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Diario di viaggio in Andalusia: Granada, Cordoba, Ronda e Malaga

Diario di viaggio in Andalusia: Granada e Alhambra, Cordoba, Malaga e Ronda
Ronda, Granada e Cordoba: istanti di viaggio.

 

Si torna in Andalusia per vedere altre città, dopo il viaggio del 2013 tra Siviglia, Gibilterra e Cadice, questa volta arriveremo a Granada, Cordoba, Ronda e Malaga.

 

03/10 Roma – Malaga – Granada (172 km)

 

Partiamo da casa all’alba e nonostante ciò, il solito micro-tamponamento idiota sulla 148, ci rallenta e brucia il margine di anticipo calcolato per arrivare in aeroporto. Dopo aver abbandonato frettolosamente la macchina al parcheggio AltaQuota2 (6 giorni, 21 Euro) arriviamo a Fiumicino giusto in tempo per imbarcare un bagaglio e fare il check-in, l’aereo decollerà alle 10:30.
Il volo a/r Alitalia per Malaga è stato comprato il 13 Agosto sul portale viaggi di American Express (181 Euro). I servizi a terra e a bordo (quotidiani gratis e snack) – a parte le divise da elfo – sembra stiano migliorando, speriamo sia la volta buona per la nostra compagnia di bandiera.
Dopo due ore di volo passate a sonnecchiare e leggere, sbarchiamo, recuperiamo la valigia e seguiamo i grandi adesivi a terra che indicano il percorso per raggiungere gli sportelli dei noleggi auto. La nostra macchina l’abbiamo prenotata sul sito Alamo ed è una Peugeot 308 nuova di zecca con cruise control, chilometri illimitati, pieno di benzina e GPS, per una spesa di 222 Euro.
Una volta azzerato il contachilometri studiamo il percorso e puntiamo dritti su Granada anche se nel tragitto abbiamo programmato una fermata al mare, a Nerja.
Però, prima di procedere con la narrazione, vorrei mettere in risalto una informazione fondamentale per questo viaggio, che sarà sicuramente molto cercata: come comprare i biglietti per l’Alhambra di Granada.
Da quanto ho visto è un argomento dibattuto in rete e c’è molta confusione sul metodo migliore, quindi vorrei dare dei consigli semplici e chiari a chi intende fare questo viaggio e troverà il mio blog durante le ricerche.
Il complesso dell’Alhambra ha da tempo gli ingressi limitati, quindi bisogna prenotare il giorno e l’orario esatti della propria visita. E per spuntare il prezzo-base di 14 Euro conviene giocare d’anticipo, anche di alcuni mesi!
Se poi pensate di rischiare lo stesso e provare l’acquisto direttamente in biglietteria nel giorno della visita, sappiate che anche mettendovi in coda all’alba rischiereste di non entrare; quindi organizzatevi bene, è meglio non improvvisare.
Acquistare su internet i biglietti per l’Alhambra non è facile, perché in rete c’è una marea di siti non ufficiali che organizzano visite guidate di gruppo e individuali, e hanno (ovviamente) prezzi maggiorati: da 42 a oltre 100 Euro a persona. E comunque, anche se siete disposti a spendere di più, al momento della prenotazione vi sarà in ogni caso chiesto in quale giorno vorrete effettuare la visita. Dopo aver fissato il giorno bisognerà scegliere la fascia oraria e vedere se tutto coincide con le date del vostro soggiorno. Questi siti sono tour operator autorizzati alla vendita dei biglietti e le loro disponibilità possono variare: per le date del mio viaggio un sito aveva posti liberi a partire dal 6 Ottobre, un altro invece dall’11. Due opzioni impossibili visto che avevamo programmato di lasciare Granada il 6.
Alla fine, dopo tante ricerche e confronti, sento di consigliare queste due soluzioni per comprare i biglietti dell’Alhambra.
1) Acquistare da questo canale ufficiale come suggerito sul sito del Patronato per avere un biglietto senza fronzoli e senza grandi maggiorazioni di prezzo (io non ho completato l’ordine perché, con otto giorni di anticipo, non c’era disponibilità durante le date del mio soggiorno. La prima data utile era distante due settimane!)
2) Come si è capito, stavamo seriamente correndo il rischio di non entrare all’Alhambra quando è arrivata l’illuminazione della Granada Card! Un pass multiservizi come ce ne sono in tante città turistiche. Il pass è valido 3 o 5 giorni, include l’accesso ad alcune importanti attrazioni della città, viaggi in bus e, ovviamente, l’ingresso al complesso dell’Alhambra e Generalife.
Costa 33.50 Euro ma vale la pena perché praticamente assicura l’entrata alla fortezza: durante l’acquisto ho selezionato la data della visita e la disponibilità era molto più ampia di tutti gli altri siti. I pass si possono acquistare online e ritirare in diversi punti della città.
Ok, il capitolo “biglietti Alhambra” per ora è finito, lo riprenderò più avanti con altri dettagli. Ora ricominciamo il viaggio da dove eravamo rimasti 😉
Allora, eravamo in marcia verso Granada quando, dopo un’ora e 70 chilometri di strada, abbiamo deciso di fermarci un attimo a Nerja. Giusto un’oretta, il tempo di sgranchire le gambe, mangiare il primo panino chorizo y queso, e affacciarci allo splendido Balcon de Europa, un belvedere a strapiombo sul mare da cui si gode un panorama spettacolare. Ci sono 30 gradi e sarebbe bello fare un tuffo nella sottostante Playa Calahonda, anche perché l’acqua è bellissima, ma dobbiamo riprendere la strada e raggiungere la destinazione finale.
La stanchezza inizia a farsi sentire e per arrivare a Granada c’è bisogno di lucidità e concentrazione perché ci sono tante ZTL e corsie preferenziali da tenere d’occhio. Ci aveva avvisato l’hotel, ce l’hanno confermato al box del noleggio: se a Granada non prendi multe sei un “campeon” 🙂
Entriamo in città ed effettivamente è complicato districarsi, il nostro hotel è nel cuore del centro storico e dobbiamo raggiungere il parcheggio convenzionato.
Ora un consiglio: se andrete in macchina considerate la questione “parcheggi”, non solo a Granada. In strada è praticamente impossibile lasciare l’auto. Gli hotel non hanno quasi mai il proprio parcheggio, se ce l’hanno è a pagamento oppure offrono tariffe riservate presso box di terzi. Quindi troverete sicuramente dove lasciare l’auto ma, nel preparare il budget di viaggio, dovrete considerare che un posto macchina può costare fino a 25 Euro al giorno! Questa è una costante che abbiamo riscontrato in tutte le località visitate, anche durante il primo viaggio in Andalusia. Il nostro Khu Hotel offre una tariffa speciale da 15 euro al giorno e decidiamo di lasciare la macchina, perché usarla per spostarsi in città è solo fonte di stress.
Sono le 18:30 quando arriviamo in Plaza Bib Rambla, importante piazzetta storica e piena di locali su cui affaccia il nostro albergo. Facciamo check-in, lasciamo le valigie, scegliamo dove cenare e siamo subito fuori per raggiungere Navas, la strada dei tapas bar consigliata dalla receptionist. Una volta sul posto constatiamo che è il classico tipo di strada che non preferiamo, con tanti turisti e ancora più camerieri che invitano a entrare. Quindi cerchiamo con TripAdvisor qualcosa di più “isolato” e genuino, così finiamo da Rosario Varela. Locale molto accogliente, ben arredato, in legno e armonico nell’unire stili diversi. Ordiniamo due pinte di birra che ci vengono servite con jamon iberico, zucchine e formaggio, e un’altra con acciuga e salmorejo (salsa a base di pomodoro, aglio, pane duro e olio extravergine di oliva). Poi i piatti forti: jamon iberico con pane, aglio e pomodori gratinati; e hamburger con purè di patate e mostarda. Spesa totale 24 Euro, una buona cena per iniziare questa nuova avventura in Andalusia. Ma la giornata non è finita: sulla strada del ritorno in hotel mi accorgo di non avere più il telefono! Scatta lo stesso panico vissuto durante il viaggio in Cambogia, quando sparì il portafoglio. Durante il ritorno di corsa verso il ristorante ho immaginato gli scenari più tremendi ed ero già pronto a innescare le procedure di emergenza per bloccare il telefono e avvisare i contatti. Ma il mio ricordo del Rosario Varela sarà ancora migliore: una volta rientrato nel locale il barista non mi ha neanche dato il tempo di fare una domanda, ha direttamente tirato fuori il telefono da sotto il bancone. Molto onesti, meritano una bella recensione su TripAdvisor anche per questo motivo 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 5,3 km

 

04/10 Granada

 

