistante città di Almada come ringraziamento per aver risparmiato il Portogallo dal coinvolgimento nella seconda guerra mondiale.
Ci resta da vedere ancora il Monastero dos Jerónimos e decidiamo di raggiungerlo a piedi, idea che purtroppo si rivelerà sbagliata visto che neanche a metà strada si abbatte improvvisamente il più violento acquazzone dei tanti presi in questa settimana dal meteo impazzito.
Siamo costretti a rinunciare e tornare verso la macchina dopo aver trovato un riparo di fortuna sotto un ponte pedonale. Purtroppo il danno è fatto: siamo zuppi e non ci resta che pagare il parcheggio (1 Eu/h) e andare a riconsegnare la macchina.
Abbiamo preso decisioni giuste per organizzare quest’ultimo giorno portoghese: la torre di Belem è distante dal centro e in questo modo l’abbiamo vista senza togliere tempo alle visite dei primi giorni a Lisbona. In più ci troviamo con la macchina a disposizione per lasciare prima le valigie nell’hotel scelto per l’ultima notte, l’Holiday Inn Express Lisbon Airport, e poi andare a consegnare la macchina in aeroporto dopo aver fatto il pieno.
Per completare il tragitto descritto abbiamo consumato 18,20 litri di benzina per un totale di 29 Eu (1.59 Eu/L). Abbiamo guidato per 9.5 ore e percorso 410 chilometri con un consumo medio di 23 km/L. Girare il Portogallo in macchina è stato piacevole, le strade sono buone e il traffico poco: noleggiare l’auto ci ha dato tempo e libertà per vedere luoghi che sarebbe stato più complicato (e costoso) raggiungere in treno.
Prenotiamo un autista Uber dall’aeroporto e con 4.50 Euro torniamo in hotel. Ci cambiamo qualche strato di vestiti bagnati e usciamo subito per andare a cena da Restaurante Leitão do Prior ancora un bel locale spartano e famigliare. I clienti sono pochi e si conoscono tutti, guardano una partita e ci osservano incuriositi. Ordiniamo un buon maialino al forno e un hamburger misto di maiale e manzo, servito con patatine. Da bere birra e acqua per un totale di 26.35 Eu.
Non andiamo via subito perché fuori – di nuovo! – piove fortissimo, così il proprietario chiude la saracinesca ma ci permette di restare finché non smette. Nel frattempo ci racconta la storia di un suo viaggio in macchina dal Portogallo alla Bulgaria, attraverso l’Italia, fatto negli anni ’80 con una FIAT.
La storia è interessante, specie davanti all’ultima, ottima ginjinha artigianale!

Quanto abbiamo camminato oggi? 7,5 km

09/04 Lisbona – Roma

Per gli ultimi attimi a Lisbona ci svegliamo all’alba, facciamo colazione e raggiungiamo l’aeroporto distante 10 minuti con la navetta dell’hotel in partenza alle 8:00 (prenotata la sera prima, 8 Eu).
Abbiamo dovuto rimodulare la valigia e distribuire negli zaini alcune cose acquistate, solo così riusciamo a far rientrare la valigia nei 20 chili previsti per il bagaglio in stiva. Perfetto.
Abbiamo calcolato anche il tempo per l’ultimo acquisto che ancora ci manca: una bottiglia dell’originale Ginjinha Espinheira e conviene comprarla proprio in aeroporto perché la paghiamo 9.50 Euro invece di 13.10, il prezzo fissato nella piccola rivendita di Largo de São Domingos.
Il bilancio finale di questo secondo viaggio in Portogallo è positivo: ci sono cose interessanti da vedere, le persone sono accoglienti e si mangia benissimo. In pratica già a metà del viaggio avevamo una risposta alla domanda che ci siamo fatti all’inizio del post.
Il monastero di Belem, il convento di Setubal, il palazzo di Sintra… abbiamo lasciato per strada troppe cose per non pensare a un ritorno.
Arrivederci Lisbona, arrivederci Portogallo!

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 53 km

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Lisbona disponibile su Amazon
Libri letti su Kindle: Il giro di vite di H. James e La notte di Lisbona di H.M. Remarque

I miei viaggi (agg. 12/2010)

Era da un po’ di tempo che avevo in mente di fare un elenco dei posti che ho visitato. Mi piace molto viaggiare e la maggior parte dei soldi che ho speso nella mia vita li ho investiti in questo genere di esperienza, senza mai pentirmene. Parlo di investimento perché spendere per viaggiare arricchisce di più, semplicemente 🙂

 

E siccome ho viaggiato molto, sono mooooolto più ricco 😉

 

In questo elenco ho omesso le località italiane perché ne ho perso il conto, sono tantissime! Non pensate che sia un esterofilo, anzi, credo fermamente che non ci sia Paese più bello del nostro però ogni tanto bisogna affacciarsi dal balcone di casa propria. Io ho iniziato nel gennaio del 1995… e non mi sono più fermato, o quasi! 😉

 

1995: Montecarlo (Principato di Monaco), Praga (Repubblica Ceca), Parigi (Francia), Bruxelles (Belgio), Amsterdam (Olanda), Dachau e Monaco di Baviera (Germania)
1996: Parigi (2), Londra (Inghilterra) e Amsterdam (2)
1997: Guadalupa e Martinica girate in auto
1998: Parigi (3), New York, Schenektady, Albany e Orlando (USA)
1999: Il Cairo, Menfi, Saqquara e Giza (Egitto)
2001: Parigi (4)
2004: Bombay e Calcutta (India), Barcellona (Spagna),  Parigi (5), Mauritius girata in macchina, Londra (2)
2005: Key West, Islamorada, Orlando (2), New York (2) (USA), Cozumel, Playa del Carmen e Tulum (Messico), Haltun Ha (Belize), Valencia (Spagna)
2006: Chicago, St. Louis, Springfield, Oklahoma City, Amarillo, Tucumcari, Santa Fe, Los Alamos, Albuquerque, Holbrook, Grand Canyon, Flagstaff, Las Vegas, Los Angeles (USA). Tutto in auto lungo la mitica Route 66.
2007: Siviglia e Granada (Spagna)
2008: Berlino (Germania), Istanbul (Turchia)
2009: Amsterdam (3), Budapest (Ungheria), Edimburgo e Cramond (Scozia), Brema (Germania), Amsterdam (4), Lisbona (Portogallo)
2010: Bristol (UK), Salisbury (UK), Stonehenge (UK), Amsterdam (5), Volendam, Monnickendam, Marken (Olanda), Madrid (Spagna)

 

Se ho lasciato qualcosa lo aggiungerò!
Buon viaggio, G.