Il bello di stare nel centro storico è che hai tutto a portata di mano, per esempio anche un bel forno che vende prodotti tipici da saccheggiare al mattino.
Tra uno sbadiglio e l’altro prendiamo un paio di brioche: un lazo de almendra, a base di mandorle e una pastel de manzana, con mele, poi qualche pestinos cannella e miele, e perrunas cannella e mandorle.
Carichi di zuccheri, ci spostiamo verso Plaza del Carmen, sede del municipio e dell’ufficio turistico dove ritirare la nostra Granada Card (aperto tutti i giorni, chiude alle 20 tranne la domenica, alle 14).
Ci danno un pratico kit con mappa, istruzioni, orari e ovviamente la tessera che ci ha permesso in extremis di assicurarci l’ingresso all’Alhambra. Ora sì che possiamo iniziare a visitare la città!
La prima tappa, inclusa nella Granada Card, è la visita della Capilla Real e della Cattedrale. Le due strutture sono adiacenti, incastonate nelle mura storiche e isolate dal traffico, sembra di fare un salto indietro nel tempo quando si entra nel perimetro del complesso religioso. Anche il vecchio municipio, con la sua facciata decorata, e la madrasa – l’antica scuola coranica – sono all’interno della stessa area, sono tutti riuniti in pochi metri quadrati.
La cattedrale è un trionfo di barocco e gotico, una commistione di stili piuttosto frequente nei grandi edifici religiosi completati in epoche diverse; notevole il maestoso organo a canne. Ma la Capilla Real, decisamente più piccola, merita ancora maggior attenzione perché è la sede dei sepolcri dei Re Cattolici Ferdinando e Isabella (quelli che hanno unificato la corona spagnola e finanziato Cristoforo Colombo, per intenderci), Filippo II e Giovanna (detta La Pazza). I loro sarcofaghi di modesto piombo sono situati sotto una pala d’altare decoratissima, a cui si accede da una cancellata in ferro battuto altrettanto elaborata con scene evangeliche scolpite e riccamente dipinte nei dettagli. Bella anche la sacrestia-museo con opere del Perugino e Botticelli, quando si parla di arte la mano italiana non manca mai.
Dopo la scorpacciata artistica è il momento di riempire anche lo stomaco, quindi torniamo sulla grande Calle Reyes Católicos e al civico 39 ci fermiamo dallo storico Lopez Mezquita dove spendiamo 5.80 Euro per un’empanadas con carne, datteri e bacon; e una pastella moruna ripiena di pollo in stile arabo con pinoli, ricoperta di cannella e zucchero a velo. Sapori decisi e agrodolci che abbiamo gustato seduti sul fresco sagrato di una piazzetta adiacente la cattedrale.
Prima della prossima tappa ci fermiamo da Medievo per comprare the e tisane (11 Euro) e poi prendiamo il mini-bus C2 per raggiungere il Mirador San Nicolas, un belvedere posto in cima al quartiere arabo Albaycin da cui si può ammirare l’intero complesso dell’Alhambra. Ci fermiamo ad ammirare il panorama, scattiamo delle foto spettacolari per noi e per gallery su Instagram, e poi iniziamo la discesa perdendoci letteralmente nel dedalo di vicoli bianchi che caratterizza la collina. Entriamo in cortili freschi, visitiamo un paio di piccole chiese e ci fermiamo a riposare nel rilassante giardino della moschea. Durante i nostri giri abbiamo sempre l’imponente struttura dell’Alhambra che ci scruta dalla collina antistante e cambia colore man mano che cala il sole.
La nostra discesa finisce su Calle Darro, che costeggia l’omonimo fiumiciattolo e che percorriamo fino alla congiunzione con Plaza Nueva e il centro città. Guardiamo uno spettacolo di flamenco (molto) improvvisato da artiste di strada e rientriamo in hotel, non prima di aver acquistato la colazione del giorno dopo, visto che dobbiamo svegliarci presto per entrare all’Alhambra all’ora stabilita sui nostri biglietti. Nessun problema, quando si tratta di mangiare siamo sempre ben organizzati e impieghiamo pochissimo a raggiungere il nostro forno per una scorta di pastas de almendra, cookies di nocciole e palmeritas, ventagli di pasta sfoglia zuccherata.
Poi, tanto per non smentirci, restiamo in hotel il tempo necessario per lasciare gli zaini e cercare un ristorante per cena. Abbiamo intenzione di fare una cena etnica visto che la città ha una storia importante condivisa con la cultura araba, quindi la nostra (seconda) scelta ricade sul libanese Samarkanda (la prima era chiusa!), situato alle pendici dell’Albaycin subito dietro Plaza Nueva, zona da vedere anche per i numerosi negozietti di artigianato e teterie dove si possono gustare pasticcini e fumare narghilè con miscele di tabacco profumatissimo. Ma torniamo a Samarkanda: purtroppo le aspettative sono alte e non del tutto soddisfatte. Abbiamo ordinato birra San Miguel e Alhambra in attesa del mutabal, melanzane arrosto con crema di sesamo; e i falafel, polpette fritte di legumi. Le portate principali, invece, consistevano in un barbecue di agnello accompagnato da riso e verdure; e kafta, polpette di manzo con prezzemolo, cipolla e spezie, accompagnate da patate e crema di sesamo. Come anticipavo, purtroppo, resterà una cena abbastanza anonima, senza un guizzo vincente, una nota di gusto da ricordare. Abbiamo speso 35.75, cifra contenuta che in ogni modo resterà la maggiore del viaggio.
Chiudiamo la giornata con l’ultima passeggiata verso l’hotel, oggi abbiamo visto l’Alhambra da lontano ma domani è il grande giorno del nostro ingresso!

Quanto abbiamo camminato oggi? 8,4 km

 

05/10 Granada

 

Sveglia puntata alle 7:00, non si scherza con i tempi. I biglietti dell’Alhambra sono divisi in due fasce orarie, una diurna (dalle 8:30 alle 14:00) e una pomeridiana (dalle 14:00 alle 20:00, alle 18:00 d’inverno).
Come spiegato all’inizio di questo post, durante l’acquisto del biglietto è possibile scegliere la data di ingresso, la fascia oraria e anche l’ora di accesso al complesso dei Palazzi Nazaries, il cuore dell’Alhambra. Per noi la scelta è stata tutta obbligata dalla poca disponibilità di biglietti, quindi ingresso diurno e accesso ai palazzi alle 9:00. In pratica abbiamo giusto il tempo per entrare e raggiungere subito i varchi per i Palazzi: non si transige sugli orari. Se non accedete all’ora stabilita perderete la possibilità di vedere il meglio dell’Alhambra!
Alle 8:00 siamo in Plaza Isabela Catolica per prendere il bus C3 che ci porterà in cima, dove arriviamo puntualissimi per entrare nel Palacio Nazaries, la residenza dei sultani musulmani meglio conservata del mondo.
Già pochi metri dopo l’ingresso veniamo ripagati delle tribolazioni patite per trovare i biglietti: dal Patio de Arrayanes a quello dei Leoni, restiamo ammutoliti ad ammirare gli stucchi, le decorazioni dei soffitti, le maioliche colorate, gli archi e le inscrizioni su pietra e legno. Tutto è armonioso e trasmette una sensazione di pace e benessere, sembra di essere in una fiaba, in una delle storie narrate da Washington Irving che proprio in queste sale ha scritto i suoi celebri Racconti dell’Alhambra. Nonostante i gruppi di visitatori, sembra che il tempo sia fermo in un’epoca lontana; seguiamo il nostro percorso attraverso atri, corridoi e grandi stanze, fermandoci a fotografare i marmi bianchi e gli specchi d’acqua che alimentano piccoli canali che attraversano le stanze, donando a ognuna una rilassante colonna sonora naturale. Verso la fine del percorso sostiamo a godere il panorama dalla veranda in legno che affaccia sulle case bianche inerpicate sull’antistante collina dell’Albaycin, così riconosciamo il belvedere dove eravamo ieri per fotografare la fortezza che oggi ci sta rivelando il meglio di sé.
Dopo la visita dei Palazzi facciamo una pausa per sgranocchiare la nostra colazione al sacco e proseguiamo verso l’Alcazaba e il rinascimentale palazzo Carlo V. Ora va detto: questi ultimi due ambienti sono accessibili anche gratis ma non sono neppure lontanamente paragonabili a quello che è celato dietro le mura dei sultani. Entriamo nel museo dell’Alhambra e quando usciamo sono le 12:30, giusto in tempo per salire sulla Torre della Vela per un’ultima foto panoramica scattata dalla sommità della fortezza e poi ci avviamo verso il Generalife.
Ci godiamo una lunga passeggiata nel parco estivo dei sultani e poi dei reali spagnoli, ci nascondiamo all’ombra delle siepi fittissime e ben curate, ci rinfreschiamo con l’acqua delle fontane che scorre addirittura lungo i corrimano delle scale che portano da una terrazza all’altra e alle 14:00 torniamo verso l’Alcazaba per scendere di nuovo in città, stavolta senza bus. Abbiamo deciso di rientrare passando per la Porta della Justicia e seguire il percorso pedonale attraverso il bosco rigoglioso di faggi, castagni e ancora vasche d’acqua, voluto dai sovrani cattolici a ridosso della fortezza per rendere più bella quella che fino al XV secolo era solo un’arida collina.
Una volta finito il sentiero ci fermiamo nella piccolo ristorante della Pension Landazuri per uno spuntino veloce. Molto caratteristico, tranquillo, senza turisti, con belle pareti maiolicate, vegetazione interna e tavoli e sedie decorati con motivi floreali. Ordiniamo una tortilla de patatas e un boccadillo con jamon serrano (7.80 Euro) recuperiamo le forze e poi ci lanciamo nel solito e sfrenato shopping dell’ultimo giorno. E sì, dopo aver valutato, sondato, memorizzato gli articoli e i prezzi migliori, andiamo a colpo sicuro lungo via Caldereria Vieja, alle pendici dell’Albaycin, poi lungo il perimetro della cattedrale e infine proprio sulla piazza Bib Rambla dove c’è il nostro hotel.
I prezzi sono accessibili ovunque senza grandi differenze, forse sono un tantino più costosi lungo il Darro, e gli articoli per quanto interessanti sono bene o male sempre gli stessi. Noi compriamo le immancabili calamite, ventagli, t-shirt, borsellini in cuoio, ampolline porta essenze, specchietti cosmetici, agendine, shottini e ci portiamo a casa anche un coloratissimo servizio da the con bicchierini in stile arabo.
Saliamo in stanza a lasciare lo spesone e a indossare il costume. Sì, perché dopo la sfacchinata arriva il momento del relax e lo faremo proprio in stile andaluso: due ore nell’hammam Al Andalus (biglietto comprato online, 32 Euro invece di 40 incluso un massaggio gratis). Tutto è ben organizzato: dal ricevimento all’atmosfera, ogni ambiente è silenzioso, profumato, caldo e accogliente. Anche qui gli ingressi sono limitati per fasce orarie in modo da non causare affollamento, ci sono 4 piscine (due calde, una tiepida e una fredda) per il percorso romano, e poi sauna e hammam per espellere le tossine. Scegliamo i nostri balsami per il massaggio e ci immergiamo in questa esperienza bisbigliata, meditativa. Quando torniamo alla luce del sole siamo come nuovi e – che novità! – abbiamo una gran fame!
Ma siamo stati bravissimi, viste le ottime recensioni trovate su TripAdvisor abbiamo prenotato con un giorno di anticipo la nostra ultima cena granadina da El Quinteto, e occhio al consiglio perché qui abbiamo vissuto la miglior esperienza gastronomica del viaggio, la più equilibrata di tutte. Locale non troppo grande, personale molto gentile, stile deciso ed essenziale, ci sediamo al nostro tavolo alto con comodi sgabelli e ordiniamo: due pinte di birra servite insieme a una tapas con gamberi fritti su insalata russa, poi un templado de remojon granadino, un piatto tipico di origini arabe a base di filetto di baccalà servito su insalata a base di arancia, olive nere, cipolla, pomodoro e patate: una vera delizia. Ma non solo, perché ci abbiamo aggiunto anche involtini di pollo fritto con bacon e funghi e il croqueton di verdure, delle grandi crocchette fritte – tipiche anche queste – in versione vegetariana (di solito sono a base di baccalà o coda di toro.)
Abbiamo speso solo 24.20 Euro e non poteva esserci un congedo migliore da Granada, uno di quei posti in Europa da visitare almeno una volta nella vita.

Quanto abbiamo camminato oggi? 10,4 km

 

06/10 Granada – Cordoba (200 km)

 

Dopo tre giorni di passeggiate siamo pronti a riprendere la strada verso la nostra prossima destinazione.
Facciamo check-out, ritiriamo l’auto dal parcheggio San Agustin alle 12:00 e ci mettiamo in marcia verso Cordoba, che raggiungeremo dopo due ore e mezzo attraverso paesaggi semi-desertici.
Il nostro hotel NH Cordoba Califa è facile da individuare, quindi impieghiamo pochissimo tempo a parcheggiare (14 Euro/giorno), fare check-in e tuffarci nei vicoli della Juderia per percorrere i 700 metri che ci separano dalla Mezquita.
L’antica cattedrale vista da fuori sembra più una fortezza che un luogo di culto, noi per contemplarla meglio prima di entrare ci siamo fermati alla Taberna Bar Santos, istituzione assoluta per provare la tortilla de patata più famosa della città. La frittata preferita dagli spagnoli è ben in vista sul bancone, all’inizio pensavamo fossero delle caciotte e invece no! Erano proprio enormi frittate di patate da tagliare a fette, e noi l’abbiamo accompagnata con del buon jamon serrano (6.50 Euro).
Bene, a pancia piena si gusta meglio una visita. Entriamo da un ingresso secondario e attraversiamo il Patio degli Aranci fino alla biglietteria (ingresso 8 Euro e mappa in italiano), poi finalmente varchiamo la soglia dell’attrazione principale della città: la Mezquita-Catedral, nota in tutto il mondo per l’interno decorato con centinaia di colonne e archi con la doppia campata bicolore, di pietra bianca e rossa.
Lo stile unico di questo edificio fonde culture, storie, religioni e al suo interno si respira un’aria mistica che travalica le sensazioni personali. Siamo in estasi mentre cerchiamo sulla mappa e sulla guida i significati di quanto stiamo vedendo, dalle cappelle cattoliche al mihrab islamico. Tutto avviene sotto questa selva di archi che avevamo visto in tante foto e che finalmente sono davanti a noi, in tutto il loro splendore, tra giochi di luce e prospettive insolite. La cultura e l’architettura mudéjar, uno stile unico che ha miscelato in maniera sapiente tecniche costruttive islamiche e cristiane, anche qui ha lasciato i suoi segni in maniera armoniosa, dimostrando come il culto di un dio possa avvenire pacificamente, anche con la trasformazione degli spazi destinati alla preghiera: la cattedrale era difatti una moschea prima di divenire luogo di culto cristiano. Ed è qui la forza della Mezquita, nella convivenza della memoria.
Alle 17:30 usciamo dall’edificio e proseguiamo verso l’Alcazar. La fortezza non è neanche paragonabile alla sua collega omonima di Siviglia, ma vale una visita: prima però ci affacciamo a scattare un paio di foto al ponte romano sul Guadalquivir. L’ingresso al palazzo costa 4.50 Euro ed è una spesa giustificata in particolare per i suoi giardini, davvero ben curati, con vasche che ospitano carpe enormi, aiuole colorate da una grande varietà di fiori e alberi ombrosi vicini alle panche di marmo che costeggiano un lungo fontanile. Visto il numero esiguo di visitatori e il clima incantevole, non manchiamo di prendere la nostra meritata siesta prima di accedere alle sale reali. Ribadisco: i giardini valgono il biglietto, le sale meno, se si eccettua la collezione di mosaici romani ritrovati nel 1959 durante uno scavo in centro città. Sono molto grandi e impressionanti per qualità di conservazione e precisione. Infine saliamo sulla torre più alta per ammirare il panorama e notare quanto la torre campanaria della Mezquita sia effettivamente molto somigliante alla famosa Giralda di Siviglia che l’ha ispirata.
Come sempre, dopo i giri dedicati alla cultura, non dimentichiamo di abbassare il livello e tuffarci nel solito shopping turistico a base di dolci tipici presso Sabor de Espana, e souvenir nei tanti negozietti che riempiono i vicoli bianchi della Juderia, l’antico quartiere ebraico di Cordoba. E siccome è proprio qui che ceneremo, ci mettiamo alla ricerca di Casa Mazal, il locale scelto e prenotato tramite TheFork.
Ci districhiamo tra scorci bellissimi, di fioriere rigogliose appese su muri candidi, e patii caratteristici che invitano a entrare. E proprio un patio andaluso ci accoglie nel ristorante prescelto, dove troviamo due musicisti che con chitarra acustica e violoncello suonano dal vivo per i clienti. L’atmosfera è soffusa, a lume di candele e, soprattutto, senza amplificazione e flamenchi indiavolati, un vero piacere. La prenotazione online ci dà diritto al 40% di sconto (escluse bevande e dolci) in un ristorante di ottimo livello, quindi prendiamo posto e per iniziare scegliamo la loro specialità: bastoncini di melanzana fritta, serviti con miele di canna  e semi di papavero; poi insalata di pollo croccante con arancia e pinzimonio di senape e miele, e per finire un bel cous cous con confit di agnello e verdure. Per mandare giù tutto questo bendiddio ci siamo fatti dare una mano da un Beronia rueda (bianco), crianza (rosso) e rosado (rosè), per un totale di 31.80 Euro (invece di 45.40).
La sera è dolce, rientriamo verso l’hotel dopo un’altra giornata piena di meraviglie e la concludiamo fuori il nostro terrazzo da cui godiamo un’esclusiva vista del campanile della Mezquita.