I miei viaggi (agg. 01/2010)

Era da un po’ di tempo che avevo in mente di fare un elenco dei posti che ho visitato. Mi piace molto viaggiare e la maggior parte dei soldi che ho speso nella mia vita li ho investiti in questo genere di esperienza, senza mai pentirmene. Parlo di investimento perché spendere per viaggiare arricchisce di più, semplicemente 🙂


E siccome ho viaggiato molto, sono mooooolto più ricco 😉


In questo elenco ho omesso le località italiane perché ne ho perso il conto, sono tantissime! Non pensate che sia un esterofilo, anzi, credo fermamente che non ci sia Paese più bello del nostro però ogni tanto bisogna affacciarsi dal balcone di casa propria. Io ho iniziato nel gennaio del 1995… e non mi sono più fermato, o quasi! 😉

1995: Montecarlo (Principato di Monaco), Praga (Repubblica Ceca), Parigi (Francia), Bruxelles (Belgio), Amsterdam (Olanda), Dachau e Monaco di Baviera (Germania)
1996: Parigi (2), Londra (Inghilterra) e Amsterdam (2)
1997: Guadalupa e Martinica girate in auto
1998: Parigi (3), New York, Schenektady, Albany e Orlando (USA)
1999: Il Cairo, Menfi, Saqquara e Giza (Egitto)
2001: Parigi (4)
2004: Bombay e Calcutta (India), Barcellona (Spagna),  Parigi (5), Mauritius girata in macchina, Londra (2)
2005: Key West, Islamorada e Orlando (2) (USA), Cozumel, Playa del Carmen e Tulum (Messico), Haltun Ha (Belize), Valencia (Spagna)
2006: Chicago, St. Louis, Springfield, Oklahoma City, Amarillo, Tucumcari, Santa Fe, Los Alamos, Albuquerque, Holbrook, Grand Canyon, Flagstaff, Las Vegas, Los Angeles (USA). Tutto in auto lungo la mitica Route 66.
2007: Siviglia e Granada (Spagna)
2008: Berlino (Germania), Istanbul (Turchia)
2009: Amsterdam (3), Budapest (Ungheria), Edimburgo e Cramond (Scozia), Brema (Germania), Amsterdam (4), Lisbona (Portogallo)

Se ho lasciato qualcosa lo aggiungerò!
Buon viaggio, G.

Riepilogo parte XI

Dicembre
Il mese inizia alla grande con una doppia promozione dedicata agli hardware Fritz! su Ehiweb.it e Fritzshop.it, grande successo e grandi lavori affinché tutto sia perfetto.
Trascorro il ponte dell’Immacolata tra Frascati e Roma e rientro per ripartire a metà mese diretto a Bologna. Il 16 facciamo riunione con una vecchia conoscenza che svelerò solo in futuro, quando i rapporti entreranno in una fase pienamente operativa (un po’ per scaramanzia e un po’ perché l’ideuzza di cui accennavo a ottobre la voglio annunciare in pompa magna).
Parto poi per Torino e Courmayeur e il 21 mi fermo a Roma per incontrare Sonia e ritirare le stampe di due fantastiche foto scattate vicino casa mia, a Gaeta.
Nei giorni successivi impacchetto gli ultimi regali e vago dal 26 al 28 tra Napoli e Aversa (dove ceno al Pepebianco, bel locale).
Per quanto riguarda Geo ADSL informiamo dell’avvenuta copertura di Liguria, Sicilia, Umbria e Sardegna. Avevamo previsto di terminare la copertura nazionale ad Aprile 2010 ma speriamo, caso più unico che raro in Italia, di essere in anticipo sui tempi, difatti siamo decisamente a buon punto!
I preparativi per capodanno si riducono così agli sgoccioli, quindi opto per qualcosa di rapido e semplice da organizzare: cena al Follaro (indubbiamente ristorante dell’anno 2009) e grande “show” di fine anno.
E’ stato un capodanno insolito, da ricordare per sempre ma per la cronaca completa rimando al blog del mio compagno di brindisi finale!
E per il 2010? Ce ne sarebbero di cose da dire, però come al solito piuttosto che pre-annunciare mi piace parlare delle cose già fatte e realizzate, quindi… appuntamento al prossimo riepilogo! 😉

Novembre
Il mese inizia con una trasferta a Bologna e una scadenza importante: la consegna delle grafiche per una pagina pubblicitaria che uscirà su diverse riviste di settore. Abbiamo infatti acquistato degli spazi su PC-Magazine, Computer Bild, Win Magazine e altre testate fino ad Aprile 2010, per un totale di 40 uscite.
Dopo si comincia a lavorare sulle creatività on line per il mese di dicembre e si provvede alla routine relativa alle offerte di Ehiweb.it per il mese in corso, con relativa campagna stampa.
A metà mese infilo un week end a Roma ospite del Conte e cominciamo la preparazione per il BBF.
Dopo una riunione nella sede di Roma, dal 23 al 27 soggiorno all’hotel Ripa a Trastevere, che in quei giorni sarà la base per noi e per i partner di AVM con cui partecipiamo alla grande fiera europea dedicata all’ICT.
Al ritorno dalla capitale passo da Ikea e acquisto, con la complicità  e la pazienza di Pic, i nuovi mobili per la sede di Gaeta, così finalmente provvedo a installare anche il nuovo PC che ho ormai acquistato a settembre (con SO Windows 7, bello!).
Ne approfitto anche per cambiare monitor, passo dal 21 al 24 pollici… sarà esagerato ma ci voleva proprio! 🙂
Aggiornamento Geo ADSL: coperte interamente anche Toscana e Campania.
Nota gastronomica: Il 3 festeggio il compleanno di Cato a Bologna, indimenticabile cenetta francese di Sophie!

Ottobre
Il primo giorno del mese sono a Bologna per la seconda tappa del nostro workshop, anche qui va tutto bene e raccogliamo consensi e contatti.
Il tempo di rientrare in ufficio e… lanciamo on line il nuovissimo sito dedicato a BeSMS! Nei giorni a venire lo metteremo a punto ma è sicuramente un altro traguardo raggiunto.
E sì, ottobre si presenta come un mese molto particolare anche per altri due motivi: inizia una campagna advertising trimestrale su siti molto conosciuti (Punto-Informatico, I-dome, PcTuner, ecc…) e, soprattutto, parto per un fantastico viaggio in solitaria. Saranno due esperienze nuove e indimenticabili che rendono i primi giorni del mese decisamente convulsi perché prima della partenza devo preparare tutte le creatività, e mettere a punto il giretto che mi appresto a fare per l’Europa e per cui al ritorno ho scritto il diario di viaggio a Edimburgo, Brema, Amsterdam e Lisbona.
Ma non è finita, perché chiudo un altro accordo pubblicitario e stilo un lungo documento preparatorio per un’altra ideuzza che ho in testa e che spero di poter realizzare. Di solito sono determinato e quando fisso un obiettivo è facile che riesca a conquistarlo! 😉
Il 16 è il mio compleanno, sono in pieno “tour” europeo, e così festeggio tra i canali di Amsterdam insieme ad amici venuti da Roma, Bologna e Gaeta per trascorrere con me un grande week end.
Rientro in Italia il 22 dopo aver visitato Edimburgo, Cramond, Brema, Amsterdam e Lisbona, magnifico! 🙂
Rientro in tempo per mettere a punto le creatività di novembre e diffondere il comunicato stampa dedicato a BeSMS. Su Ehiweb.it annunciamo orgogliosi la copertura totale di altre regioni: stavolta tocca a  Piemonte, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Calabria, Basilicata e Puglia.