Quanto abbiamo camminato oggi? 6 km

 

07/10 Cordoba – Ronda (172 km)

 

Il nostro secondo viaggio in Andalusia non è ancora finito. Abbiamo un’altra tappa da percorrere e così alle 12 ripartiamo in macchina, stavolta per salire un po’ di quota e raggiungere Ronda dopo altri chilometri percorsi tra strade aride e campi di cotone. Nella parte finale del tragitto si rallenta molto perché ci sono diversi tornanti da affrontare, quindi arriviamo alle 15:30 all’Hotel Maestranza, l’albergo che abbiamo decretato il migliore del viaggio. Ottima accoglienza, parcheggio privato al prezzo più basso dei precedenti (11 Euro/giorno), stanza enorme, con salottino, bagno con jacuzzi e il menù dei cuscini per un sonno di altissima qualità. Bravi.
Siamo in pieno centro, Ronda è piccolina, ha 35.000 abitanti, quindi ce la prendiamo comoda e riusciamo a vedere tutto quello che c’è da vedere: partiamo dall’antistante Plaza de Toros, passiamo sul Ponte Nuevo e proseguiamo verso il Ponte Vecchio e quello Arabo, che attraversiamo per raggiungere il belvedere dei giardini del Re Moro. Un’altra passeggiata molto bella, attraverso un borgo antico molto curato, che completiamo con un po’ di shopping lungo Calle Carrera Espinele. Ok, la parte facile è finita, passiamo a quella più avventurosa che è strettamente collegata alla domanda: cosa c’è da vedere a Ronda? Risposta facile: El Tajo, il taglio.
In pratica Ronda è posta su un pianoro alto 200 metri rispetto alla valle e il tessuto urbano è letteralmente spaccato in due da una profonda fenditura nella roccia, nel mezzo del quale scorre un torrente con annessa cascata che, insieme alle campate del Ponte Nuovo alte 160 metri, incornicia uno scenario mozzafiato. Però per godere della vista tipica di Ronda e comprendere pienamente le dimensioni del Tajo, la prospettiva migliore non è quella dei punti di osservazione che partono dal centro città e seguono i percorsi guidati, bisogna spostarsi proprio sull’altro versante e percorrere un sentiero sterrato. Solo da qui avrete la vista d’insieme che ha reso Ronda famosa in tutto il mondo, vale la pena fare la scarpinata perché la fatica viene ampiamente ripagata dalle foto che vi resteranno come ricordo, decisamente il miglior souvenir disponibile a Ronda.
Il tramonto si avvicina, i colori si infiammano e un bel venticello fresco ci spinge a risalire verso il centro abitato e, soprattutto, stimola la fame! Dopo gli ultimi, eccellenti pasti con portate principali, stasera abbiamo voglia di tapas e quindi selezioniamo un locale specializzato per cenare con tanti sfizi e assaggi diversi. Così finiamo da Entrevinos, piccolino e caratteristico, dove ordiniamo un numero impressionante di tapas, che elenco senza contare i bis: jamon iberico, formaggio semi stagionato, spiedino di cervo, mini hamburger di vitello con patè di fegato, salsiccia di Ronda cotta nel vino, bocconcino di maiale con roquefort, baccalà affumicato con gazpacho, salsiccia al vino, spiedino magro d’anatra e formaggio di capra. Tutto accompagnato da 4 birre per una spesa di soli 20 Euro! Era tutto molto buono e se proprio dobbiamo consigliare qualcosa in particolare, non perdete la salsiccia di Ronda, il baccalà e pure il tenero Bambi non era male 😛
Dopo questo gran pieno prima c’è bisogno di una bella passeggiata digestiva e la facciamo nella villa comunale di fronte all’hotel, in attesa di goderci la nostra super camera piena di comfort: l’ideale dopo una giornata di macchina, di scarpinate, di sole e polvere che ci ha lasciato stanchi e accaldati ma sorridenti. Sì, Ronda non sarà celebre come Granada, Cordoba, Siviglia, Madrid, Barcellona e altre città spagnole, ma merita decisamente una visita!

Quanto abbiamo camminato oggi? 7 km

 

08/10 Ronda – Malaga (102 km)

 

Oggi è l’ultimo giorno on the road ma prima facciamo ancora un giro in centro per comprare delle paste fresche e fare una bella colazione in camera in vista della partenza.
La tappa di oggi è la più breve, solo un centinaio di chilometri che sfilano via in un paio d’ore. Quando abbiamo prenotato l’auto online abbiamo programmato tutto per bene: ritiro in aeroporto ma riconsegna in stazione, così abbiamo impostato il navigatore sulla stazione María Zambrano e praticamente ci siamo “accompagnati” in pieno centro e a due passi dal nostro hotel, scelto strategicamente. Così, dopo 6 giorni e 646 chilometri, riempiamo il serbatoio (33 Euro, gasolio a 1,08 a litro) e restituiamo la nostra Peugeot 308.
L’Hotel Guadalmedina è su un grande canale che divide in due Malaga, in una posizione perfetta per visitare la città. Restiamo in stanza il tempo necessario per lasciare i bagagli, renderci conto che stasera ci aspettano sei metri quadrati di letto e raccogliere informazioni per le prossime escursioni. Poi siamo subito in strada per visitare il centro storico, la cattedrale, il teatro romano e l’adiacente Alcazaba.
Ora non me ne vogliamo i fan di Malaga se sarò sbrigativo ma… chiudere questo viaggio qui, dopo le meraviglie viste nei giorni scorsi, è stato un po’ deludente. Diciamo che Malaga è diversamente bella 😉
Siamo entrati nell’Alcazaba (2.20 Euro, e già il prezzo la dice lunga…), abbiamo ritirato la mappa in italiano e constatato che forse pompano un po’ troppo pretenziosamente questa attrazione, osando addirittura un paragone con l’Alhambra, sacrilegio! Il confronto è impietoso, meglio introdurre il palazzo più modestamente e non generare grandi aspettative soprattutto per chi ha già visitato Granada. Ci sono un paio di ingressi interessanti, un corso d’acqua che vale una foto e qualche belvedere da cui non si scorge neppure un panorama decente perché il porto di Malaga è semi-industriale: ci attraccano navi da crociera e traghetti per le isole, vero; ma ci sono anche tramogge e silos orrendi che deturpano il paesaggio. L’antico teatro romano è visibile dall’esterno, buono per un paio di scatti fotografici, come la facciata della cattedrale, la Manquita, chiamata così per via della sua torre e mezza: un torre fu completata e un’altra no per insufficienza di fondi, e così è rimasta monca.
Lasciamo il centro storico, raggiungiamo i giardini del comune, ben curati, e procediamo verso il quartiere balneare: la Malagueta. Mah! Avrà avuto sicuramente giorni migliori, presumo tra gli anni ’70 e ’80, almeno a vedere lo stile degli orrendi palazzi che affacciano sul mare. La spiaggia non è niente di che, anzi, ci sono punkabbestia che aizzano cani e si minacciano con cocci di bottiglie rotte; per questo restiamo il tempo necessario per qualche foto a uno stormo di pappagallini sporchi come la sabbia di riporto che becchettano e rientriamo verso il centro, lungo il Paseo de la Farola e il Palmeral de las Sorpresas, due moli moderni e ben attrezzati che rendono gradevole la passeggiata e salvano in corner la Malagueta.
Visto che c’è poco da vedere, dedichiamo le ultime ore del viaggio ai souvenir e al cibo, e per combinare le cose entriamo nella gastronomia Jamones Salamanca e compriamo prosciutto e formaggio da portare a casa. Dopo inizia la ricerca del locale giusto per cenare, cosa che si rivelerà complicata di sabato sera e senza una prenotazione. Le nostre scelte principali, nella zona del Teatro de Cervantes, ci hanno rispedito indietro e quindi abbiamo iniziato a vagare cercando delle alternative, armati solo di intuito e delle recensioni di TripAdvisor. Quello che ci premeva era evitare le moltissime trappole per turisti del centro storico, una missione davvero difficile! Gira e gira alla fine ci troviamo davanti alla Bodeguita El Gallo che ha richiamato la nostra attenzione, rustica al punto giusto è stata una scelta davvero fortunata per chiudere in bellezza il viaggio in Andalusia e il soggiorno a Malaga, perché abbiamo mangiato benissimo: due San Miguel, la birra di Malaga, polpette in salsa di mandorle, lombatina di maiale al whiskey e per finire flamenquines di manzo con formaggio e prosciutto, e crocchette con coda di toro.
Spendiamo 34.20 Euro e torniamo in hotel soddisfatti, il miglior ricordo di Malaga sarà proprio questa cena! 😉

Quanto abbiamo camminato oggi? 13 km.

 

09/10 Malaga – Roma

L’ultimo giorno c’è sempre molto poco da dire, abbiamo fatto una gran colazione sì. Però basta con la descrizione delle cose da mangiare! 🙂
Piuttosto voglio lasciare le istruzioni per raggiungere l’aeroporto di Malaga e le impressioni finali di questo viaggio. Allora, dalla stazione centrale Maria Zambrano bisogna prendere la metro leggera C1 e con 10 minuti di tragitto e una spesa di 1.80 Euro arriverete a destinazione.
L’Andalusia si conferma ancora una volta magnifica, da esplorare, vivere e mangiare. Tra il primo viaggio del 2013 e questo abbiamo visto in tutto 10 località andaluse e possiamo dire che Siviglia e Granada sono una spanna sopra tutte. Cordoba le segue a ruota con la sua magnifica Mezquita. Poi c’è l’insolita Gibilterra che merita attenzione per le sue particolari condizioni british e la rocca popolata di scimmie; Cadice per il mare, insieme alle piccole Sanlucar de Barrameda, El Puerto de Santamaria e Nerja. Infine Ronda, per lo spettacolo geologico. Ne manca una? Giusto! Malaga. Be’, non si può sempre dire bene di tutto. Quindi se proprio dovessi pensare a una località andalusa dove non tornerei, s’era capito già: è proprio Malaga! 😉

Ma alla fine, quanto abbiamo camminato? 50,1 km

 

Note
Hotel prenotati su Booking
Guida di riferimento: Andalusia di Lonely Planet
Libro letto su Kindle: Shantaram di Gregory David Roberts

TOP 5 Diari di viaggio: pronti a partire?