Omaggi, G.

Diario di viaggio: Edimburgo, Brema, Amsterdam e Lisbona

Edimburgo - Princess Garden
I colori del Princess Garden

Dopo un’estate intera di lavoro e un settembre incredibile per la mole di progetti sviluppati, sono cotto!
Mi rendo conto che “scomparire” davvero in questo periodo è semi-impossibile, però ho bisogno di allontanarmi, di vedere le cose da prospettive diverse. Così preparo una gran trolley, carta di credito, portatile e cellulare, e per la prima volta inizio un viaggio da solo. Oddio, non sarà proprio così, ma più avanti vedremo…
Viaggiare da soli ha i suoi pro e i suoi contro, però è un’esperienza da fare e che consiglio a tutte le persone che hanno il viaggio nell’anima. Volevo vedere posti nuovi, località che quando ho proposto per vacanze condivise non hanno suscitato entusiasmi, quindi quale occasione migliore di questa?
Ma dov’è che vado? Scopriamolo insieme, giorno per giorno 😉

11/10 Roma – Edimburgo

La prima destinazione è Edimburgo. Parto da Roma Ciampino alle ore 11 con un volo Ryanair che, per carità, ha sempre delle tariffe convenienti però… però rispetto a un tempo è diventata molto più fiscale e macchinosa con i costi aggiuntivi, specialmente legati alla politica sui bagagli. Durante la prenotazione ho scelto di imbarcare una valigia e di fare il check-in on line (che poi non serve a niente se devi far stivare il bagaglio!), e ho scelto anche l’invio del codice di prenotazione via sms… che non è mai arrivato! Insomma, sono stati un po’ deludenti, anche perché questi servizi li ho pagati. E poi a Ciampino ho visto persone “smontare” le proprie valigie per alleggerirle ed evitare l’esoso extra da 15 Euro al chilo! Una vera esagerazione: se hai preso il biglietto a un prezzo medio e poi in valigia hai tre chili in più, il totale diventa simile a quello di altre compagnie dove però puoi imbarcare maggior peso, non sono fiscali sugli extra, ti assegnano i posti e a bordo ti danno anche uno snack. Perdonatemi, sono delle semplici riflessioni.
Il volo parte puntuale ma arriviamo a Edimburgo con 45 minuti di ritardo, per fortuna il fuso orario ci porta indietro di un’ora e recupero qualcosa. Subito fuori il terminal ci sono le navette Lothian che portano al centro città, il biglietto costa 3,50 sterline (cambio: 1 Euro pari 0,80 sterline) e una mappa e la voce dell’autista indicano chiaramente il nome della fermata (Edimburgo non ha metro ed è servita completamente da bus). Scendo a West End, dove la Shandwik Place diventa Princess Street, e inizio a capire dove sono. Edimburgo è divisa in zone, una volta individuate le principali (Old e New Town) si hanno degli ottimi punti di riferimento per guardare una mappa.
Il mio hotel è in zona Bruntsfield, il riferimento è il quartiere Tollcross, così appena vedo il bus 11 che va verso quella direzione… mi ci fiondo, pago il biglietto (£ 1.20) e aspetto la mia fermata. Solo dopo scoprirò che ho preso il pullman nel mezzo di Charlotte square, uno dei migliori esempi di architettura georgiana e sede della residenza ufficiale del primo ministro scozzese. Il pullman mi scarica nei pressi del King’s Theathre e da lì raggiungo l’hotel Links57 per notte).
Non sono proprio vicinissimo al centro, però, il posto è molto bello, a due passi dal Meadows, un parco pubblico con buche da golf per chi vuole cimentarsi (le regole di questo gioco le hanno scritte qui!), e immerso in una zona residenziale molto tranquilla e piena di bei locali. L’hotel ha copertura wi-fi e un bar aperto fino a notte, dove si incontrano tantissimi ragazzi al termine delle lezioni perché siamo in una zona universitaria, c’è una bella atmosfera in pratica!
Esco subito a fare una perlustrazione, capire le distanze e i tempi è fondamentale prima di cominciare a pianificare le visite, così dedico l’intero pomeriggio a un girovagare consapevole: mi perdo e mi ritrovo tra strade e vicoli. L’impressione iniziale della città non è delle migliori, cioè, è molto bella però sembra piuttosto spenta. Ma la spiegazione c’è: di solito arrivo nelle capitali di venerdì, quando il week end sta per esplodere. Stavolta è domenica e tutto è più tranquillo, quasi silenzioso direi.
Percorro la East Fountainbridge e attraverso tutto il Grassmarket, dove affacciano molti negozi e dove mi fermo a mangiare un fish & chips fatto al momento (£ 7.20). Al termine di Grassmarket prendo la West Bow fino al famoso Royal Mile, l’acciottolata arteria principale che collega il castello di Edimburgo, in cima a una roccia, al palazzo di Holyroodhouse più a valle. Ma non lo percorrerò tutto, lo metto in agenda per l’indomani, intanto però posso ammirare le City Chambers (le camere del consiglio cittadino) e Heart of Midlothian, un cuore fatto di ciottoli ben visibile nel pavimento antistante la St. Giles. Segna il luogo dove un tempo c’era un carcere famoso per le torture e le esecuzioni capitali. La tradizione della città vuole che i passanti sputino su questo cuore per assicurarsi buona fortuna. Dopo questa prima esplorazione rientro e scopro che alle 21 nel pub dell’hotel già non servono più da mangiare, allora esco nuovamente e ceno in un sushi bar lì vicino. Vado a dormire presto, come non mi capitava da anni, ma sono stanco morto e per l’indomani ho un programma fittissimo a cominciare da un problema da risolvere: non ho l’adattatore necessario per caricare le batterie di cellulare, notebook e macchina fotografica! Saranno incubi tecnologici… 😉