India, USA, Spagna, UK e Russia
India, USA, Spagna, UK e Russia: cinque destinazioni da non perdere!

 

Quest’anno niente ferie lunghe a settembre!

Un po’ di cambiamenti in corso nella vita privata e professionale ci costringono a programmare più partenze brevi e quindi il viaggio che avevamo in testa, subisce un rinvio. Per ora.
Stessa situazione del 2013 quando andammo in Andalusia e fu una settimana magnifica, così tanto che a distanza di tre anni stiamo per tornarci per visitare altre località di questa regione stupenda della Spagna.
Come in passato, prima di pubblicare il prossimo diario di viaggio voglio condividere quali sono i reportage più letti nell’ultimo anno.
E così, dopo la TOP 5 del 2015, arriva la nuova classifica. Qual è stato il diario di viaggio più letto?
Scopriamolo insieme…

 

Scende di tre posizioni ma resta nella TOP 5
5) Diario di viaggio a Bristol, Bath, Salisbury e Stonehenge
Avete mai pensato che in UK ci sono altre città da vedere oltre Londra?
Ecco, atterrate a Bristol e seguite questo itinerario per vedere la cattedrale di Salisbury, fare un bagno nelle terme di Bath e ammirare i dolmen di Stonehenge.

 

Guadagna un posto, una destinazione sempre desiderata. E infatti… 😉
4) Diario di viaggio in Andalusia
Quando si ha poco tempo e poco budget a disposizione l’Andalusia è sempre una grande risorsa per un viaggio all’insegna di cultura, gastronomia e paesaggi spettacolari.

 

Una new entry per il gradino più basso del podio
3) Diario di viaggio USA: Florida, Savannah, New Orleans e New York
Fly and drive perfetto per un viaggio on the road: si atterra a Miami per vedere le principali località della Florida, da Key West a Orlando. Si sconfina in Georgia per ammirare la splendida Savannah e poi si torna in Florida per percorrere la Costa Smeralda fino a New Orleans, in Lousiana. Da qui, aereo per New York e Grande Mela tutta da scoprire!

 

L’anno scorso non aveva avuto abbastanza tempo per classificarsi. Ma sapevamo che con un po’ di pazienza ce l’avrebbe fatta!
2) Diario di viaggio in India: Varanasi, Agra, Jaipur e Delhi
Mistico, spirituale, avventuroso, divertente, un viaggione indimenticabile. A noi piace miscelare i comfort e l’avventura, le località turistiche note e quelle da esplorare, così abbiamo visto il Taj Mahal ad Agra e il Chand Baori nel villaggio di Abhaneri, abbiamo navigato sul Gange, visitato i Gath di Varanasi e raggiunto la piccola Sarnath, uno dei quattro luoghi sacri del buddhismo. E poi la città rosa e i templi di Jaipur e il caos di Delhi. Da fare!

 

1) And the winner is… per la seconda volta!
Diario di viaggio a Mosca e San Pietroburgo
Ottenere il visto per la Russia non è proprio la cosa più pratica del mondo, ma una volta fatte le scartoffie vale la pena visitare almeno queste due destinazioni!
Il Cremlino, la Piazza Rossa e San Basilio a Mosca si confrontano con l’Ermitage, i palazzi e i canali di San Pietroburgo. Chi vincerà? Voi, se andate a vederli!

 

Ci rivediamo a Ottobre con il nuovo diario di viaggio dedicato all’Andalusia, questa volta toccherà alle città di Granada, Cordoba, Ronda e Malaga.

 

PS: si parla sempre dei migliori, ma vogliamo dire anche qual è il diario di viaggio meno letto? Purtroppo non è difficile immaginarlo e spiegarsi perché è stato letto solo 4 volte in un anno!
Peccato, è un luogo bellissimo. Quindi, se ora non ve la sentite di andare a Istanbul, potete sempre “leggerla” 😉

La TOP 5 dei diari di viaggio. Dove andiamo quest’anno?

Collage post blog

Mancano pochi giorni al mio prossimo viaggio e questo ex-blog si sta preparando ad accogliere il diario che scriverò, ancora on the road, negli Stati Uniti.

Visto che lo fanno tutti, per qualsiasi cosa, ho pensato di dare il mio modesto e auto-referenziale contributo all’ennesima TOP 5.

Quindi, signore e signori, quali sono stati i 5 diari di viaggio più letti su questo blog?
Scopriamolo insieme…

 

In “ultima” posizione c’è un evergreen.
5) Diario di viaggio in Andalusia
Quando si ha poco tempo e poco budget a disposizione l’Andalusia è sempre una grande risorsa per un viaggio all’insegna della cultura, della gastronomia e paesaggi meravigliosi.

 

Da fare adesso, prima che il turismo di massa rovini la magia.
4) Diario di viaggio in Cambogia
Un itinerario insolito tra la capitale Phnom Phen, le rovine di Angkor e le spiagge di Koh Kong. Luoghi indimenticabili, intrisi di storia e spiritualità. Viaggio consigliato a chi ama l’avventura e la natura.

 

Sale sul podio un grande classico: il tour dei parchi americani, e non solo!
3) Diario di viaggio in USA tra San Francisco, Las Vegas e grandi parchi
Ideale per chi ama le vacanze on the road, qui c’è tutto: due grandi metropoli, foreste, deserti, laghi, fiumi, un pezzo di Route 66, fino al mito western della Monument Valley e gli spazi infiniti del Grand Canyon…

 

Sorpresa! Una rotta non comune ma consigliatissima.
2) Diario di viaggio a Bristol, Bath, Salisbury e Stonehenge
Avete mai pensato che in UK ci sono altre città da vedere oltre Londra?
Ecco, atterrate a Bristol e seguite questo itinerario per vedere la cattedrale di Salisbury, fare un bagno nelle terme di Bath e ammirare i dolmen di Stonehenge.

 

1) And the winner is…
Diario di viaggio a Mosca e San Pietroburgo
Ottenere il visto per la Russia non è proprio la cosa più pratica del mondo, ma una volta fatte le scartoffie vale la pena visitare almeno queste due destinazioni!
Il Cremlino, la Piazza Rossa e San Basilio a Mosca si confrontano con l’Ermitage, i palazzi e i canali di San Pietroburgo. Chi vincera? Voi, se andate a vederli 😉

 

Ok, aggiornamento finito. Avete deciso dove andare?
Noi ci rivediamo a Ottobre con il nuovo post dedicato agli USA.

 

PS: Il Diario di viaggio in India è andato benissimo ma ha avuto solo 5 mesi di vita per scalare la classifica. La prossima volta sono sicuro che lo vedremo tra i post più letti 😉

Diario di viaggio: Andalusia

La rocca di Gibilterra
Dalla rocca di Gibilterra si vede la costa africana: l’altra colonna d’Ercole.

Non sono vere e proprie ferie, diciamo che è una pausa!
Prendo un bel week end lungo, torno a Siviglia e in più ci aggiungo Gibilterra e Cadice.
Vi racconto cosa ho fatto durante una settimana trascorsa in Spagna, alla scoperta dell’Andalusia, delle sue attrazioni, della sua gastronomia.

 

03/10 Roma-Siviglia



Partenza all’alba per prendere l’aereo che parte da Roma Ciampino alle 09:55, la compagnia è Ryanair – sempre peggio in quanto a puntualità e organizzazione – e la spesa totale è stata di 167 Euro per due persone, incluso un bagaglio da imbarcare.
Una volta atterrati in terra spagnola ci dirigiamo verso la navetta Tussam che con 4 Euro p.p. ci porterà in centro.
Il nostro hotel è lo Zenit Sevilla nel quartiere Triana, quindi scendiamo alla fermata Marquese Paredes che praticamente è a 5 minuti a piedi dall’albergo.
Ero stato a Siviglia nel 2007, nello stesso identico quartiere e devo dire che l’ho trovato stravolto… in meglio: tanti nuovi locali, isole pedonali, illuminazione, tutte le facciate delle abitazioni restaurate, sembra un luogo diverso. Si vede che è molto vivo e che parte della movida notturna si è spostata in questa zona. Il quartiere è a 10 minuti di cammino dal centro storico, peraltro una passeggiata bellissima da fare sia lungo il Guadalquivir sia perdendosi nel dedalo di vie che portano alla cattedrale, la prima attrazione in programma.
Prima però facciamo rifornimento con un paio di bocadillos jamon serrano y queso e poi raggiungiamo l’ingresso della Cattedrale (8 Euro), la più grande del mondo in termini di volume.
All’esterno non impressiona quanto all’interno, dove sono custoditi tesori e opere d’arte in ogni angolo della struttura.
Così, armati di guida e mappa in italiano ritirata all’ingresso, cominciamo a visitare le varie cappelle, le sacrestie e gli altari. Sono da segnalare in particolare l’ampiezza degli archi e i diametri delle colonne, oltre alle decorazioni e agli intarsi. La cultura e l’architettura almohade hanno prodotto nel tempo un armonioso mix di elementi caratteristici dell’Islam e del cristianesimo, difatti la cattedrale in origine era una moschea. Ciò conferma che il culto di un dio può avvenire pacificamente, anche e soprattutto con la condivisione e la trasformazione degli spazi destinati alla preghiera: come accaduto con Santa Sofia a Istanbul.
Dopo aver visto una tela di Goya, la pala d’altare più grande del mondo in oro (purtroppo parzialmente in restauro) e legno con oltre 1000 figure bibliche intarsiate, il coro ligneo con 117 stalli e il sedicente sepolcro di Cristoforo Colombo (non è certo che siano le sue spoglie), cominciamo la salita della Giralda, il simbolo della città. La Giralda è un campanile alto 96 metri da cui si gode una vista magnifica della città, senza scale ma con 34 livelli collegati da comode rampe (in passato ci passavano anche cavalli e muli per trasportare il muezzin e materiali da lavoro).
Al termine della visita usciamo passando attraverso il rilassante patio degli aranci e torniamo verso il fiume e la Torre del Oro, altro simbolo rappresentativo di Siviglia. L’antica torre di avvistamento serviva come deposito per le ricchezze importate in Spagna dai conquistadores e deve il nome al rivestimento di azulejos dorati che in passato ricopriva la cupola. I piedi, coinvolti loro malgrado nelle nostre marce forzate, cominciano a sembrare dei cotechini e quindi si opta per una pausa sulle sponde del Guadalquivir, un lungofiume ben organizzato per fare attività e passeggiare, con piste ciclabili e fontane.
Prima di rientrare verso l’hotel allunghiamo ancora sul Paseo del O e ci dirigiamo verso il parco di Maria Luisa dove c’è un luogo da non perdere: Plaza de Espana. Immerso nel verde c’è l’enorme edificio semicircolare costruito in occasione dell’Esposizione Iberoamericana del 1929, con fontane, corsi d’acqua, ponti e decorazioni in ceramica: un vero capolavoro che celebra perfettamente la tradizione della ceramica sivigliana.
Dopo un centinaio di foto, riprendiamo la strada per l’hotel e ci fermiamo a cenare da Patio San Eloy: due birre, due acqua, due tortillas de patatas, calamari fritti, una sirloin di manzo e formaggio di capra Montenebro con miele e mandorle, tutto per 40.45 Euro.
Ok, possiamo dichiarare chiusa la prima giornata andalusa 😉