12/10 Edimburgo

Dopo un’importante colazione (uova strapazzate con bacon e salsiccia, pane imburrato con marmellata, the, succo d’arancia e yogurt all’amarena), esco per esplorare Edimburgo. Appena fuori l’hotel c’è un elettricista che con £ 4,50 mi risolve un bel problema: ha l’adattatore che cercavo!
Ripercorro la stessa strada fatta ieri per arrivare al Royal Mile, dove di cose da vedere ce ne sono davvero tante. Inizio le mie escursioni dall’imponente chiesa di St. Giles che per gli scozzesi ha un’importanza fondamentale nella loro storia: è qui che cominciò una rivolta della durata di un anno che nel 1638 portò alla firma del National Covenant in cui veniva affermata l’indipendenza dei vescovi scozzesi (e le loro nomine) dalla corona inglese. L’interno è notevole per i colori delle sue alte vetrate, che contrastano con il grigio dei mattoni, e poi ci sono le volte dipinte interamente di un azzurro brillante, senza raffigurazioni di alcun genere. Un piccolo gioiello è la Thistle Chapel, caratterizzata dalla massiccia presenza di legno finemente lavorato. Entrare in una chiesa protestante e vedere croci senza Gesù, oppure l’assenza totale di altre immagini sacre, dipinti o statue, fa riflettere molto…
La mia passeggiata prosegue, ho in testa un percorso particolare e lo seguo districandomi tra close (viuzze) e wynd (vicoli), due elementi che insieme ai tenement (caseggiati) caratterizzano questo stupendo quartiere.
Sì, Old Town praticamente si conserva ancora com’era 400 anni fa, ed è un enorme labirinto di scale, giardini e stradine nascoste costruite su vari livelli in base al periodo storico. Basta pensare che sul Royal Mile ci sono dei ponti che portano alla città nuova ma… sotto non vi scorre un fiume! C’è la città vecchia, che non vuole essere più sepolta. E così è arrivata a proteggerla anche l’UNESCO inserendola tra i patrimoni dell’umanità (anche se con tutti i patrocini che a volte concedono con troppa generosità, stanno facendo perdere credibilità a questo riconoscimento).
Continuo a camminare fino a Canongate Kirk, una chiesetta che ha uno stupendo cimitero dove riposano le spoglie di Adam Smith e del poeta Robert Ferguson. L’atmosfera è surreale, Edimburgo è famosa per i suoi cimiteri nel centro della città e per il suo rapporto con la morte e, soprattutto, con il soprannaturale. Mi riferisco a medium, fantasmi, apparizioni, che alimentano anche tantissime attrazioni create appositamente per i turisti in cerca di brividi…
Poco distante la chiesa c’è un close che si chiama Dunbar, se entrate qui troverete un incantevole giardino in stile secentesco: un’oasi di silenzio e pace a pochi metri dal caotico Royal Mile, incredibile! Dopo una sosta riprendo il cammino fino al discusso Parlamento scozzese, dall’architettura di dubbio gusto (ma si sa, le “archistar” spesso fanno danni…), che si trova proprio di fronte all’Holyroodhouse Palace e l’omonima abbazia, due costruzioni splendide. D’altronde parliamo di una residenza reale e della sua chiesa!
Sempre da questo punto si può scegliere se dirigersi verso l’Arthur’s Seat, un parco naturale nel centro della città una volta riserva di caccia dei reali, che ha il suo picco nella cima di 251 metri che da diverse angolazioni imprime su Edimburgo la sua millenaria presenza, oppure verso la collina di Calton, ricca di monumenti interessanti e con una vista panoramica spettacolare. Scelgo quest’ultima e così mi accingo a risalire Regent Road, dove si può fotografare la tomba del filosofo Hume, fino all’ingresso pedonale del parco: sono arrivato in quella che è stata battezzata l’Acropoli di Scozia. Infatti su Calton Hill ci sono diverse opere costruite in stile greco (tombe e templi commemorativi), oltre all’osservatorio cittadino e al monumento a Nelson che riproduce la forma di cannocchiale rovesciato. La vista da quassù è sorprendente: spostandosi di pochi metri è possibile vedere il panorama a 360 gradi, oppure si può salire in cima alla torre per dominare l’intera città. Dopo le foto di rito incomincio la discesa verso Princess Street, un’arteria enorme (e attualmente sventrata per via dei lavori in corso per costruire la rete tranviaria) strapiena di negozi di ogni genere e molto, molto frequentata. Dopo un boccone al volo presso il St. James Shopping Centre la percorro tutta, passando in rassegna palazzi e campanili monumentali (Scoot Monument, Royal Scottish Academy e National Gallery of Scotland).
La nuova méta sono i Princess Street Garden, l’ennesimo, stupendo, parco cittadino. Lo attraverso e seguo i sentieri che si arrampicano sulla roccia sovrastata dal monumentale castello-simbolo della città, e dopo una faticosa scarpinata arrivo in cima all’Explanade. Nonostante il castello sia l’attrazione più visitata di Edimburgo, non mi suscita particolare entusiasmo: la roccaforte è molto più interessante per la sua collocazione, per il suo dominare la città… diciamo che dal basso fa molta più impressione che dall’interno! 🙂
Però, nel gift-shop, si può comprendere bene quanto la tradizione sia sentita dal popolo scozzese. La devozione per gli antenati e per quei clan che hanno costruito le fondamenta della storia patria è palpabile: insegne, crest, kilt, tartan di vari colori, tutto è in grado di dettare precise coordinate su una particolare famiglia piuttosto che un’altra. Ma il tour che ho organizzato non è ancora finito, quindi riscendo di nuovo per il Royal Mile fino a incrociare il George IV Bridge che percorro fino all’angolo con Candlemaker Road. Qui c’è quella che viene considerata una delle statue più celebrate e conosciute di Edimburgo: Greyfriars Bobby, un piccolo terrier che alla morte del suo padrone, un poliziotto della città, vegliò sulla sua tomba per ben 14 anni! I cittadini hanno voluto onorare la sua fedeltà, rendendolo immortale insieme al suo padrone, ma la località non merita una visita solo per questo motivo. A due passi dalla statua appena citata c’è Greyfriars Kirk and Kirkyard, uno dei luoghi più inquietanti della città. La chiesa non è particolarmente attraente ma è un vero è proprio pezzo di storia della Scozia, perché qui venne firmato il National Covenant di cui ho accennato poco sopra e, soprattutto, vennero tenuti in terribili condizioni di prigionia ben 1200 ribelli. Molti di essi morirono di stenti o giustiziati, e furono sepolti nel retro della chiesa, che ancora oggi conserva in un cimitero monumentale le tombe dove morirono queste persone. Ed è proprio qui che risiede il fenomeno noto come Poltergeist McKenzie, il caso di attività paranormale meglio documentato del mondo. Be’, restare indifferente in questi luoghi è impossibile, se poi ci si mettono anche gli scoiattoli ad alimentare suggestioni, muovendo rami, apparendo e scomparendo, facendo percepire movimenti “strani”, il gioco è fatto! E allora vai col business dei tour guidati a caccia di fantasmi 🙂
Dal cimitero rientro verso l’hotel tagliando per Meadows Park, ma prima mi sono imbattuto nel Flodden Wall, delle mure megalitiche costruite nel 1500 per arginare una temuta invasione inglese.
Be’, la giornata è finita, ho camminato per quasi 7 ore (è stata una scelta, il percorso si può fare con gli autobus volendo) e, soprattutto, ho cambiato idea sulla prima impressione ricevuta dalla città: è molto bella e godibile. Anzi, ho provato qui sensazioni che non avevo mai provato in nessun’altra città…