 

04/10 Siviglia

 

Dopo la Cattedrale, l’altro grande edificio storico di Siviglia è l’Alcazar, l’immensa residenza dei califfi musulmani prima e dei re cattolici poi. Ancora oggi è la residenza ufficiale dei reali spagnoli quando sono in visita alla città.
Prima di entrare torniamo a comprare dei panini nello stesso forno di ieri, lo storico Horno O’ Donnell nell’omonima strada (consigliatissimo per assaggiare tortilla di patate, jamon serrano y queso e empanadas con ripieno di carne o vegetale).
Ok, basta mangiare, ora torniamo all’Alcazar.
L’ingresso costa 8.75 Euro e bisogna calcolare almeno 3 ore per fare una visita completa, inclusi i meravigliosi giardini.
Superato l’ingresso principale, sembra di entrare in un’altra epoca: gli stucchi, i marmi, i legni e le fontane, lavorati in stile almohade, impressionano per la precisione delle geometrie e l’armonia d’insieme che offrono alla vista. Le decorazioni sono sfarzose e colorate, e le ceramiche svolgono una parte importante nei complicati disegni ideati dai maestri costruttori.
Le sale hanno ospitato episodi importanti della vita spagnola, matrimoni, feste e complotti si sono alternati nei secoli alle leggende che raccontano la vita dei sovrani che hanno abitato la fortezza. Ogni sala è stata studiata con cura e ogni zona edificata alternandola a pati e giardini che completano la struttura.
I piani superiori venivano usati nei mesi invernali perché più esposti al sole, mentre d’estate si viveva nei piani inferiori, freschi e protetti dalla calura grazie ai numerosi alberi da frutto e ai corsi d’acqua che si incrociano sia in ambienti esterni sia interni.
La visita al giardino merita una lunga passeggiata, il verde è lussureggiante e ben curato, tra fontane, costruzioni, pavoni in libertà, gazebo, vasche d’acqua e un divertente labirinto di siepi.
Che dire, la cattedrale di Siviglia sarà anche bella e imponente, la torre Giralda sarà anche il simbolo della città, ma l’Alcazar è di un altro pianeta: per me è il vero sovrano di questa città, da vedere assolutamente. E poi se la giornata è bella, come accade spesso in Andalusia, si possono fare foto davvero uniche, spettacolari.
Una volta all’esterno percorriamo Avenida San Fernando e ammiriamo l’edificio dell’hotel Alfonso XIII, il più lussuoso della città, e di fronte l’ex fabbrica di tabacco, il secondo edificio più grande della Spagna, oggi sede di una prestigiosa università.
Dopo aver attraversato i corridoi come bravi studenti, torniamo verso il parco Maria Luisa per una sosta al fresco della vegetazione sulle sponde del laghetto e poi rientriamo in hotel.
Per cena restiamo ancora una volta nel quartiere Triana: qui la scelta è vastissima e la qualità media è sicuramente alta perché c’è soprattutto gente del posto ad affollare queste strade, non turisti. Sin dall’arrivo avevamo adocchiato l’Abaceria Alborea e mai intuizione fu più azzeccata: per 4 birre, un piatto da 800 gr. di pescato fritto (merluzzo, alici, polipi, seppie, gamberetti…) e due di tapas (una con formaggio di capra, miele e noci, e una con fette di jamon serrano su un disco di melanzane condito con salsa salmonata) spendiamo solo 21.15 Euro e ci alziamo sazi e soddisfatti.
Un’altra giornata lunghissima si chiude, domani ci sarà il primo trasferimento.

 

04/10 Siviglia – Gibilterra (200 Km.)



Sveglia puntata alle 9:30, colazione in stanza con dolcetti al miele e succo d’arancia e alle 11 siamo già in strada per andare al mercato a fare qualche spesuccia prima di prendere un autobus diretto alla stazione dei treni Santa Justa.
Compriamo un paio di immancabili calamite e spezie, tante spezie: il souvenir migliore per portare via con sé un pizzico di profumi, colori e sapori dei luoghi visti. Andiamo via con tanti sacchetti pieni di preparati per paella, curry, abodo e fiori d’anice.
Recuperata la valigia prendiamo l’autobus per andare alla sede della Budget in Avenida de Kansas City e ritirare la macchina. Ci danno una Peugeot 208 che sarà un po’ casa per i prossimi 5 giorni.
Alle 13:30 in punto partiamo per La Linea della Conception, la località spagnola a 1,5 km dall’enclave inglese di Gibilterra.
Non c’è molto da segnalare durante il viaggio, guidare non è affatto difficoltoso, la strada è buona e nei 200 chilometri che ci separano dalla meta la cosa che spicca di più è l’altissima concentrazione di pale eoliche. La zona è molto ventosa e sicuramente è l’ideale per installare centrali di questo tipo, però l’impatto paesaggistico c’è. Per carità, l’energia pulita è cosa buona giusta ma l’occhio vorrebbe per sé solo il meglio e il meglio, in questo caso, sarebbero state le colline brulle, la vegetazione ricca in prossimità di pascoli e corsi d’acqua, e nient’altro, salvo qualche fattoria isolata. E invece…
Dopo due ore di marcia all’orizzonte si staglia la Rocca di Gibilterra, l’enorme sperone di roccia che ospita da secoli il territorio d’oltremare inglese più famoso e strategico. Da notare: gli spagnoli non amano particolarmente questa “colonia” e finché non arriverete a 5 chilometri da Gibilterra non troverete nessuna indicazione per arrivarci. Nessuna 🙂
Lasciamo le valigie in hotel, il Marriott AC La Linea, prendiamo qualche informazione e ci spostiamo verso il confine, dove c’è da fare dogana sia a piedi sia con l’auto. Noi siamo arrivati a un parcheggio vicinissimo alla frontiera, abbiamo pagato 2 euro per tutto il tempo necessario alla visita e carta d’identità alla mano siamo passati dalla Spagna al Regno Unito. La prima cosa che ti trovi davanti appena entri a Gibilterra? La classica cabina telefonica rossa! Così capisci subito che lì le cose sono diverse…
Per arrivare in centro bisogna camminare un bel po’ e dopo questa prima scarpinata del giorno facciamo una pausa nella piazza Grand Casemates, dove mangiamo – cosa? – fish & cheaps 😉
Da qui inizia Main Street, la strada principale di Gibilterra piena zeppa di negozi e duty free (un paradiso per comprare tabacchi e alcolici), che risale fino alla funicolare. Ma… la teleferica che collega alla parte superiore della rocca, per visitare il parco naturale, è in programma domani 😉
Ormai distanti almeno un’ora di cammino dalla base di partenza, decidiamo di rientrare con un mezzo pubblico – che neanche a dirlo, è il classico bus rosso a due piani. Paghiamo 1.70 Euro e dopo 20 minuti arriviamo di nuovo al confine.
Una guardia, stanca di assistere a un anacronistico teatrino di turisti che sembrano varcare una zona di guerra, è l’emblema di un’ormai tiepida rivalità che qui sembra non essersi rassegnata al passare del tempo e della storia.
Per mettere fine a questi ragionamenti a metà strada tra storia, filosofia e geografia non resta che buttarsi di nuovo a capofitto nella gastronomia. E visto che un recente viaggio a Bath e Bristol ci ha fatto conoscere bene le “grandi” specialità della cucina britannica, decidiamo che per mangiare si può tranquillamente tornare in terra spagnola e godersi ancora qualche tapas.
La scelta del locale ricade su La Serrana, un trionfo di portate e di cucina caratteristica. Scegliamo spiedini di pecora, di maiale e di pollo, accompagnati da crostini con granchio e caviale, salmone e caviale, e formaggio con miele e noci. Un paio di birre e ancora un conto ridicolo: 16.80 Euro in due.
Come direbbe il nostro uomo della reception: “Andate a visitare Gibilterra, però poi mangiate a La Linea” 😉

 

05/10 Gibilterra



La giornata è interamente dedicata alla visita della rocca e questa volta, per la prima volta – avendo visto il giorno prima che la situazione alla frontiera non era poi così caotica – decidiamo di non dare ascolto alla guida, che sconsigliava di superare il confine in auto, e procediamo spediti fino alla funicolare. Nessun traffico congestionato, nessuna fila al controllo passaporti, niente di apocalittico. In compenso abbiamo risparmiato qualche chilometro di passeggiata e non è poco visto che le energie serviranno nel resto del giorno.
Per una visita piuttosto impegnativa bisogna calcolare almeno 4 ore, tenendo conto che ci saranno da fare grandi scarpinate, salite ripide e percorsi tutt’altro che agevoli tra gradini e strutture fatiscenti. Ecco, la prima cosa inspiegabile di questo complesso dalla lunga storia e presentato come di “grande importanza”, è lo stato di semi-abbandono in cui versa. Cioè, per portare turisti in cima con la teleferica, il governo inglese si fa pagare ben 14.70 Euro per un passaggio di pochi minuti, però una volta a destinazione li lascia un po’ a se stessi: tranne uno shop con annesso ristoro non ci sono mappe, le indicazioni sono pochissime e – come già detto – le strutture esistenti sono piuttosto malconce. Un bel paradosso se si pensa che tutta l’area è coperta dal wi-fi incluso nel prezzo del biglietto. Chi ha uno smartphone può così scaricare l’app che almeno qualche informazione la dà, chi non ha uno smartphone dovrà arrangiarsi diversamente.
Ci sono tante modalità per acquistare il biglietto: solo andata, a/r, per la fermata intermedia, inclusivi degli ingressi alle grotte e al castello moresco. Ognuna ha un prezzo, noi abbiamo scelto la modalità a/r. La visita alla riserva naturale è sempre compresa nel costo di qualsiasi biglietto, si pagano a parte solo gli accessi alle caverne e al castello moresco. Oppure con 28.70 Euro si compra il biglietto che include tutto.
La rocca è alta circa 400 metri e il perimetro visitabile misura circa 5 chilometri. Dalla sommità si distingue chiaramente la costa africana del Marocco, l’altra colonna di Ercole, a soli 13 chilometri di distanza.
Per fortuna la giornata è splendida, l’aria è limpida e grazie al punto di vista privilegiato e alla prospettiva che abbiamo, le circa 50 navi in transito nel famoso stretto sembrano delle barchette. Si cammina molto, fa caldo, e si sprecano energie per raggiungere un osservatorio della II Guerra mondiale, una delusione che sconsigliamo: solo fatica sprecata, la vista da lì non è poi così diversa rispetto ad altri punti più semplici da raggiungere.
Sulla strada del ritorno incontriamo un anziano in difficoltà con la sua auto a noleggio (perché affittare una macchina per venirsi a impiccare fin quassù in una strada stretta, ripida e pericolosa?!) e decido di non girarmi dall’altra parte, mi fermo e chiedo se ha bisogno di aiuto. Domanda retorica perché il nonnino stava per spaccare tutto, incollato in salita non riusciva a ripartire da fermo ed era ormai a pochi centimetri da una roccia: prendo il suo posto, spengo l’aria condizionata e sposto la macchina in una zona più tranquilla, ma nuovamente in salita. Così colgo l’occasione al volo… per prendere un passaggio fino alla prossima discesa! 🙂
Fatto! La buona azione ci premia perché accompagnare il nonno sano e salvo a destinazione ci fa risparmiare del tempo e un bel po’ di salita.
Prima di raggiungere la fermata intermedia della funicolare salutiamo e facciamo le ultime foto alle vere regine di Gibilterra: le scimmiette bionde famose in tutto il mondo.
Questa colonia di macachi è l’unica in terra d’Europa che vive in piena libertà, allo stato naturale, e la leggenda vuole che finché ci saranno loro, Gibilterra sarà inglese. Se le cose stanno davvero così mi sa che gli inglesi possono stare tranquilli, i macachi sono tantissimi, sembrano sereni e ben integrati con le persone che le visitano ogni giorno presso l’Apes’ Den. Ah! Non date loro cibo, non tentate approcci troppo confidenziali con i piccoli, non lasciate zaini abbandonati neanche il tempo necessario per scattare una foto, non tirate fuori buste di plastica. Siete avvisati, qui i padroni sono loro non voi 😉
Tornati alla macchina decidiamo di non rientrare subito ma di continuare a visitare la parte nascosta di Gibilterra, quella dietro la rocca, che abbiamo potuto ammirare dall’alto. Visita consigliata, c’è un bel faro, una moschea, spiagge e Catalan Bay, un pittoresco villaggio di pescatori. Ovviamente senza macchina è molto difficile arrivarci 😉
Solo alla fine, durante il ritorno in hotel, ci siamo ritrovati incolonnati in fila, ma la causa è stata bene accetta per quanto insolita: un passaggio a livello bloccava il traffico per… il decollo di un aereo! Sì, perché per accedere a Gibilterra bisogna attraversare la pista di un aeroporto e quindi, che sia a piedi o sia in macchina, per passare bisogna aspettare che gli aerei finiscano le loro manovre.
Altra segnalazione utile: i parcheggi blu durante il week end sono tutti gratuiti, peccato però che troverete buona parte dei negozi chiusi.
Rientrati in terra spagnola che è sera, si decide rapidamente che la squadra vincente non si cambia. Quindi si ritorna a La Serrana, non senza difficoltà per parcheggiare (una costante, anche indicata sulle guide): i pochi posti disponibili vanno decifrati tra segnaletica orizzontale e verticale, strisce blu, bianche, listoni del marciapiede gialli, divieti e passi carrabili sui portoni che però si applicano sulla sponda opposta. Insomma, se trovate parcheggi a pagamento è meglio, tanto non costano molto ma almeno state tranquilli e risparmiate tempo e stress.
Guadagnato un tavolo, ordiniamo due montaditos (saltinbocca): uno con chorizo e Roquefort e un altro con salchichones y queso. Poi una bella musaka e gli spiedini di maiale che conosciamo bene. In totale spendiamo 19.20 Euro e anche stavolta siamo soddisfatti, al termine di un’altra giornata indimenticabile tra Spagna… e Regno Unito 😉

 

07/10 Gibilterra – Cadice (122 Km)



Sveglia con tutta calma, ricca colazione in albergo, checkout e di nuovo in macchina, verso una nuova destinazione: Cadice.
Considerata una destinazione minore dell’Andalusia, ha però una storia importante: è l’insediamento urbano più antico d’Europa, ininterrottamente abitato da migliaia di anni. Insomma, un luogo in linea con i miei gusti di viaggio recenti che prediligono i piccoli centri con spiccata personalità alle grandi metropoli sempre più omologate, che si assomigliano un po’ tutte.
Dopo un paio di ore di guida, arriviamo all’hotel Monte Puertatierra e usciamo subito ad ammirare l’immensità dell’Oceano. Qui il cielo e il mare sono di un azzurro intensissimo e tutta la città ha una luce particolare, brilla. Il centro storico dista solo 10 minuti, così superiamo Plaza de la Costitution e raggiungiamo il cuore di Cadice: la sua cattedrale e la bellissima piazza del sagrato.
Dopo una pausa ci immergiamo nei vicoletti del centro e notiamo che anche qui, nonostante sia lunedì, è tutto chiuso. Poi vediamo esposti gli orario di apertura di un negozio: mattina dalle 10 alle 14 e pomeriggio dalle 18 alle 21. Questa sì che è vita! 🙂
Siccome sono passate da poco le 15 entriamo in uno dei pochi locali aperti, una pasticceria, e assaggiamo un tipico dolce: il polverone, un biscotto farinoso che una volta masticato si sfalda tutto lasciando una sensazione non troppo gradevole, a metà strada tra il soffocamento e una palata di sabbia in bocca. Anche il sapore non è granché, tanto che non merita il bis.
Allora decidiamo di allungare verso la spiaggia de La Caleta per prendere un po’ di sole in attesa che i negozi riaprano. Attesa che poi scopriremo risultare vana, perché il 7 Ottobre è il giorno della Vergine del Rosario e Cadice si ferma per onorare la sua santa patrona. Questo vuol dire che troveremo poche attività aperte, però assisteremo a una sentitissima e partecipata processione in pieno stile andaluso. Uno stile che si riconosce anche in tutti i dipinti e le sculture sacre, dove la sofferenza viene espressa da sguardi spenti, atmosfere cupe e rappresentazioni di ferite ancora più ampie e sanguinose di quelle che conosciamo noi nell’iconografia religiosa italiana.
Di ritorno dal mare incrociamo il corteo della processione e ci fermiamo ad assistere al passaggio della banda, piuttosto sorpresi di non vedere alcuna statua davanti ai fedeli. Ce ne facciamo presto una ragione ed entriamo da el Aljibe, un ristorante consigliato dalla guida che al piano terra funziona come tapas bar. C’è molta confusione per via della festa ma riusciamo a trovare un tavolo e ceniamo ancora una volta in modo magnifico, spendendo solo 25 Euro: involtini di salmone con formaggio e capperi, spiedino di maialino iberico e salsiccia in salsa BBQ, pesce pietra con riso in salsa verde, frittelle di bianchetti della baita e le crocchette della casa, a base di patate e carne.
Usciamo belli sazi e troviamo una sorpresa: la chiesa di fronte al ristorante è la sede principale della festa, non la cattedrale! Quindi ci troviamo di fronte a una grande folla che attende… l’arrivo della Madonna!
Proprio così, quello che ci aspettavamo di vedere prima sta arrivando proprio davanti a noi: un enorme baldacchino che ospita una statua della Madonna con bambino, tutto finemente scolpito e decorato come un blocco unico, massiccio. D’argento.
La visione è impressionante, anche perché i portantini sono celati sotto la struttura e restano invisibili al pubblico, così la Madonna sembra fluttuare nell’aria in tutta la sua magnificenza.
A piccoli passi e con sapienti manovre, la statua passa davanti al cordone di militari in alta uniforme ed entra in retromarcia nella chiesa, per tornare verso il suo altare. Una volta stabilizzata, il parroco recita ad alta voce una preghiera che ha tutto il tono dell’incitamento, l’euforia della folla sale e culmina in un applauso collettivo mentre i portantini escono affaticati e sudati da sotto il baldacchino. Mentre si mettevano in posa per una foto ricordo ne avrò contati una cinquantina…
Ebbene sì, la cattolicissima Spagna non si smentisce: qui la Chiesa ha ancora un forte alleato. Fortissimo 😉