13/10 Edimbrugo – Cramond

Allora, Edimburgo è piccola. Non ha neanche 500.000 abitanti e le cose davvero interessanti da vedere sono tutte concentrate in aree piuttosto limitate. Diciamo che il giro di ieri mi ha permesso di vedere praticamente il meglio che c’è in città per un turista, quindi nella giornata di oggi potrò dedicarmi a un’escursione fuori porta. Ma prima… prima mi aspetta l’ultima attrazione della Old Town: Real Mary King’s Closed.
Questo vicolo è l’emblema della costruzione a strati della città e delle sue storie tristi e dolorose, con l’ovvio corollario di fantasmi sopraggiunti a conclusione di varie vicende drammatiche. Il vicolo cadde in disgrazia quando i suoi abitanti, tra cui Mary King (una commerciante benestante), vennero colpiti dalla peste. Le autorità locali per sconfiggere l’epidemia trovarono un metodo singolare e radicale allo stesso tempo: murarono vivi i suoi abitanti. La struttura non è una ricostruzione, è proprio una passeggiata nella Edimburgo che fu: buia, umida e maleodorante.
Le visite sono ben organizzate, durano un’ora e vengono effettuate soltanto in gruppi e con partenze in orari precisi. Il prezzo è di 10,50 sterline, inclusa l’audioguida. Tutto è bene organizzato e la passeggiata si rivela piacevole: si entra nel cuore del vicolo, nelle case rimaste sotto la nuova Edimburgo, nelle stanze ancora piene di dolore e sangue. E, ovviamente, la voce narrante non si risparmia particolari tremendi su morti ammazzati e fantasmi tornati a perseguitare i loro aguzzini. Le luci sono fioche, i rumori, le ombre, le statue che riproducono alcuni personaggi, tutto è organizzato per amplificare le sensazioni dei visitatori e se vi capita una guida brava… ci sarà di che avere paura! 😉
La stanza che riempie di angoscia è quella della piccola Annie, una bimba che una medium giapponese disse di aver visto piangere per la morte dei suoi genitori. Da quando avvenne questa rivelazione la stanza di Annie è stata invasa da peluche, giocattoli, bambole che i visitatori portano perché lo spirito della bambina possa avere qualcuno con cui giocare e trovare così la pace. Quando siete di fronte a questo mucchio di giocattoli impolverati, e una voce vi dirà nell’orecchio che “se vedete qualcosa… non siete i soli”, be’, siete autorizzati ad avere la pelle d’oca!
Tornato all’aria aperta faccio un giro a Leight Walk, la zona in fase di rivalutazione dove si trova il porto e lo yacht reale Britannia ma mi rendo conto che era un tragitto che potevo risparmiarmi, non lo consiglio.
Prendo un bus che mi riporta a George Street e con il biglietto giornaliero (£ 3) fatto in mattinata, da lì parto per Cramond Village. Tempo 40 minuti e arrivo in questo bellissimo villaggio di pescatori. O almeno, quello che una volta era un villaggio di pescatori. Oggi a Cramond ci sono delle villette bellissime, un’atmosfera rilassante, una chiesa (con annesso cimitero) in pietra, un antico forte romano e, soprattutto, ciò per cui ci si va: la buona aria del mare. Sì, a Cramond si scattano grandi foto: c’è un piccolo porto con delle barche a vela ormeggiate, un solo bistrot dove prendere un the e un’enorme spianata che permette di passeggiare a ridosso del mare. Ma non è finita, perché le maree aprono e chiudono ogni giorno un piccolo sentiero che porta all’omonima isola, località rinomata per chi ama il bird watcing (non io!).
Al rientro mi sono goduto un ottimo hamburger da 7 once di manzo Angus, accompagnato da cheddar cheese stagionato, bacon e le immancabili patatine fritte in quantità industriale (£ 10, inclusa una pinta di birra). Dopo aver scaricato la posta (per questo viaggio ho scelto tutti hotel con connessione wi-fi gratuita) torno in camera per preparare la valigia: l’indomani si parte molto presto, alle 6.20 un aereo mi porterà verso la prossima destinazione: Brema!
Qualche annotazione finale su Edimburgo: è bella, vale la pena visitarla. Il centro città è sicuro e pulito, il grado di civiltà è molto elevato: nessun venditore molesto e massima accoglienza per i turisti, giustamente vissuti come una risorsa importante nell’economia della città. L’unica nota negativa è sulle indicazioni: in centro non ci sono praticamente cartelli che indichino le direzioni per le principali attrazioni, in pratica bisogna consultare continuamente la mappa.
Per pianificare i miei percorsi e apprendere nozioni sulla storia della città, in questo viaggio mi ha accompagnato una guida Lonely Planet (collana Incontri, 13.50 Euro).

14/10 Edimburgo – Brema

Mi sveglio letteralmente all’alba, anzi prima. Alle 4.45 un taxi mi aspetta per portarmi in aeroporto (£ 18.50) dove prenderò nuovamente un volo Ryan (£ 14.00) che mi porterà in Germania, a Brema.
Una volta atterrato rimetto l’orologio sul nostro fuso orario, sono le 10 e appena uscito dal terminal sono di fronte ai tram che si dirigono in centro. Prendo il numero 6 (Eu 2.20) direzione Universitat e scendo presso la stazione centrale.
Visto che presto prenderò un treno proprio da qui, ho voluto calcolare subito i tempi e le distanze che ci sono dal mio hotel. Mi accorgo subito che orientarsi è molto facile, Brema è davvero piccola! Con l’iPhone verifico il tragitto da fare (fantastico, con Google Map puoi pianificare il percorso pedonale!) e in 10 minuti sono davanti la porta dello SchlafCompany. L’hotel è praticamente a conduzione famigliare e i gestori sono molto ospitali, mentre sistemano la camera vado a fare colazione al Bremen 4U Café, molto bello e molto buono. Visto che sono in piedi da un po’… la colazione sarà un specie di pasto: uova con bacon, succo d’arancia, due croissant con burro e marmellata fatti in casa, una fetta di torta al cioccolato, the Earl Grey con pasticcino (Eu 11,70). A parte il design, sono i particolari che lo rendono interessante. Ti servono tutto in modo che tu possa preparare da solo le porzioni in base ai tuoi gusti: c’è un vasetto con la marmellata, uno con il miele, uno con il burro, uno con la nutella… e poi il the è racchiuso in un sacchetto di seta, così ne senti il profumo prima dell’infusione. A volte basta poco per essere “diversi” da tutti gli altri, bravi!
Proseguo a passeggiare diretto verso il centro (parliamo di qualche centinaio di metri!) e arrivo nella piazza principale, Marktplaz. In pratica sembra di entrare nel classico paesaggio delle fiabe nordiche, e difatti una delle più celebre favole dei fratelli Grimm è ambientata proprio qui, è chiaro che mi riferisco ai Quattro suonatori di Brema (o musicanti, dipende dal traduttore). La città è talmente riconoscente della popolarità ricevuta da questa storia che ha dedicato un monumento all’asinello, al cane, al gatto e al gallo, ovviamente impilati l’uno sull’altro. Ma in Marktplaz non c’è solo questo perché è qui che affaccia il Rathaus, il municipio, che – indovinate un po’? – è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, e St. Petri Dom, la chiesa più importante della città. La visita all’interno di quest’ultima è molto gradevole, anche perché sono organizzati molto bene e nella parte museale è possibile accedere anche con un’audioguida che danno gratuitamente. Insomma vale la pena fare un giro, anche per la piccola cappella sotterranea.
Una volta all’esterno giro tra i tanti vicoli, pieni zeppi di negozi, e mi diverto a perdere e ritrovare l’orientamento, questo per far capire quanto è piccolo il centro storico, vale a dire la maggior attrazione della città.
Dopo diversi “passage”, cioè delle gallerie pedonali che collegano strade un po’ più grandi delle altre, entro in un centro commerciale: devo comprare il secondo adattatore del viaggio! E allora mi chiedo: ma la UE invece di sprecare soldi per definire le dimensioni standard di patate e cetrioli, non potrebbe lavorare per unificare i voltaggi dei paesi comunitari e, soprattutto, delle varie prese elettriche?! 😉
Dopo questa profonda riflessione rientro in hotel, perché la levataccia comincia a farsi sentire e per scaricare un po’ di posta. Resto on line fino alle 21 e poi esco per cena, trovando subito il ristorante che mi hanno consigliato alla reception. Purtroppo però, non mi hanno detto che si tratta di un ristorante spagnolo! Allora decido che no, non avrei mangiato cucina iberica e decido di andare avanti in quella che sembra una strada ricca di proposte, e così nell’ordine trovo: un greco, un messicano, un africano orientale, l’immancabile italiano, il cinese, il giapponese, il pub inglese e, appunto, lo spagnolo! Ahia, bisogna cambiare programma… ma di solito le cose improvvisate regalano sorprese e così scopro, sempre vicino l’hotel, Hangeboden*, un locale davvero tedesco! All’interno, oltre al gestore, c’è una coppia matura e tutti e tre bevono birra e fumano continuamente. L’atmosfera è molto familiare, mi invitano a sedermi al bancone e dopo aver ordinato, su suggerimento del proprietario Jurgen, una Schweineschnitzel (due bistecche di maiale impanate e fritte, accompagnate da cetrioli in salamoia e le immancabili patate, fritte e lesse), mi omaggiano dell’inno nazionale italiano sparato a tutto volume. Quando poi mettono su una versione di Va’ Pensiero interpretata da Al Bano, capisco che sono ubriachi 🙂
Però sono stato benissimo, Jurgen mi ha servito della birra Barre spillandola da vero maestro con calma e mosse accurate, invitandomi a mangiare perché lui ci avrebbe messo il tempo che gli sarebbe occorso, fantastico! Così familiarizzo con Peter e Renate e, prendendo spunto dalla mia sciarpetta dell’AS Roma, cominciamo a parlare di calcio, di Hassler, Berthold e il mitico Rudy Voeller, con loro che mi aggiornavano su quello che avevano fatto questi idoli una volta tornati in Germania. La compagnia è gradevole, la cena ottima (Eu 10.80) ma gli occhi mi si chiudono e quindi decido di abbandonare il tavolo dando appuntamento a Jurgen per l’indomani e buonanotte… ai musicanti! (o ai suonatori)
* Il locale ha chiuso nel 2011

15/10 Brema

Allora, se Edimburgo è piccola… Brema lo è ancora di più! E le cose da vedere sono molte meno.
Quindi il secondo giorno ho già familiarità con il luogo ma, soprattutto, ho ben poco da fare. Dopo la colazione vado in centro, cambio dei soldi in banca, e attraversando MarktPlatz, raggiungo Schnoor, sicuramente il quartiere più caratteristico della città. E’ composto interamente di vicoli e le case, tutte unite e di colori diversi, ospitano tantissimi negozi di artigianato, souvenir e ristoranti. Nel cuore di questo intreccio di vicoli c’è una bella chiesa dedicata a S. Francesco e dopo un giro all’interno, vado a fare shopping (comprerò t-shirt per la collezione di mio nipote, peluche dei musicanti, borsa in tela, uno yo yo e due magneti da frigo). Dopo aver visitato tutte le viuzze mi dirigo verso Bottcherstrasse. Non per ripetermi, ma ogni volta che c’è un cambio di direzione si ripassa per Marktplatz, stavolta però aggiungo che al centro della piazza si può vedere la statua in marmo di Rolando, monumento nazionale alto dieci metri che rappresenta la libertà e che, non per essere ripetitivo, è anch’esso registrato come patrimonio ecc… ecc… dell’Unesco.
Eccoci arrivati a Bottcherstrasse! La strada è molto piccola, molto breve ma anche molto bella, azzarderei che è la più bella che ho visto qui, ancora più interessante dello Schnoor. Nella sua struttura a zig-zag, ospita alcuni selezionati locali, una fabbrica di caramelle con gli artigiani che lavorano in una vetrina, fotografatissimi come delle star di Hollywood, ed è caratterizzata dall’ampio uso della pietra rossa per mura e costruzioni, e da gruppi di musicisti di strada quasi ad ogni angolo. Dopo una pausa per prendere un po’ di sole seduto su una panca in pietra di… Marktplatz, decido di rientrare in hotel per preparare i bagagli.
La sera cenerò di nuovo da Jurgen, ma farò molto presto perché l’indomani mi tocca un’altra levataccia! Ma la farò volentieri: devo andare in stazione a prendere un treno che mi porterà ad Amsterdam, dove incontrerò amici che arrivano da Roma, Gaeta e Bologna… mi sa che sarà un compleanno indimenticabile!
Qualche annotazione su Brema: è bella, però se dovessi sceglierla come meta per una vera e propria vacanza, ci rifletterei un po’. Due giorni qui sono sufficienti, per me è stata una tappa di passaggio tra Edimburgo e Amsterdam, una bella tappa ma se volete andare in Germania, Berlino e Monaco hanno molto di più da raccontarvi.
Ah! Dimenticavo, fa un freddo terribile. Al 13 ottobre erano già a -1, non oso immaginare dove sarà la colonnina di mercurio durante i giorni della merla! 🙂