 

08/10 Cadice – Sanlucar de Barrameda – El Puerto de S. Maria (110 Km.)



Oggi abbiamo in programma di visitare un paio di città vicine a Cadice. Sanlucar de Barrameda e El Puerto de S. Maria sono due località del cosiddetto “triangolo dello sherry” (la terza è Jerez de la Frontera), famose per la produzione di questo vino e non solo, perché sono due città di mare piuttosto rinomate e a misura d’uomo.
Ero partito dall’Italia con l’intenzione di visitare qualche agenzia immobiliare a Sanlucar, per vedere qualche casa e poi, una volta sul posto, mi rendo conto che ci vorrebbe più tempo di una mezza giornata, che di occasioni ce ne sono tantissime, che il mercato immobiliare spagnolo ha avuto un tracollo e che, soprattutto, è ancora una volta tutto chiuso!
Saranno i nostri orari, non so, fatto sta che dal sabato a Gibilterra a martedì a Sanlucar di attività aperte ne abbiamo viste davvero pochine. Pazienza! Visitiamo rapidamente il centro storico, il palazzo municipale in stile neo-mudejar e qui mi fermo a parlare con un anziano su una panchina. Lui è di Siviglia e – guarda un po’ – ha un appartamento a Sanlucar dove trascorre le vacanze e ci tiene a darmi un consiglio: “Provate la tortilla di camarones. Se non lo fate mi offendo!”.
Con questa veemenza come si può dire di no? Piuttosto obbediamo a un ordine tanto invitante e rientrando verso la macchina ci fermiamo in uno dei tanti tapas bar di Plaza del Cabildo per assaggiare questa deliziosa frittatina di gamberetti minuscoli e croccanti.
Ottima sì, ma non può bastare per un pranzo. Così entriamo nel bar Mi Bodega e ordiniamo due panini con il celebre prosciutto Pata Negra, la qualità migliore che si può trovare in Spagna (costa circa 30 Euro all’etto), e decidiamo di andare a mangiarli al mare.
Ci dirigiamo verso El Puerto de Santa Maria e raggiungiamo la spiaggia di Santa Catalina, che troviamo semi-deserta. La sabbia è bianca, il mare di un blu intenso e di una forza straordinaria: la forza dell’Oceano Atlantico.
Immergiamo i piedi davanti a onde che si infrangono ripetutamente sulla battigia, dove arrivano alte più di due metri. Il rumore è assordante perché il fronte dell’onda è compatto e lungo decine e decine di metri. Entriamo in acqua con cautela per superare al momento giusto il punto di rottura della cresta, così da non rischiare né di essere travolti né di essere trascinati verso il largo dalla risacca di ritorno, che poi è la cosa più pericolosa. Bastano pochi passi dalla riva per ritrovarsi con l’acqua alla cintola e una sola ondata per ritrovarsi subito immersi fino al collo. Bisogna avere cautela nel fare il bagno nell’oceano, ancora di più se siete a digiuno di mare, onde, correnti, ecc… 😉
Dopo il bagno e il pranzo restiamo a leggere fino alle 19, un orario in cui sicuramente troveremo qualcuno aperto in città per comprare questo straordinario sherry che sa di mare e di legno. Alla fine opto per la cantina Obregon in calle Zarza, chiedo un litro della qualità Manzanilla (secco, da servire fresco) e lo spillano davanti a me (2.80 Euro) da una botte nera, che insieme a tante altre e ai poster di famosi toreri costituiscono l’unico arredamento del locale.
E così anche El Puerto è stato visitato, torniamo a Cadice che è tardi, giusto il tempo di trovare un miracoloso parcheggio vicinissimo all’hotel e fermarsi a mangiare un boccone nel tapas bar Alameda: carne di toro, tortilla di patatas, boccadillo jamon serrano y queso (6.50 Euro).
Domattina sveglia puntata alle 9:30, bisogna preparare le valigie e ripartire verso Siviglia, dove ci aspetta l’areo che ci riporterà a casa.

 

09/10 Cadice – Siviglia – Roma



Di solito non mi piace scrivere del ritorno, anche perché c’è poco da dire. Ma stavolta non è così perché ci aspetta una terribile sorpresa.
Fatta colazione, preparata la valigia, pagato l’hotel, usciamo in strada per prendere la macchina e scopriamo che… qualcuno l’ha già presa!
Neanche per un attimo ho pensato a un furto, perché avevo parcheggiato proprio davanti una stazione di polizia, quindi ho pensato a un carro attrezzi e la conferma arriva subito: sono parcheggiato su una striscia bianca, sì, ma riservata ai motocicli!
La sera prima, complici le fronde degli alberi, il buio, la stanchezza, non l’abbiamo proprio visto e la tortilla è stata fatta. Inutile stare a frignare, abbiamo un aereo da prendere in un’altra città e bisogna passare all’azione.
Entriamo nella caserma della polizia che ci rimanda alla municipale, giusto 2 chilometri più avanti. Prendiamo un autobus al volo e una volta a destinazione i vigili ci informano che l’auto non è lì ma al deposito giudiziario… giusto 4 chilometri più in là, tornando da dove eravamo venuti. Stavolta ci serviamo di un taxi (6 Euro) per tornare a Campo del Sur, la zona della cattedrale dove è custodita la macchina in un parcheggio sotterraneo.
Prima di ritirare l’auto mi indicano un ufficio distaccato dove pagare il verbale, fortunatamente a ‘sto giro è tutto aperto e riesco a pagare la multa di 40 Euro in tempi veloci. Penso che sia fatta, ma la mazzata deve ancora arrivare perché l’intervento del carro attrezzi ha un costo: 139,60 Euro! Pazienza, la disattenzione è costata cara ma perdere il volo costerebbe ancora di più, quindi…
Usciamo da Cadice che sono le 12:40, abbiamo il volo alle 16 e dobbiamo sperare che non ci siano imprevisti durante il viaggio perché il margine calcolato per questi è stato abbondantemente consumato. Per fortuna il viaggio è regolare, verso le 14 siamo a Siviglia, facciamo il pieno prima di riconsegnare l’auto (54 Euro, 1.4/L.), paghiamo il noleggio e alle 14:30 siamo alla fermata del bus. Bus che è appena passato, il prossimo sarà alle 15:07 e non possiamo aspettare: ci tocca ancora un taxi (22 Euro) per riuscire ad arrivare in aeroporto un’ora e 15 minuti prima del volo, un margine accettabile visto che dobbiamo imbarcare un bagaglio.
Alla fine ce l’abbiamo fatta, peccato per i soldi buttati ma l’importante è non aver dovuto improvvisare un piano B, molto più complicato da organizzare.
Non sarà certo questo imprevisto a farmi cambiare idea sul viaggio e sui luoghi visitati: l’Andalusia si è confermata magnifica, ricca di storia, di cultura, di cose belle da vedere e buone da mangiare. Ci tornerò ancora una volta, ancora con più calma.
E poi, quella casa a Sanlucar… 😉


Note

Durante il viaggio la guida di riferimento è stata la Lonely Planet Andalusia.
Gli hotel sono stati tutti prenotati su Booking.
Il libro letto con Kindle è stato Il sognatore di George Pelecanos.
Spero che questo diario possa stimolare e aiutare altri viaggiatori, sono a disposizione in caso di domande 😉