16 e 17/10 Amsterdam

Al mattino, anzi all’alba, vado via da Brema e per farlo mi dirigo verso la stazione dove alle 6.37 ho il treno che mi porterà a Osnabrück, per la prima tappa verso Amsterdam. Sulle ferrovie tedesche c’è poco da registrare, sono mostruosamente puntuali ed efficienti, cito soltanto questo: il 20 agosto ho comprato con 29 Euro il biglietto per il viaggio da Brema, per un totale di tre treni da prendere. Bene, praticamente due mesi prima della partenza conoscevo il binario di partenza! Addirittura in un cambio avevo solo 4 minuti a disposizione per la coincidenza, ma poiché si trattava del binario di fronte a quello di arrivo, non ci sarebbero state corse furiose da fare… e così è stato! Il treno è arrivato, ho attraversato il marciapiede e sono salito sull’altro treno che era già in attesa ed è partito puntualissimo: è così che dovrebbero funzionare le ferrovie!
Alle 11 sono finalmente ad Amsterdam dove un po’ alla volta incontrerò tutti gli altri: il 16 infatti è il mio compleanno e sono venuti a festeggiare con me amici provenienti da Roma, Bologna e Gaeta.
Su Amsterdam, non mi dilungherò, ci sono stato già quattro volte ed è una città che conosco abbastanza bene e che adoro per la sua architettura, per i suoi canali, per l’atmosfera sempre elettrica e allo stesso tempo pacifica e rilassante.
A titolo di cronaca, cito alcune informazioni su questo breve soggiorno: l’hotel che ho scelto è stato il Tulip Inn, molto chic ma soprattutto perfettamente posizionato. Se sarete nei paraggi di questo hotel, è vivamente consigliata la colazione da Coffee Connection: apple pie con panna e brownie sono all’altezza della migliore tradizione americana (Eu. 7,50 con un the alla cannella).
Poi, il museo di Van Gogh merita sempre una visita (ma ricordate di comprare i biglietti (Eu. 13) in hotel o nei centri di informazione turistica se volete risparmiare file chilometriche! 😉
Ancora, l’affitto della bicicletta è indispensabile per vivere pienamente lo spirito della città (consiglio Yellow Bike, 13 euro al giorno assicurazione inclusa… è anche adiacente al locale dove fare colazione!); per finire un paio di note sul cibo: durante il giorno fate spuntini presso i botteghini che ci sono lungo i canali, si mangiano cose sane e fresche. Ovviamente sto parlando di pesce, anzi, veri e propri panini a base di aringhe, salmone e baccalà fritto: non fatevi impressionare perché sono ottimi (Eu. 7,50), mentre a cena si può optare per un ristorante esotico, Amsterdam infatti ne è piena proprio per via della sua tradizionale fama di città multietnica, storicamente centro nevralgico di scambi economici e, di conseguenza, culturali. Noi abbiamo scelto Tomo, come fatto anche a marzo, un sushi bar delizioso: pulito, buone porzioni, begli arredamenti e personale cortese.
Nota di colore: a marzo, girovagando per Vondel Park incrociai la strada con Franklin Rijkaard, stavolta invece, durante la notte di sabato ho incontrato fuori il nostro hotel la signora Ilary Blasi in Totti. Era con un’amica e rientrava verso il suo albergo. Indossavo sempre la mia benedetta sciarpetta della Roma, e siccome continuavo a fissare la Iena perché non ero convinto che si trattasse di lei, dopo un sorriso ha imboccato la porta girevole, mentre l’amica mi faceva cenno di “sì” con la testa e rideva, a confermarmi che avevo visto bene.
La Roma il giorno dopo ha perso 2-1 e Totti non ha giocato… non è che stava pure lui ad Amsterdam?! 🙂

18/10 Amsterdam – Lisbona

La giornata la dedico al relax, alcuni amici iniziano a rientrare verso le loro basi e anche io preparo una nuova partenza. Prima, però, ci concediamo un fantastico pranzo da La Place, un ristorante che funziona con il principio del fast food, solo che non è squallido come di solito sono i locali di quel genere.
La Place è un trionfo di colori e odori, si passeggia tra sale enormi e ricche di cibo e si sceglie il proprio pasto che in parte si può comporre con le cose freschissime già preparate ed esposte, in parte invece può essere ordinato a proprio gusto e viene cucinato al momento, davanti ai propri occhi: è un po’ come avere uno chef dedicato! Prendo un filetto di salmone arrosto con patate e una gran torta con mele e frutta secca.
Così, dopo un’ultima passeggiata e una sosta indimenticabile al Kadinski mi dirigo verso l’aeroporto dove alle 19 mi attende il prossimo aereo per Lisbona dove arriverò alle 21 ora locale.
Il tempo di arrivare all’hotel American Diamond’s (autobus 745, fermata Picoas, Eu. 1,40 con biglietto a bordo) e mi resta giusto il tempo per orientarmi un po’ e pianificare il percorso da fare il giorno successivo.
Metto le lancette indietro di un’ora e crollo dal sonno.

19/10 Lisbona

L’hotel è ottimamente posizionato, in Italia sono stato molto attento a questo aspetto, perché se si hanno pochi giorni a disposizione è inutile perdere molto tempo negli spostamenti, meglio essere subito nel vivo dell’azione!
Di buon mattino esco e passeggio fino all’enorme piazza Marquese de Pombal (l’architetto che ha praticamente ricostruito Lisbona dopo il catastrofico terremoto del 1755), da qui prendo la metro blu fino a Baixo-Chiado e una volta tornato alla luce risalgo rua Augusta in direzione Rossio.
Questa strada acciottolata è colma di negozi di souvenir, bar, qualche spacciatore di rosmarino e mendicanti, e collega il maestoso arco di trionfo praticamente in riva al mare, alla piazza Dom Pedro IV, quella che per i locali è semplicemente il “Rossio”.
All’incirca a metà strada m’imbatto nell’Elevador de Santa Justa, un ascensore con struttura in ferro battuto alto 45 metri e progettato da un allievo di Eiffel, con evidenti richiami allo stile del suo maestro.
Procedo fino a sbucare nella piazza detta “Rossio” e mi godo lo spettacolo offerto dalle fontane che adornano l’immenso spazio aperto su cui affacciano le strutture del teatro dell’opera e la stazione da cui partono i treni per Sintra.
Dopo una breve pausa fotografica, entro nell’adiacente praca da Figuera da cui si vede il castello-simbolo di Lisbona, e da qui proseguo verso la piazza di San Domingos luogo di ritrovo della comunità africana e sede dell’omonima chiesa, risparmiata dal terremoto catastrofico che colpì la città secoli fa e di cui è possibile ancora vedere le ferite inferte alla struttura. Segnalo che questa è in assoluto la chiesa più bella che ho visto durante il viaggio!
All’esterno c’è lo storico locale A Gingjinha dove per 1,10 euro provo questa celebrata bevanda locale a base di ciliegie sotto spirito. Gingjinha non è solo un liquore, è proprio un rito, un momento della giornata, una coccola che i lisbonetas si fanno in qualsiasi momento della giornata. E fanno bene!
Dopo quest’esperienza alcolica, punto verso le rovine del convento do Carmo che raggiungo inerpicandomi per i ripidi viottoli del Bairro alto.
La piazza del convento è fresca, musicale e rilassante, faccio un po’ di spese in un negozio e mi fermo a pranzare al Royale Café (Eu. 12.30) dove c’è un’ottima connessione wi-fi per dare un’occhiata alla posta.
Al termine della sosta riscendo verso rua Augusta che stavolta percorro verso il mare e l’Arco da Vitoria in Praca do Comercio.
Nonostante ci siano dei lavori in corso, osservare il tramonto sul mare, con il ponte 25 aprile (esatta riproduzione del Golden Gate di S. Francisco) e la statua di Cristo Rei (eretta in onore di Gesù per aver risparmiato il Portogallo dagli orrori della II guerra mondiale, è identica a quella di Rio) a fare da cornice, mi ripaga della fatiche fatte per arrivare fin qui. Lisbona è davvero bella!
Provato dalle lunghe passeggiate, rientro in hotel in metro e ceno in un locale vicino l’hotel, il Maracanà, dove per 7.25 Euro mangio carne asada e un sandes caso e jamon.
Domani sarà la volta dell’Alfama, un’altra giornata impegnativa.

20/10 Lisbona

La giornata inizia senza fare colazione in hotel, mi dirigo nuovamente a Praca da Figuera per provare le delizie della Confeitaria Nacional, la pasticceria più antica di Lisbona (1829). Trovo un angolo tranquillo, faccio il pieno di dolce e salato ma, soprattutto, provo le migliori pastéis de nata della città!
A questo punto non mi resta che dirigermi verso il castello, non prima di aver visitato la cattedrale , in stile romanico e costruita dai romani sulle rovine di una moschea araba. La chiesa è una delle più fotografate e nella viuzza che la cinge sferraglia il mitico tram 28, il mezzo di trasporto migliore per visitare questa parte della città. Il 28 è ormai un’attrazione turistica più che una linea regolare: sempre pieno, fa un giro della collina che dura 45 minuti ed è tutto a base di saliscendi vertiginosi: da provare!
Mentre procedo tra una foto e l’altra agli splendidi scorci, mi fermo a consultare la mappa e un gentilissimo signore mi avvicina per chiedermi se avevo bisogno di aiuto. Mi ritrovo così a fare la conoscenza di Carlos, che mi offre dell’ottimo vinho verde nel suo locale caratteristico appena aperto (Garraferia S. Martinho, Largo S. Martinho N. 1/2)  e ci raccontiamo le nostre esperienze di viaggiatori. Carlos ha dell’ottimo vino e un formaggio di cui va orgoglioso ,che vuole a tutti i costi farmi assaggiare. Così non mi tiro indietro e mi fermo per una lunga pausa: è pomeriggio, fa caldo, non è orario per clienti e così ci piazziamo all’esterno su uno sgabellino a parlare, bere e fumare. Carlos ha tante cose da raccontare, a cominciare dalla sua vita fatta di lunghi anni di esperienze professionali in Brasile, Sudafrica, Italia e, infine, nella sua Lisbona dove ha aperto il locale da soli 40 giorni. Ci salutiamo con la promessa di rivederci, non vorrebbe farmi pagare il conto, ma insisto perché mi ha accolto in casa sua e perché tutto era buono, a cominciare dall’atmosfera: questi sono i piaceri nascosti che sono riservati ai viaggiatori solitari!
Dopo l’ultima salita arrivo finalmente alla fortezza de Sao Jorge, un pezzo di storia millenaria della città che ha visto succedersi ogni genere di dominazione e che, dietro le sue poderosa mura, cela una città nella città: piccoli vicoli, case antiche, panni stesi al sole e il fado improvvisato (canto popolare melanconico) che proviene dalle abitazioni rendono questo quartiere davvero unico.
Dopo un giro completo mi fermo a scattare delle foto panoramiche dal belvedere di Porta dal Sol, sotto di me c’è tutta l’Alfama con le sue tegole arancione cotte dal sole che contrastano con il blu azzurro del mare.
A mio modesto parere non si può visitare Lisbona senza faticare per ammirare questo paesaggio, è appagante, è un premio per chi non si perde d’animo e sceglie di non limitarsi al solito circuito ultraturistico.
Per tornare verso il centro salgo su un altro tram sferragliante, carico di gente appesa anche all’esterno, che si lancia in discese spettacolari fino a tornare in pianura.
Una volta giù dal trabiccolo rientro in hotel e poi faccio un salto al ristorante Bonjardim dove cucinano il miglior frango (pollo) arrosto della città. Il piatto è servito con insalata e patate e per renderlo più speziato si può aggiungere il piri-piri (Eu. 23.10).
Dopo un giro notturno nelle due piazze principali, purtroppo è tempo di preparare nuovamente la valigia 🙁

21/10 Lisbona – Roma

Questo è l’ultimo giorno a Lisbona, anzi mezza giornata perché alle 14.20 un aereo della TAP mi riporterà in Italia.
La giornata inizia presto con una fantastica colazione alla Confeitaria, dove acquisto anche una confezione di pastinas fresche da portare a casa (6 pezzi, 6.30 Euro) e prosegue con una passeggiata in centro e il rientro in hotel a piedi, attraversando l’imponente Avenida da Liberdade, un’enorme arteria ottocentesca che Pessoa definì “la strada più bella di Lisbona”: 1.3 chilometri di negozi e vegetazione che sbucano nella monumentale piazza intitolata al Marques de Pombal, che rappresenta idealmente l’inizio e la fine del mio viaggio in questa città.
Dopo c’è tempo solo per lo shuttle aeroportuale (Eu. 3.50) che mi porterà agli imbarchi, e per i saluti finali.
A Lisbona ci tornerò, voglio godermela con più calma, vivere le giornate con i ritmi locali che non sembrano affatto frenetici. Ho letto che viene spesso paragonata all’Avana, una città che ho visto solo in foto, ma credo che sia una definizione piuttosto azzeccata: ci sono zone decadenti che sembrano uscite da un film degli anni ’50, ma ci sono anche grandi segni di una voglia di crescita e riscatto che, probabilmente, è iniziata con la rivoluzione dei garofani degli anni ’70 (con la caduta del regime di Salazar) e ancora non si è conclusa.
Mio ausilio durante il viaggio è stata la guida Lonely Planet della collana Incontri (Eu. 13.50)

Ora sono ritornato nel paese più bello del mondo, ovviamente l’Italia, il mio viaggio è filato liscio come l’olio. Per quanto non abbia dedicato molto tempo alla preparazione, tutto è andato bene. Le prenotazioni dei voli, dei treni, degli hotel, sono state fatte tutte su Internet e non ho avuto nessun genere di imprevisto, problema, difficoltà. Un ringraziamento particolare va al mio iPhone: non è solo un cellulare! E usarlo durante i miei giri mi ha dato la conferma che sono ormai un viaggiatore 2.0! 😉
Considero l’esperienza molto positiva, ho qualcosa di nuovo da raccontare e sarei pronto a partire anche domani, di nuovo da solo. Ecco, se mi fossi annoiato, depresso, intristito dopo un viaggio del genere, non inviterei nessuno a provare un’esperienza simile.
E invece, per quanto forte, d’impatto, penso che tutti dovrebbero farsi un giro fuori casa da soli… fa bene!
È come quando i genitori per la prima volta ti danno il permesso per uscire e rientrare da solo: non vi siete lasciati sfuggire quella occasione, non rinunciate neppure a questa!

Omaggi nomadici, G.